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Erotika
Lo chalet · Cap. 3
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Capitolo 3 di 3 24 min di lettura

Lo chalet 3 Io, mio marito e i nostri figli

Il trasferimento d'ufficio a Reggio Calabria dovrebbe pesarmi molto; ma mio marito e i miei figli si danno da fare per alleggerirmi il peso della punizione; mi viene incontro anche un ragazzzo del posto buon conoscitore di luoghi e di persone.

geniodirazza
1 anno fa · 320 letture · 0

Salta fuori poi che sono tutti studenti dell’istituto a cui sono destinata, la classe a cui appartengono ha un supplente che sarà sostituito per un anno dalla titolare trasferita d’ufficio e che quindi la tematica è per loro attuale; rivelo che anche io insegno, nella mia città, e che, per scelta convinta, ho con i miei alunni un dialogo aperto e chiaro, che mi chiamano per nome e mi danno del tu; non può crearmi disagio, quindi, l’aggressività di Nicola, con le mie abitudini.

A tavoli uniti, il discorso prende una piega più ampia e mi trovo come a scuola mia, quando decido di andare a prendere un gelato coi miei alunni; il cameratismo rende possibile affrontare temi che in classe non sarebbero bene accetti; in quella occasione apprendo che l’Istituto in cui andrò prepara tecnici per l’industria, che è stata prevista la costruzione di un complesso là vicino, ma che c’è in competizione l’ipotesi di trasferirlo a Catanzaro, che ha un Istituto simile e analoghe prospettive.

La creazione del polo industriale comporterebbe la contemporanea creazione di un Istituto superiore di ricerca, una sorta di Università, che darebbe valore europeo al progetto; non mi ci vuole molto a capire che la ‘guerra sporca’ minacciata da mio figlio è quello che Enzo, la cui Azienda è quella che ha preparato il progetto, intende scatenare, legando i due problemi, se non sarà accettato senza polemiche il mio trasferimento; guardo Claudio quasi a chiedere conferma; lui fa spallucce e sussurra ‘parla con Franco’.

Mio figlio compare in quel momento, accompagnato dalla bella ragazza con cui l’ho visto copulare analmente poco prima; i ragazzi la riconoscono come la loro professoressa di inglese e il quadro si fa nitido, col discorso tra i due fratelli che ho intercettato e la scena di sesso a cui ho assistito; forse d’intesa con suo padre, Franco ha irretito la ragazza, capofila dei miei osteggiatori, e l’ha sedotta, in pratica portando alla luce in lei quella troiaggine che lei rimprovera a me senza neppure conoscermi.

Nella riunione plenaria prevista, alla presenza di mio figlio, difficilmente potrà ripetere le accuse senza rischiare di essere additata come ipocrita e falsa; decido di giocare anch’io di fino, mi rivolgo a mio figlio che si è seduto a un tavolo a fianco e gli chiedo perché non si unisce a sua madre e a suo fratello; nicchia e tergiversa per un po’, poi si accostano e prendono posto, nel disagio evidente dei ragazzi che a me danno del tu e parlano liberamente mentre si rivolgono a lei con deferenza e le danno del ‘voi’.

Fatte le presentazioni della mamma ’all’amica’ e chiariti i diversi atteggiamenti pur essendo colleghe, il discorso comincia a farsi difficile per tutti, ma Leonida, che forse qualcosa ha intuito, riesce abilmente a impostare vari argomenti diversi da cui fa emergere la sua qualità di interlocutore ma mi consente anche di fare sfoggio della mia cultura, con rabbia dell’altra; sulla ‘torta’ così preparata, con un colpo di genio, Claudio mette una ‘ciliegina’.

Telefona, in vivavoce, a suo padre e gli spiega che noi tre siamo fuori a cena con ragazzi del posto ai quali avrei intenzione di offrire una cena di benvenuto; Enzo sembra cogliere al volo la situazione e, prima di tutto, si rivolge a me con grandissimo affetto e dichiara che tutto quello che mi può dare anche un momento di felicità è per lui sacrosanto; gli rispondo che lo amo infinitamente e che aspetto solo di abbracciarlo, gli preciso che i ragazzi sono dell’Istituto Tecnico locale, che sono molto simpatici e che, se accetta di pagare il conto, vorrei invitarli ad una cena luculliana a base di pesce.

Ha sicuramente capito tutto, dice a Franco di parlare col proprietario per fargli mettere in conto qualunque cifra costi la serata; i ragazzi sono imbarazzati ma evidentemente felici; la professoressa lo è un po’ meno e chiede a Franco se suo padre è sempre così generoso.

