“Senti, cornuto, io adesso esco per andare al lavoro; ti lascio le chiavi delle manette e della gabbietta qui sul cassettone; vuol dire che, dopo che sarò uscita, striscerai come il verme che sei fino al cassettone, recupererai le chiavi e andrai a lavorare, l’unica cosa che ti compete e che sei in grado di fare; come ti ho detto, non so quando tornerò, ma, al ritorno, fatti trovare umile e sottomesso; altrimenti quello che hai vissuto ieri sera ti sembrerà una passeggiata riposante rispetto a quello che ti farò imporre da qualcuno dei miei amanti, possibilmente uno dei più violenti e determinati; devi accettare che sono la tua padrona e che sei il mio slave; solo a queste condizioni ti sarà consentito di vivere a fianco a me; in caso contrario, ti farò riempire di mazzate e ti farò condannare a mantenermi senza neppure vivere insieme!”
Difatti quello stesso pomeriggio ci mettemmo in macchina e in poche ore di viaggio eravamo in piena montagna ancora parzialmente innevata, e mi rilassavo in un albergo a quattro stelle; quella notte fu la prima di una lunga serie passate a scopare come scimmie, anche se emergeva netta la pochezza del cazzo di Aurelio, specialmente dopo che mi ero presa una mazza superba in una condizione particolare come quella della sera prima; comunque, mi andava bene anche così.
Per più di due settimane ci trattenemmo in ambiente alpino; la quindicina successiva era prevista di soggiorno al mare; ma per me tutto andava benissimo; l’importante era imporre la mia libertà, le mie scelte, la mia voglia di scopare, specialmente con un individuo inferiore al quale imporre anche ritmi e tecniche; tutto filava perfettamente e la casa, il marito, i figli erano quasi un lontano ricordo; solo un incidente si verificò che per un attimo turbò la pienezza del mio benestare.
In un negozio dove avevo acquistato un abitino che mi aveva affascinato, la mia carta di credito non fu accettata; Aurelio provvide a pagare con la sua, ma restai ansiosa perché con me non avevo altro che quella carta e dovevo cercare di porre rimedio; mandai al diavolo il mio accompagnatore che lesse in quel disguido una possibile iniziativa di mio marito; telefonai a mio figlio Mario, che lavorava nella banca da cui la carta era stata emessa.
“Ciao, troia, dove ti stai facendo sbattere?”
“Scostumato, che linguaggio è questo? Come ti permetti di rivolgerti a tua madre con questi termini?”
“Guarda che sei carta scoperta, ormai; si sa tutto di te e sei tu che non sai che cosa ti aspetta. Che cazzo vuoi?”
“Quando ci vedremo, mi renderai conto di questo linguaggio; non mi è stata accettata la carta di credito. Puoi fare qualcosa?”
“Sì, mandarti in galera perché usi una carta che non è tua e spendi soldi che non sono tuoi; questo nel diritto italiano si chiama furto continuato!”
“Che stai dicendo? Questa è la carta di mio marito!”
“E lui te l’ha data per pagare i tuoi amanti e fare le corna a lui? Mio padre giurerà in tribunale che l’hai rubata e usata per pagare le tue scopate!”
“Ma che stai dicendo? Oscar avrebbe detto questo?”
“Non hai la minima idea di quello che ha detto Oscar, di quello che dicono i filmati delle tue scopate, di quello che dice di te la città, di quello che diranno i giudici del tribunale; forse lo capirai quando graziosamente rientrerai nella tua realtà; posso solo anticiparti sorprese spaventose, novità terribili e una brutta fine per te!”
“Ho capito, di colpo sei diventato un follower del tuo carissimo papà e fai del terrorismo psicologico; vuol dire che mi divertirò quanto posso; quando ne avrò voglia, tornerò a cercare te e il cornuto e vi farò correre come dico io … “
“Comincia a correre e, se vuoi un consiglio, non farti mai più vedere da queste parti; ti ripeto, hai rubato soldi per anni; rischi la galera e non saremo noi a risparmiartela!”
“Vaffanculo!”
Staccai la comunicazione; Aurelio mi chiese di mostrargli la carta di credito e fece qualche telefonata.
“Ester, guarda che davvero questa carta non è tua e non è nemmeno di tuo marito; è di proprietà di una società; se non sei a capo di questa società o non hai un ruolo importante, tu hai rubato soldi a degli sconosciuti … “
“Come è possibile? Oscar la usava spessissimo, prima che me la prendessi io … “
“Ma lui lo sa, che la usi tu?”
