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Chi ha le corna? · Cap. 2
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Capitolo 2 di 4 18 min di lettura

Chi ha le corna? 2 Corna a precipizio

In un tourbillon di eventi, giorgio scopa con suocera, cognata e amica; sua moglie continu a scopare con l'amico ma ha erso terreno e accetta che lui si porti in casa anche l'amica incinta di lui.

geniodirazza
1 anno fa · 322 letture · 0

Ma non demordeva; approfittando di una piccola sosta, andò in bagno e tornò con la boccetta del lubrificante; sapeva che Anna aveva sempre negato il culo a suo marito e lei invece adorava essere inculata; gli fece capire che lo desiderava; sistemò tutti i cuscini sotto le reni, si stese supina e alzò al cielo le gambe, segno chiarissimo che lo voleva nel culo ma che lo facesse guardandosi negli occhi; Giorgio non si fece pregare.

Prese la boccettina, premette un poco di gel sulle dita e le passò nel retto, poi allargò l’unzione all’ano e al perineo; un altro piccolo quantitativo servì a lubrificare interamente il cazzo; appoggiò la cappella all’ano, le suggerì di respirare profondamente e di spingere come per andare di corpo; Nicoletta aveva spesso scopato col culo e conosceva il meccanismo; ma la stazza della mazza che entrava la costrinse ad imporgli una piccola sosta per adattare lo sfintere al cazzo.

Poi cominciò una cavalcata stupenda nella quale ambedue misero tutta la passione, forse l’amore, che provavano in quel momento; in quella inculata riconobbero che c’era tra loro la chimica per stare insieme e scopare con tanto amore; lei si sentiva penetrare fino in fondo ma al tempo stesso avvertiva di imprigionare lui, il suo sesso e la sua passione; Giorgio si rendeva conto che veramente quella donna gli stava dando più amore di quanto lui ne chiedesse; e la ricambiò.

La cavalcò molto a lungo, sfilando più volte il cazzo fuori dal buco e facendolo ripiombare con forza fino a far sbattere i coglioni contro il coccige; cercò tutti i momenti di lussuria e di godimento per entrambi, quando si fermava riempiendole il ventre con la mazza e titillando col movimento del bacino; oppure quando faceva andare avanti e indietro il cazzo a stimolare tessuti nuovi; avvertirono con chiarezza, entrambi, che era la più bella inculata mai fatta.

Passarono le ore della mattinata, fin oltre mezzogiorno, a scopare in tutte le posizioni, in ogni modo, in tutti i buchi praticabili; Nicoletta non si sentiva mai abbastanza stanca da rifiutare il cazzo nella figa per l’ennesima volta oppure per un nuovo pompino, soffocandosi fino al vomito col cazzo che affondava in gola; gli chiese più volte di metterlo nel culo e di cavalcarla finché il cazzo non si muoveva liberamente nel canale dilatato al punto giusto; si accarezzarono, si leccarono, si baciarono, si amarono.

Nicoletta dovette mettere fine alla sessione amorosa, perché doveva riassettare la camera diventata un campo di battaglia e prepararsi al ritorno del compagno rompiballe; Giorgio dovette rientrare, poco dopo le dodici, per le attività di chiusura che erano di sua competenza; ma sapevano che era stato solo l’avvio di qualcosa che volevano far durare, all’infinito se possibile; si sentivano davvero appagati e rimpiansero di non averci pensato prima, ad incontrarsi.

Rientrando alla sua scrivania, Giorgio fece il percorso davanti a quella del collega; davanti alla sua postazione, si accarezzò soddisfatto, con entrambe le mani, il pacco dell’inguine, quasi a comunicargli la grande soddisfazione per la bellissima scopata; notò il sorriso ironico di lui che era al telefono, presumibilmente con Anna; fece ciao ciao con la mania, per accentuare il senso dell’ironia; ma l’altro non capì.

Cominciò per loro il doppio regime; il lunedì era Giorgio a saltare il lavoro, perché andava a fare l’amore per tutta la mattinata con Nicoletta; ogni volta ritornava con l’aria stanca e soddisfatta di chi ha compiuto il suo dovere, ma lui aveva solo scopato con grande gioia; Nicoletta aveva deciso che voleva il figlio; non si proteggeva perché con il suo partner non correva rischi e dall’uomo che adesso sapeva di amare era determinata a farsi ingravidare.

Claudio saltava il mercoledì mattina, in coincidenza col turno di libertà di Anna; anche lui tornava solo a mezzogiorno; aveva l’aria stanca e sbandierava la soddisfazione quasi offensiva di chi ha colpito alle spalle l’amico; di solito, tornato a casa, cercava la moglie con l’intento di scopare e veniva elegantemente dissuaso; Giorgio invece si rifugiava nello studiolo e non apriva neppure la porta della camera prevedendo lo scenario che avrebbe trovato.

