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Lo chalet · Cap. 3
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Capitolo 3 di 3 24 min di lettura

Lo chalet 3 Io, mio marito e i nostri figli

Il trasferimento d'ufficio a Reggio Calabria dovrebbe pesarmi molto; ma mio marito e i miei figli si danno da fare per alleggerirmi il peso della punizione; mi viene incontro anche un ragazzzo del posto buon conoscitore di luoghi e di persone.

geniodirazza
1 anno fa · 320 letture · 0

“Quello deve essere tuo marito, visto come lo guardi; l’uomo al suo fianco è mio padre, il suo uomo di fiducia qui.”

“Credo che non voglia che lo riconosciamo; svicoliamo da un’altra parte. Puoi fare sapere, attraverso tuo padre, dov’è il mio appartamento? Vorrei incontrarlo da solo, non coi figli intorno.”

“E’ da molto che non fate l’amore? Sembrate due ragazzini impazziti. Lo dico a papà che avvertirà lui; poi ti accompagno a casa e decidi tu cosa fare.”

“No, tu mi fai compagnia come un figlio finché non incontro il mio uomo e tu sparisci. Ci stai?”

“Con tutto il cuore.”

Si allontana, parla con suo padre e torna verso di me; mi prende addirittura la mano, sotto uno sguardo feroce di Enzo, e andiamo verso il centro; ci fermiamo in un bar, il migliore e il più famoso della città secondo Leonida, e facciamo una dolce colazione, anche se sono ormai le dieci; il mio telefonino squilla, è Enzo.

“Ciao, so dove abiti e con chi sei; appena mi libero, vi sorprendo e vi ammazzo. Al di là degli scherzi, credo di non riuscire a sganciarmi prima di pranzo; fatti dire da Leonida dove possiamo pranzare tranquilli, come una qualsiasi coppia di innamorati e aspettami là; appena posso, ti raggiungo … “

“E’ vero che sei innamorato di me come io lo sono di te?”

“Ci puoi giurare e, dopo pranzo, nella tua nuova casa, te lo farò sentire dappertutto, in tutti i modi … “

“Ci conto, sai? … ciao amore, ciaooooo.”

Leonida ha parlato anche lui al telefono, mi invita ad uscire e mi porta in una stradina che converge alla piazza, individua un locale non facilmente riconoscibile, tanto è anonima l’entrata, parla con un tale in stretto dialetto; quello si rivolge a me.

“Signora, quello è il tavolo degli innamorati; venga verso l’una e mezza e quando arriverà il suo innamorato, le facciamo scoprire quante belle cose nascoste ha la nostra regione.”

Ringrazio lui; poi, rivolta a Leonida, gli schiocco un bacio sulla guancia.

“Grazie, mio Ganimede, mio Cupido, mio bell’amorino. Adesso andiamo a fare un giro e all’una e mezza sarò qui per il pranzo.”

Esco dal locale quasi galleggiando per la felicità; facciamo un giro per il porto e il mio giovane anfitrione mi illustra personaggi ed attività proprie della zona; all’una e venti esatte, mi accompagna al ristorante e mi saluta.

“Ci vediamo domani in Aula Magna; ma stai certa che tuo marito, i tuoi figli ma soprattutto tu avete già vinto lo scontro; e a trarne vantaggio saremo tutti quanti. Ciao, Clara; rilassati e divertiti; Ah, sai che tuo marito è proprio un gran pezzo d’uomo?”

“Vuoi anche tu ricordarmi una sola stupidità in tutta la vita?”

“No, voglio raccomandarti di tenertelo stretto; le iene, qui intorno, non mancano … “

“Non cercare di sperimentare cosa sa essere una leonessa che difende le sue cose, perché io lo so essere. Ciao, giovane; a domani.”

Si fa attendere, il mio amore; ed io fibrillo più di quanto avevo temuto; sono le due meno un quarto quando lo vedo entrare; per poco non sbatto via il tavolo, mentre mi precipito incontro a lui e sprofondo nel suo abbraccio; mentre lo bacio con tutta la passione che posso esprimere, gli sussurro.

“Enzo, ti amo, non puoi immaginare quanto; ho bisogno di sentire il tuo corpo, di respirare il tuo respiro, di dormire a fianco a te e di svegliarmi coi tuoi baci; non mi lasciare più da sola; ho bisogno di sentire che mi ami, tantissimo.”

