“Che dicevi, amore?”
“Grazie per la promozione; spero che Clara non abbia sentito!”
“Abbiamo sentito tutti; c’è il vivavoce”
Commenta Franco.
“Bene, ho accompagnato i figli alla stazione, devono rientrare all’Università; non ho voglia di pranzare da sola con mio marito; voi che fate?”
“Ragazzi, qualcuno desidera invitare Ofelia a pranzo con noi al ristorante sotto casa o volete che mamma spignatti?”
Con voto unanime si invita a pranzo, al ristorante sotto casa, la collega ed amica di mamma nonché amore di papà; al tavolo, le più serene siamo proprio io e lei, quasi che il rapido approccio sessuale ci avesse riappacificato e si fosse cementata un’antica amicizia; subito dopo pranzo, i ragazzi si fanno un cenno d’intesa e comunicano che vanno a svolgere alcune pratiche non ben definite; Enzo li guarda meravigliato, perché non sa di pratiche sospese; Franco allora esce allo scoperto.
“Pa’, ma hai dimenticato che avevate lasciato sospesa una delicata vertenza di rapporti? A noi le conclusioni non interessano; al massimo, ce le racconterete dopo, con calma. Mi raccomando, ricorda che non sei più un ragazzo … “
“Non so se tua madre l’ha imparato, ma credevo che tu avessi capito che tra grande potenza, con violenza bruta, e normali attività condotte con maturità, esperienza e garbo, la delicatezza finisce sempre per vincere … “
“Sei grande, vecchio!”
“Che voleva dire nostro figlio?”
“Non l’hai capito? Ha raccomandato a suo padre di stare attento a noi due e di non rischiare il cuore in sforzi eccessivi … “
“Perché … voi avreste intenzione …. “
“Tu ti chiami fuori?”
“No, neanche per sogno; adesso ho ancora più bisogno di tanto amore!”
“Allora, muoviamoci!”
Ofelia è eccitatissima, sembra avere un bisogno ineludibile, non di sesso violento, ma di delicatezze, di coccole, di amore vero; comincia appena varcata la soglia a spogliarsi e a lasciare sulla poltrona i vestiti; arriva in camera da letto in intimo combinato ed è molto elegante, tutta da ammirare; io mi spoglio in camera e mi accorgo che non sono proprio da buttare, anzi anche io sono un bel tocco di donna; mi trovo involontariamente a toccare il seno di Ofelia che non si ritrae ma mi ricambia apprezzando la pienezza del mio, rispetto al suo più rigido e contenuto.
La bacio sul collo e scivolo su un capezzolo che prendo a succhiare; la scuola di Enzo funziona, perché mi trovo a percorrere il suo corpo con le mani e a cercarne la morbidezza, la passionalità, la ricchezza delle forme ed a confrontarle con le mie un poco più abbondanti; Enzo, in un angolo, si è lentamente spogliato e ci ha lasciato a goderci questa nuova e strana libidine che ci ha preso.
Quando si accosta alle spalle di Ofelia e le accarezza la schiena e i fianchi, non posso fare a meno di stringerla a me e di picchiare il pube contro il suo, provocandomi un brivido di piacere che le trasmetto; sento il sesso di mio marito alzarsi a campanile tra le cosce di lei e lo vado ad afferrare; inevitabilmente la mia mano passa sulla vulva, sposta il filo sottile del tanga e la masturbo delicatamente.
Il membro duro piantato tra le natiche, con la punta che forza un ano largo e cedevole, e le mie dita, che si infilano nella vagina e strofinano il clitoride, fanno gemere con forza la mia amica che improvvisamente appoggia le labbra alle mie e mi infila la lingua in bocca avviando un bacio passionale ed eccitante che mi da quasi il capogiro; godo anch’io e quasi urlo il mio amore, il mio godimento; mi stacco da Ofelia, a viva forza, e mi piego sulle ginocchia, memore delle fellazioni che Onofrio mi imponeva quasi con la forza.
