“Sapevo che sarebbero cominciate le domande; per evitare un interrogatorio, ti racconto tutto dall’inizio; però, prima, levami una curiosità; ora che tuo padre non può più e tu sei comunque il mio amante ideale, riusciresti a fare un po’ di sesso?”
“Non intendo fare le corna a mio padre!”
“Chiamalo e domandagli se si sentirebbe tradito se tu copulassi con me. Chiamalo, per favore; se te lo dico io, puoi avere dei dubbi. Chiamalo e ti dirà che, se devo surrogarlo a letto, è meglio con suo figlio che con un estraneo qualsiasi; lo capisci che lui non può e non c’è niente di meglio che delegare suo figlio?”
Fa lei stessa la chiamata; lo saluta, lo avverte che devo parlargli ‘di quella cosa’ e mi passa l’apparecchio in vivavoce.
“Ciao, babbo; Cia mi ha rivelato che non è la mia madre naturale; vorrebbe anche che facessimo l’amore; non ti senti tradito se accetto?”
“Tancredi, io non posso più; ma non voglio che entri in clausura; se mi chiedesse di prendersi il sesso da uno qualsiasi, non me la sentirei di negarglielo e costringerla a una rinuncia innaturale; se quel sesso è il tuo, ne sono felice; forse ne proverei piacere anch’io; a me resterebbe il suo amore che è stato ed è immenso, infinito, inarrestabile.”
“Davvero stai pensando di invitarmi a letto con voi perché una donna, che tu consideri straordinaria, dia amore a te e sesso a me?”
“Fatti prima raccontare quello che ha vissuto, sofferto, accettato, amato in questi venti anni; poi sono certo che sarai d’accordo con me nel dire che merita di essere trattata come una donna eccezionale; se volevi solo la mia opinione sulla sua richiesta, sappi che sarei felice se tu riuscissi a darle un poco della gioia che io non posso più.”
“Va bene; grazie, babbo; adesso sono io a dirti che dormiremo in tre, qualche volta, nel tuo letto. Ciao.”
“Figlio mio, ne sarei felice. Ciao a tutti e due, amori miei.”
“E’ come mi dicevi tu; non qui in macchina, ma adesso voglio ad ogni costo fare l’amore con te, fino a sciogliermi nella donna che da sempre è nei miei sogni, nei miei turbamenti, nelle mie masturbazioni.”
“Senti, bello, non sai che cosa sia stato per me, lasciarti andare a Firenze; non sai quanto ho sofferto per le ragazzine che ti portavi in camera tua; stavo a origliare come una stupida e ogni urlo era una pugnalata nel cuore, nel cervello, nella vagina, sulle tette, in bocca e nel didietro, quando sospettavo che stessi facendo coito anale. Ti ho spiato più di quanto tu spiassi me; ti ho desiderato fino a star male. Appena possibile, mi farai fare l’amore. Adesso, stammi a sentire e non interrompere.
Quando tu nascesti, avevo esattamente l’età che hai tu ora; eravamo un gruppo di una decina di persone diverse per età e per stato sociale; pensa solo che tuo padre aveva venticinque anni e già dirigeva con tuo nonno l’azienda agricola che oggi è sua; per noi della banda era ‘il contadino’; io avevo vent’anni; conoscendo il mio problema, mi ero subito data da fare, facendomi sverginare e avendo qualche rapporto completo con alcuni dei ragazzi; per tutti ero ‘la troia’.
La più piccola era tua madre, solo diciotto anni, di famiglia nobile e piuttosto schizzinosa, soggetta a regole ferree dalla famiglia che le imponeva tutto; per noi era ‘la contessina’ che, per sua disgrazia, s’innamorò proprio del contadino che era decisamente il più bello di tutti, il più affascinante, il più autonomo, quello già laureato e che poteva vivere del suo lavoro di contadino, mentre gli altri eravamo studenti più o meno in regola con i corsi universitari.
L’unico problema che pose quella situazione da paradiso terrestre fu che tua madre non seppe resistere al fascino di Giancarlo e, alla prima occasione, fece l’amore completamente e senza protezioni; io ero innamorata pazza di tuo padre, ma m’imponevo di stare sulle mie, perché ero anche l’amica del cuore di tua madre, quella che ne tutelava la libertà e che la soccorreva nel bisogno.
Senza timore di esagerare, posso dire che assistetti fisicamente alla sua deflorazione, perché la prima volta lo fecero quando ci appartammo tutti e tre in una macchia e cominciarono a limonare senza curarsi di me che facevo finta di distrarmi; quando mi allontanai abbastanza perché si credessero soli, mentre io li spiavo da un cespuglio, vidi quasi con terrore che tua madre gli chiedeva quasi in lacrime di prenderla, di farle fare l’amore completo; lui lo fece ed io potei solo sperare che tutto finisse bene.
Ma non fu così; per un caso che si verifica pochissime volte su un milione, ci restò e dopo poco tempo si rese conto di essere rimasta incinta di te; scoppiò quasi una tragedia e ti risparmio i particolari delle giornate di terrore vissute al pensiero di quello che i suoi genitori avrebbero potuto scatenare contro di lei che si era fatta mettere incinta e, per di più, da un ‘contadino’, anche se laureato, senza un minimo di blasone.
