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Erotika
Lo chalet · Cap. 1
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Capitolo 1 di 3 18 min di lettura

Lo chalet 1

Mi lascio andare a uno stupido capriccio e tradisco mio marito. Stupidamente, mi faccio scoprire e lui mi ricambia, ma il brutto è che devo trasfrerirmi e, senza di lui, me la vedo nera.

geniodirazza
1 anno fa · 489 letture · 0

Quello che è peggio è che alcuni giornali collegati alle forze di polizia, hanno saputo del blitz ed hanno mandato giornalisti e fotografi che, sperando di raccogliere notizie e foto su terroristi, si sono trovati invece a documentare il più squallido dei tradimenti, con tanto di adulteri nudi a letto in piena copula anale; una manna per certe rubriche scandalistiche che nel giro di poche ore passano la notizia a tutti gli organi di informazione.

Il peggio tocca a me e ad Onofrio, costretti a rilasciare mille testimonianze, a raccontare nei particolari, anche i più volgari e scabrosi, il nostro reiterato adulterio; a farci fotografare come delinquenti; a tentare di schivare le domande dei giornalisti molto più imbarazzanti di quelle dei poliziotti; il momento peggiore per me è quello in cui sulla soglia di un ufficio di polizia vedo apparire i miei due figli, anch’essi chiamati a testimoniare sulla conoscenza del percorso alternativo per arrivare allo chalet.

Enzo naturalmente è accusato di provocato allarme e deve pagare una multa salatissima per aver fatto intervenire la polizia, come previsto dai regolamenti; ad ogni tegola che gli piove sulla testa, vedo il suo viso sempre più tirato; il ginecologo mi ha avvisato; ed è giusto, adesso, che abbia paura di uno scatto violento, perché alla forza e alla saggezza di mio marito mi potevo appellare finché si trattava di una semplice sbandata, di qualche copula per il gusto della trasgressione.

Ma la portata che i fatti hanno assunto sposta enormemente i termini della mia follia; in un momento di autentica stupidità, sperando in qualche modo di alleggerire la mia posizione, gli dico.

“Però, potevi avvertirmi di avere installato gli allarmi … “

Mi risponde mio figlio Franco, il più grande, laureando in legge e già valido collaboratore di suo padre.

“Che ne dici se vi avesse servito il caffè a letto, troia?”

Mi sento morire e vorrei sprofondare per la vergogna, per il dolore, per la rabbia contro me stessa; ma non posso neppure permettermi il lusso di piangere; le uniche spalle asciutte disposte da sempre ad ospitare le mie lacrime, mio marito e la mia amica Ofelia, sono le vere vittime della mia imbecillità; mi siedo accoccolata su una sedia e non mi muovo per non so più quanto tempo finché Claudio, l’altro mio figlio, non mi viene vicino con aria accigliata e mi dice.

“Alzati, andiamo a casa; se dio vuole è finita questa giornata interminabile!”

La risposta è coerente con tutta la mia stupidità del momento.

“Quale casa?”

“Se non vuoi andartene in un albergo con il tuo amante, c’è una sola casa che ti può ospitare, ed è la nostra. Hai fatto cose terribili, ma sei sempre mamma per me e per Franco; anche papà credo che abbia già perdonato; è assai forte e non serba mai rancore.”

“Mi lasci piangere un poco? Ho bisogno di una spalla e in questo momento non ne ho … “

Non mi risponde, si è avvicinato Enzo e mi sta dall’altro lato; Claudio mi spinge verso di lui, infila la mia mano sotto la sua, infilo il braccio sotto il suo e spero in un gesto di pietà, per lo meno; mi prende il braccio e me lo stringe; per un attimo, finalmente, il terrore si scioglie; appoggio la testa sulla spalla e comincio a far scorrere liberamente le lacrime.

Sto ancora piangendo quando arriviamo a casa e devo appoggiarmi a mio marito per non cadere; tutte le energie sembrano essersi dissolte; ho una crisi generale che mi priva completamente di forze; Enzo mi chiede se ce la faccio ad andare in bagno e farmi una doccia perché non mi sono liberata ancora di tante scorie, comprese quelle della copula parzialmente interrotta; piango disperatamente all’idea che ancora ho addosso le tracce fisiche della mia follia; gli chiedo per pietà di accompagnarmi.

