Elisa stava leccando il fallo dalla radice alla punta e mi procurava intensi brividi che si leggevano facilmente anche dall’esterno; Franca fremette di gelosia; allungò una mano per cercare la mia; la respinsi con rabbia non celata; poi l’invidia di Rinaldo che lo spinse a pronunciare la frase che mi fece scattare.
“Girati, lo sai che mi piace farlo a pecorina.”
Mi rivolsi a mia moglie duro come una lama d’acciaio.
“Ha detto ‘lo sai’; questo significa che ormai siete abituati e copulare; da quanto tempo siete amanti?”
“Senti, Antonio, per favore non la fare lunga; ti faccio cornuto e lo sai; perché non ti arrendi e la smetti?”
Non ebbi tempo di ribattere; sentii la mano di Elisa che prendeva la mia.
“Toto, c’è un altro posto, dove possiamo stare in pace? … Va benissimo la stanza degli ospiti; lasciamoli a sfogare i loro istinti animaleschi e andiamo a fare l’amore.”
“Oh, i piccioncini vanno a fare l’amore. Hai scordato quante ne hai fatte con me?”
“Senti, amico; mi sei venuto a oltraggiare fino in casa mia; se perdo le staffe, ti sparo in fronte, dichiaro che eri qui per rapinarmi e mi faccio solo qualche anno di galera; ma mi tolgo una bella soddisfazione con te e con questa … nobildonna … “
“Rinaldo, sta zitto per favore e non esasperarlo; tu non sai neppure come sarà cambiata tua moglie quando uscirà da quella stanza!”
“Che intendi dire?”
“L’amore che dà Antonio non entra nell’utero e si lava con la doccia; lui ti prende e ti cambia dentro; non torni più indietro.”
Elisa si bloccò e ci guardò stranita.
“Tu che ne sai?”
“Amica carissima, e non c’è ironia, io per dieci anni, prima di diventare quella che sono, fino a pochi mesi fa, mi sono alimentata di quell’amore di cui senti solo il profumo; tu non hai sperimentato la lealtà, il buonsenso, la pazienza di quest’uomo che io sto per buttare e tu per prenderti; se gli dici con lealtà quello che sei stata, lui cancella e ti ama per il futuro. Posso solo augurarti di saper vivere il ruolo come desideri e di incontrarti con lui; io posso usare solo il ricatto, come tuo marito con te.”
“Toto, portami a fare l’amore e raccontami questa storia della separazione di fatto; comincio a pensarci con interesse ... ”
Rinaldo l’aveva penetrata in un sol colpo, con bestiale violenza; lo dedussi dallo schiocco del pube contro le natiche; la smorfia di dolore di Franca rivelò che aveva colpito duramente la testa dell’utero; percorremmo i pochi metri tra una porta e l’altra ed eravamo già nudi nella stanza degli ospiti; Elisa mi abbracciò, in piedi, schiacciata contro di me, quasi a farsi proteggere, e mi mordeva delicatamente l’incavo tra collo e spalla; le baciai la testa e aspirai il profumo dei suoi capelli.
Cercai di muovermi per chiudere la porta della nostra camera, ma lei mi fermò e fece di no con la testa; voleva che accettassimo fino in fondo la verità; lei forse aveva bisogno di nausearsi di suo marito; io nelle urla di mia moglie sentivo solo la conferma che non c’era più niente tra me e una ninfomane patologica; accarezzai dolcemente la schiena della donna e la sentii vibrare; il sesso fremeva contro il suo pube e avvertii che colava dalla vagina umori di orgasmo.
“Ti prego, non smettere, non so dirti quanto amore mi dà la tua carezza; amo anche il tuo sesso e voglio sentirlo dentro, ma per ora mi basta sentirmi accarezzata, coccolata, amata; e sento di amarti sempre di più, al limite del possibile.”
Quando la spinsi dolcemente supina sul letto, sembrava che, al tempo stesso, leggessi le sue intenzioni e che lei in cambio chiedesse qualcosa che gradiva molto; piegò le ginocchia, le sollevò e mi offrì la vulva giovane, ancora stretta, desiderabile, magnetica; le mie labbra si appoggiarono quasi istintivamente a baciarla, a mordicchiarla, a leccarla come un bignè; succhiai il clitoride e le strappai il primo urlo vero che inondò l’appartamento; poi le urla si susseguirono, quando succhiai i capezzoli.
