Chi ha le corna? 3
Non parlarono lungo il tragitto; Agnese li accolse con un viso rabbuiato; abbracciò sua figlia e la accarezzò come se la rimproverasse; poi, rivolta al genero.
“Nicola vuole parlarti, anche con noi.”
Andarono nella camera da letto, dove il suocero era sdraiato sui cuscini; la moglie si stese al suo fianco sul letto; fece segno ai coniugi di sedersi sulle poltrone ai piedi del letto, ma vicini.
“Giorgio, mia moglie dice che sei venuto a riportare Anna perché hai deciso di prendere con te un’altra donna e che intendi divorziare. A me dispiace molto, per te e per Anna, che come sai amo follemente e non vorrei vedere ripudiata in questo modo; so che ha commesso errori gravissimi; ma alle persone che si amano si perdona qualunque cosa; non credo sia necessario che te lo spieghi; l’atteggiamento di condanna non ti si confà, ma mi sembri spietato con lei.
Innanzitutto, mi dispiace molto per te anche per altri motivi, per i quali sono dolente; se rimandi a casa Anna, non parteciperai più ai nostri pranzi rituali, inevitabilmente; quindi mi dispiace anche per Agnese, che aveva trovato con te un nuovo equilibrio, e per Emilia, che ti ama e che aveva rimediato con te ad una sua difficile situazione; se Anna torna singola a casa sua, tu non avrai più motivo per frequentarci.
Neanche questo rigore mi pare razionale; dipende da quello che vuoi fare con Anna; ha sbagliato, non ci sono dubbi; ma sei colpevole dei suoi errori anche tu, figlio mio, lascia che ti chiami ancora così; qualunque ragazzo, prima di sverginare una ragazza, le insegna a fare le seghe, a fare i pompini, le apre il culo prima di sverginarla; voi non avete fatto niente di tutto questo, e la colpa è stata anche tua; siete arrivati al matrimonio senza un’educazione sessuale.
Se tu avessi seguito il percorso naturale, Anna non si sarebbe trovata sbalordita di fronte al sapore dello sperma in bocca e non si sarebbe spaventata al primo pompino; se le avessi fatto il culo, prima di sverginarla, nell’enfasi dell’amore giovanile le potevi spaccare sfintere ed emorroidi; avrebbe accettato con gioia, con amore; ci hai provato che già avevate sedimentato un rapporto matrimoniale; al primo doloretto è stata presa dal panico.
Voglio dire che di certi traumi, decisamente infantili, sei colpevole anche tu; io non potevo spiegarle che doveva imparare ad usare i preservativi; se li ha visti come una cosa strana, è un trauma che avete voluto insieme; se si fosse abituata al preservativo, anche la polemica sulla pillola sarebbe diventata meno grave; quella prevenzione spettava a te insegnarla; non sono d’accordo sulla sua maniacalità per la linea del corpo, ma nessuno le ha illustrato la gioia della maternità.
Tu hai deciso di rimandarmi come un oggetto inutile una persona che non è più la ragazzina ingenua ma una donna deformata da cattiva educazione e cresciuta nella tigna e nei capricci; io mi riprendo con tutto il cuore una figlia che amo; ma tu perdi la mia stima, perché non hai saputo, o voluto, parlare per correggerla; l’hai favorita nei capricci e istigata nella tigna; se non l’ami più, lasciala e vai per la tua strada, senza di noi; se ritieni di poterle parlare e recuperare il tempo perduto, a me sta bene.
Quindi, prima di varcare l’uscio di questa casa, cerca di valutare se vuoi chiuderti dietro le spalle la porta di una vita in cui qualche errore è dipeso anche da te o se ritieni di poter salvare qualche equilibrio che resta; ti ho parlato da padre, di Anna per necessità naturale, ma anche tuo, per affetto antico; ti ho parlato anche da marito di Agnese che ha per te un amore vero e da padre di Emilia che attraverserebbe l‘inferno per te; fammi la cortesia di decidere, prima di fare qualsiasi gesto. E’ tutto chiaro?”
“Sì; davvero tutto è molto più limpido; ho le mie colpe e, se è possibile, vorrei rimediare.”