L’unica cosa bella che fece tua madre, assai fragile allora, fu di rifiutarsi ad ogni costo di abortire; Giancarlo voleva sposarla, ma lei non se la sentiva di sfidare i genitori e si trascinarono avanti la cosa per qualche mese; per sua fortuna, lo stato interessante non appariva, quasi non aveva pancia; il miracolo avvenne quando ci accolsero in un gruppo per l’Erasmus destinato alla Spagna; io e tua madre ci andammo insieme.
Furono i mesi più pazzi, più affascinanti e più tormentati della nostra vita; perché anch’io vivevo con lei tutti i tormenti che la gravidanza le diede, dalle nausee agli spaventi, dalle ecografie alle sofferenze perché Giancarlo non poteva raggiungerci se non l’ultima settimana prima del parto; poi nascesti ed eri bellissimo; ti amammo immediatamente; poi tornammo con i piedi per terra e cominciarono altri tormenti; tua madre non volle tornare col figlio dalla Spagna e davvero non sapevamo che fare.
Io ero davvero innamorata di tuo padre; l’idea che dovesse affrontare da solo la paternità con un neonato me lo rendeva caro per il coraggio che dimostrava; in un empito di amore gli proposi di presentarlo come figlio mio e suo; così dicemmo in giro, anche se i documenti anagrafici dicono il contrario; ma tra i dati identificativi non figurano più la maternità e la paternità ed io ho potuto tenerti con me, come mio figlio, definitivamente; tuo padre decise di sposarmi ed io ne fui felice.
Sono stata una buona moglie, in questi anni, e mio marito me lo riconosce continuamente; spero di essere stata anche una buona madre e spero che tu voglia ammetterlo; ti ho amato forse troppo, da un certo momento, ma mi sono tenuta sempre al di qua dei limiti del buonsenso; adesso, però, che il mio uomo non può più essermi completamente compagno a letto, l’unico altro amore della mia vita mi è scoppiato dentro; ho voluto che sapessi tutto, perché ti desidero come amo tuo padre.”
Il racconto, anche ridotto all’essenziale, mi ha sconvolto e un milione di domande mi si pongono; la prima è chi sia mia madre e dove si trovi adesso; Cia mi risponde che il nome devo chiederlo a mio padre, l’unico che abbia facoltà di rivelarlo; per quanto riguarda la vita di mia madre dopo la mia nascita, lei non ha nessun dato da fornirmi; per quel che conosce, neppure mio padre si è più preoccupato di avere notizie; noi siamo la famiglia e a lui basta.
L’altra domanda incalzante riguarda l’amore che ci siamo confessati; alla fine, risulta che per almeno cinque anni, dai quindici a quel momento, io mi sono completamente perduto nell’amore per Cia; mi appare anche chiaro che trasferisco nel sesso lo slancio di affetto che ho per lei; dalla sua confessione, risulta chiaro che ha fatto lo stesso percorso, trasformando progressivamente lo slancio materno, viziato dall’artificiosità del rapporto, in desiderio fisico.
Alla luce anche di quanto ha dichiarato mio padre, non posso che lasciarmi andare all’amore per lei o, almeno, all’entusiasmo genitale che mi spinge a desiderarla più di ogni cosa al mondo; mi frena il timore che, se emergesse qualcosa di una relazione incestuosa, almeno sulla carta, può scatenarsi un inferno; ma lei sembra non curarsi degli altri, come ha sempre fatto; mio padre mi lascia campo libero; decido di saltare il fosso.
Mi giro verso di lei, la abbraccio quasi timoroso e la bacio intensamente sulla bocca; mi scoppiano testa cuore e sesso, in un sol colpo; niente a che vedere con i baci appassionati scambiati con le ragazze negli ultimi cinque anni, che non sono stati pochi né banali; Cia mi sconvolge tutto e mi spedisce direttamente in paradiso, quando la sua lingua s’infila prepotentemente in bocca e mi succhia l’anima, mentre la sua mano s’impossessa del mio sesso ancora negli slip.
“Tancredi, non facciamo sciocchezze, ti prego; siamo all’aperto ed io sono ufficialmente tua madre; io ti voglio più di quanto tu dimostri; se metti una mano nei miei slip, ci trovi un lago; ma dobbiamo ragionare e fare quello che amiamo di più in una sede opportuna; in mezz’ora possiamo essere a casa e stai certo che non ti darò tregua; sai che ho qualche mese di astinenza e presenterò a te il conto dell’assenza di tuo padre che a letto è capace di miracoli di dolcezza.”
“Va bene, amore mio; ora posso dirlo anch’io, benché abbiamo già fissato che con me sarà sesso e con Giancarlo amore; almeno tra di noi, posso dirtelo che sei il mio amore; andiamo a casa e insegnami a portarti in paradiso; sarò anche più bravo con le altre; una mamma deve sempre insegnare qualcosa al figlio, anche se non è proprio suo, ma che lei vuole per sé.”
