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Conflitti · Cap. 4
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Capitolo 4 di 4 21 min di lettura

Conflitti 4 L'intesa con sua figlia e gli accordi definitivi per non distruggere tutto

Tornata a casa, non può entrare perchè è separata in contumacia; va dalla figlia e scopa con lei e con due duoi amici; il marito è ormai fisos con una ragazzza dalla quale ha avuto un figlio; riesce ad incontrare i figli, il marito e la sua nuova fiamma; decidono un nuovo assetto dove ognuno va per suo conto e, chi vuole, mantiene rapporti amicali o familiari.

geniodirazza
1 anno fa · 367 letture · 0

Conflitti 4

Il pranzo si risolse in un’apoteosi del sesso e delle voglie; Ada, liberatasi dalla reticenza di fronte a me, pomiciò per tutto il tempo con Pasquale, suo rifugio abituale quando aveva voglia di sesso; lui perse ogni inibizione e la palpò per tutta la durata del pasto; Stefano era molto più imbarazzato, forse anche perché l’impeto giovanile del desiderio lo sopraffaceva e gli impediva qualunque azzardo.

Mi resi conto che dovevo essere io a provocarlo e, forse, a fargli da nave - scuola per guidarlo passo passo ad una nobile e ricca scopata; gli chiesi se fosse in soggezione con un donna che poteva essere sua madre; si affrettò a negare e ad assicurarmi la sua voglia enorme ed infinita; lo provocai chiedendogli perché guardasse con invidia Pasquale che palpava Ada e non azzardasse almeno un movimento; gli domandai se sapesse come si faceva.

La reazione del ragazzo fu improvvisa e sconvolgente; mi trovai di colpo abbracciata con furia tentacolare e sentii la bocca giovane e fresca impossessarsi della mia e andare ad esplorarla con la lingua in tutti gli anfratti; dopo un attimo di sorpresa, allungai la mano sulla patta e trovai un cazzo già duro come acciaio e di una stazza assai notevole; la figa mi grondò in previsione del piacere che quella sberla mi avrebbe portato in tutti i gangli della vagina; lo strinsi a mia volta e gli feci sentire il seno matronale contro il torace.

Pasquale interruppe le sue manovre, meravigliato dalla novità; Ada si fermò con lui, mi guardò con ammirazione; le dovetti apparire assai più giovane, vogliosa e disponibile di quanto avrebbe mai immaginato; pensò quasi con invidia che, in una discoteca, avrei fatto strage di cazzi da succhiare in auto nel parcheggio esterno, e che forse la mia serata sarebbe risultata assai più valida della sua, per la voglia estrema che dimostravo di prendermi il cazzo.

Lasciammo la tavola come stava e si ritirarono, lei e Pasquale, nella camera; io presi Stefano per mano e lo guidai verso il divano che avrebbe anche potuto trasformarsi in letto; ma preferii lasciarlo in quella funzione; ci sedemmo affiancati e riprendemmo il bacio da dove lo avevamo interrotto, continuando il duello di lingue che avevamo avviato con una larga profusione di saliva vogliosa; gli aprii la patta, mi impossessai della mazza e la portai alla luce.

Mi fermai ad ammirare il cazzo giovane, estasiata per la bellezza della conformazione, rosa, leggermente incurvato al centro, ma soprattutto lungo più di venti centimetri e largo come una lattina; la cappella ormai quasi viola si ergeva prepotente a coprire a fungo la mazza e presi a masturbarla portando la pelle su e giù fino a coglioni; con l’altra mano li raccolsi delicatamente uno per volta e li manipolai lussuriosamente.

Abbassandomi sul ventre, appoggiai la punta della lingua sul meato e sentii la passione emanare come afrore di maschio e col sapore acidulo del precum; giocai con la cappella sulle labbra e la feci penetrare lentamente come se violasse una figa vergine; il ragazzo fremeva e si contorceva, gemendo per il piacere; inutilmente tentava di soffocare i gemiti per evitare che gli altri , dalla camera, sentissero il godimento.

Lo spinsi ad alzarsi, in piedi davanti a me, e gli abbassai sulle caviglie pantalone e boxer; il cazzo emerse in tutta la sua possanza e mi riempì di voglia e di piacere; cominciai a scoparmi in bocca con una certa energia e godevo ad ogni gemito che strappavo all’inesperto giovane amante; mi entusiasmava sentirmi capace di strappare quella goduria da un cazzo giovane e voglioso; mi ci dedicavo con l’entusiasmo della neofita e prestavo attenzione alle reazioni per prevenire eiaculazioni precoci.

Quando il fremito lungo e intenso di tutto il corpo segnalava che la prostata spingeva la sborra ad esplodere, frenavo il pompino e stringevo i coglioni; il ragazzo si bloccava e dopo poco tornava a scoparmi in gola con maggiore entusiasmo e desiderio; era evidente l’estasi che raggiungeva quando il cazzo scivolava fino all’esofago e me ne riempivo tutta; per un tempo che a lui apparve interminabile giocai a spingere a fondo e tirare fuori il cazzo leccando, succhiando e carezzando.

Non gli consentii di sborrare; aprii la parte superiore del vestito e gli diedi i seni da palpare; lui abbandonò il pompino e si fiondò sui capezzoli che prese a succhiare come se dovesse davvero estrarne la linfa vitale della sua esistenza; si perse a manipolare, palpare, spremere, carezzare, leccare, mordicchiare le mammelle carnose ed invitanti; scivolò sulle aureole grinzose ed eccitate fortemente; leccò, succhiò, mordicchiò ed accarezzò i capezzoli a lungo.