“Ragazza mia, ne hai combinato di tutti i colori, sempre; stavolta ti sei superata; siamo riusciti a non farti morire di anoressia, ma non ti è bastato; hai ucciso il matrimonio e, soprattutto, l’amore, per questa tigna ridicola; te ne accorgerai tra qualche anno, neanche tanti, quando la tua guerra con lo specchio sarà perduta e ti troverai inguardabile a te stessa perché non hai vissuto in armonia col tuo corpo; vedo le colpe di Giorgio ma vedo soprattutto le tue, che non hai mai chiesto a nessuno cosa fare di fronte a un maschio che ti amava e ti desiderava come ha fatto sempre tuo marito.
E’ il momento di crescere, anche in quelle cose che sarebbero scontate, ma che tu ignori perché non le hai saputo vivere; prova a chiedere consiglio, aiuto, amicizia; lascia stare la tigna; dare del cornuto è una coltellata facile che può uccidere, specialmente se viene data a tradimento, come hai fatto con Giorgio, come hai fatto con me; fare le corna non è facile ma è sempre distruttivo, per tutto.
Adesso ci aggiungi l’ostinazione, la tigna, la presunzione, l’arroganza; e fai una strage; stai uccidendo un’illusione di tua madre, che è anche mia; una speranza di tua sorella che coltiviamo con lei; l’amore di un marito che ti adorava; tre famiglie, la tua di origine, quella del tuo matrimonio e questa della nuova compagna e del figlio che nascerà.
Professoressa, sei in grado di porre un argine alla frana che hai causato? Te la senti di provarci? Vuoi tornare a ragionare da essere umano o continui a fare la bambolina da vetrina, senz’anima, senza emozioni, senza vita? Ti nascondi tra i tuoi giocattoli coi capricci dell’infanzia o affronti la vita coi suoi dolori, con le rinunce, ma anche con le soddisfazioni e le gioie? La tua camera è lì, è sempre tua; ma da un’altra parte c’è una casa, una camera che doveva essere la tua vita adulta; scegli tu; io accetto senza problemi ogni tua decisione e ti voglio un bene dell’anima, qualunque sia quella che prenderai.”
Anna stava piangendo e non si fermava, si precipitò su suo padre e lo abbracciò singhiozzando; lui le accarezzò i capelli e le baciò la testa; Agnese si allungò a carezzare sua figlia ed intanto guardava ansiosa suo genero; Giorgio accarezzò in vita sua moglie, la prese per le spalle e le chiese.
“Anna, resti qui o vieni con me a riprovarci ancora nel cumulo di difficoltà che ci siamo creati?”
“Te la senti di aiutarmi? … Io voglio provarci, con te … e con Nicoletta … non è un problema per me.”
“Nicola, che posso dirti? Grazie per la lezione; sei sempre un faro per me; cerca di tirarti su; se le cose vanno a posto, ci vediamo per il pranzo rituale; se no, auguri a tutti; Agnese, la lavata di capo non ha annacquato l’amore che avrò per te sempre, in qualunque caso. Ciao.”
“Ciao, ragazzo mio; vi aspetto e spero di rivedervi insieme e presto.”
Il ritorno a casa risultò impacciato per tutti e due; non sapevano che dirsi, dopo lo svelamento delle colpe che il padre di lei aveva operato con un’analisi quasi scientifica e chirurgica degli errori e delle colpe; fu Anna a rompere il ghiaccio, quasi avesse all’improvviso preso coscienza delle sue urgenze e del futuro grigio che avevano davanti.
“Giorgio, qualunque cosa sia successa e quali che siano gli sviluppi della situazione, voglio che tu sappia che ti amo come ti ho sempre amato, anche mentre commettevo errori grandi come montagne che mi sono precipitate addosso e sembrava che fossi cinica e feroce con te; è stato un misto di vergogna, di paura e di pentimento che mi ha fatto dire e fare cose di cui mi pento profondamente; non pensare che la mia passione per te sia scemata; dentro di me, sono ancora e sempre la moglie che ti ama con tutta se stessa.
Non so se dovrò rinunciare a te, adesso che hai un’altra donna che ami e che aspetta un tuo figlio; sappi che amo anche loro come cosa tua, così come amo ancora di più mia madre e mia sorella perché hanno il tuo amore e ti danno quello che io non ti ho saputo dare in tutti questi anni.”
