Chi ha le corna? 1
Per anni, Giorgio e Claudio avevano lavorato nella stessa banca ed avevano stabilito un’amicizia da colleghi senza entusiasmi; una battuta ogni tanto, da una scrivania all’altra, il caffè nelle soste e le solite cose che ci si scambia in ufficio; solo da poco tempo avevano scoperto che Anna e Nicoletta, le rispettive compagne, insegnavano nello stesso istituto ed avevano un rapporto abbastanza più intimo.
Trovarsi quindi, il sabato pomeriggio, per un aperitivo, era diventato quasi un appuntamento imprescindibile; poi ogni coppia andava per le sue abitudini, Anna e Giorgio a casa, per la cena e la serata alla TV; Claudio e Nicoletta a cena fuori, e spesso anche, preferibilmente, in discoteca, almeno fino ad un’ora compatibile con la loro attività professionale e il conseguente rispetto di un decoro che è legge non scritta.
A letto, Anna e Giorgio avevano assai pochi entusiasmi, che non erano mai stati eccelsi; decisamente egocentrica e maniacalmente preoccupata della sua forma fisica, Anna rifiutava l’idea stessa di avere un figlio, nel timore che una maternità deformasse la sua linea perfetta, che poi non sarebbe rientrata negli argini; d’altra parte, non accettava di scopare con il preservativo perché amava sentire il calore della pelle nella scopata.
Oltre alla masturbazione, che praticava poco e di malavoglia, non sarebbe rimasto che il pompino; ci aveva provato, una volta; ma il gusto acido dello sperma in bocca l’aveva decisa a respingere aprioristicamente ogni tentativo di lui di accostarle il cazzo alle labbra; in maniera lenta ed inevitabile, erano arrivati al punto che, da quasi un anno, non avevano nessun contatto.
Esasperato, lui si era confidato con sua suocera, una gran bella donna di cinquantacinque anni, ancora ben solida nel corpo statuario che aveva sempre avuto, come sua figlia, d’altronde; lei era in grado di capire il suo tormento, visto che suo marito, ad appena sessant’anni, aveva avuto un cancro alla prostata ed era ormai impotente; al genero che le chiedeva come facesse, la donna spiegò che la buona volontà, la chiarezza e il buonsenso aiutano, molto spesso.
Uscendo dalle ambiguità, gli confidò che col marito avevano deciso che avrebbero usato tutti i mezzi possibili per sopperire; suo marito era un ottimo linguista ed un abile manipolatore; con bocca e mani, era in grado di soddisfarla anche ogni giorno; non bastava, naturalmente, mancava la scopata; negli ultimi mesi avevano acquistato dei vibratori, che suo marito aveva ben presto imparato ad usare con molta sapienza; era in grado di scatenarle bellissimi orgasmi.
Quello che però non poteva sopperire era il desiderio di sentire una mazza di carne viva forzare i muscoli della figa e riempirla fino all’utero; ne avevano parlato di recente e lui aveva convenuto che un amante vero poteva anche accettare che lo trovasse, ma desiderava che la cosa non lo mettesse in difficoltà, facendolo considerare spregiativamente cornuto; la donna propose alla fine.
“Se a te non dispiacesse, potrei essere io a sostituire mia figlia; sono ancora una bella gnocca molto appetibile e appetita; se ti andasse, io avrei il mio maschio per scopare e tu avresti una donna con cui sollazzarti come e quanto ti piace; inoltre, resterebbe in famiglia, con soddisfazione di tutti.”
Giorgio non la fece quasi finire; si limitò a chiedere quando poteva realizzarsi questo rapporto; Agnese aveva bisogno di parlarne prima con suo marito, e con molto garbo, dal momento che doveva anche fargli sapere che sua figlia era una vera stronza narcisista e imbecille; una volta chiarito con Nicola, avrebbero deciso in quale occasione lui la veniva a trovare da genero e la portava a letto da amante.
Non passò molto tempo; dopo una settimana, Agnese lo avvertì che un dato giorno suo marito aveva deciso di andare in visita a persone che abitavano in un’altra cittadina della provincia e che lei aveva tutto il pomeriggio da dedicargli; la raggiunse subito dopo pranzo; non ebbe bisogno di accampare scuse con sua moglie, che non si curava quasi del suo privato; quando entrò, trovò una femmina bellissima, in vestaglia trasparente che lo accolse a braccia aperte e lo assorbì in un bacio da idrovora.
