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Erotika
Adulteri · Cap. 4
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Capitolo 4 di 4 16 min di lettura

Francesca, intrighi in famiglia

Si complicano le cose delle famiglie intricate per poi risolversi, com'è giusto che sia.

geniodirazza
2 anni fa · 371 letture · 1

La ragazza sentì che trafficava sul cellulare alla ricerca di un contatto coi familiari, finché si rassegnò che avevano bloccato il suo numero e andò a letto; la mattina seguente non si scambiarono nemmeno il saluto; la figlia fece colazione, organizzò le sue cose e uscì di casa diretta a scuola; la madre cercò ancora tenacemente di contattare marito e figlio, ma dovette prendere atto che era fuori dalla loro vita e dalla famiglia; le restavano la casa e la piccola, ma non sapeva come regolarsi.

I mesi successivi furono un climax di dispetti e di offese più o meno aperte; Francesca imparò a frequentare suo fratello all’università e suo padre nello studio, più di quanto vedesse sua madre, in casa solo da notte fonda al mattino; per rompere il fastidio della tigna rispettiva, chiese a suo padre di accompagnarla una sera tardi a casa; ci andarono con un avvocato e sorpresero la madre a letto con l’amante; non si era neppure accorta che la figlia piccola non era in casa.

La conclusione fu che la madre rinunciò all’affidamento che passò al marito; Francesca si trasferì a casa di Lucio e Flora che l’accolsero con l’affetto di sempre; qualche tempo dopo, i tre andarono a fare visita a Licia, madre di Barbara, e ad Ettore, compagno della signora, che avevano accettato che i due ragazzi convivessero nel loro appartamento; l’incontro fu molto affettuoso; in quella sede, Flora rivelò che aspettava un figlio da suo padre; ne fu felice; Roberto e Barbara, assai vicini alla laurea, comunicarono che si sarebbero sposati ed avrebbero avuto anche loro un figlio, che avrebbero chiamato Lucio, come suo nonno.

Scivolarono dolcemente un paio di anni e Francesca fu sempre più legata a Flora, durante la gravidanza e dopo, per lo svezzamento del figlio; imparò da lei tutto quello che le sarebbe risultato utile nella vita e, soprattutto, il sesso che la compagna di suo padre, non sapeva proprio come indicarla, affrontava con disinvolta sicurezza e la invitava ad avere un atteggiamento simile per non cadere in stereotipi o moralismi inutili

Aveva diciassette anni e affrontava la maturità, prima della Facoltà di Lettere, quando avvertì Flora, come aveva fatto per le prime masturbazioni, le prime fellazioni e qualche gioco anale, che desiderava fare sesso completo col ragazzo del momento; non lo vedeva ‘principe azzurro’ come nei sogni delle coetanee; ma desiderava fare l’esperienza con un ragazzo a cui fosse intensamente legata; l’amica del cuore le suggerì che era la disposizione migliore, farlo per sé e per i suoi desideri.

Erano al mare, nella località dove ogni anno con suo padre, con Flora e con il bambino che avevano avuto, passavano almeno un paio di settimane in agosto; c’era anche Riccardo, un ragazzo molto simpatico, di venti anni, ben educato e serio al quale anche suo padre aveva aperto la fiducia e la casa; come tutti gli anni, la sera andava con lui a passeggiare sulla battigia e faceva il sesso limitato che si concedeva, fino a quel momento; erano molto tesi, tutti e due, quella sera di San Lorenzo, mentre percorrevamo il tragitto abituale; lungomare, fino all’ultima gelateria, poi dentro verso l’arenile sempre più deserto, sempre più buio.

Vicino a un pattino arenato, Riccardo stese un telo da spiaggia, la fece sedere, si sedette accanto a lei, si girò a baciarla; era un gesto ormai abituale, ma in quel momento divenne forte come non mai; la spinse supina sulla sabbia e le cadde addosso coprendola col suo corpo assai possente; le mani divennero tentacoli e cominciò a sentirsele dappertutto che le frugavano il seno, l’inguine, i fianchi, il sedere, le cosce; la baciava con vorace desiderio e le succhiava tutto, dagli occhi alle labbra, dai capezzoli alla gola.

