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Erotika
Vacanza a Maspalomas · Cap. 2
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Capitolo 2 di 5 25 min di lettura

Vacanza a Maspalomas 2 (L’avventura)

La coppia di libertini va alle Canarie e passa ua vacanza indimenticabile; sull'aereo di ritorno scoprono che c'erano anche i figli e che non si erano aggregati a queli che scopavano con la loro madre solo per una tardiva resipiscenza; si promettono di rimediare

geniodirazza
1 anno fa · 596 letture · 0

Maria, approfittando che il sole volgeva al tramonto, si era affacciata sul balconcino che dava verso il mare; richiamò la mia attenzione, mi impose il silenzio e mi fece avvicinare; sul balcone a fianco, separato solo da un cancelletto un gran bel pezzo d’uomo, nordico all’apparenza, se ne stava nudo su una sdraio a parlava al telefono in una lingua a noi sconosciuta; tra le gambe teneva appoggiato, barzotto, un arnese di ottima prospettiva.

Non ci fu bisogno di parole; lei si sfilò il bikini, si ravvivò un poco seni e natiche ed uscì sul balcone; dopo due minuti già cercava di comunicare a gesti più che a parole, con il poco di italiano stentato che l’altro masticava, mentre il suo sesso da barzotto diventava sempre più duro e si alzava direttamente contro di lei, attraverso il cancelletto; uscii anche io e per un attimo lo vidi ritrarsi; quando appoggiai da dietro le mani sui seni col sesso tra le natiche, si rincuorò.

A cenni e con poco italiano, lo invitai a raggiungerci nella nostra camera; mi fece segno che preferiva fare il giro ed entrare dal corridoio; quando sparì dentro la sua, andai ad aprire la porta; lo ricevetti tendendogli la mano; Maria si era già stesa supina sul letto con le gambe leggermente divaricate; salii sul letto con lei e andai a baciarla con amore sulla bocca; l’altro montò carponi sul letto, si sistemò tra le cosce e si abbassò a leccare la vulva; udii il primo gemito soffocato nella mia gola.

Mi resi conto immediatamente che il cunnilinguo dello straniero era da enciclopedia e per molti minuti mi limitai ad appoggiare il sesso in bocca a mia moglie che si godeva le succhiate profonde, il titillamento del clitoride e gli affondi della lingua in vagina, mentre lei mi deliziava con la sua fellazione inimitabile; a gesti, lui la fece girare carponi sul letto e riprese a leccare su un’area più vasta che andava dal coccige al monte di venere, penetrando con la punta della lingua nell’ano e nella vagina.

Maria godette del trattamento per oltre una mezzora, abbandonandosi al dolce languore e a gemiti delicatissimi; quando lui si sollevò e appoggiò la mazza, diventata un palo enorme, alla vagina, io mi spostai davanti a lei e le feci prendere in bocca il sesso, spingendola con la testa a prenderlo il più profondamente possibile; non so dire se mi eccitavano di più i colpi decisi e rumorosi del ventre di lui contro le natiche che teneva ben salde dai lombi o i gemiti che lei soffocava sulla mia mazza.

La copula andò avanti per quasi un’ora; il tedesco sembrava inossidabile e continuava a spingere alternando penetrazioni lunghe e saporose a scatti brevi e veloci in cui vedevo l’asta entrare ed uscire rapidamente dalla vagina; ad ogni colpo rispondeva lei con gemiti più o meno lunghi e profondi; più volte la sentii godere ed incalzai anche io con il sesso in bocca, facendomelo leccare e succhiare a più riprese, ma trattenendo anch’io l’orgasmo.

Ad un tratto lui si fermò, con le natiche strette contro il ventre; pensai che stesse eiaculando; ma mi fece cenno di cambiarci di posto; gli lasciai libera la bocca e mi sistemai tra le cosce di lei carponi; non entrai in vagina, dove sapevo che avrei trovato un tessuto troppo morbido per la copula appena conclusa, spostai la cappella verso l’ano e penetrai con determinazione; quando i testicoli picchiarono sulla vulva cominciai a copulare con gusto.

Vidi l’espressione del tedesco cambiare, come se si fosse reso conto di essere stato troppo delicato con Maria e di avere evitato il coito anale che lo attirava; si fece leccare a lungo l’asta, ma trattenne l’orgasmo e, quando si rese conto che lei lo stava portando all’orgasmo, si ritirò con garbo ma con decisione; ancora una volta mi fece segno che avrebbe gradito scambiare i posti, stavolta deciso a godersi il meraviglioso sedere di mia moglie.

Chiesi a lei di cambiare la situazione, mi stesi al centro del letto, supino, e la invitai a penetrarsi a smorza candela in vagina; lo feci ed allargò le natiche per esporre al compagno di copula l’ano aperto da me; lui appoggiò la cappella e fu delicatissimo; impiegò almeno cinque minuti a spingerlo fino in fondo e durante quel tempo lei non fece che colare umori, godere e lamentarsi dolcemente di piacere.