Se vuole, può aiutarmi a lavarmi tenendo la testa girata da un’altra parte, ma non sono certa di farcela da sola e non vorrei collassare in doccia; mi spoglia delicatamente e consegna gli abiti a Claudio ordinandogli di bruciarli; si spoglia anche lui; entra con me nel box doccia e mi ficca sotto il getto bagnandosi anche lui; mi lascio lavare ed accarezzare; mi accorgo che ha molta reticenza a toccarmi l’inguine e l’ano, segno che sa che là ci sono le tracce più chiare della mia follia.

Sto zitta e mi lascio trattare da bambola di porcellana, come lui solo sa fare; quando una mano mi passa davanti al viso la bacio devotamente; la tira via stizzito, ma poi me la passa tra i capelli non per lavarli ma per carezzarli.

Impiega moltissimo tempo, prima di portarmi fuori, sembra quasi che cerchi di cancellare le tracce dell’adulterio con l’acqua corrente; mi copre poi con un accappatoio e mi guida dolcemente alla camera da letto, dove finisce di asciugarmi, mi fa indossare una camicia da notte e mi fa sdraiare dalla parte che di solito occupo io; spero che venga a sdraiarsi accanto a me ma va in cucina e mi porta acqua e sonnifero; mi assopisco e neppure mi accorgo che si è sistemato nella camera degli ospiti.

Mi sveglio che il sole è già alto, mentre di solito sono in piedi all’alba e mi occupo di tutto e di tutti; mi alzo e vado nel salone dove i figli stanno guardando i notiziari; mi siedo nella poltrona che è occupata da Franco e cerco di stringermi a lui; sembra quasi disturbato.

“Perché mi cacci anche tu?”

“Perché non saprei cosa dirti e tutto quello che potremmo dirci è dolore.”

“Dobbiamo per forza parlare della mia imbecillità?”

“Preferisci che parliamo del trasferimento d’ufficio?”

“Che c’entra un provvedimento disciplinare adesso?”

“Chi lo adotta, quando e perché?”

“E un decreto del Ministero contro insegnanti dichiarati incompatibili con l’ambiente per comportamenti riprovevoli … “

“Come ad esempio una docente sorpresa nuda in congresso carnale con un uomo che non è suo marito in una retata antiterroristica? Che ne dici? Ci può stare?”

“Credi che adotteranno questo provvedimento?”

“No, io non credo; io SO che stamani il preside deve notificarti il provvedimento disciplinare che ti trasferisce d’autorità a Reggio Calabria e tu non hai nessun elemento per opporti; i sindacati hanno già dichiarato la loro incompetenza; per di più, pare che a Reggio Calabria non sia ben visto il tuo trasferimento per lo scandalo che hai provocato, per cui si temono reazioni pesanti.”

“Oh mio dio, oh mio dio, oh mio dio … ”

“Mamma, anche se ne aggiungi cento, non cambia niente; hai sbagliato e il conto sarà lungo e salato; qualcuno pagherà caro quel tuo errore e prego io adesso che non sia tu a pagare tutto, fino in fondo … “

“Che vuoi dire, Franco?”

“Niente; è un cul de sac da cui non esci se non con le ossa rotte; la Calabria è terra di mafie e tu hai calpestato una delle leggi fondamentali dell’onorabilità mafiosa, la fedeltà coniugale; augurati che sappiano giudicare con serenità, visto che non sei calabrese.”

E’ arrivato Enzo e mi appoggia una mano sulla spalla.

“Stai calma e non preoccuparti; se uno dovrebbe fartela pagare, quello sono io; ma dal momento che ho già perdonato e voglio solo dimenticare, non ci sarà nessuno che possa fare diversamente da come voglio io. Quando la lotta si fa dura, i duri entrano in campo. Franco, ho telefonato a Cavallaro; domani prepara quelle carte perché potremmo anche dover scatenare la guerra per una Elena di Troia o per una troia come Elena.

“Ti senti molto Menelao?”

“Mi sento molto me stesso e devo decidere fino a che punto sono innamorato … “

“Posso darti un’indicazione?”

“Conosci la frase di Oscar Wilde ‘non datemi consigli; so sbagliare da me.’? Ecco, io ho saputo sbagliare e saprò sbagliare, ma da solo; tu pensa a commettere tuoi errori che già ti peseranno. Ai miei ci penso io!”

“Papà, posso dirti che ti ammiro sconfinatamente?”

“Grazie, l’affetto di uno in famiglia può compensare la slealtà di altri.”

Prima di andare avanti…

Com'è finora?

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