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Erotika
Chi ha le corna? · Cap. 1
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Capitolo 1 di 4 18 min di lettura

Chi ha le corna? 1 Doppa coppia con corna multiple senza chiarezza

Due coppie di amici si trovano a intreciare i rapporti; i primi due tradiscono i coniugi; gli alri li imitano; il marito più fragile si scopa suocera e cognata perchè la moglie ha scelto la mazza dura dell'amico sterile; si scoperà anche la moglie dell'altro con conseguenze strane ed impreviste.

geniodirazza
1 anno fa · 464 letture · 0

“Con una donna come te, che mi ha dato e mi da tanto amore, fisico e mentale, può fare quel che le pare, non chiederò il divorzio; se lo farà lei, affari suoi.”

Intanto, le aveva appoggiato il cazzo alla figa, da dietro, e lo spingeva fino in fondo; Agnese avvertì quasi una fitta di dolore, più per la sorpresa che per l’effettivo impatto; sentì che la afferrava per i fianchi e la sbatteva con forza contro il ventre; un piacere quasi dimenticato le inondò il corpo, il cuore e il cervello; si godette la scopata oltre ogni limite; lui assorbiva il piacere della natiche larghe e morbide sul ventre; la lussuria lo sconvolgeva; sborrò senza fermarsi e lei con lui.

Il tempo era passato, senza che se ne rendessero conto; si sdraiarono a scambiarsi dolcezze e fu un momento molto languido, quello in cui la violenza della scopata lasciava posto alla tenerezza; si conoscevano da più di dieci anni, erano stati sempre affettuosi; la scopata li aveva fatti sentire profondamente uniti; l’amore che lui aveva per sua figlia si trasferì facilmente alla madre e lui sapeva che adesso veramente poteva considerarsene innamorato.

I loro incontri assunsero una scadenza settimanale; non era facile recitare quando erano tutti a tavola, in genere la domenica; il suocero sapeva ma era perfetto nel recitare la parte dell’ignaro; la suocera aveva dei momenti di vampa quando guardava suo genero e le riaffioravano i momenti più belli dell’ultima scopata; Anna non aveva nessun patema; il suo narcisismo egocentrico le impediva di pensare alcunché; sua sorella Emilia, in crisi matrimoniale, era la più difficile da controllare.

Infatti, una domenica che Anna si era inventata un impegno per andare in giro con le amiche, o almeno così speravano tutti, fu lei a ‘sparare’ la domanda.

“Giorgio, Anna mi ha confessato che da un anno non fa sesso con te; come fai?”

“Vuoi per caso proporti per sostituirla?”

“Non lo dire sul serio, perché rischi di sentirmi dire di sì!”

“Può darsi che un giorno te lo proponga davvero; mi sei sempre piaciuta quanto e forse più di tua sorella.”

Inatteso, intervenne il suocero, normalmente taciturno.

“Un male minore deve sempre essere accettato con gioia se evita un male maggiore potenziale o se ne ripara uno già in atto. Se diventare l’amante di tuo cognato ti evita di rompere il matrimonio, dovresti pensarci sul serio.”

“Papà, ma davvero lo hai detto? Scusa, ma allora tu e mamma come fate, visto che tu non puoi più?”

Agnese interloquì.

“Appunto, cara Emilia; io e tuo padre abbiamo deciso che, non potendo lui soddisfare certe mie pulsioni, piuttosto che ricorrere a sconosciuti o a mercenari, Giorgio va benissimo per me; ti comunico che io do a tuo cognato quello che tua sorella stupidamente gli nega; siamo tutti perfettamente coscienti di quel che facciamo e di quel che significa; ti assicuro che siamo tutti felici, compresa l’imbecille.”

“Eh, no; io non sono affatto felice, cara mamma; vuol dire che seguo il saggio consiglio di mio padre e facciamo una bella spartizione, se Giorgio è d’accordo.”

“Carissime, vi rendete conto che state tirando all’estremo una corda che rischia di spezzarsi? Scoparsi una suocera calda ed eccezionale, sapendo che il marito non può del tutto ed è contento, mi sta bene; aggiungere una cognatina che mi fa impazzire, che mi sembra anche molto calda, ma che comunque è sposata ad un individuo che non mi sta molto simpatico ma che non mi ha fatto niente, posso anche starci, ma voglio la certezza che ci hai pensato.”

“Amore mio, perché lo sei da sempre; tu lasci le ubbie dove stanno; adesso mi porti in camera dei ‘vecchi’ perché le nostre, da ragazze, hanno letti piccoli, e non esci da quella camera finché io non mi sentirò ripagata delle stupidaggini che devo sopportare da mio marito e tu da quelle di tua moglie. Marsh!”

