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Erotika
Vendetta non richiesta · Cap. 1
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Capitolo 1 di 4 17 min di lettura

Vendetta non richiesta 1

Un brillante avvocato scopre che sua madre è una puttana conosciuta da tutti; la affronta, ma è costretto a scoprire, a sue spese, che il mammasantissima da cui dipende solo parzialmente ha avviato una punizione che tocca tutto il quartiere; il rapporto con sua madre diventa dificilissimo.

geniodirazza
1 anno fa · 445 letture · 0

“Due anni? Da quando ho aperto lo studio e mi sono trasferito! Brava, signora; tempismo e smodatezza; adesso lei ragiona con l’utero, non più con la testa; ma ride bene chi ride ultimo; e lei pagherà tutto, le umiliazioni e le mortificazioni a mio padre; la profanazione, con le sue sporche copule con stalloni sconosciuti, di un posto per me sacro, la camera dove sono nato; e l’offesa a me; anch’io, lo ricordi, sono cornuto come lui; ma io sono fatto della sua stessa pasta, signora; lei ha partorito la mostruosità che è in lei e l’ha trasmessa a me; si guardi dal mostro che sto per diventare; non avrò pietà e sarà difficile per lei sfuggire alla mia vendetta.”

“Ma vai al diavolo, cornuto tu e tuo padre; io faccio quello che voglio …!”

Stringo i denti e i pugni, respiro a fondo.

“Anch’io, signora, farò quello che voglio, quello che è giusto, ma soprattutto quello che lei merita.”

Me ne vado schifato da mia madre e giuro a me stesso che l’avrebbe pagata.

Passano sei mesi circa e per tutto il tempo non mi faccio vivo con i miei; né loro mi cercano; ma la macchina della vendetta è in moto, anche se io non lo so; e chi mi ha passato le notizie dell’agenzia, continua a fare il suo sporco lavoro.

Ho da tempo una bella storia con Stefania, una giovane avvocata, brunetta tutta pepe, assai ben carrozzata, intelligente e aperta, che ha intrecciato con me una relazione in cui sesso, amore e intelligenza se la giocano a rendere felici i nostri incontri; con lei parlo spesso e volentieri non solo del lavoro più pressante ma anche di tutto quello che ci può interessare; frequentiamo il teatro e il cinema, ceniamo spesso fuori, da soli o con amici, e copuliamo come conigli ogni volta che se ne presenta l’occasione.

Quella sera ma la sono portata a casa, dopo un’allegra cena con un’altra coppia, e siamo ai lunghi preliminari che segnano i nostri incontri; ci siamo baciati con enorme passione ed io ho cominciato a passare le mani, voluttuosamente, sul suo sedere a mandolino, bellissimo da guardare, meraviglioso da toccare, palpare, godere infinitamente; il sesso mi si è gonfiato nello slip fino a dolermi per la pressione; lei si offre a me con amore, spingendo il pube contro il mio e schiacciandomi sul petto i seni che quasi pungono, con i capezzoli ritti e duri.

Comincio a spogliarla e lei lo fa con me, baciandoci lussuriosamente su tutte le parti che a mano a mano scopriamo; io sono appassionato dei suoi seni, non grandi ma compatti, sodi e amorevolissimi; e mi soffermo libidinosamente a succhiare i capezzoli, registrando con gioia la sua eccitazione che cresce; le sollevo la gonna, sposto il tanga e le infilo un dito in vagina; geme e ulula fino a godere.

In quel momento squilla il mio telefonino; quando leggo sul display il nome di mia madre, ho un violento moto di stizza, interrompo la chiamata e spengo il telefonino; mi fiondo ancora più teso, non solo per l’eccitazione, sul corpo di Stefania e cerco di impossessarmene con tutte le mie facoltà; mi frena con dolcezza, mi chiede chi era; rispondo che non è importante e riprendiamo la nostra ‘battaglia’ d’amore.

Nei nostri preliminari, mi sono accorto che Stefania tende immediatamente a impossessarsi del mio sesso per dedicarsi a una fellazione che pratica con molta cura e sapienza, strappandomi orgasmi spesso incontrollabili al punto che alcune volte non sono riuscito a possederla in vagina come avrei voluto; non che mi deluda, perché il piacere che sa darmi è enorme; ma preferisco sempre titillarla io per primo, farla godere e semmai, dopo, penetrarla.