L’obiettivo sarebbe succhiare l’asta di mio marito, che però sta penetrando nel retto di lei; mi trovo, mio malgrado, a poggiare le labbra sul clitoride e prendo a succhiarlo con foga; Ofelia, montata nel retto da dietro, stimolata davanti dalla mia bocca, freme e si agita come tarantolata ed esplode in un orgasmo che credo non ricordi di avere mai provato; mi sollevo da terra e guardo Enzo negli occhi, dietro la testa di lei; gli sto chiedendo di farmi godere, anche se non ho il coraggio di parlare.
La mia amica mi spinge di spalle sul letto, mentre ancora i piedi sono a terra; si piega in ginocchio davanti a me e mi viene a leccare la vulva; sento il ventre aprirsi a questa nuova sensazione, di una donna che mi stimola con la bocca; non ho il tempo di rendermene conto perché dietro la mia testa è apparso mio marito che mi appoggia la verga sulle labbra e cerca di farla penetrare dentro.
Apro le labbra ed ingoio la mazza fino in fondo alla gola, quasi soffocandomi; Ofelia si è mossa sopra di me ed ora la sua testa è fra le mie cosce e la sua vulva è sulla bocca di Enzo che la succhia come un’idrovora e le da orgasmi continui che la farebbero urlare se non avesse la bocca immersa nella mia vagina; ma trema in tutto il corpo e si agita nel piacere; esplodiamo insieme, io e lei, per la leccata che lei mi fa mentre Enzo la fa a lei.
Ora vorrei che lo sperma di mio marito mi inondasse la gola, mi soffocasse addirittura o mi scorresse dalle labbra per arrivarmi sul seno; ma lui si frena e lascia sbollire l’erezione finché sfila il sesso barzotto dalla mia bocca, tira verso di sé il corpo di Ofelia e le pianta il bastone in vagina, da dietro, facendolo penetrare con estrema semplicità fino al pube; è deluso, presumibilmente, di trovare un pozzo così sfondato; mi prende la paura di offrirgli i miei fori e di scoprire che resta deluso dalla slabbratura che hanno subito; mi sgancio quasi con rabbia dalla presa dell’amica e mi butto sul sesso di Enzo.
In bocca so che posso farlo godere come voglio dandogli la sensazione di essere ancora la donna che conosceva; la violenza subita in vagina e nel retto è ancora troppo recente per essere mistificata o ignorata; guardo Ofelia con una preghiera implicita nello sguardo; forse coglie il senso della mia supplica e si sfila dalla mazza di lui, sdraiandosi supina al centro del letto; io mi fiondo sull’asta e la catturo in bocca, decisa a non farla uscire finché non l’avrò spompato.
Ma è una battaglia di intelligenze, contro uno che è forte, troppo forte per me; mi inchioda sul letto, supina, mi costringe ad allargare le gambe e si fionda sulla mia vulva e comincia a leccare; gli urlo di no, con gli occhi prima che con la voce; recede dal suo proposito, ma mi lascia lì, divaricata e oscena, e si rivolge ad Ofelia, le monta addosso e la penetra di nuovo, alla missionaria stavolta.
Lei è in gamba, assai in gamba e gli circonda i fianchi con le cosce, lo stringe a se e in breve non c’è soluzione di continuità tra i due corpi; dai fremiti dell’ano riconosco che lo sta risucchiando con i muscoli della vagina per sentire l’asta dentro tutto il canale e per far sentire a lui che la sta riempiendo tutta, più dell’extra large del marito; Enzo capisce, le sorride, si ferma, la blocca e comincia a carezzarla, sulla fronte, sugli occhi, sugli zigomi.
Segue coi polpastrelli il profilo del viso, delle gote, del naso, del mento; segna la linea della fronte alla radice dei capelli e deposita dovunque piccoli baci; lei non ha più bisogno di esercitare movimenti muscolari perché è tutto il suo corpo che adesso si riempie di lui, di tutti gli spigoli, delle curve, delle sporgenze, delle cavità del corpo e viene con tutte le membra; la vagina è la cosa meno importante a quel punto perché sta godendo d’amore, dappertutto; non reggo più ed esplodo.