“Vieni, amore; adesso rilassiamoci e mangiamo; poi ti porterò in paradiso, se vuoi venirci con me.”

“Voglio venirci e restarci a lungo, sai; è da tanto che ti aspetto!”

Il pranzo rende onore alle promesse del ristoratore e al buongusto di Leonida; mangiamo di gusto e beviamo un vinello assassino ma straordinario; usciamo dal locale un po’ su di giri, con mio marito che mi coccola e mi sbaciucchia; addirittura, mi palpa una natica e fa una smorfia soddisfatta di commento; arrivati a casa, nemmeno si guarda intorno, mi stringe in un abbraccio tentacolare e mi spinge sul monte di venere la sua erezione particolarmente viva.

Lo fermo un attimo per chiedergli se ha avvisato i figli che è a Reggio; mi dice che no, non ci ha nemmeno né pensato né provato; vuole tutto per se il pomeriggio e la notte; domani riprenderà contatto col mondo; ora l’orizzonte è fermo alle pareti dell’appartamento; spegne il telefono e mi fa fare altrettanto, per non essere disturbati.

Da ragazza, al liceo, circolava una stupida barzelletta di lui che promette a lei di infilarglielo in tutti i fori del corpo, anche dove nessuno lo ha fatto mai; lei si raccomanda piagnucolando ‘no, negli occhi no, ti prego’; lo dico ridendo a mio marito e lui mi rassicura che ‘negli occhi no, ma sopra sì’ e mi passa davvero la sua mazza su tutta la pelle, non solo sugli occhi ma anche in tutti gli altri brandelli.

Mi penetra dappertutto e, quando lo sento entrare in vagina, ho quasi la sensazione di essere tornata vergine; metto in azione i muscoli vaginali e lo succhio dentro di me come in una strana fellatio vaginale; lui non resiste, mi scarica nell’utero una fiumana di sperma che mi fa urlare un numero infinito di orgasmi inusitati; dopo essersi riposato un poco e ripresosi, gli tiro di nuovo su l’uccello aspirandolo nella bocca fino a farlo gemere di piacere, fino a che l’asta non mi entra più in bocca, tanto è ingrossata.

Mi giro sul letto, carponi, apro con le mani le natiche e gli mostro l’ano, spero non troppo rovinato; mi lecca come non faceva ormai da mesi e mi rilasso, mi acquieto e sento il piacere inondarmi il corpo, scorrere dalla vulva; lui lo raccoglie con la lingua e lo deposita nell’ano; ‘entra dentro, per favore’ quasi lo imploro; lo fa e mi sento squarciare quasi avessi ancora lo sfintere intatto; lo catturo e me lo trattengo nel retto; lui pompa ed io lo risucchio.

‘Ti prego, non farmi venire ancora’ mi implora ed io freno la copula ma non gli permetto di uscire; riprende a possedermi e di nuovo sento lo sperma invadermi il corpo, nell’intestino, stavolta, e mi godo la sua eiaculazione tutta, momento per momento; è un uomo di parola, il mio amore; per tutta la notte non smette di amarmi, di coccolarmi, di vezzeggiarmi, di ammirare ogni centimetro del mio corpo e di farmi godere; mi sento veramente in paradiso.

Crolliamo addormentati a notte fonda e, alle sette, puntuale il gracchiare della sveglia ci obbliga ad alzarci; corro in bagno a fare una doccia, poi vado in cucina e preparo il caffè mentre lui va in bagno; ci sediamo al tavolo di cucina e facciamo colazione come se fossimo per la prima volta insieme, in un appartamento nostro, innamorati come mai, a coccolarci ad ogni piccolo movimento; poi riaccendiamo i telefonini e lui scopre che mezzo mondo l’ha chiamato; parla solo con Franco, gli dice che sta facendo colazione con me e gli da appuntamento all’istituto per le dieci; mi da un ultimo sensualissimo bacio, poi mi invita a vestirmi.

“Adesso comincia un’altra pagina; e voglio scriverla bene, con te.”

Non solo sono determinata; ma so anche che, con un amore come il nostro, con una famiglia come la nostra, un anno sarà una passeggiata e la felicità sarà sempre nelle nostre mani.

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geniodirazza

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