Poi scese verso il ventre, sciolse il pareo che aveva usato per coprirsi e le sfilò lo slip del costume; allungò anche lei le mani e si impossessò del cazzo che era diventato praticamente enorme; per un attimo ebbe paura che, entrandole nel ventre, la squarciasse; poi sorrise delle sue fisime; Riccardo si sfilò il costume e i sessi si trovarono nudi e accostati; passò per un momento un dito nella vulva, quasi a liberarla dei peli del pube e accostò la cappella; la baciò delicatamente mentre si tratteneva dal penetrarla.

Sollevò le gambe intorno ai fianchi, le portò dietro la schiena, spinse col bacino verso l’alto e senti il mostro entrare in lei; Riccardo a sua volta diede una spinta dall’alto in basso e fu tutto dentro; una fitta di dolore, quasi un’inezia, segnalò che l’imene era saltato; aprì gli occhi, vide una stella attraversare il cielo e si augurò una felicità eterna, poi lui cominciò a cavalcarla; e lei non riuscì più a connettere.

Sentiva solo il piacere infinito che dal ventre si irradiava a tutto il corpo; sentiva il suo desiderio di possederlo che si riempiva e si soddisfaceva di quel bastone di carne che le trivellava il ventre; sentì esplodere negli occhi, nel cuore, nella mente, nella fantasia, tutti i fuochi d’artificio del mondo, le sembrò di esplodere in mille pezzi di fuoco colorato; poi lui le scaricò nel corpo l’orgasmo e lei lo sentì tutto, spruzzo per spruzzo, goccia per goccia.

Capì finalmente la differenza tra tutto quanto avevo vissuto e quel momento di sublime, infinita dolcezza che dava il sentore vero del paradiso; rispose con altrettanti orgasmi, tutti violenti, tutti dolcissimi, tutti accompagnati da urla d’amore. Flora fu la prima ad essere informata che la sua amica del cuore aveva fatto finalmente l’amore e si sentiva felice e completa; cominciò a suggerirle comportamenti e scelte per controllare il piacere e coglierlo nella massima essenza; Francesca gliene fu grata per tutta la vita.

Anche Barbara aveva dato alla luce il suo bambino che Roberto volle chiamare Lucio, come suo padre, sperando che avesse gli stessi felici esiti nella vita e nel lavoro; dopo la laurea, aveva accettato il tirocinio nello studio del padre e scherzava con Flora su chi l’avrebbe ereditato; ma la felicità della scelta di collaborare in tre era evidente dagli ottimi risultati per commesse nelle quali interveniva volentieri Ettore con i suoi cantieri di lavoro.

Un piccolo disagio sembrò agitare la pacifica serenità dell’ambiente, quando Claudio, il padre genetico di Barbara, dopo anni di assoluta ignoranza della sorte di sua figlia, le comunicò che desiderava incontrare lei, il suo compagno e il bambino che sapeva essere nato dal loro rapporto per presentare una nuova situazione, con una donna di cui si era perdutamente innamorato e che intendeva sposare; farle conoscere la figlia, il nipote e il genero gli pareva doveroso.

Roberto, che aveva un’opinione assolutamente negativa di quell’uomo, avviò alcune sue misteriose ricerche e raggiunse risultati stravolgenti che non comunicò a nessuno; quando padre e figlia stabilirono che si sarebbero incontrati nel ristorante più famoso della città per una luculliana cena a base di aragosta, confabulò in segreto con Flora ed Ettore e riuscì ad organizzare che sarebbero andati all’appuntamento, ma tutti e otto; Claudio e la sua dama sarebbero arrivati più tardi, leggermente distanziati tra loro.

Prima di andare avanti…

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