“Non c’è niente da fare; sali in cattedra e dai lezione di vita . “
“Cosa mi hai chiesto, quando hai voluto sapere della terza piazza? Io penso che chiedessi una lezione di vita; te la do, non ti conviene e sono arrogante; cosa ti aspettavi che facessi? Che ti dicessi ‘cara, adesso vado a prendere un bull, te lo porto nel letto e tu mi riduci a schiavo del tuo sesso’?”
“No, hai sempre ragione tu, maledetto; avrei dovuto dire la verità; è il lesbismo che mi incuriosisce; si parla tra le colleghe di una giovane supplente bisex che pare abbia già ottenuto di finire a letto con una insoddisfatta del matrimonio; ha realizzato la famosa terza piazza ed ha cementato il matrimonio facendosi penetrare dal marito di lei e copulando con lei che ha scoperto una sua vena saffica e dice che la cosa non le è dispiaciuta; non è omosessuale ma apprezza anche le donne.”
“Carmen, ti accorgi che, per una qualche confusione, per incertezze e per non so che, finisci per scatenare il mio istinto bellicoso? Sincerità significa dire la verità anche quando è spiacevole; tu, forse per pudore, forse perché non la conosci neppure tu, la dici sempre a metà e io devo ricostruirla; vuoi sperimentare se ti piace l’amore saffico? Vuoi provare a rafforzare il nostro rapporto, ma a modo tuo e non secondo le mie regole, per te troppo rigide? Vuoi fare un’esperienza trasgressiva? Ti sei chiesta quale sia la verità autentica? Ti sei data una risposta? Perché non dici quella?”
“Non lo so; davvero non so quale sia la vera ragione per cui ho parlato; forse è un misto di quelle che hai detto; mi piacerebbe proporti qualcosa che valesse a rafforzare il nostro rapporto; questa la vedevo come ipotesi praticabile; sono curiosa di tutto quello che riguarda il sesso; l’amore saffico ne fa parte; ne fa parte anche vederti copulare un’altra donna davanti a me; ne fa parte anche copulare con un altro senza tradirti, ma anche gustare il piacere della trasgressione ai tuoi principi … “
“Allora, su questo versante, non ho molto altro da spiegarti; sai cosa è la terza piazza; sai quali caratteristiche suppone e quali conseguenze può avere; sei libera e libertaria, vale a dire difensora della libertà; esercita il tuo arbitrio e proponi; ti chiedo solo di sapere che rischi corri e di chiederti fin dove vuoi azzardare; ma queste considerazioni le farei a qualunque amica mi chiedesse consiglio, non faccio il maschio dominante.
Adesso però, dormiamo perché ci siamo già esauriti troppo, col sesso e con le parole. Buonanotte.”
Come era nel suo stile, attese alquanto prima di arrivare ad una decisione; capii che era molto combattuta, perché nelle settimane successive facemmo l’amore puntualmente, ma l’entusiasmo si era di colpo affievolito; dopo due serate di ‘copula del bancario’, in cui tornammo all’obsoleto sistema della missionaria frettolosa e via, mi resi conto che forse qualcosa si era rotto, tra noi; mi trovai a parlarne con Laura un venerdì sera quando tornò dall’Università e, visto il mio stato, mi propose una pizza.
Carmen si era inventata un lavoro straordinario e ci aveva chiesto di arrangiarci con la cena; Laura, dimostrando straordinarie antenne, mi chiese cosa si fosse spezzato; le spiattellai tutto sui rapporti tra me e sua madre; sapevo che era in grado di ascoltare e di capire; condivideva i miei sospetti sulla fedeltà di sua madre e si limitò a ricordarmi che, da insegnante, lei non rischiava niente, con una separazione; piuttosto mi chiese di tenerla con me per garantirle la laurea e, poi, il lavoro.
Mia moglie mi sorprese enormemente; il martedì successivo, senza che ne avessi alcuna avvisaglia, si fece trovare a casa, quando tornai dall’ufficio, con una bella ragazza piuttosto giovane, un fisico asciutto e ben carrozzato, atteggiamento e abbigliamento ‘alla Laura’ vale a dire disinvolto e disinibito, già mezza discinta, come mia moglie in vestaglia e senza intimo; le baciai appassionatamente sulla bocca, mi liberai del grosso degli abiti, andai in bagno e mi ficcai sotto la doccia.
All’uscita, con solo l’accappatoio sulla pelle nuda, le trovai in camera già impegnate in un vigoroso 69; Carmen aveva fatto tesoro di tutti gli insegnamenti e si dedicava alla vulva della ragazza con la stessa enfasi con cui sapevo che si dedicava a succhiarmi il fallo; stesa sotto di lei, le teneva le natiche aperte per mettere in luce l’ano decisamente provato e la vulva ancora fresca e giovanile ma non esente da prove e manipolazioni.
Lasciai cadere l’accappatoio e mi accostai nudo al letto; incontrai immediatamente lo sguardo interrogativo di Carmen che, da sotto il sedere bellissimo della rossa, sembrava chiedere se fossi d’accordo con la sua iniziativa; infilai il fallo, in un solo colpo, nella vulva della ragazza sfiorando appena la lingua di mia moglie impegnata a leccarla; tentò di impossessarsi della mazza ma non le diedi tempo per farlo; sfilato dalla vulva, il fallo inumidito affondò di colpo e con violenza nel sedere della rossa.
La possedetti con furia selvaggia; ebbe delle iniziali reazioni di rigetto; poi si adattò progressivamente alla mazza e credo che ad un certo punto godette, perché Carmen fu inondata dal suo squirt, provocato forse dalla leccata di lei o forse dal mio anale; decisi di non eiaculare e, dopo il suo squirt, sfilai il fallo dal sedere e mi sdraiai a fianco a loro; mia moglie si precipitò a prendere in bocca il sesso ancora duro; la ragazza si rilassò un poco poi si venne a sedere sul mio viso e si fece succhiare a lungo.
Mi sollazzai con lei per un po’ di tempo; quando Carmen le montò sopra, a 69, offrendo il sedere con evidente richiesta di essere penetrata, la ignorai decisamente, passai dietro all’ospite e infilai il fallo in vulva, ancora una volta facendolo scivolare sulla lingua di Carmen che le succhiava il clitoride; la cavalcai con forza sovrumana, con la chiara intenzione di farle sentire la mazza fino in fondo; i testicoli battevano metodicamente sul suo viso e Carmen li inseguiva almeno per succhiare.
La ragazza, bisex dichiarata, doveva avere anche un pizzico di masochismo in se, perché godeva specialmente quando la schiaffeggiavo con forza, lasciandole i segni, sul sedere o sulle cosce e, più picchiavo duramente in vulva, più gemeva di piacere; alla fine, esplose in un secondo squirt che stavolta allagò seriamente la bocca di mia moglie che non lo ingoiò ma lo sputò sul lenzuolo; ci sdraiammo ancora allineati con al centro l’ospite; la presi per i capelli e le portai la bocca sul fallo.
“Fammi godere come non hai mai fatto!”
Le imposi con violenza; mia moglie, che si riteneva depositaria di quel diritto, diventò verde di bile, ma dovette fare buon viso a cattivo gioco; tentò in tutti i modi di condividere il fellazione; la presi per i capelli e la costrinsi a succhiare la vulva della ragazza, mentre questa mi deliziava con la sua bocca esperta; impiegai molto poco ad eiaculare, visto che l’avevo già posseduta in vulva e nel sedere; le inondai la bocca; al temine, rimisi l’accappatoio, mi allontanai e mi rivestii.
