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Erotika
Lo chalet · Cap. 1
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Capitolo 1 di 3 18 min di lettura

Lo chalet 1

Mi lascio andare a uno stupido capriccio e tradisco mio marito. Stupidamente, mi faccio scoprire e lui mi ricambia, ma il brutto è che devo trasfrerirmi e, senza di lui, me la vedo nera.

geniodirazza
1 anno fa · 489 letture · 0

Lo chalet 1

Non so neanche io come spiegarmelo, ma da qualche mese, dopo più di vent’anni di assoluta serenità familiare, senza nessuna preoccupazione di alcun genere, mi trovo di colpo a fare un passo falso di cui intendo vagamente la portata ma di cui non so valutare fino in fondo l’estrema pericolosità, forse per una particolare debolezza del mio carattere che mi fa convincere facilmente anche di cose evidentemente assurde.

Il passo falso che commetto è di andare a letto col marito di una mia collega e di stabilire con lui una relazione adulterina che, se viene alla luce, può distruggere la mia immagine di professoressa onesta e integerrima, spezza per sempre la grande amicizia che mi lega a Ofelia, compagna di studi e di carriera lungo trenta e più anni, danneggia senz’altro la dignità e l’indiscutibilità di mio marito, fortemente impegnato ai massimi livelli nell’attività industriale; insomma è un’autentica tragedia … 

Tutto perché mi lascio convincere che un sesso normale, anche se usato con estrema abilità ed intelligenza, come mio marito Enzo fa, da trent’anni a questa parte, non può dare le stesse emozioni che è capace di dare, con la potenza di sfondamento, un sesso extra large come quello di Onofrio, che si vanta sempre e dovunque del suo pene lungo ventidue centimetri e largo come una lattina di birra.

La provocazione inizia una sera a cena; siamo io, Enzo, Ofelia e Onofrio; in un fase in cui mio marito e sua moglie si appartano ad ascoltare un nuovo brano di musica jazz per loro estremamente interessante ma per noi pallosissimo, Onofrio comincia ad indagare sulle mie abitudini a letto; gli dico serenamente che Enzo ha un pene di sedici centimetri, diciotto in casi di particolare eccitazione, che mi prende in moltissime maniere compresa quella orale e quella anale, che ama i lunghissimi preliminari e che si preoccupa molto della lentezza e della cura delle pratiche, senza concedere molto al fulcro della questione, la penetrazione e la cavalcata.

Naturalmente, lui si dichiara di parere completamente opposto ed afferma categoricamente che una donna può ritenersi soddisfatta solo se l’asta che la penetra tocca parti intonse del suo apparato e le scatena emozioni sempre nuove e sempre violente; per realizzarlo, è necessaria una dotazione per lo meno superiore ai venti centimetri, l’unica in grado di offrire quelle prestazioni.

Quando gli esprimo dubbi sull’esistenza di membri di quella fatta, mi invita a tastare il suo da sopra al pantalone, senza peccato aggiunge, solo per verifica scientifica; ingenuamente, tocco, sono colpita ed esprimo la mia meraviglia di fronte alla possibilità che un simile drago possa entrare in una vagina normale; come è prevedibile, ma non per me!, mi invita a provare una sola volta; in fondo, una bottarella serve solo a scuotere la monotonia dei rapporti.

Come ho detto, una mia terribile caratteristica è quella di lasciarmi plagiare facilmente e di credere anche all’assurdo; senza neanche pensare che quello che progettiamo si chiama adulterio, che è peccato mortale per la religione e che può essere motivo di separazione o di divorzio per la legge, senza neanche riflettere, accetto di incontrarlo in un motel poco fuori città; ci arriviamo separatamene, per non dare nell’occhio, e lo trovo nelle hall con la chiave della camera che ha già prenotato; lo seguo al piano e lotto contro vigorosi sensi di colpa che mi tormentano; alla fine decido che vale la pena di prendersi una vacanza, costi quel che costi.

Onofrio si comporta in modo molto garbato ed elegante; mi spoglia con lentezza, accarezzandomi la pelle a mano a mano che la scopre; fin qui, non trovo nessuna differenza con Enzo, che a quei preliminari dedica anche ore, se ci prendiamo gusto; ma lui è più rapido, se non sbrigativo; in poco tempo mi ha davanti completamente nuda e lui si è già spogliato quasi tutto, tranne il boxer che presenta una vela a dir poco impressionante; quando mi accosto ed abbasso la mutanda fino al ginocchio, il mostro mi appare in tutta la grandezza; inizialmente mi impressiona.

