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Erotika
Conflitti · Cap. 4
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Capitolo 4 di 4 21 min di lettura

Conflitti 4 L'intesa con sua figlia e gli accordi definitivi per non distruggere tutto

Tornata a casa, non può entrare perchè è separata in contumacia; va dalla figlia e scopa con lei e con due duoi amici; il marito è ormai fisos con una ragazzza dalla quale ha avuto un figlio; riesce ad incontrare i figli, il marito e la sua nuova fiamma; decidono un nuovo assetto dove ognuno va per suo conto e, chi vuole, mantiene rapporti amicali o familiari.

geniodirazza
1 anno fa · 367 letture · 0

“Maledetto stronzo, hai capito che mi piace infinitamente sentirmi ammirata e tiri fuori la tua abilità di parlatore per rendere questa scopata meravigliosa!”

“Hai detto tu che hai cominciato a tradire tuo marito perché non ti ammirava; ma Ada ti può confermare che è mia personale abitudine elogiare le donne che amo, parlare troppo durante le scopate e raccontare quello che farei mentre sto facendo altro … “

“Ero venuta a chiedere il lubrificante per l’inculata; adesso voglio quella; e sarò io ad incularmi, non tu a sfondarmi!”

Gli montai addosso, senza farlo muovere dalla posizione supina in cui si trovava e con insospettabile agilità mi mossi fino ad appoggiarmi il cazzo sulla figa; infilai una mano e guidai la cappella alla vagina; cominciai la cavalcata più intensa che ricordassi; facevo scivolare la mazza fino alla punta e, di colpo, piombavo giù a sfondarmi l’utero; mi montavo con colpi forte e veloci per un poco, poi mi placavo e gustavo il bastone per tutta la lunghezza; lui, a sorpresa, mentre mi carezzava e mi baciava tutta, parlò.

“Adoro vedere come mi possiedi e mi cavalchi; ma mi piacerebbe di più che una sera decidessi di venire con me a mangiare una pizza; ci andremmo a piedi, come ragazzini, attraversando la piazza mano nella mano; ogni dieci passi mi fermerei a baciarti, a titillarti i capezzoli e a farti sentire il cazzo contro il ventre; per tutta la cena ti terrei una mano fra le cosce e ti masturberei fino a farti urlare in pubblico; ti metterei il cazzo in mano e mi farei masturbare da te … “

“Ma non mi daresti il cazzo da succhiare e non mi leccheresti la figa fino a farmi morire?”

“Questo lo faremmo dopo, quando ci rifugeremmo in un nido d’amore per scopare fino all’alba; allora ti riempirei tutti i buchi, ti bacerei la pelle di tutto il corpo, succhierei capezzoli e clitoride per sentirti urlare di piacere ad ogni orgasmo; ti monterei da pazzi soprattutto nel tuo meraviglioso culo; su quello credo che mi ci perderei per ore, tanto mi attira; non mi fermerei finché non venissero a raccogliere con le barelle quello che restasse di noi dopo tanto amore.”

“Se queste cose le dici e non le fai, ti odierò per tutta la vita; mi stai facendo godere contemporaneamente col cazzo in figa e con la lussuria nel cuore e nel cervello; sei un maledetto e in questo momento ti amo alla follia!”

Mentre descriveva come mi avrebbe scopato con amore, io mi impalavo con forza su di lui; presi il tubo del gel e mi unsi il canale rettale e l’ano; unsi abbondantemente il suo cazzo che era una trave di fuoco piantata nel corpo; lo sfilai dalla figa, spostai la punta indietro e l’appoggiai all’ano; mi inculai lentamente, meditatamente, quasi scientificamente, e gli succhiai dentro il retto il cazzo provocandogli intensi stimoli; la sollecitazione dell’utero dal retto mi diede sferzate nuove di piacere.

Mentre scopavamo con tutta l’energia disponibile, lui continuava a descrivermi come mi avrebbe scopato la sera della pizza ed io continuavo a piangere a fontana dalla figa che allagò di umori il lenzuolo; lui mi tormentava con le dita e coi denti i capezzoli e il clitoride che catturò tra le cosce; godevo doppiamente, del cazzo nel culo e delle sue parole nella mente; mi vedevo in piazza fermarmi in un androne a succhiare il cazzo fino a sentirlo sborrare in gola; l’emozione fu molto vicina al vero e sborrai urlando.

Quando la sua sborrata mi esplose nel ventre, mi sentii scoppiare tutta in fuochi d’artificio, suoni angelici e psichedeliche visioni; lo sentii urlare come agnello sull’altare sacrificale e vidi la sua espressione caricarsi di libidine e poi rilassarsi alla fine; quando fummo presi entrambi dal languore del piacere che ci inondò, mentre ce ne stavamo sdraiati supini con le mani sui sessi, gli ricordai che la pizza per me non era un’ipotesi ma una promessa che gli avrei chiesto di mantenere quanto prima.

Mi ribadì che mi aveva amato con trasporto infinito e che non voleva affatto una sveltina e via; anche lui voleva una serata di amore pieno, fosse stata anche una sola, ma tutta per lui; quando glielo avessi chiesto, non avrebbe esitato a mantenere fede a quello che anche lui considerava un impegno; andammo in bagno a ripulirci sotto la doccia e ci unimmo ai due che già avevano scaricato le loro voglie e si erano rivestiti.