Quella sera decido che non le avrei dato tempo per applicarsi alla fellazione; la faccio sedere sul bordo del letto, la spingo supina sulle lenzuola e le sfilo insieme gonna e tanga; mi tuffo sulla vulva e aggancio immediatamente il clitoride; so che è molto sensibile alla manipolazione dell’organo; prendo a titillarla, succhiarla, mordicchiarla, strappandole urla continue di piacere intenso; sentendosi messa da parte, si solleva a sedere e mi trascina sul letto, sfilandomi insieme pantaloni, boxer e calzini.

Mentre sono immobile al centro del letto, quasi in croce, mi balza addosso con mossa felina e s’impossessa della verga che spinge in gola, al primo colpo, per dare il via alla sua fellazione preferita; la prendo per le anche e la giro per avere la vulva sul viso; non ama molto il sessantanove, perché dice, e ha ragione, che ci si perde tra i due piaceri, quello attivo del dare e quello passivo del ricevere.

Ci coordiniamo come sappiamo fare bene e, sostando quando l’altro succhia e insistendo quando tocca a noi, riusciamo ad avere un rapporto intenso, lunghissimo, punteggiato, per lei, da piccoli orgasmi continui; per me, da un’eccitazione crescente.

“Prendimi, voglio sentirti dentro!”

Mi sussurra quando si sente vicina a un grande orgasmo; non me lo faccio ripetere; m’inginocchio sul letto, dietro di lei carponi, la prendo da dietro, spingendo l’asta profondamente nell’utero, finché tocco la cervice e mi fermo perché il sesso è troppo invasivo per lei, spinge indietro il sedere e si penetra fino al dolore, incurante delle leggi della fisica.

La monto per un periodo che mi pare lunghissimo e mi fermo più volte, per rallentare la corsa dell’orgasmo, per farle assaporare il piacere fino in fondo, per dare a lei il tempo di coccolarsi l’orgasmo; le chiedo in un sussurro se gradisce, per esplodere nell’orgasmo, cambiare posizione; ne ricevo conferma e mi sfilo; la faccio girare e le monto sullo stomaco, con la verga piantata tra i seni, piccoli ma sodi; a cenni mi comunica che vuole lo sperma nell’utero.

La rassicuro e, dopo avere giocato un poco con le mammelle che uso per accarezzarmi l’asta, la penetro fino in fondo con forza; godiamo simultaneamente, cosa che spesso ci riesce ed è motivo di grande soddisfazione, oltre che d’immenso piacere; quando ho eiaculato, mi scanso per evitare di pesarle inutilmente addosso e mi stendo al suo fianco; subito dopo corre in bagno a lavarsi; quando torna sul letto, sono io ad andare in bagno per fare le mie cose; al ritorno, la trovo che manipola il mio telefonino, che ha riacceso; lo facciamo spesso, dopo l‘amore, per aggiornare le chiamate.

“Ti hanno chiamato due volte tua madre e una tuo padre.”

Mi annuncia perplessa.

“Stefy, non preoccuparti; appena avremo un momento opportuno, ti spiegherò tutto … “

Non può ribattere, perché la suoneria squilla e, dal display, vedo che è mio padre; temendo che mia madre, in quel modo, aggiri l’ostacolo del mio rifiuto a parlarle, rimango cauto e rispondo solo con un sì.

“Ciao, Nando, sono papà … “

Stefania si precipita a mettere il vivavoce; quando cerco di obiettare, m’impone il silenzio col dito; mio padre con voce esitante mi chiede se lo disturbavo.

“Per la verità, avevamo appena finito di fare l’amore; ma tu non mi disturbi mai; dimmi.”

“Io e tua madre vorremmo parlarti … ”

“Papà, ti prego, non parlo per parlare; quando ti riferisci a lei, dimmi ‘mia moglie’ oppure ‘la signora’ ma non usare più quel termine di cui tua moglie si è dimostrata assolutamente indegna; non è più tuo, il problema, è una questione tra me e lei; ha profanato la camera dove sono nato, ha calpestato la mia dignità; non può essere mia madre; lei non avrebbe nemmeno pensato quello che questa donnaccia ha fatto.”

“Io non ce la faccio a essere spietato come te; in quello hai preso da tua madre, non questa donna, tua madre che non era tenera quando si sentiva offesa; io non riesco a provare rancore a lungo; lei, da quando sei stato a casa, è tornata a essere la donna che amavo; tu cerchi vendetta, io preferisco il perdono; tu esigi l’intransigenza, io voglio dimenticare; dobbiamo parlarne; vuoi parlarne con me e con mia moglie, visto che così chiedi che la indico? Con me, soprattutto, prima che con lei?”

Prima di andare avanti…

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