La montammo così, in doppia, per un lungo tempo; il sesso di lui che si muoveva nell’intestino titillava con forza il mio adagiato nella vagina; ma mi imposi di non godere per primo; baciai con profondo amore mia moglie, con la quale sentivo in quel momento un’unità di intenti straordinaria; lei mi accarezzò anche il viso mentre veniva montata e sbattuta soprattutto da lui, perché io mi limitavo e farmi titillare dalla mazza di lui e dai muscoli vaginali di lei; godemmo insieme tutti e tre.

Dopo la pesante copula, dormimmo anche qualche ora, quando il tedesco si fu ritirato nella sua camera; e ci svegliammo giusto in tempo per la cena; nella sala del ristorante, incontrammo l’italiano già conosciuto e, mentre lo salutavamo, vedemmo al bancone sua moglie che ci provava con lo straniero nostro vicino di camera; io e mia moglie ci guardammo ammiccando e andammo ad occupare un tavolo vicino.

Cenammo abbastanza in fretta ed uscimmo sulla passeggiata per prendere contatto con la realtà esterna; Maria evitò il lato sinistro della strada, su cui affacciavano hotel e case private, si diresse oltre il muretto della spiaggia, si incamminò a caso in una direzione e avanzammo per un bel po’ di metri; quando già gli edifici diradavano, notò una baracca chiusa e, seduto sul muretto al riparo della costruzione, un uomo solo che sedeva a fumare; lei si avvicinò, lo squadrò e gli si sedette a lato.

Mi sedetti accanto e notai quello che lei aveva già visto, un pacco gonfio sull’inguine che ben prometteva; fu un attimo e la mano di lei era sui due sessi contemporaneamente; lo sconosciuto non fece una piega, abbassò i pantaloncini e tirò fuori un arnese di una ventina di centimetri, grosso alla base e assottigliato in punta, che Maria non ebbe nessuna esitazione a prendere in mano e cominciare a masturbare sapientemente; io le strizzavo le tette.

Mentre abbassava la testa per assaggiarlo in punta, allungò una mano sul mio sesso, lo tirai fuori e glielo affidai; cominciò a muovere la testa su e giù ed io mi eccitai per la sua fellatio più che per la masturbazione che mi praticava; ad un tratto, scese dal muretto, si inchinò davanti allo sconosciuto e cominciò a praticargli una fellazione assai tecnica succhiando, leccando, stringendo soppesando tutto dai testicoli grossi come noci all’asta lunga e nodosa fino alla cappella scoperta molto sensibile.

Quando la vidi totalmente dedita al maschio, mi alzai, le girai dietro, sollevai il pareo per scoprire le natiche e la vulva, la manipolai un poco in figa per sentire se era abbastanza umida, poi le infilai l’asta in vagina e cominciai a pompare con foga; sollevò la testa il tempo sufficiente per suggerirmi di non godere e di conservarmi per dopo, in camera, dove mi avrebbe fatto toccare il paradiso con un amplesso senza uguali; mi frenai e presi a copulare con gusto, senza orgasmo.

L’altro le prese la testa, la sollevò dalla sua mazza e mi fece segno di scambiarci; mi sedetti al suo posto e infilai la mazza in gola a mia moglie, profondamente; l’altro la penetrò in vagina a pecorina e la montò per un poco; i gemiti di Maria si perdevano sul mio sesso in bocca; notai dai movimenti di lui, che stava forse infilando un dito nell’ano per sentirne la resistenza e verificare la possibilità di penetrarla analmente; lei aprì le natiche con una mano.

Vidi chiaramente che lui sfilava del tutto il sesso dalla vagina, ritirandolo grondante di umori e che spostava la punta verso l’alto, deciso a penetrare nel buchetto che cedette immediatamente posto alla mazza; l’ingombro del pene nel retto fu leggermente faticoso, perché la conformazione permetteva una prima penetrazione rapida ma, dopo, solo un avanzamento cauto; sentii che lei si godette l’entrata dell’asta nel retto con la massima goduria che indicava con gemiti sulla mia mazza.

Andò avanti così per una ventina di minuti, godendosi la copula nel retto con smorfie infinite di piacere; lui sbatteva con forza il ventre contro le natiche, a un ritmo sostenuto e continuo; poi si fermava e cominciava a copulare lentamente, godendosi il movimento del sesso nei muscoli del retto quasi pacatamente; subito dopo, si lanciava in una galoppata veloce con gemiti più forti di lei che godeva; l’orgasmo esplose improvviso e rumoroso da parte di tutti e due; si ritirò con calma e sparì.

Prima di andare avanti…

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