Per quasi un’ora non feci che leccarla su tutto il corpo, succhiarle l’anima dalla vagina, dai capezzoli, dalla bocca; lei mi ribaltò più volte e giocò col mio sesso facendosi penetrare fino alla gola, passandoselo lussuriosamente su tutto il corpo, usandolo come un oggetto erotico di cui era padrona assoluta; poi mi sussurrò con voce quasi piagnucolosa.
“Dentro, Toto, ti voglio dentro completamente, fammi fondere con te!”
Mi stesi su lei con tutto il corpo, assaporandone golosamente le fibre tutte; con una mano mossi il pene per appoggiare la cappella alla vagina; con un colpo di reni se lo spinse dentro; mi fermai e lasciai che Elena si penetrasse; facevo solo dei piccolissimi movimenti, sufficienti a farmi sentire che la mazza avanzava progressivamente dentro di lei, mentre mi concentravo a seguire il profilo del viso, la curva della gola e del petto su cui disegnavo ghirigori.
Poi la dolcezza del seno fino ai capezzoli; godeva del mio tocco e si contorceva, letteralmente, cercando di spingere il sesso il più avanti possibile; i muscoli vaginali cominciarono a risucchiarlo dentro spingendolo verso la testa dell’utero; quando la cappella urtò, forse avvertì un certo dolore ma andò avanti e spinse ancora finché si sentì piena e si adagiò.
Me ne stavo immobile su di lei e assorbivo dentro di me il calore del corpo, le sensazioni d’amore che emanavano da lei, il piacere di possederla completamente; solo la verga pulsava per l’afflusso accelerato di sangue e faceva palpitare la sua vagina che si contraeva all’unisono e stimolava il mio piacere; gemeva delicatamente e godeva; ogni tanto sussurrava parole d’amore che mi riempivano di voglia; giunta all’apice di quella strana fusione, urlò quasi.
“Godo! Amore mio sto godendo senza che ti muovi … cosa diamine succede … ti amo Toto, non so dirti quanto ti amo!”
Sentii che qualcosa si scioglieva tra di noi, che entravo nella sfera della sua sensibilità; l’orgasmo mi colse di sorpresa e mi trovai a eiaculare quasi senza avvedermene; durò a lungo, quell’emozione straordinaria che ci coglieva; respiravamo con affanno, ci divoravamo le bocche baciandoci come se ci volessimo divorare, assorbire dentro, prenderci l’altro con tutto il corpo; stentai molto a riprendermi a mi accorsi che le pesavo addosso con la mia mole; cercai di staccarmi.
Mi bloccò con le mani intorno alle spalle e con i piedi, intrecciandoli dietro la mia schiena dopo avere avvolto con le gambe il bacino; non c’era spazio tra i nostri corpi e lei continuava a fremere come se avesse continui orgasmi o tentasse di smaltire l’ultimo, enorme, che aveva registrato; mi fermai a carezzarla; la presenza di Franca alle mie spalle mi si rivelò solo quando lei parlò, spezzando l’incanto che si era materializzato intorno a noi.
“Ci sei riuscito, allora! E’ questo l’androgino che volevi?”
Elisa prese coscienza solo in quel momento della realtà e si sorprese.
“Androgino? Che cos’è? Io stavo guardando gli angeli; che c’entra l’androgino?”
“E la realtà utopistica di Antonio, la fusione perfetta tra un uomo e una donna che crea un essere con i due sessi … “
“Toto, hai realizzato l’androgino?”
“Io sì; tu avresti saputo distinguere dove finisse il tuo corpo e cominciasse il mio? Se non ci riesci, è perché ci siamo fusi, siamo diventati una sola cosa, una sola persona. Ti amo!”
“E’ vero, c’è stato un momento in cui eravamo davvero una cosa sola; ti amo tanto, anch’io.”
“Beh, vedremo se lo pensi ancora quando saprai quello che è stata capace di fare la tua amata … “
Era entrato Rinaldo, spietato.
“Sei un volgare zotico e un imbecille. Se lei gli racconta la sua vita lealmente, Antonio è l’uomo che dimentica, cancella e comincia da capo. Elisa, io non l’ho saputo fare e non posso più rimediare; se veramente ti sei innamorata, sii leale e avrai l’innamorato più appassionato che puoi desiderare. Non badare a quel che dice questo caprone che è capace solo di montare; Io so quali paradisi hai visto; ci sono stata molte volte e capisco che ti rapiscono; non li abbandonare più.”
