Chi ha le corna? 2
Tornò a casa e trovò la moglie che spignattava; si mise in vestaglia e ciabatte, fece il numero della suocera.
“Ciao, Agnese, ho avuto una brutta giornata e devo parlarti; riesci a liberarti?”
“Vuoi anche fare l’amore?”
“Non necessariamente; ho bisogno solo di facce amiche intorno; se poi ci viene voglia, sai che non dico mai no.”
“Con lei come fai?”
“Mi sta ascoltando; ma si occupa di me come della suola delle scarpe; posso essere da te verso le quattro.
“Ti aspetto, più calda di quanto pensi.”
Anna era rimasta colpita dal tono della telefonata.
“Ti confidi con mia madre, adesso?”
“Con le bugie che racconti, non ho più nessuna fiducia in te; se non l’hai capito, non ti amo più da un bel pezzo.”
“Che c’è di tanto intimo tra te e mia madre?”
“Con i tuoi, ho da sempre creato una sorta di famiglia alternativa, visto che la mia non c’è più; tuo padre è una persona assai cara che necessita di amore e di comprensione; con tua sorella, sai già quali siano i miei rapporti e ti annuncio che diventano sempre più intensi; con tua madre, l’affetto filiale tracima sempre più verso l’attrazione fisica e non escluderei che … “
Il piatto le cadde e si frammentò sul pavimento.
“Mia madre!?!?!? Dopo mia sorella, anche mia madre? Che animale sei?”
“Ho detto che le amo e le amo davvero; anche per questo, non ti proclamo cornuta come tu fai per me coi tuoi amanti!”
“Io non ho amanti!”
“Che cos’hai allora? Solo un bull che riempie la figa e la bocca? Neanche a lui hai concesso il culo; mi compiaccio!”
“Come ti permetti di inventare tali offese’”
“Le prove le vedrai in tribunale al processo per il divorzio … “
“Quali prove?”
“Raccogli i cocci, perché quello solo ti resta; io oggi vado a farmi confortare da Agnese che davvero mi ama, mi capisce e mi aiuta; domani forse potrei chiedere ad Emilia di leccarmi le ferite e il cazzo; i conti li faremo quando dimostrerò che mi tradisci, mi umili, mi offendi e mi oltraggi; arrivi perfino a telefonarmi mentre stai facendo pompini o ti stanno scopando a pecorina!”
“Chi lo dice questo?”
“Lo hai detto tu, al tuo amante, anche stamattina; e non cercare di negare perché ti caccio fuori di casa e neppure i tuoi ti accolgono, dopo che avrò dimostrato chi sei … “
Passò un pomeriggio di totale felicità con Agnese che si dava molto da fare per offrirgli la più bella scopata della sua vita, specialmente quando le rivelò, senza scendere nei particolari, che sua figlia era ormai una troia che lo tradiva e lo offendeva; mentre erano nel pieno di una bellissima scopata a pecorina, Anna telefonò a sua madre, che le rispose mentre lui stava pompando con grande foga contro il culo matronale che gli dava sempre piacere infinito.
Sua moglie avrebbe voluto sapere cosa avesse suo marito a suo carico; lei le rispose per enigmi, con frasi che le avrebbero chiarito che Giorgio stava montandola da dietro, che aveva spostato il cazzo dalla figa al culo e che stava sprofondando fino alle palle; ma Anna era troppo piena di sé, per rendersi conto di qualcosa e continuava a girare intorno ad ipotetici segreti che legavano sua madre e suo marito; Agnese tagliò corto perché aveva bisogno di urlare l’orgasmo che arrivava.
Quando tornò a casa, Giorgio andò diretto allo studiolo e si attrezzò per la notte; alle rimostranze della moglie, fece presente che non intendeva dormire nel letto dove lei lo tradiva; Anna avrebbe voluto obiettare, ma si fermò per timore che uscissero le prove che lui aveva minacciato; rinunciò e, da quel momento, le vite si separano inconciliabilmente; lei continuò la sua vicenda con l’amico sterile che garantiva scopate senza pericoli per la sua linea; lui avviò una storia particolare con Nicoletta.
Si accordò col direttore che il lunedì si dedicava ai controlli delle agenzie e non andava in ufficio; appena uscito, si diresse alla casa dei due, bussò al citofono, salì al piano e, quando si aprì la porta, si trovò di fronte alla visione di incanto che forse aveva sognato, con Nicoletta in vestaglia nera trasparente; sotto era nuda e lui poteva ammirare la figura in tutta la sua bellezza; la prese delicatamente tra le braccia, quasi temesse di rovinare una bella statua di maiolica.
