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Erotika
Lo chalet · Cap. 3
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Capitolo 3 di 3 24 min di lettura

Lo chalet 3 Io, mio marito e i nostri figli

Il trasferimento d'ufficio a Reggio Calabria dovrebbe pesarmi molto; ma mio marito e i miei figli si danno da fare per alleggerirmi il peso della punizione; mi viene incontro anche un ragazzzo del posto buon conoscitore di luoghi e di persone.

geniodirazza
1 anno fa · 320 letture · 0

Lo chalet 3

Arriva l’estate più lunga e difficile che potessi immaginare; Enzo suggerisce che, per i primi contatti e per l’ambientazione, è necessario ed opportuno che io passi in Calabria un paio di settimane di vacanze al mare, coi figli; lui deve rimanere in sede per i primi giorni e ci raggiunge solo verso la fine, quando può ritagliarsi un week end lungo da trascorrere con noi; approfittiamo dell’occasione per cercare un alloggio a Reggio, per l’anno di trasferimento d’ufficio, mentre per la vacanza scegliamo un villaggio turistico non lontano dalla città.

Per la prima volta da quando la vicenda ha avuto inizio, ho una grande ansia addosso; nella mia lunga carriera di insegnante, non ho avuto occasioni per trasferirmi; sin dai primi incarichi sono stata assegnata a scuole della provincia di residenza e sono giunta rapidamente ad occupare la cattedra nel Liceo cittadino dove sono diventata una mezza autorità anche perché il mio lavoro è stato sempre molto valido ed apprezzato da tutti; la ‘botta’ che mi è piovuta in testa ha naturalmente sconvolto tutti i miei assetti; in particolare mi pesa la totale inesperienza a rapportarmi con gente nuova.

Gli ultimi mesi nel ‘mio’ Liceo sono per me assai difficili sia all’interno della scuola, con dirigenti, docenti, personale ed alunni, sia all’esterno, soprattutto con i genitori; proprio questi sono i più feroci nel condannarmi quando lo scandalo diventa di pubblico dominio; fortunatamente, la cosa avviene in primavera; rinunciando ad alcuni adempimenti che nel corso degli anni sono stati il mio punto di forza, dall’organizzazione degli scrutini fino alla preparazione agli esami finali per le ultime classi, mi prendo, con un immenso senso di colpa, tutti i periodi di permesso che la legge mi consente e frequento la scuola per brevi periodi, fino alla chiusura estiva; l’anno di ‘punizione’ risulta quindi un ‘anno sabbatico’ per dare il tempo a tutti di ‘smaltire’ la vicenda e forse dimenticare, se possibile; questo mi da un minimo di serenità rispetto al passato.

Il futuro invece si presenta con enormi incognite, considerando i ‘nuvoloni’ che l’atteggiamento dei nuovi colleghi può creare; mi accosto alla Calabria, regione che peraltro ammiro molto, per la mia formazione classica, e che ho sempre desiderato di visitare, ma da turista, non con tutta la massa di interrogativi che la situazione mi impone; per fortuna, Enzo ha il buonsenso di chiedere ai figli di tenermi compagnia e, in qualche modo, di sostenermi; non so a cosa rinunciano, visto che sono ormai ben più che adulti e sicuramente farebbero altre scelte, se non fossero coinvolti nella mia stupidità; ma li trovo molto disponibili e attenti, per cui finisco per apprezzarli ancora di più per l’impegno che profondono nei dieci giorni che viviamo da soli nel bungalow.

Claudio, più giovane ma anche più disinvolto, riesce immediatamente a trovarsi impelagato in amoretti estivi, di quelli superficiali ma gratificanti, che lo conducono a divertirsi molto tra giochi in spiaggia e serate al chiaro di luna; Franco, invece, decisamente più posato e riflessivo, il ritratto di suo padre, penso con orgoglio, si da un gran da fare per andare in città a prendere contatto con personaggi indicatigli da Enzo e spesso mi riferisce della temperie che si vive intorno all’Istituto Tecnico cui sono destinata; in particolare, contatta una tale Elvira, giovane insegnante di inglese, che risulta essere la più accanita nell’ostilità al mio trasferimento.

Mentre ne parla scherzosamente con suo fratello, ho la sensazione che stia manovrando per concupire la giovane fingendosi bisognoso di assistenza nella lingua, lui che parla l’inglese come uno studente di Eton, solo per coinvolgerla ed avviare con lei un flirt estivo non so a che scopo; maliziosamente penso che miri a smussarne la severità e ritengo, ma non so se dire temo o credo o spero, che ne abbia parlato anche con suo padre.

