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Erotika
Cuckold · Cap. 3
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Capitolo 3 di 8 14 min di lettura

Dora

Ottavio cerca di migliorare il rapporto con Silvana ma lei è ostinatamente libertina e libertaria; finisce per scopare con Dora, la sua migliore amica.

geniodirazza
1 anno fa · 247 letture · 0

Esplose davvero, in un orgasmo violento che nasceva dalla combinazione delle tre sollecitazioni; lui si sentì allagato dallo squirt ma era felice che, finalmente, Silvana godesse sul serio e non si facesse sbattere come era solita; si fermò con l’asta piantata duramente in vagina e la accarezzò su tutto il corpo, dalla gola alle anche, dovunque potesse arrivare senza sforzo, senza farla muovere dal languore che l’aveva presa.

“Come stai?”

“Benissimo; ho goduto come non mai; è vero; passione e sentimento aggiungono molto a una copula, ma io stento ancora a convincermene e non recedo da certe mie opinioni; tu come mai con hai eiaculato?”

“Se non l’hai capito, ho avuto una lunga e pesante notte con Angela; non so quante volte ho avuto orgasmi ed eiaculato; è naturale che sia un poco spompato, adesso; ma mi pare che sono riuscito a farti godere … “

“Si, perché tu, anche se lo neghi recisamente, sei un cuckold … “

“Silvana, ti spiego una cosa ma una sola volta; se non vuoi capire è solo colpa tua. Essere cuckold non è una malattia che si contrae ma una scelta che si fa; un cuckold è un uomo innamorato di una donna al punto che ama di lei anche gli orgasmi che le sono provocati da un altro maschio, un bull o toro, che puoi anche indicare come caprone o stallone, che la montano; il cuckold ama talmente quella donna che gode di vederla godere.

Sente la sua goduria come propria e arriva a farsi schiavo di lei e dell’amante di turno, giunge persino a succhiare il membro del maschio per prepararlo alla monta e a farsi slave, schiavetto di lei, leccandole persino lo sperma che nella vagina ha scaricato il bull, senza contare le perversioni che portano alle peggiori umiliazioni; non sono innamorato di te e certamente non fino al punto da farmi calpestare per amor tuo; lo capisci o devo dimostrartelo mandandoti al diavolo quando ti fai sbattere?”

“Può darsi che sia come tu dici; allora come definisci il fatto che conti le mie copule con gli altri?”

“Io non conto un cavolo; ho sentito che te ne fai dieci per sera, ma non ho contato niente; ero con Angela, quando ti facevi sbattere in discoteca; ero con Dora quando lo facevi nel bar; sei tu che ti illudi che io ti controlli; forse la cuckold sei tu che vorresti vedermi slave ai tuoi piedi; ma questa soddisfazione non l‘avrai mai.”

“Allora, visto che fai il professorone, come definisci il fatto che mi fai il conto delle copule annue e che guardi mentre vado a copulare con altri? Sei solo un povero cornuto?”

“A trent’anni, sei ancora un’imbecille che fa sesso in tutti i modi e non conosce nemmeno i termini elementari? Cara la mia cretina congenita, le corna si fanno a una persona, maschio o femmina, che sia legata a chi le fa da un rapporto giuridicamente riconosciuto; insomma, per essere cornuti, bisogna essere fidanzati o sposati, padri o fratelli o zii; quale rapporto riconosciuto c’è fra te e me per cui mi debba sentire cornuto perché copuli nei bagni?”

“Ciò non toglie che mi sento osservata da quando sei entrato nella mia vita … “

“Senti, ragazza; tu veramente dai i numeri, qualche volta; io ti ho incrociato per caso l’altro ieri a pranzo e ti ho visto solo ieri sera fare spietatamente la troia; quando cavolo avrei potuto controllarti? Ti ho guardato? Al massimo sarei un voyeur o un guardone, che non ha nessuna caratteristica significativa; è solo il gusto di ammirare il bello; ma ora mi sono rotto dei tuoi stupidi interrogativi; mangiamo qualcosa?”

Imbastirono un piatto di pasta e andarono a riposare; lei tentò un nuovo approccio, ma lui era davvero esasperato e la pregò di rinunciare; lei si ritrasse risentita; poi tornò alla carica.

“Io stasera faccio il solito itinerario, bar e discoteca; mi accompagni, anche se vado a farmi sbattere da una decina di sconosciuti?”

“Nessuna difficoltà ad accompagnarti al bar; poi però, se mi dai il duplicato delle chiavi, torno a casa oppure vado in giro; comunque, non vengo, all’alba, a prenderti alla discoteca; ti fai dare un passaggio da uno dei tanti coi quali copulerai.”

Non era serena l’atmosfera, mentre lui l’accompagnava al bar dopo una cena veloce; Silvana era incavolata nera perché si sentiva continuamente messa all’angolo dalla logica serrata di lui; Ottavio era fortemente spazientito dall’arroganza di lei che imponeva come Verbo le sue opinioni spesso fondate sul nulla; parcheggiò come al solito e si avviarono al bar; lei non impiegò un minuto a lanciarsi urlando nel gruppo festante degli amici; lui agganciò Dora e se la portò in disparte.

