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Erotika
Chi ha le corna? · Cap. 4
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Capitolo 4 di 4 20 min di lettura

Chi ha le corna? 4 Strani percorsi per ritrovasi, forse.

I dissidi inducono i tre amanti a rompere, prima le donne col maschio, poi entrambe tra di loro; lui si risposa, ma la seconda moglie muore giovane e gli lascia una figlia; sarà lei a ricucire gli antichi rapporti con le donne trasferite lontano e a creare i presupposti per ricominciare.

geniodirazza
1 anno fa · 277 letture · 0

Chi ha le corna? 4

Si erano ormai assestati, i tre, nella situazione del maschio che godeva dell’amore di due donne, sua moglie Anna e la madre di suo figlio Nicoletta; quello che più godeva dell’assetto era naturalmente Giorgio che aveva anche ripreso le sue abitudini con la suocera Agnese e con la cognata Emilia alle quali distribuiva settimanalmente goduriose scopate con il beneplacito del suocero impotente e l’assenza quasi totale del marito della cognata.

In realtà, Nicoletta aveva accettato la sistemazione solo per essere certa di poter badare meglio al figlio che cresceva; uscita dal rapporto non impegnativo con Claudio, avrebbe potuto occupare un appartamentino di suo proprietà nel centro, che aveva dato in affitto al momento di andare a vivere con l’ex compagno; ma aveva preferito la convivenza, perché la sua vicinanza appariva ancora quasi indispensabile ad Anna per il processo di crescita che aveva affrontato con impegno.

Da un lato, si rendeva conto che l’amica aveva poca conoscenza per fare il percorso da sola; dall’altro lato, si era stabilito tra loro un rapporto che andava al di là dell’amicizia e che sfociava spesso e facilmente in una relazione saffica che sovrastava anche l’amore coniugale e riduceva spesso Giorgio al più banale ruolo di cazzo al servizio di due donne decisamente calde e sempre più determinate; ma la cosa non appariva evidente.

Certe volte, Nicoletta usciva di pomeriggio, avvertiva telefonicamente Anna che non avrebbe cenato a casa e si abbandonava a libidinosi incontri di sesso; da sempre era abituata a fare sesso quando, come, dove e se le veniva la voglia; in tutti i precedenti rapporti non aveva incontrato ostacoli dai partner fissi; nel caso di Giorgio, visto il modo in cui era iniziato il loro rapporto, era convinta che tutto sarebbe risultato normale a un donnaiolo con harem radicato.

Anna, legata ad una convinzione arcaica del matrimonio, guardava con tremore agli ‘arbìtri’ dell’amica e temeva eventuali reazioni del marito di cui intuiva la convinzione di individuo alfa che il comportamento di Nicoletta metteva seriamente in discussione; talvolta dovette fare i salti mortali per coprire le assenze di lei a cena, con pericolosi borbottii del marito, che per fortuna non sospettava neppure lontanamente le scelte della madre di suo figlio.

La vicenda ‘esplose’ una sera che Nicoletta avvertì che avrebbe passato la notte fuori; erano passati un bel po’ di mesi, il bambino era ormai abbastanza autonomo e Anna dovette solo rassicurarla che avrebbe provveduto lei ai bisogni di quello che era ormai quasi oggettivamente figlio di tutti e tre, anche se marito e moglie ignoravano che Nicoletta aveva fatto in modo che il nome del padre non comparisse in alcun documento e il figlio risultava tutto e solo suo.

Per caso, Nicoletta aveva incontrato un suo antico amante, un rappresentante di commercio che passava per la città una volta ogni mese circa; in passato lei ne aveva sperimentato le doti come stallone; si doveva fermare per una sola notte; pensò bene di offrirgli ospitalità nel suo appartamento, che lui aveva già frequentato in anni precedenti; dopo avere affidato ad Anna la cura del bambino, vi si recò con lui che non smetteva di accarezzarla e palparla voglioso.

Passò una notte di sesso al fulmicotone; aveva una mazza bella grossa, l’amante occasionale, che Nicoletta peraltro conosceva bene e sapeva manovrare per ottenerne il massimo piacere; non dovette pensarci prima di prenderlo in bocca e succhiarlo a lungo; sapeva quanta capacità di durata aveva l’uomo e si dilettò con quel cazzo in bocca fino a farsi dolere le mascelle; poi fu la volta di lui a succhiarle la figa.

Lei lo spinse a succhiarla con enorme foga, anche per dargli il tempo di riprendersi dal pompino e dedicarsi poi con più voglia alla scopata; l’altro le fece toccare le vette più alte del piacere tormentandole clitoride e vagina con le dita, con le labbra, con la lingua, leccando, succhiando, manipolando fino a quando non la vedeva e sentiva squirtare quasi con violenza; poi la scopò a lungo, da davanti e a pecorina; alla fine, le piantò profondamente il cazzo nel culo e la fece godere a lungo.