“No! Perché dovrebbe saperlo?”
“Ester, bada che tuo marito è un uomo molto abile nel suo lavoro; da lui dipendono personaggi che nemmeno ti immagini; lui è un artista ad aggirare il fisco; quasi certamente dietro la società c’è lui che, così, risulta nullatenente e si gode il fottio di soldi che ha e che tu spendi senza controllo; se è così, un avvocato incaricato dalla società ti può chiedere conto di ogni centesimo che hai speso con questa carta; ci hai pagato alberghi, ristoranti per portarti degli amanti?”
“Non vedo che te ne fotte, a te, a mio marito e a chicchessia … “
“Senti, tu hai usato soldi che non sono tuoi e non figurano nemmeno di tuo marito; se ti denunciano, vai in galera … “
“Mio marito mi dovrebbe mandare in galera?”
“Sì; e, appena condannata, sei anche costretta a subire la separazione legale e il divorzio per colpa tua. Bada che sono in una condizione simile; la proprietà dell’azienda è di mia moglie; io sono solo direttore amministrativo; se mia moglie mi taglia i fondi, finisco sotto i ponti; non ti fare penose illusioni; se sei in tempo, cerca di ricucire eventuali fratture!”
“Io dovrei piegarmi a quell’essere inutile che è mio marito? Può darsi che abbia il potere che dici tu, ma davanti alla mia figa si può solo inginocchiare!”
“Beata te che ci credi; io so solo che devo avere paura perché, tra i suoi ‘amici’ ci sono malviventi pericolosi; se Oscar chiede che ci ammazzino, non abbiamo scampo … “
“Lo vuoi capire che è totalmente impotente? Non mi fa né caldo né freddo; ora lo chiamo e te lo dimostro!”
Ma i tentativi di chiamare furono inutili; non capivo che lui aveva bloccato la comunicazione e che ormai non lo avrei raggiunto mai più; solo qualche altra persona, di sua estrema fiducia, poteva contattarlo e farmici parlare; ma non era certamente nell’albergo dove soggiornavo e mi dedicavo all’unica attività che mi unisse a Aurelio, scopare alla faccia del cornuto; messa alle strette, pensai di rivolgermi all’unica altra persona in grado di collegarmi a mio marito, nostra figlia Ada.
“Ciao, sono mamma; tuo fratello è stato molto sgarbato; sei in grado di spiegarmi quale vipera l’ha morso?”
“Mamma, sono emerse cose da accapponare la pelle; per anni ci hai fatto odiare nostro padre ed ora scopriamo che sei lercia tu; ci sono filmati, documenti e prove; hai esasperato nostro padre che forse ti ha lasciato per sempre; hai speso senza criterio, anche per amanti addirittura più giovani di me e rischi di finire in galera perché non erano soldi tuoi; Marika lavora nello studio che rappresenta la società che hai derubato; è controparte diretta; capisci che Mario ha tutti i motivi per essere feroce contro di te? Quando torni? Che hai in mente di fare? Insomma, c’è una dignità in quello che fai o procedi sempre senza criterio?”
“Sono in viaggio di lavoro col mio principale … “
“Mamma, credi ancora di raccontare la favola ai bambini per nascondere le corna che fai a tuo marito? Ci sono investigatori che controllano anche i peli del cazzo dei tuoi amanti; ci sono foto e filmati che raccontano tutto; se provi ancora a dire che Aurelio è solo il tuo principale, stacco il telefono e ti pongo il divieto di chiamarmi!”
“Va bene, sono in viaggio di piacere e, al punto in cui sono arrivata, non ci rinuncio più; se devo finire male, a casa, tanto vale che torno il più tardi possibile; poi cercherò un avvocato che mi faccia ottenere almeno un vitalizio per venticinque anni di convivenza con quel bastardo di vostro padre!”
“Mamma, questi termini li hai usati finché eravamo ragazzini; ora sappiamo che tu sei la puttana e che lui è cornuto perché tu lo hai tradito da almeno cinque anni in qua; non so se un giudice lo obbligherà mai a pagarti un assegno, visto che hai un lavoro fittizio dal tuo amante; ma stai certa che, se lo esasperi ancora, papà prima ti fa ammazzare, poi fa finta di piangere sul tuo cadavere e non ti paga neppure un giorno di galera perché i personaggi con cui tratta sono i peggiori del mondo e fanno le cose con la massima efficienza; se vuoi un consiglio, non stuzzicare ancora il cane che dorme se non vuoi essere aggredita alla gola!”
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