“Sei sempre dell’idea di realizzare più compiutamente l’esperienza che abbiamo accennato nel bagno del bar?”

“Quando puoi, quando vuoi.”

“Che ne dici di adesso?”

“Non ti fermi con gli altri?”

“Io no; e tu?”

“Andiamo!”

Per un momento si fece scrupolo di avvertire Silvana; la cercò e la vide che si avviava al bagno con uno sconosciuto; le fece segno che voleva pararle; lei gli mostrò le corna e tirò dritto.

“Andiamo, cara; Silvana non vuole nemmeno essere avvertita!”

“Ho visto; peggio per lei.”

Andarono a casa di Silvana; Dora un poco si meravigliò delle novità, perché mai un uomo aveva avuto le chiavi della casa della sua amica; l’idea poi che dovessero fare sesso, anzi l’amore, lei e Ottavio, proprio nella casa di Silvana quasi la stordiva; in realtà, gli interrogativi sparirono appena la porta fu chiusa e lei si sentì immediatamente travolta dal vortice di passione che aveva solo intuito nel bagno e che ora sentiva esplodere dentro e intorno a se.

Andarono direttamente in camera; lei, dopo essersi rapidamente spogliata dei pochi indumenti che indossava, si andò a sedere sul bordo del letto per succhiare l’uccello fino alla consunzione; ma Ottavio era di tutt’altro parere e la spinse immediatamente al centro del letto, le allargò le cosce piegando in alto le ginocchia e si fiondò sulla vulva spalancata; cominciò il suo percorso, con le dita e con la lingua, su grandi e piccole labbra che mandava subito in estasi; frenò i movimenti di lei.

Dora avrebbe voluto partecipare con la bocca alla copula e attivare per lo meno un succoso sessantanove; ma lui aveva in mente un cunnilinguo da sballo e le bloccò i movimenti obbligandola ad accettare le sue leccate e i suoi titillamenti su tutto il sesso; partiva dal retro delle ginocchia, percorreva l’interno coscia e approdava su una delle grandi labbra; ricominciava da capo, sull’altra coscia, e arriva fino alla vulva.

La ragazza si torceva e gemeva per il piacere finanche troppo intenso che la travolgeva; lui si dedicava alle grandi e alle piccole labbra; leccava, succhiava, mordicchiava, titillava con le dita e le strappava orgasmi a ripetizione; quando aggredì il clitoride, le urla di lei andarono fino al cielo; il piacere più intenso che avesse mai provato si scatenò dal ventre ed esplose in getti di umore che culminarono in uno squirt; Ottavio ingoiò tutto e implacabile la leccò alla morte.

Dora strinse con forza le cosce e bloccò il movimento della testa di lui che rimase inchiodata; si rilassò e lo sollevò dal ventre tirandoselo addosso; era lei adesso, che sentiva l’esigenza di essere stimolata altrimenti; portò la bocca sui capezzoli e lasciò che lui li martirizzasse, con le dita, con le labbra, coi denti, godendosi il piacere infinito che ne ricavava; stremata anche da questa stimolazione, lo tirò verso la bocca e si baciarono con passione ardente.

“Non te la prendere, per favore; ma in questo momento non posso nascondere che ti amo, perfino; mi stai facendo andare in paradiso!”

“Ero convinto che fossi della specie di Silvana, sesso bruto senza sentimenti e lasciarsi andare alle copule più strane … “

“A parte il fatto che è chiaro a tutti che solo Silvana ha una certa visione della libertà sessuale, credo di essere in grado di cogliere la differenza tra le copule selvagge, come le ama lei, e quelle leggermente osé che piacciono a me; lei è capace di passare dieci amanti provvisori in una serata; io se arrivo a tre faccio uno strappo alle mie convinzioni; lei ha perfino paura del verbo amare e dei suoi derivati; io ti chiamerò amore, in questi momenti, perché è quello che provo.

Non ti chiedo di essere l’uomo della mia vita; il bancario che mi sposerà e che sarà il più bel cornuto borghese del mondo è stato già deciso da tempo e non voglio venir meno alle promesse fatte ai miei genitori; ma di fronte ad un gesto d’amore come quello che hai appena compiuto, non puoi impedirmi di chiamarti amore, almeno finché saremo insieme in questo letto; poi torneremo ad essere solo cari amici; piuttosto, mi dai spazio per farti fare io l‘amore come piace a me?”

“Amore, come vedi non esito a dirlo anch’io, io sono qui, il mio sesso è ancora in attesa che tu lo liberi dai vestiti; poi hai facoltà di fare quello che desideri; io volevo mangiare il tuo sesso, cibarmene fino all’indigestione; non ci sono ancora arrivato ma la notte è giovane e lunga … “

Prima di andare avanti…

Com'è finora?

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