Io non reputo mio marito capace di certe manovre; ma i discorsi, che proprio Franco mi ha fatto sulla ‘guerra sporca’, mi inducono a pensare che i ‘miei tre maschi’ abbiano deciso di ‘fare blocco a difesa’ per darmi una mano e, se nel gioco delle parti può avere un peso la prestanza dei ‘miei ragazzi’, la cosa finisce addirittura per solleticare il mio amor proprio di madre.

Fedeli agli impegni assunti col padre, Franco e Claudio evitano accuratamente di parlare davanti a me del mio trasferimento; ma tra di loro spesso si trovano in conciliabolo e da poche frasi colgo che stanno tenacemente occupandosene; assolutamente per caso, una sera mi capita un colpo di sonno subito dopo cena, mi stendo sul letto e per un po’ sonnecchio; mi sveglio di colpo, sentendo che parlano sotto la mia finestra e mi metto ad origliare, quasi senza volerlo; sento Claudio che chiede al fratello spudoratamente.

“Allora, te la stai facendo la professorina d’inglese?”

“Senti, mamma ha tessuto le lodi di papà come amante; ma sono convinto di non essere da meno di lui; stiamo facendo cose turche ed è una troietta che nemmeno ti puoi immaginare, capace di seguirmi dovunque le chiedo di andare, senza argini e senza problemi, provocatrice ed esperta come poche ne ho incontrate … e sai che me ne sono fatte, di ragazze.”

“Scusa, ma che cosa puoi avere fatto di tanto particolare?”

“Parti dal dato che appena siamo rimasti faccia a faccia nella sua cucina mi è saltata addosso e mi ha succhiato l’anima con un bacio a ventosa che ho ricevuto poche volte; mi ha infilato in bocca mezzo metro di lingua e mi ha perlustrato tutto, fino alla gola, mentre mi piantava contro il ventre un inguine che si sentiva quasi bagnato da quanto sbrodolava; mai visto una donna sciogliersi in goduria come quella; dovunque le appoggiassi la mano, sdilinquiva, gemeva come un gatto che fa le fusa e si sentiva che godeva; quando ho poggiato la mano sotto la gonna, sullo slip, sono stato alluvionato dagli umori che le colavano dalla vulva; e lei non smetteva di baciarmi, di leccarmi, di mordicchiarmi tutto.”

“Te l’ha succhiato?”

“Succhiato?!?! Fa’ conto che appena l’ha tirato fuori dai pantaloni lo ha ingoiato fino alla radice; e sai che la mia è una sberla di tutto rispetto; sarebbe stata capace di ingoiare anche i testicoli, tanto era eccitata; poi ha messo in moto l’idrovora ed è stato piacere puro!”

Mentre lo ascolto stupita, mi rendo conto che tante emozioni diverse mi sopraffanno; da un lato, rivivo, confrontandole inevitabilmente, le fellazioni che mi ha imposto Onofrio e quelle, lunghissime, che mi chiede Enzo nei suoi interminabili preliminari; a parte il fatto che avverto chiaramente la stupidità di essermi fatta violentare anche in bocca da un mezzo animale, mentre dispongo a casa mia, nel mio letto, di un appassionato estimatore della fellatio bella e goduta; a parte la meraviglia quasi spaventata di trovare in mio figlio Franco una sorta di incrocio tra l’animale Onofrio che infila in gola anche i testicoli per il suo solo piacere e il raffinato Enzo che fa delle fellazioni, individuali e reciproche, una sorta di ricamo della goduria che travolge tutti e due; a parte le considerazioni quasi ovvie, nello scoprire in mio figlio, il mio ‘bambino’, come assurdamente ancora lo chiamo, un amatore instancabile e spaventosamente cinico, mi comincia a pesare il lungo periodo di astinenza a cui mi sono costretta per i dubbi che attanagliano sia me che mio marito sulle condizioni dei miei condotti sessuali, dopo gli assalti di Onofrio.

Io temo che mi respinga se mi scopre troppo maltrattata e lui forse esita a toccarmi per paura di trovarsi di fronte a danni non prevedibili dell’apparato sessuale; fatto sta che, dalla primavera a quasi fine agosto, non ho più sentito le sue mani sul mio corpo; ascoltare mio figlio che parla del sesso consumato con una sconosciuta mi eccita inevitabilmente e mi trovo a tormentarmi il clitoride, con la mano infilata nel costume, io che ho sempre rifiutato l’ipotesi della masturbazione come soluzione; ma i due ormai sono lanciati e, probabilmente, parlare, o ascoltare, delle attività sessuali con la bella Elvira li eccita non poco e si infervorano nella rievocazione - narrazione.

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