“Perché non smetti di flagellarti? Eugenia aveva visto giusto; per farti male, ne fai a chi ti vuole bene; è come ti poni, non come sei, a determinare il rapporto; se ti senti pulita e nuova, se vuoi esserlo, il ragazzino che vive dentro quest’individuo che da farsene perdonare ne ha più di te, che si è innamorato della tua verginità inespressa, ti sente nuova e pulita come ti proponi.”
“Vuoi dire che se dico ‘ti amo’, ho riassunto tutte queste lacrime e quello che sottintendono?”
“Lo hai detto tu stessa, adesso; e con convinzione; vorresti che facciamo l’amore come due ragazzini imbranati, anche se non lo siamo mai stati?”
“Adesso so cosa vuol dire desiderare il tuo amore; sì, voglio amarti come se fossi vergine e ignorante … “
Ma il desiderio di fare l’amore era destinato a rimanere nel limbo delle buone intenzioni; Ottavio non riusciva ad accettare con convinzione che lei fosse cambiata; anni di sregolatezza non potevano essere stati cancellati da qualche discorso e da due settimane di amore difficile e contrastato; glielo disse con serenità e la inviò a sdraiarsi sul lettino in sala, mentre lui andava nella camera e si disponeva a riposare.
Silvana non era andata fin lì per farsi relegare in un lettino; dopo avere reso chiaro che ne era innamorata, dopo avere accettato di pranzare insieme e di fermarsi per due giorni, aveva bisogno di sentire almeno che era viva e profonda la loro amicizia, anche se al di qua del sesso che, a quel punto, sarebbe risultato equivoco; lo raggiunse sul letto in camera, si sdraiò accanto a lui e gli si raggomitolò contro.
“Fammi stare con te; non ti chiedo né sesso né amore; fammi solo sentire il tuo calore, l’amicizia che ci unisce … “
“Sei certa di riuscire a starmi vicina da grande amica senza pulsioni strane? … Allora stiamo anche abbracciati; ma non ti venga in mente di usare la tecnica per eccitarmi; io sono felice di avere ritrovato l’amica; non ho voglia di riscoprirti troia … “
Gli si strinse contro e non cercò neppure di abbracciarlo; lui si girò verso di lei e la baciò delicatamente, a stampo, ma sulla bocca; si appisolarono e forse lei sognò una lunga copula col suo amore nuovo e imprevisto; restarono in dormiveglia un tempo lungo, poi lui si alzò e andò a preparare il caffè; lei gli chiese se poteva fare una doccia; uscì dal bagno con indosso un accappatoio di lui che annusava golosamente per cercarne gli odori.
Lo abbracciò lussuriosamente e gli toccò il sesso, da sopra i vestiti; lui spostò la mano e l’abbracciò con affetto; la baciò in fronte, da amico o da padre; lei sentì comunque un profondo sentimento avvolgerla e cercò la bocca; stavolta lui non si ritrasse e si baciarono con passione; ma non andarono oltre, perché Ottavio era deciso a non valicare certi limiti; si staccò e le chiese se voleva andare a cenare fuori e fare una capatina al locale dove si ritrovavano alcuni degli operai del suo settore.
Cenarono a pizza e birra in un locale dove lui era quasi di casa, ricorrendo spesso a quella soluzione per la cena; naturalmente, la curiosità che suscitò la presenza della ‘ragazza’ di lui suscitò qualche commento e qualche complimento esplicito, perché davvero Silvana era bella e si faceva notare; c’era anche uno strano alone d’amore, intorno ai due, e lui dovette farsi forza per non lasciarsi trascinare nella spirale in cui l’avrebbe trovata, forse terribile come sempre.
La ‘puntata’ al bar fu quasi una ‘prova del fuoco’ per verificare che i costumi di lei fossero mutati; il viavai dal bagno era lo stesso che dovunque, ma Silvana non si mosse un attimo dalla sedia accanto al suo amico; quando lui, tra il serio e il faceto, l’avvertì che andava in bagno, si limitò a suggerire, in termini volutamente ambigui, che ‘lui sapeva come fare da solo’; alla peggio, c’erano sguardi eccitati di tante ragazze, di cui poteva tenere conto.
“Sai che non farai sesso fino a che tornerai al paese?”
“Sai che forse non ne farò a lungo? Non ho voglia di sveltine e di improvvisazioni; quando verrà il momento, lo capirò … “
Passarono un giorno allegro, in giro per la città ancora mezza vuota perché l’estate si era allungata; dormirono abbracciati perché lui non seppe, e non volle, impedire a lei di stare nel suo letto, quasi a recuperare odori, sapori, rumori della loro vita insieme, che non aveva saputo apprezzare e di cui coglieva il grande valore emotivo.
Nelle settimane e nei mesi successivi, si tennero in contatto per telefono, specialmente con interminabili videochiamate in cui, a sera, si raccontavano anche le cose più banali e semplici; poi vennero i momenti tristi, per Silvana, quando il supermercato in cui lavorava annunciò la prossima chiusura; cercò inutilmente una nuova collocazione nel settore; ma i tempi difficili e la sua età la tagliavano fuori.
Tacque a lui la vicenda finché poté; venne il momento che le mancavano i soldi per l’affitto; fu Diego a farlo sapere ad Ottavio; lei aveva cercato di tenerlo fuori dai suoi problemi; affrontò il problema nell’ennesima videochiamata.
“Perché non mi hai detto che hai perso il lavoro? E’ vero che hai problemi di sopravvivenza? Perché non mi dici queste cose importanti, invece di parlare di brodini?”
“Lo sai che c’è recessione, che quelle come me perdono il posto; perché dovevo parlartene? Per rovinare la nostra amicizia?”
“No; per rafforzarla; non stiamo a discutere del sesso degli angeli; prendi l‘autobus e vieni al negozio … domani.”
Per la prima volta, non pretese prima spiegazioni; ci andò; appena si liberò dal lavoro, la portò a casa; stavolta non la fece fermare sul lettino, ma la portò immediatamente in camera; la abbracciò con un voglia che non ricordava uguale e cominciarono a pomiciare in piedi; difficile stabilire, a quel punto, chi dei due desiderasse di più l’altro e con quanto amore; lui scoppiava di desiderio e la strapazzava languidamente su tutto il corpo, lei si sentiva sciogliere e l’amava con tutta se stessa.
La sollevò in braccio e la depositò al centro del letto, senza spogliarla; le sollevò la gonna fino alla vita e abbassò il perizoma sfilandolo dai piedi; aprì la cerniera e tirò fuori il sesso duro e voglioso; salì sul letto, si distese sopra di lei e poggiò l’asta sul monte di venere; si baciarono a lungo voluttuosamente, mentre lei manipolava il randello che premeva sul ventre e lui voluttuosamente carezzava la vulva a piena mano facendo scivolare un dito dentro la vagina senza penetrarla.