Non riconosceva in quella donna la madre di sua moglie che aveva guardato sempre con deferenza; sentiva il calore della passione promanare da ogni centimetro della pelle; la palpava voglioso dappertutto, sui seni ricchi ma ancora ben saldi, meno compatti e duri di quelli di sua figlia, ma più matronali, lussuriosi, desiderosi di carezze; i capezzoli erano quelli da cui Anna aveva succhiato la vita; per lui, due fragoloni invitanti e saporosi su cui si tuffò libidinosamente.
Lo spogliò mentre erano ancora nel salone e gli lasciò addosso solo il boxer; intuiva dalla sagoma il cazzo duro e notevole; lo prese in mano e lo percorse tutto con passione.
“Quell’imbecille rinuncia a questo ben di dio? E’ pazza, solo pazza!”
Lo portò verso la camera tenendolo per il cazzo come se lo accompagnasse per mano; si sedette sul bordo del letto, abbassò il boxer fino ai piedi e lui lo lanciò via; accarezzava con le mani e con gli occhi la mazza che si ergeva superba, poi accostò il viso e la punta della lingua; lui fremeva di piacere, quando lei raccolse la goccia di precum dal forellino; gli scoppiò la testa, quando la lingua passò su tutta l’asta fino alla cappella; scese di nuovo e succhiò le palle, una per una.
Sembrò che gli scoppiasse un lampo nella testa, quando la bocca si aprì e lasciò entrare la cappella; la guidò con la lingua lungo il palato fino all’ugola; poi affondò e lui trattenne appena l’urlo di piacere; non poteva fare a meno di pensare ad Anna, in quel momento; e un senso di compassione lo prendeva, leggendo la libidine che si disegnava sul viso di Agnese mentre cominciava a succhiare e a spingere il cazzo avanti e indietro nella gola.
Non aveva nessuna intenzione di sborrare così presto; le prese la testa tra le mani e la frenò; lo guardò incuriosita; sfilò il cazzo e la spinse con le spalle sul letto, s’inginocchiò davanti a lei e aprì definitivamente la vestaglia sotto la quale sapeva già che era nuda; gli apparve la figa matura, carnosa, rorida, ricoperta da una peluria fitta, bionda, che arrivava a sfiorare l’ombelico; pensò con tristezza alla figa totalmente depilata di sua figlia che non gli aveva mai provocato tanto desiderio.
“Ti dà fastidio la mia figa così pelosa?”
“Sei matta? Adoro il boschetto pubico; odio le fighe pelate, come quelle delle bambine; amo grufolare tra i peli!”
Gli prese la testa e la spinse tra le cosce; lui affondò le labbra nei peli e con la lingua cercò le piccole labbra e il clitoride; non ci volle molto a trovarlo, a stringerlo tra le labbra e succhiare; lei gemeva come se soffrisse ma la cascata di umori diceva che stava godendo molto più di quanto si aspettasse; mandò la lingua su e giù fino all’ano, lei gli appoggiò le gambe sulle spalle e si spalancò totalmente per farlo entrare fin dove fosse possibile; quando venne, urlò come un animale; la baciò per frenarla.
Recuperò un respiro più regolare; si spostò al centro del letto e lo incitò a scoparla; lui le salì addosso e la avvolse, lei si rannicchiò sotto di lui, gli girò le gambe intorno alla vita; prese delicatamente con la mano la mazza e la puntò alla figa; spinse con le reni e si impalò; gemette, quando la punta del cazzo si scontrò con la cervice dell’utero; Giorgio la montò a lungo, fermandosi spesso per rinnovare la scopata e farla sborrare; dopo, si sciolse dall’abbraccio e la invitò a mettersi carponi.
“Pensi di farmi il culo?”
“No; per ora ti scopo a pecora; se vuoi che ti inculi, bisogna che prepariamo bene la cosa.”
“Infatti, non ho lubrificante e quasi non ricordo quand’è stata l’ultima volta che l’ho preso in culo!”
“Avremo tempo; ho scoperto che amante appassionata sai essere e non farò a meno facilmente della tua figa!”
“Io ho trovato il cazzo che mi ridà ragione di vita; ogni volta che potremo, faremo l’amore; voglio darti tutto quello che so e che posso darti e non negherò niente di quello che mi chiederai. Oltretutto, spero anche che questa nostra scelta possa servire ad evitare lo strazio di un divorzio.”
