“Enzo, prendimi, te ne prego; fai uno sforzo e prova ad immaginare che io sia sempre la stessa, ma fammi sentire il tuo amore dentro le viscere; ti voglio sentire ancora dentro di me, anche se sono cambiata; sono ancora la tua donna, sono ancora innamorata di te come non puoi immaginare; ti prego, vienimi dentro, adesso!”
Non sa dirmi di no, mio marito; è ancora innamorato di me, è ancora e sempre il mio amore; riesce ad ignorare il pozzo che si apre davanti alla sua mazza e mi infila quasi con rabbia in vagina, mi affonda fino all’utero, fino a farmi male; lo abbraccio con le cosce intorno a lombi e lo faccio aderire a me, non lascio un millimetro tra di noi e faccio in modo che senta la mia vagina tutta quanta intorno al suo sesso, lo succhio dentro con tutte le forze.
Piango come un bambino a cui abbiano sottratto la tetta mentre stava poppando, urlo il mio piacere e il mio dolore insieme, lo amo come non l’ho mai amato, come non sono mai stata in grado di amare nessuno, pago in un solo momento le colpe di un’imbecillità che vedo adesso infinita; godo a non finire, sento gli orgasmi accavallarsi ed inseguirsi uno più intenso dell’altro, qualcuno addirittura feroce e violento.
Mi trovo in un momento di requie ad osservare Ofelia e mi rendo conto che è rimasta incantata a guardare; vede il nostro amore che esplode in sesso violento e sembra rendersi conto anche lei, come accade a me solo in questo momento, che la violenza della passione non ha bisogno di una grande mazza; basta la nostra intenzione a rendere piena e sfrenata la voglia per farci vivere una copula che va al di là di qualunque possibile ipotesi di violenza.
In un momento di requie, si accosta e mi invita a farle spazio; devo anche rilassarmi, perché esplodere così violentemente e frequentemente mi ha letteralmente svuotato ed ho bisogno di riprendermi, mi sistemo a fianco di mio marito e lascio che lei gli monti a cavallo.
Diventa di colpo un’amazzone irresistibile; tutta la forza che ha accettato e vissuto da suo marito si ribalta all’improvviso ed è lei che si scatena sul maschio, lo divora, letteralmente, di baci, di morsi, di carezze, di copula violenta che le fa dolere vagina ed utero; avverto nettamente i colpi violenti contro la cervice che lei assorbe con una goduria imprevedibile; le carezzo il viso e le chiedo con lo sguardo se tutto va bene; mi afferra il viso e mi bacia con passione; lì è la risposta che aspettavo.
La lascio fare; sussurro in un orecchio ad Enzo se è in grado di eiaculare due volte; mi fa cenno di no; gli suggerisco di farlo con lei, se stasera mi fa godere ancora; mi sorride con dolcezza e spinge, dal basso in alto, con violenza, finché leggo dal suo sguardo che sta godendo definitivamente; Ofelia urla come un capretto al macello mentre lui le spruzza in vagina il suo sperma; lei ad un certo punto si lascia sfuggire un ‘ti amo!’ che potrebbe suonare quasi offensivo; ma subito dopo mi bacia e mi chiede scusa; le dico che capisco e che avrei fatto lo stesso; crollano tutti e due e si rilassano quasi addormentati.
Mi allontano cautamente vado in bagno e mi rinfresco sotto la doccia, indosso un accappatoio e vado verso la cucina per preparare un caffè, quasi rientrando, dopo una brutta tempesta, nella normalità; Ofelia passa rapidamente per andare in bagno a fare una rapida doccia e si presenta subito dopo a tavola, in cucina, con un mio accappatoio che ne sottolinea con grande eleganze le forme bellissime.
Mi sento quasi pungere da una spina di gelosia, guardando il suo corpo agile; ha la mia stessa età, due figli come i miei, un marito che da sempre le impone rapporti forti e spesso violenti, fa insomma una vita quasi più difficile della mia, che ho il vantaggio di un marito assai più ricco, più potente e in condizione, quindi, di offrirmi più vantaggi sociali; eppure, sembra quasi più fresca di me; ma forse sono solo stanca e sfiduciata, perché gli sguardi che ci lancia Enzo, quando viene a sedersi anche lui in accappatoio, dopo la doccia, non concede privilegi a nessuna delle due; ci guarda incantato, quasi ci scoprisse per la prima volta; mi viene spontaneo di prenderlo in giro.
“Hai deciso chi è più bella, più appetibile, più affascinante?”
“Se non ti avessi sposato con tanto entusiasmo più di venti anni fa e mi costringessero oggi, a mano armata, a scegliere tra le due, credo proprio, senza nulla togliere ad Ofelia, che mi innamorerei ancora di te; siete ugualmente belle, ugualmente desiderabili e, come abbiamo dimostrato fino a poco fa, tutte e due degne dell’amore al massimo livello; ma un pizzico di preferenza lo darei a te forse per gli occhi piccoli e vivaci ; ma sono discorsi che non faccio nemmeno per ipotesi; oltretutto, non vorrei poi trovarmi a soffrire da questa sera stessa, quando ad una delle due dovrò rinunciare per forza; fosse per me, vi amerei tutte e due a vita, con la stessa intensità; ma lei ha due figli ed un marito dei quali deve tenere conto. Accontentatevi di sapere che vi amo tutte e due, ma che resterò con te fino alla morte e farò qualunque cosa per aiutarti ad essere felice.”
Paradossalmente, è lei ad abbracciarlo e baciarlo con affetto.
“Da domani, dovrai tirare fuori tutta la tua grinta per lei; ed è giusto che tu lo faccia per tua moglie ma anche per la mia grande amica.”
“Perché pensate che sarà così duro questo trasferimento? Potete far capire anche a me che cosa rende così delicata la situazione che addirittura ho sentito parlare di ‘guerra’ da combattere?”
“Clara, sappi che a Reggio si è già riunito il collegio dei docenti e ci sono alcuni insegnanti che vorrebbero opporre un rifiuto al tuo trasferimento per un presunto ‘inquinamento’ dell’ambiente; capisci cosa vuol dire?”
“Adesso capisco quello a cui si riferiva Franco parlando di ambiente camorristico offeso; e tu puoi fare qualcosa?”
“Per nostra fortuna, ci sono rapporti commerciali che mi mettono in posizione di forza. Tu andrai a Reggio coi ragazzi e Franco affronterà i primi impatti; ha le ossa dure, nostro figlio, e non lo sfiniranno; poi arriverò io e tutto scivolerà liscio.”
“Ma è vero che ci sarà da lottare?”
“Ti tirerai indietro?”
“Non accetterò la taccia di troia, se è questo che chiedi; saprò difendere il mio diritto a commettere anche errori e a rimediare con l’amore, non temere!”
“Vedrai che sarà sufficiente.”
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