Poi lo sento vibrare tra le mani e me ne entusiasmo; una cosa così viva, così palpitante non può fare paura; accosto le labbra e comincio a baciarlo, a leccarlo, a succhiarlo sulla punta; mi trovo a prenderne in bocca oltre la metà senza neppure rendermene conto; anzi, mi entusiasma osservare come le mie mascelle si adeguano alla lunghezza ed alla larghezza della bestia e lo assorbono dentro consentendomi di leccare, succhiare, copulare, godermelo fino in fondo.

Quasi interrompendo un rituale che va per le lunghe, mi spinge supina sul letto e si abbassa a leccarmi la vulva; anche in questo, Enzo è di gran lungo superiore; mi ha abituato nel tempo a lunghissime sedute di cunnilinguo con le quali spesso mi fa raggiunge tanti e tali orgasmi che, quando lui eiacula, per eccesso di entusiasmo, soltanto appoggiandomelo in bocca, la copula vera e propria risulta persino superflua.

Ma anche in questo caso Onofrio si blocca non appena mi ha fatto esplodere nel primo orgasmo, neanche il più intenso; facendomi sistemare meglio al centro del letto, mi allarga le gambe, si sistema fra le mie ginocchia e di colpo mi spinge quella bestia nella vagina; provo un dolore acuto, come se di colpo mi avesse sverginato una seconda volta, e la fitta successiva, quando la cappella urta contro la cervice dell’utero, è anche più netta.

Poi però comincia il piacere a diffondersi per tutto il corpo e il senso del dolore scompare per sempre; è tutto e solo goduria, orgasmi ed esplosioni successive finché lui, dopo avermi chiesto se può, mi esplode in vagina una succosa, lunga, generosa eiaculazione che deborda fin sulle lenzuola.

Pensavo che, dopo l’esperienza della fellatio e la penetrazione in vagina, avessi provato tutto; ma mi sbaglio; e lui me lo dimostra quando mi invita a sistemarmi carponi sul letto, viene dietro e mi infila a pecorina; la mazza entra più agevolmente e mi fa godere ancora di più; ma non è a quello che mira; si abbassa dietro di me e mi lecca a lungo l’ano; temo che voglia penetrarmi nel retto, mi spavento e glielo dico.

Mi rassicura che anche quella sarà un’esperienza meravigliosa; dopo una lunghissima preparazione nel corso della quale sento che mi penetra nell’ano con uno, poi con due, poi con tre e infine con le quattro dita di una mano, mi cosparge la parte di un liquido oleoso che poi ho scoperto essere un lubrificane adatto alla bisogna; con quello, la penetrazione con le dita si fa agilissima e capisco che mi consentirà di prendere in corpo anche quella bestia smisurata, spero con il piacere che ha procurato in vagina.

Fin da quando appoggia la cappella all’ano, mi rendo conto che non sarà molto difficile prendermi in corpo il mostro e, dopo l’iniziale dolore che mi procura lo sfintere violentemente bistrattato dalla cappella che passa, sento la goduria invadermi ancora una volta il ventre, il sesso, il cuore e il cervello; il piacere che mi da la mazza che scorre nel retto titillando fibre del condotto mai toccate prima mi manda in visibilio ed urlo il mio piacere.

Copuliamo per l’intero pomeriggio; Onofrio mi fa percorrere tutti i sentieri del piacere e mi stordisce col suo sesso selvaggio che pratica con tutte le parti del mio corpo, anche quelle che mai ho messo in gioco nelle mie sessioni amorose; quando decidiamo di rientrare, alla sua richiesta di fissare un nuovo appuntamento per incontrarci, ho un attimo di resipiscenza e dico che non me la sento di continuare nell’adulterio a danno di persone innocenti che amo, come Enzo ed Ofelia.

Sorride e mi assicura che, ripensando ai momenti di immenso piacere che quell’esperienza mi ha regalato, le mie ubbie finiranno nella spazzatura e deciderò di riprovare quelle estasi che ho avuto; gli dico solo che, nel caso, mi rifiuto di andare in un locale pubblico come un motel o un albergo; caso mai, c’è lo chalet sulla pedemontana che Enzo ha acquistato per noi e che funziona al massimo in primavera ed estate, mentre per il resto dell’anno resta chiuso.

Per accedervi, bisogna passare dalla portineria e farsi registrare, ma noi abbiamo scoperto un percorso alternativo che ci consente di accedere da dietro, eludendo la sorveglianza; se decido di incontrarci ancora, quel posto sarà senza dubbio l’ideale per un’alcova.

Prima di andare avanti…

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