Lei lo avvolse in un abbraccio tentacolare e lo baciò con grande trasporto sulla bocca; immediatamente le lingue si intrecciarono in una gara a succhiarsi vicendevolmente come se fossero dei piccoli cazzi morbidi in un sapiente pompino; le mani correvano su tutto il corpo e lei cominciò a spogliarlo con frenesia, a partire dalla cravatta di prammatica per un bancario; quando lo vide in boxer ed intuì, dalla forma, la consistenza del cazzo, si passò golosa la lingua sulle labbra.
“Per caso tua moglie rifiuta il tuo cazzo perché supera la dimensione legale? Questo è un vero mostro; al confronto, quello di Claudio è un pisello!”
“Lascia stare i confronti e dimmi solo se ti fa veramente così paura.”
“Spero che scherzi; questo è il bengodi di qualunque femmina degna di questo nome; noi siamo indietro di un bel po’ di scopate, rispetto a loro; tu stamattina mi fai tutto quello che è umanamente possibile ad un maschio; solo quando mi avrai distrutta, ti lascerò andare via; sono eccitata come non puoi immaginare.”
Accompagnò le parole coi fatti, sfilò il boxer e si accovacciò per portare la bocca all’altezza del cazzo; lo manipolò, lo accarezzò, lo soppesò, lo stimolò, dai coglioni alla punta, a due mani; gli praticò una sega enorme che lo portò quasi sull’orlo dell’orgasmo; lui la fermò, la prese per la mano e la guidò verso il letto disfatto, la spinse con la schiena sulle lenzuola e si abbassò a baciarle il ventre; Nicoletta gemeva sensualmente e gli accarezzava la testa, guidandola.
Giorgio si dedicò al più lungo, appassionato e godurioso cunnilinguo di cui era capace; faceva scivolare la lingua dal monte di venere al coccige passando per figa e culo che solleticava abilmente scatenando piccoli orgasmi; con le mani, afferrava il clitoride e lo stimolava strofinando fino all’orgasmo; infilò due dita in figa alla ricerca di un punto sensibile; passò le stesse dita sull’ano e spinse, entrando senza problemi, favorito anche dagli umori che la donna aveva scaricato in quei primi orgasmi.
La fece arretrare col corpo finché fu tutta sul letto e la invitò a girarsi carponi, fino ad avere davanti agli occhi il culo perfettamente disegnato; separò le natiche piene e delicate e affondò il viso nello spacco, alla ricerca dell’ano e della figa; la lingua insistette con forza sui due fori e lei si sentì portata in paradiso; si coprì la bocca con una mano per soffocare gli urli che la leccata le strappava dal profondo del cuore.
“Ti prego, dammelo, adesso; voglio sentirlo fino in fondo … “
Le montò addosso, si inginocchiò fra le cosce e le infilò il cazzo in figa; lei lo ricevette con amore e devozione, godendo ad ogni piccolo avanzamento della mazza nel canale vaginale fino a che la punta sbatté contro l’utero; lui avviò una cavalcata intensa; per qualche secondo picchiava duro col cazzo che riempiva violentemente la figa; poi si fermava e lo lasciava scivolare dolcemente avanti e indietro; il gioco durò un tempo lunghissimo, perché piaceva ad entrambi.
Quando lei lo implorò di sostare perché aveva sborrato troppo, lui si stese a fianco e cominciò a leccarla dolcemente, su tutto il viso prima, poi sul seno e andò a prendere in bocca i capezzoli, uno per volta; lei si sentiva sciogliere dal piacere che le scorreva in tutto il corpo e si scaricava in liquide dolcezze attraverso la figa fin sul lenzuolo che ormai presentava una larga chiazza fra le cosce di lei; quando si abbassò sull’ombelico e si avviò verso la figa, lo fermò perché doveva sostare.
La fece girare, la sollevò prona sulle ginocchia e le andò dietro; lei gli chiese se voleva il gel; lui rispose di no, per il momento; la penetrò in figa, in un colpo solo che lei avvertì con un grido soffocato all’ultimo momento; poi cominciò la cavalcata e Nicoletta sentiva il cazzo spostare tutto il pacco intestinale, perfino lo stomaco, quando lui le spingeva il cazzo contro l’utero; il piacere era infinito, gli orgasmi si susseguivano senza tregua e si sentì quasi spossata, ad un certo punto.
