“Solo per il lavoro?”
“La smetti, vipera? Parleremo a lungo, in viaggio.”
Davvero parlarono molto; ma una cosa sorprese Franco e fu la stessa osservazione che gli aveva fatto per telefono Vittorio; anche Tina era convinta che il suo tallone d’Achille fosse la bontà spesso equivocata; poiché lui non sapeva come gestirsi il cambiamento, lei gli fece notare che un suo amico, il famigerato Nicola, poteva facilmente insegnargli qualcosa sulla cattiveria; per sua notizia, era uno capace di torturare a sangue col sorriso sulle labbra e forse avrebbe fatto pagare a qualcuno il male fatto.
Quando il dialogo scivolò sulla sistemazione sul posto, lui assicurò che erano riservati due alloggi, per lui e per lei; Tina quasi lo costrinse a bloccare la macchina.
“Franco, ma davvero pensi che io voglia venire con te solo per lavoro? Forse le tue donne precedenti, comunque le vuoi classificare, ti hanno fatto troppo male perché tu possa aprirti alla fiducia; io non mi vestirò da anima candida; ho fatto le mie esperienze; ho frequentato gli stessi ambiti delle due donne; ho fatto molti errori come loro, ma non ti voglio incastrare con la ‘fuitina’ fuori dal paesello e non ti rifilerò un figlio sapendo che non è tuo.
Promisi a mia nonna ed ho giurato a me stessa che quando avessi conosciuto l’uomo che ritenevo quello della mia vita sarei diventata per lui la compagna migliore che potesse aspettarsi; tu sei l’uomo della mia vita; noi andremo a dormire nello stesso letto e non ti farò dormire; in capo a un anno, voglio un figlio da te; non ti chiederò di convivere o di sposarmi; ma un figlio sarà il certificato del mio amore e non avrò bisogno di te, per allevarlo, se tu non lo vorrai; sto sognando troppo?”
“No, sei maledettamente logica e realista; che succede se diventi sleale e mi inganni? Non dico che vorrei che non facessi sesso con altri, dico che non accetterei che tradissi la mia fiducia.”
“Per ora, ti chiedo un atto di fede; poi sperimenterai quanto e come vuoi la mia lealtà, anche ogni giorno, ogni momento; voglio stare con te, desiderare quello che vuoi tu, vivere come decideremo; non ti ingannerò, mai!”
“Per favore, Tina, andiamo a organizzare il lavoro; poi andremo a casa … e a letto!”
Giunsero all’ufficio loro destinato e adeguarono gli scaffali e i faldoni al loro metodo di lavoro; lui ricevette gli altri impiegati ed organizzò il lavoro che avrebbero svolto da quel giorno in avanti; riuscirono a completare gli adempimenti preliminari poco prima della chiusura; cenarono frugalmente in una trattoria nelle vicinanze e finalmente poterono dirigersi alla casa che era loro destinata; ovviamente, decisero che un appartamento sarebbe bastato a tutti e due; avevano appena varcato l’uscio che lui la prese delicatamente tra le braccia, quasi temesse di rovinare una bella statua di maiolica.
Lei lo avvolse in un abbraccio tentacolare e lo baciò con grande trasporto sulla bocca; immediatamente le lingue si intrecciarono in una gara a succhiarsi vicendevolmente come se fossero dei piccoli fallii morbidi in una sapiente fellazione; le mani correvano su tutto il corpo e lei cominciò a spogliarlo con frenesia, a partire dalla cravatta di prammatica per un dirigente; quando lo vide in boxer ed intuì, dalla forma, la consistenza del sesso, si passò golosa la lingua sulle labbra.
“Adesso capisco perché Lory era tanto vogliosa di stare con te! Per caso il tuo membro supera la dimensione legale? Questo è un vero mostro; al confronto, ho conosciuto solo piselli!”
“Lascia stare i confronti e dimmi solo se ti fa veramente così paura.”
“Spero che scherzi; questo è il bengodi di qualunque femmina degna di questo nome; io sono indietro di un bel po’ di copule; tu stasera mi fai tutto quello che è umanamente possibile ad un maschio; solo quando mi avrai distrutta, ti lascerò riposare; sono eccitata come non puoi immaginare.”
Accompagnò le parole coi fatti, sfilò il boxer e si accovacciò per portare la bocca all’altezza del batacchio; lo manipolò, lo accarezzò, lo soppesò, lo stimolò, dai testicoli alla punta, a due mani; gli praticò una masturbazione che lo portò quasi sull’orlo dell’orgasmo; lui la fermò, la prese per la mano e la guidò verso il letto, la spinse con la schiena sulle lenzuola e si abbassò a baciarle il ventre; Tina gemeva sensualmente e gli accarezzava la testa, guidandola.
Franco si dedicò al più lungo, appassionato e godurioso cunnilinguo di cui era capace; faceva scivolare la lingua dal monte di venere al coccige passando per vulva e ano che solleticava abilmente scatenando piccoli orgasmi; con le mani, afferrava il clitoride e lo stimolava strofinando fino all’orgasmo; infilò due dita in vagina alla ricerca di un punto sensibile; passò le stesse dita sull’ano e spinse, entrando senza problemi, favorito anche dagli umori che la donna aveva scaricato in quei primi orgasmi.
La fece arretrare col corpo finché fu tutta sul letto e la invitò a girarsi carponi, fino ad avere davanti agli occhi il sedere perfettamente disegnato; separò le natiche piene e delicate e affondò il viso nello spacco, alla ricerca dell’ano e della vulva; la lingua insistette con forza sui due fori e lei si sentì portata in paradiso; si coprì la bocca con una mano per soffocare gli urli che la leccata le strappava dal profondo del cuore.
“Ti prego, dammelo, adesso; voglio sentirlo fino in fondo … “
Le montò addosso, si inginocchiò fra le cosce e le infilò il sesso in vagina; lei lo ricevette con amore e devozione, godendo ad ogni piccolo avanzamento della mazza nel canale vaginale fino a che la punta sbatté contro l’utero; lui avviò una cavalcata intensa; per qualche secondo picchiava duro con la mazza che riempiva violentemente la vagina; poi si fermava e lo lasciava scivolare dolcemente avanti e indietro; il gioco durò un tempo lunghissimo, perché piaceva ad entrambi.
Quando lei lo implorò di sostare perché aveva goduto troppo, lui si stese a fianco e cominciò a leccarla dolcemente, su tutto il viso prima, poi sul seno e andò a prendere in bocca i capezzoli, uno per volta; lei si sentiva sciogliere dal piacere che le scorreva in tutto il corpo e si scaricava in liquide dolcezze attraverso la vulva fin sul lenzuolo che ormai presentava una larga chiazza fra le cosce; quando si abbassò sull’ombelico e si avviò verso la vagina, lo fermò perché doveva sostare.
La fece girare, la sollevò prona sulle ginocchia e le andò dietro; lei gli chiese se voleva il gel; lui rispose di no, per il momento; la penetrò in vagina, in un colpo solo che lei avvertì con un grido soffocato all’ultimo momento; poi cominciò la cavalcata e Tina sentiva il sesso spostare tutto il pacco intestinale, perfino lo stomaco, quando lui lo spingeva contro l’utero; il piacere era infinito, gli orgasmi si susseguivano senza tregua e si sentì quasi spossata, ad un certo punto.