Guardò con aria interrogativa padre e madre; non fecero una piega; si lasciò prendere la mano dalla cognata e la seguì docilmente nella camera da letto dove scopava normalmente con Agnese; Emilia era diversa da madre e sorella; pienotta, con un seno abbondante, fianchi larghi e viso paffuto, aveva una bocca che sembrava fatta per fare pompini; lo aveva sempre attirato ed eccitato l’idea di quel che avrebbe potuto fare con lei; si spogliarono in fretta.

“Senti, Giorgio, oggi non abbiamo gran che tempo, perché mio marito mi aspetta dopo pranzo; ora tu mi fai godere al massimo; ma, da oggi, la domenica pomeriggio è mia e convincerò mio marito che tornerò solo a cena, così avremo il tempo per scopare come ho da sempre in mente di fare con te. Ora dammi tutto quello che sai, in fretta.”

“Emilia, terrò conto della particolare contingenza; ma ti prego di ricordare che fare l’amore è un rito sacro e, quando ti accingi a farlo, devi essere tutta per lui; ti piace succhiare?”

“Lo adoro!”

“Allora, fammi un bel pompino; quando mi avverti, ti leccherò tutta contemporaneamente, poi ti farò godere in figa; ti va?”

Non parlarono più; lo sbatté letteralmente sul letto, si stese perpendicolare al ventre e si lanciò in un pompino astrale; leccava e succhiava con devozione, dalle palle alla cappella; spingeva la mazza fino in gola accompagnandola fino all’ultimo momento con una masturbazione sapiente; se la spingeva in fondo strappandogli brividi di piacere; si spostò col corpo e adagiò il pube sul viso di lui, che prese a leccare con passione le grandi e le piccole labbra; catturò e martirizzò il clitoride.

A turno, interrompevano l’attività e si godevano quella dell’altro, poi lo fermavano e riprendevano a scoparsi in bocca con tutti i mezzi; Giorgio lavorava abilmente anche di dita e la penetrava nel culo e nella figa; Emilia si fermava spesso a farsi succhiare godendo come una scimmia; quando si rese conto che il tempo volava nella lussuria del momento, si stese supina, se lo portò addosso e gli chiese di scoparla; lui si inginocchiò fra le cosce, accostò la punta ed entrò delicatamente.

Emilia si godeva ogni piccolo movimento del cazzo in vagina; quando la cappella toccò l’utero, fu lei a spingere per sentirlo; gli impose di scoparla con forza e sentì gli ossi pubici picchiarsi fino a dolere; avvertì nettamente lo spruzzo della sborra in figa e lanciò un potente urlo quando ebbe il suo orgasmo; usarono il piccolo bagno della camera per lavarsi alla meglio e si rivestirono, baciandosi continuamente e carezzandosi dappertutto.

“E’ stata la più bella e più intensa scopata della mia vita; avevo proprio bisogno di farla! Qualunque sia la sorte del tuo matrimonio, ti voglio e continuerò a cercarti anche se e quando divorzierai da mia sorella. Me lo prometti?”

“Farò l’amore con te in ogni momento; basterà solo che non diamo adito a scandali e stupidità.”

“Ho notato che dici ‘fare l’amore’ e non ‘scopare’; davvero mi ami almeno quanto basta?”

“Ti voglio bene, Emilia; e, quando ti offro il corpo e mi prendo il tuo, ti amo a prescindere da tutto.”

Uscirono un poco scarmigliati, rilassati e sorridenti in tutte le fibre del corpo, non solo nel viso; Agnese era un po’ invidiosa, ma felice per sua figlia; il suocero li guardò con tenerezza ed esclamò.

“Caro Giorgio, se non fossi stato frenato dal senso del peccato, Emilia sarebbe stata la donna che avrei amato con tutto me stesso; mi è sempre piaciuta come donna, anche più di Agnese che ho adorato per una vita.”

“Credo che sia stato un sentimento reciproco, perché lei, quando era all’apice del piacere, invocava il tuo nome … “

“E allora? Non posso essere stata ed essere innamorata di mio padre? Se avessi avuto il coraggio, in passato avrei scelto l’incesto; se lui potesse ora, credo che lo eleggerei a mio primo amante.”

Il rapporto trino andò avanti per circa un anno; una domenica che anche Anna era presente, miracolosamente quasi, al pranzo collettivo, Emilia la fece grossa; senza curarsi affatto della sorella, appena finito di pranzare, prese per la mano il cognato e lo portò in camera; forse per farsi sentire, quella volta le urla furono più numerose ed alte del solito; restarono chiusi in camera fin oltre il tramonto.

Prima di andare avanti…

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