I ragazzi andarono via tra mille abbracci e baci sensuali; io e Ada ci trattenemmo nel suo appartamento ancora qualche tempo per mettere in ordine le carte che avevo recuperato; poi andammo alla pizzeria che avevo indicato, ad attendere il resto della famiglia; arrivarono Mario e sua moglie; mio figlio, apertamente contrito, mi abbracciò con affetto e ricambiai l’abbraccio con tutto l’amore che provavo per lui.

Marika borbottò qualche incomprensibile parola di scusa; Ada le sciorinò davanti le fotocopie e l’altra si rese conto senza problemi che l’accusa a me, di avere usato soldi altrui per gli acquisti, risultava infondata; il conto di riferimento era intestato ad Oscar; questo diceva senza discussioni che, essendo al tempo in regime di comunità di beni, ero io addirittura che potevo denunciare mio marito per aver costituito un fondo senza informarmi; addirittura, l’illegalità del deposito all’estero faceva rischiare a me, all’oscuro di tutto, una denuncia per complicità in un reato che lui aveva commesso nascondendomelo; i presupposti dell’accusa cadevano e doveva essere ridiscussa la separazione.

Oscar arrivò con Cristina e il bambino; tra me e lei non ci furono imbarazzi; mi venne incontro e ci salutammo amichevolmente; accarezzai Vittorio, il loro figlio; lui mi ignorò come non esistessi ed altrettanto feci io; Marika lo gelò subito presentandogli le carte e commentando che l’impianto accusatorio non reggeva, che andavano riviste le condizioni della separazione perché la comunità di beni, al momento della separazione, mi dava diritto a metà del suo capitale; gli ricordò che le diatribe sugli assegni per la separazione tra due coniugi aveva segnato l’inizio di ‘Mani Pulite’; se si fosse ostinato a pretendere tutto e subito, rischiava che facessi intervenire la Tributaria con conseguenze assai disastrose.

“Hai conservato carte così delicate; come mai?”

“Tu dimentichi che ti amavo alla follia, facevo tutto quel che mi dicevi e non battevo ciglio; tu mi avevi chiesto di conservare al sicuro le fotocopie e l’ho fatto; ora mi tornano utili, ma non per aggrediti; io non sono come te, non so aggredire; voglio e devo solo difendere i miei diritti minimi; bada che anche la separazione per abbandono del tetto coniugale è una tua invenzione; ero in viaggio di lavoro documentato ufficialmente in azienda.”

“Vuoi farmi credere che non sei andata a scopare col tuo amante?”

“Quel che facevo di notte è coperto dalla privacy; di giorno ero la perfetta assistente e in tribunale contano le carte e le testimonianze degli imprenditori che ho incontrato in pubblico; devi cambiare la richiesta in separazione consensuale. Marika, scusa la trivialità della domanda, quale percentuale del capitale del mio ex marito mi spetta, con la separazione?”

“Oscar, bada che un buon avvocato le farebbe assegnare il cinquanta per cento, anche sui conti segreti; quelli, poi, se li fai emergere, ti procureranno fastidi con le tasse. Tieni presente che, con le parcelle che potrebbe pagare vincendo la causa, qualunque grande studio ne assumerebbe la tutela … “

“Aspetta, Marika; io ho fatto sesso contro mio marito, bada bene; amore mio, scusami Cristina ma ho amato e amo Oscar anche se mi sono fatta sbattere da qualche imbecille e l’ho perso perché ha scelto te; dicevo che ho fatto i miei errori perché mi rifiutavo di accettare che amasse i soldi e il potere molto più di me; non farò danni ulteriori per soldi; sarei in contraddizione con me stessa e mi farei schifo. Voglio solo alcune cose, ma chiare e precise.”

“Parlane con me che a questo punto sono la mediatrice. Oscar, per favore sta’ zitto e aspetta la conclusione!!!!”

“Stai per vendere la casa che è stata nostra, ma che è soprattutto mia, costruita col nostro amore, col nostro sangue, coi nostri sacrifici; c’è la vita dei nostri figli, là dentro, e ci sono trent’anni di noi; non ti permetterò di darla a una impresa di costruzioni qualsiasi; voglio che gli avvocati che rappresentano la tua fittizia società vendano a me, col nome da nubile, come singola, quella casa con tutti i suoi mobili e scarafaggi; voglio invecchiarci, spero con un nuovo amore.

Voglio che ci sia di nuovo il posto dove possano rifugiarsi i miei figli e anche il tuo ultimo, se sua madre lo vuole e accetta di essermi amica piuttosto che nemica; tu puoi anche fuggire, se il tuo orgoglio maschilista ti impedisce di guardare la vita reale; ma io spero di invecchiare con tanto amore intorno, come è sempre stato; inoltre voglio che il mio potentissimo ex coniuge mi trovi un lavoro dignitoso a contratto blindato; Marika, si può fare?”

“Certo; ti fanno un contratto con la clausola che, in qualunque caso e per qualsiasi motivo quel posto venisse meno, il tuo ex coniuge, responsabile dell’accordo, si impegna a trovarti un equivalente in altra struttura.”

Prima di andare avanti…

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