Io intanto avevo infilato una mano in figa e mi masturbavo con gusto; lo lasciai succhiare finché non sentii esplodere nella vagina due grossi orgasmi con uno squirt finale; ripresi a spogliarmi e a spogliarlo facendomi baciare e leccare tutto il corpo, dal viso ai piedi; mi stesi sul divano e portai la testa del ragazzo sulla figa invitandolo a succhiare; rivelò una rara abilità nel cunnilinguo e mi procurò piaceri infiniti succhiando l’anima dalla vagina.

Ormai però ambedue fremevano dalla voglia del cazzo in figa; mi sistemai in ginocchio sul divano, coi seni appoggiati allo schienale, e invitai lui a leccarmi da dietro; come avevo pensato, l’abilità di lui a passare la lingua sul sesso mi diede fremiti lunghi e dolci di piacere che manifestai in autentici urli che furono senz’altro uditi dai compagni di sesso che stavano scopando in camera e molto spesso si facevano sentire per orgasmi notevoli raggiunti.

Finalmente mi decisi a suggerirgli di prendermi così, a pecorina; il ragazzo appoggiò la cappella alla vagina e spinse; in un solo colpo fu dentro fino alle palle e sentì la punta che colpiva con forza la testa dell’utero; grazie alla mia abilità a ‘massaggiare’ il cazzo coi muscoli del canale vaginale, si sentì titillato, carezzato e risucchiato fino a che l’anima gli esplose dalle palle in un orgasmo enorme che scaricò con goduria nella figa; risposi con un urlo bestiale per l’orgasmo raggiunto.

Ci rilassammo sdraiati alla meno peggio sul divano; a me l‘incontro era piaciuto molto e soprattutto la scopata era risultata molto intensa; desideravo andare oltre; forse potevo fargli assaggiare l’esperienza del culo ed ero certa che per lui sarebbe stata una grossa e straordinaria novità; ma le dimensioni della mazza del giovane amante davano una qualche preoccupazione, perché da tempo non prendevo nel retto un bastone di quella fatta.

Mi alzai dal divano e andai decisa alla camera che aveva la porta spalancata; vidi Ada sdraiata supina, a gambe larghe, che accoglieva nel ventre il suo Pasquale che la stava montando con grande passione.

“Scusami Ada, non volevo interrompere ma ho bisogno del lubrificante anale; ne hai in casa?”

“Si, nell’armadietto dei medicinali in bagno ce n’è un tubo … Hai deciso di dargli il culo?”

“Ha un cazzo assai bello e mi piacerebbe assaggiarlo dappertutto; dopo la bocca e la figa, spetta al culo … “

Si rivolse al suo amante.

“Davvero il ragazzo ha un cazzo così interessante?”

“Le poche che ci hanno scopato ne parlano con entusiasmo; qualche altra non ha voluto starci perché dice che è grosso … “

“Cazzo, avevo un amico ben dotato e non ho mai pensato a lui come amante; arriva mia madre e vuole dargli anche il culo. Mamma, che ne diresti, se ti proponessi di continuare con Pasquale che non ho spompato ancora ed io mi prendessi per la prima volta Stefano per assaggiarlo?”

“Avevamo previsto, eventualmente, di scambiare i partner; se vuoi, io provo anche il tuo scopamico; oltretutto, sono felice di prendermi qualcosa che è tuo; sarà quasi come fare l’amore con mia figlia … “

Ada si allontanò per raggiungere Stefano sul divano ed io non potei impedirmi di ammirare il corpo perfetto di mia figlia che su gambe snelle ed armonicamente disegnate come quelle di una scultura classica poggiava un culo aggettante e provocatorio, mentre il seno sfidava la gravità ergendosi superbo dal petto; andai in bagno, prelevai il gel e ritornai sul letto dove Pasquale sembrava ansioso di farmi assaggiare una mazza notevole ed eretta.

Mi sistemai carponi fra le gambe ed andai a prendere in bocca la mazza notevole; lui mi prese per i lombi e mi fece ruotare finché ebbe sul viso la figa grondante; cominciò a leccare devotamente perineo figa e culo; mi bloccò la testa tra le gambe, per impedirmi di succhiare l’uccello; capii che voleva alternare il piacere e mi fermai, godendomi in pace la lingua che passava a spatola su tutto il sesso, dal pube alla spina dorsale.

L’altro dimostrava grande abilità a leccare i punti giusti, dalle ultime vertebre, attraverso ano e figa, fino a prendere in bocca il clitoride e a strappare piaceri inusitati; mi sentivo portare in paradiso dalla sapienza della stimolazione orale; quando lui si fermò e allentò la presa sulla testa, cominciai a succhiare ed ingoiare il cazzo fino alle profondità recondite della gola; sentivo le dita di lui che percorrevano le natiche, lo spacco e il buco del culo con dolcezza e con amore.

“Ester, hai il culo più bello che si possa immaginare; se dovessi trovare un aggettivo, dovrei usarne uno antico, greco, callipigia; ‘Venere callipigia’ è detta una statua classica di Venere con un culo inarrivabile; tu per me sei Venere venuta a farsi scopare proprio da me; non ho mai visto in vita mia una perfezione simile a queste natiche splendide; il resto non è da meno, perché sei bellissima dappertutto; ma il tuo culo è un poema degno di un poeta non di un amante.”

Prima di andare avanti…

Com'è finora?

Un tocco e l'autore lo saprà. Non serve registrarsi.
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