Scopò tutta la notte, poi tornò a casa; come Anna prevedeva, Giorgio andò su tutte le furie e si scagliò contro la moglie innocente; lei lo sopportò in silenzio, per l’amica e per il bambino, e sopportò la violenta aggressione sessuale a cui la rabbia del marito la costrinse; alle sette di mattina, Nicoletta rientrò e filò direttamente sotto la doccia; Anna non riuscì a metterla sull’avviso, perché la rabbia di Giorgio esplose immediata e violenta non appena apparve in cucina per il caffè.

Nicoletta non mosse ciglio; lo lasciò urlare e strepitare, prese il telefono ed avvisò la scuola che rimaneva un giorno a casa perché il bambino non stava benissimo; lui uscì per andare al lavoro; Anna si asciugò gli occhi dal pianto e andò a scuola perché aveva lezione; nella mattinata, Nicoletta fece venire un furgone con autista, caricò le sue cose in poche valige e si trasferì, col figlio, nel suo appartamento; lasciò un biglietto con scuse e ringraziamenti.

Anna, rientrando, trovò il post it e telefonò all’amica; Nicoletta le confermò che era andata via perché era nel suo diritto di donna libera sistemarsi dove voleva; le ricordò l’appartamento che possedeva; quando Anna le pose il problema del bambino che Giorgio considerava suo figlio, l’altra le rivelò che il nome del padre non figurava in nessun documento, che il figlio era solo suo e che qualunque tentativo di appropriarsene sarebbe costato caro.

Le chiese di incontrarsi, al bar sotto scuola; Nicoletta avvertì anche la loro collega di diritto, famosa perché, come avvocato, aveva messo sul lastrico molti maschi aggressivi e prepotenti; era famosa e temuta in tribunale; manco a dirlo, appena conobbe i fatti, avvertì Anna che suo marito rischiava di finire in povertà se azzardava un’iniziativa legale; la legge impediva i test del DNA per l’accertamento di paternità, in mancanza dell’assenso della madre.

Se mai avesse dimostrato di essere il padre naturale e avesse chiesto la legalizzazione del suo diritto a legittimarlo, avrebbe presentato una richiesta di assegno di mantenimento che li avrebbe ridotti sul lastrico considerato anche che il concepimento era avvenuto in presenza di un regolare matrimonio; a parte tutto, lo scandalo avrebbe travolto tutti e tre e la peggio sarebbe spettata forse proprio a suo marito.

Il loro cattivo comportamento avrebbe potuto, al massimo, costare un trasferimento d’ufficio ad altra sede; per suo marito si sarebbe aggiunta anche il dover risistemare il suo matrimonio con la moglie inviata lontano; amichevolmente, suggeriva di indurlo a riflettere che il figlio non era suo solo perché aveva scopato con l’amica della moglie per vendicare quello che sua moglie aveva fatto con il compagno di lei.

La cosa più semplice sarebbe risultata dimostrare a un giudice, e suo marito doveva sperare in uno maschilista e non in uno favorevole alla libertà delle donne, che si trattava di un individuo arrogante, con una vita sentimentale confusa ed esasperata, che avanzava diritti di paternità su una creatura voluta dalla madre con un gesto d’amore in cui il sesso maschile era solo uno strumento; avrebbe senz’altro potuto provare, in tribunale, che si trattava di un individuo sordido.

Fece riflettere Anna che suo marito era stato capace di scopare con moglie, suocera, cognata, amiche e forse con chiunque capitava; se arrivavano al tribunale, lei sarebbe stata più feroce del solito e l’avrebbe dilaniato; la poveretta non poté che prendere atto e, quando Giorgio tornò, riferirgli il contenuto del dialogo con l’avvocatessa; gli suggerì, pacatamente, di parlarne prima con il suo avvocato, per non rischiare danni gravissimi.

Lui ebbe il buonsenso di calmarsi e di chiamare il suo amico avvocato che gli confermò punto per punto le previsioni della collega; lo avvisò che non intendeva perdere una causa e che non lo avrebbe rappresentato se cercava di arrivare in tribunale, perché le stragi fatte dalla rivale erano famose in tutta la regione; i dati che forniva erano chiaramente di una causa persa in partenza; per la prima volta Giorgio sentiva parlare di Nicoletta donna libera autonoma e determinata.

Il suo orgoglio maschilista veniva di colpo abbattuto; non aveva nessun diritto su un figlio che aveva considerato suo da sempre; era da censurare, forse da colpire come reato, la sua reazione alla scappatella della sua amante; in buon sostanza, vide il castello delle sue presunzioni cadere con un polverone; la cosa lo colpì profondamente e a lungo cercò le soluzioni possibili per ribaltare la situazione, ma si scontrò con la realtà di una logica inoppugnabile.

Naturalmente, ne risentirono i rapporti tra lui e la moglie, che ormai era la valvola di scarico della sua rabbia troppo repressa; Anna fu costretta a telefonare a sua madre, che poté solo consigliarle di affrontare la cosa con suo padre; la separazione, se necessario, diventava la via più logica; Nicola si rese conto in pochissime battute che quel genero era ormai un pericolo anche per l’incolumità di sua figlia; telefonò ad un amico e le consigliò la separazione de facto.

Prima di andare avanti…

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