Anna era terribilmente incazzata, perché avrebbe voluto sbattere in faccia a suo marito che lo tradiva, perché lui non aveva né voluto né saputo comprendere le sue esigenze di non sciupare la sua bellezza in una maternità vista come il diavolo; ma era ancora più furiosa perché puntualmente, la domenica, lui andava, con qualunque tempo, a pranzo dai suoceri; ma soprattutto perché lui avrebbe trascorso il pomeriggio con sua sorella che, ancora una volta, la surclassava prendendosi quello che voleva.

Non poteva né sapere né immaginare che, in sua assenza, suo marito si godeva scopate straordinarie con Agnese seduta sulla sua faccia a farsi leccare la figa fino in fondo ed Emilia seduta sul suo cazzo impalata fino a farsi davvero male; le scopate più belle se le faceva proprio in quelle domeniche pomeriggio in cui la moglie si inventava di tutto per non guardare in faccia i suoi familiari e gli lasciava campo per affrontare con passione due femmine calde con la benedizione del suocero impotente.

Il mercoledì pomeriggio come avevano concordato, Agnese e Giorgio si dedicavano alla loro ginnastica preferita, quella esercitata a letto con scopate epiche, nelle quali lei portava oltre alla passione ed all’amore di sempre per il genero anche una certa esperienza maturata negli anni; perfidamente, lui parlò, con molta lealtà, della sua situazione anche a Nicoletta, che non se ne imbarazzò, anzi chiese ed ottenne di conoscere le altre due donne dell’harem di Giorgio.

Paradossalmente, anche per le vacanze, per desiderio di Anna, si organizzarono per andare insieme, nella stessa località e nello stesso albergo, nella settimana che la banca rimase chiusa; alla fine, lo scambio di mogli fu perfino semplice e capitava molto spesso che scopassero con la moglie dell’amico mentre l’altro scopava con la propria; poteva essere il bengodi, ma Anna pretendeva di tenere nascosta la relazione; Agnese ed Emilia furono compensate con lunghe scopate, alla fine della vacanza.

La vicenda andò avanti per qualche mese; tutti alla fine sembravano soddisfatti; il ‘masso’ piombò di colpo sul tavolo di un aperitivo del sabato; lo lanciò Nicoletta.

“Sono incinta al quinto mese!”

Per un attimo, il gelo calò su tutti e quattro, ciascuno alle prese coi personali interrogativi.

“Sei stata all’ospedale’”

Chiese Claudio.

“E perché?”

“Per l’inseminazione assistita … “

“Sei pazzo? Ho avuto il figlio da un maschio meraviglioso che amo; avevo detto che l’avrei avuto per inseminazione naturale; se vuoi quella assistita, vacci tu … e non ti dico altro!”

“Mi dici chi è il padre naturale’”

“Lo saprai se e quando riconoscerà suo figlio … “

Giorgio capì che doveva dire la frase giusta.

“Chi sarebbe così pazzo da nascondere la paternità al figlio di una madre così bella?”

La più sconvolta era, come sempre, Anna.

“Non si vede niente; la pancia non ti è cresciuta?”

“Sì; è cresciuta; il bambino è bello grosso, maschio, vivace e in ottima forma; le ecografie lo dimostrano.”

“Ma poi il tuo fisico si rilasserà e avrai un decadimento … “

“Già; peccato che tua madre che ha partorito te ed Emilia sia assai più tonica di te, passionale, innamorata e capace di dare e prendere tanto amore quanto tu non ne avrai mai, con le tue fisime sulla linea!”

Sapeva di essere stato cattivo, suo marito; ma a quel punto era al capolinea e lo sapeva.

“Sai sempre essere sgarbato al massimo; perché non ti sei proposto tu, come padre di suo figlio?”

Claudio aveva un’altra visione del problema.

“A questo punto, dobbiamo rivedere la nostra unione; se non mi dici chi è il padre, io ti lascio.”

“Lurido verme, se ti porto in tribunale vai anche in galera forse, per pedofilia; ho ancora le testimonianze di quel che hai combinato con quella minorenne … Non tremare, verme; sono io che me ne vado, da questo momento non sto più con te; me ne vado per la mia strada.”

“Te ne vai col tuo amore, mia cara. Anna, stasera non torni a casa con me; mi separo di fatto, in attesa della sentenza legale; torno a casa con la madre di mio figlio; mi assumo la paternità del bambino e la promessa di sposarla appena avrò divorziato da te … oh, scusami, Nicoletta, ho espresso anche il tuo pensiero o sono andato troppo oltre?”

Prima di andare avanti…

Com'è finora?

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