“Dobbiamo a mamma un momento di serenità perché ha qualche problema; e questo è il nostro modo di esprimerle il nostro amore.”

Si limita e rispondere; Leonida dà segno di avere capito più di quel che dovrebbe e ci guarda sornione; Franco allora gli chiede il cognome; lui risponde ‘Cavallaro’ e mio figlio si illumina, gli sorride a trentadue denti e si dedica all’Elvira; comincia così una cena stranamente goliardica in cui tutti sono tra i diciassette e i venti anni, tranne le due ‘professoresse’ di cui una è ormai per tutti Clara come la compagna di banco e l’altra è la ‘profia’ ancora un poco sulle sue.

Quando l’ora comincia a farsi tarda, i miei figli mi avvertono che non possono accompagnarmi in città; farei bene a farmi chiamare un taxi; molti domandano e si domandano perché io devo andare in centro; Leonida si limita ad avvertire che lui ha una Smart e che può darmi un passaggio fino a casa; la cosa va bene a tutti, specialmente a Claudio e Franco che forse hanno precisi progetti per la notte; mentre viaggiamo verso Reggio, Leonida esce allo scoperto.

“Senti, Clara, ho capito perfettamente che l’anno prossimo sarai tu la nostra professoressa; ho capito anche che lo scandalo montato contro di te non ha toccato i rapporti con tuo marito che davvero ti ama alla follia, né quelli coi tuoi figli che ti adorano; forse ho capito perché tuo figlio ha incastrato la profia che tanto ti combatte; ho capito che Franco è l’avvocato dell’azienda e che è l’interlocutore di mio padre, al quale è stato affidato il compito di gestire le trattative tra la città e l’Azienda di tuo marito.

Ora si tratta di sapere se posso aiutarti in qualche modo, prima del redde rationem nella pubblica assemblea di dopodomani; di qualunque cosa avessi bisogno, dimmi e sono pronto a darti una mano perché trovo che ci sia una grande empatia tra te professoressa e noi studenti.”

“Senti, ti confesso lealmente, visto che sei così sincero, che non sapevo niente di questa machiavellica progettazione; io sono quasi per natura una professoressa, per me conta la scuola; se domani potessi farmela conoscere dal vivo, senza spiegare niente a nessuno, te ne sarei grata.”

“Io abito cinquanta metri dal tuo appartamento; a che ora vuoi che ti passo a prendere per andare a scuola?”

“Alle otto, come se avessimo lezione.”

“Ok, Clara; buona notte; e riposa, non avere problemi; sei grande e sono sicuro che ti farai valere anche qui.”

La notte scorre facile, complice un po’ di vino bevuto a tavola e il leggero sedativo; questo non impedisce alla mia mente di andare per conto suo e, nel dormiveglia, mentre cado nel sonno, mi tornano alla mente le immagini di Franco che violentemente penetra nell’ano di Elvira con una sberla tanto notevole; non ne sono certa, ma la mano mi corre alla vulva e mi devo essere masturbata a lungo.

Le immagini si sovrappongono e ci sono io che lo prendo nel retto, con violenza, da Osvaldo nella giornata maledetta, ma soprattutto da Enzo, il mio amore, la mia vita, mio marito, che mi prende da tutte le posizioni e mi fa raggiungere vette di piacere che neppure ricordo mai di avere provato; devo avere goduto molte volte, prima di sparire del tutto nel sonno; ho riposato bene, nonostante la difficoltà, per me, di prendere sonno quando entro per la prima volta in un letto nuovo; neppure il gracchiare della sveglia mi turba, alle sette e mezza, quando mi fiondo in bagno per essere pronta.

Alle otto, Leonida bussa puntualmente al campanello e mi guida, a piedi, per alcune vie cittadine, sollecitandomi a memorizzarle perché per un anno sarà il mio percorso di andata e ritorno da scuola; mi fa percorrere tutto il complesso della scuola, col beneplacito di bidelli e personale che lo conosce benissimo e di lui si fida; mi mostra i laboratori e le aule speciali e, insomma, mi fa scoprire un mondo che per me, abituata al Liceo Classico, è tutto nuovo.

Prendiamo perfino un caffè, pessimo, ed una brioche, quasi immangiabile, al punto di ristoro previsto per gli alunni; ad un tratto notiamo davanti agli uffici una strana animazione e mi prende un tuffo al cuore quando vedo mio marito in un gruppo di persone osannanti; Leonida mi sussurra.

Prima di andare avanti…

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