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Erotika
Adulteri · Cap. 4
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Capitolo 4 di 4 16 min di lettura

Francesca, intrighi in famiglia

Si complicano le cose delle famiglie intricate per poi risolversi, com'è giusto che sia.

geniodirazza
2 anni fa · 371 letture · 1

Elena aveva poco più di diciannove anni e aveva appena cominciato a lavorare in pubblicità; Lucio ne aveva ventitré e, dopo la laurea, trotterellava dietro il grande Maestro che lo aveva preso come assistente, quasi un semplice portaborse; in una delle veloci scopate che riuscivano a strappare al controllo genitoriale; commisero il grave errore di non usare il solito preservativo; la conseguenza fu imprevista e irrimediabile; lei si trovò incinta e decisero di sposarsi prima della nascita di Roberto.

Sin dai primi vagiti del bambino, lei dichiarò la sua intenzione di madre che non accetta di restare a casa; lui aveva già avviato la carriera che lo avrebbe portato ai vertici della professione di architetto; facendo leva sul tempo di cui poteva disporre, lavorando spesso da casa, e sopratutto su una sua indole da ‘buono come il pane’, secondo una versione, o da ‘tre volte buono, quindi fesso’ come suggeriva una deteriore interpretazione della sua mitezza, fu lei ad imporre il regime familiare.

Lei non accettava neppure per errore di rinunciare ai suoi impegni lavorativi, anche se e quando le imponevano lunghe ore di straordinario fino a sera tardi o ‘maratone’ interminabili in giro per l’Italia per catturare nuovi clienti e imporre il marchio che ora era suo; per conseguenza, la cura della casa e dei figli ricadeva tutta sulle spalle del marito che, lavorando a distanza, poteva occuparsi di tutto e, quando doveva andare in studio, si poteva organizzare alla meglio.

Roberto crebbe così, affidato al padre che lo seguiva con amore quasi patologico; sei anni dopo la sua nascita, un errore quasi fotocopia di quello iniziale costrinse i coniugi a prendersi cura di un’altra nascita imprevista e forse inopportuna; Francesca nacque quando Roby aveva già sei anni e da quando aprì gli occhi fu per Elena solo un problema in più e, per Lucio, un aggravio del lavoro a cui si doveva sottoporre per fare fronte a tutte le esigenze di una casa allo sbando.

Crescendo, la ragazza si rese conto di essere ‘diversa’ da tutte le compagne di scuola, perché non aveva una madre a cui riferirsi per i suoi piccoli problemi, ma un ‘mammo’ al quale non riusciva a parlare di certe cose imparate nei gabinetti della scuola; per sua fortuna, nello studio di papà lavorava Flora, una ragazza di una quindicina di anni più ‘vecchia’ con la quale riusciva ad aprirsi; nel corso degli anni, la elesse ‘amica del cuore’ o ‘sorellona insostituibile’ insomma faro di riferimento per tutto.

Fu con lei che si confidò quando, col menarca, si accorse di essere diventata ‘femmina’; fu sempre Flora a guidarla nei negozi del Centro Commerciale dove abbandonò le mutande di cotone dozzinale, che suo padre comprava senza distinzione al mercato, per i primi slippini che la facevano ‘signorina’ o i primi costumi a due pezzi, con la parte superiore che non doveva ancora reggere niente, in cambio di quelli approssimativi che suo padre acquistava nei negozi del paesetto di mare dove villeggiavano.

Diventata grandicella, cominciò a rendersi conto che, tra suo padre e Flora, c’era qualcosa di indefinibile che si materializzava in tocchi clandestini, carezze mistificate da gesti professionali o vaghi accenni di simpatia; ma non le capitò mai di vedere niente che andasse fuori dalla morale che le avevano imposto; d'altronde, niente aveva mai visto scattare tra suo padre e sua madre, le poche e rare occasioni in cui la ‘signora’ si era degnata di apparire in casa in ora compatibile con la loro presenza.

Naturalmente, non era una sprovveduta e l’insegnamento che nei bagni della scuola veniva da compagne assai più disincantate le suggeriva che solo qualche rumore notturno indicava tra i due un’attività sessuale che forse poteva indicarsi come amore coniugale; tra Flora e Lucio sperava che ci fosse almeno un amore adulterino, anche se alla sua morale il concetto stesso di adulterio ripugnava; in quel caso, forse lo avrebbe accettato ma era felice che non ci fosse.

Anche per questo, la volta che, ad una fermata della metropolitana, vide sua madre strusciarsi lussuriosamente su un altro uomo, scattò in lei una ribellione incontrollabile; le parve di vedere il cuore di suo padre sanguinare per l’offesa che la moglie gli portava con quel comportamento e provò grande empatia con Flora che riusciva a tenere sotto controllo i suoi sentimenti anche se, probabilmente, era molto più appassionata a suo padre di quanto sua madre lo fosse al marito o all’amante.

Da quando era andato all’università, Roberto aveva preso l’abitudine di portare Francesca a pranzo alla mensa universitaria per risparmiare a suo padre l‘onere della cucina; sua sorella, uscendo dal Liceo dove studiava, andava all’università, pranzavano e, se lui aveva il pomeriggio libero, tornavano insieme a casa; altrimenti, Francesca andava in studio dove si fermava a studiare e a cazzeggiare come nel suo habitat naturale; di solito, parlava molto, di tutto, con Flora che la guidava in tutte le scelte.

Quel pomeriggio stavano viaggiando verso casa quando, ad una fermata intermedia, Francesca notò sua madre che amoreggiava con uno sconosciuto; la mano di suo fratello sulla bocca frenò l’urlo che stava per lanciare; lui intanto riprendeva la scena con il telefonino; arrivati a casa, scaricò su un supporto esterno il video che la sorella guardò incredula più volte chiedendosi perché sua madre fosse arrivata a quell’eccesso.

Non riusciva a rasserenarsi, la ragazza, e, quando suo padre rientrò, ritenne doveroso informarlo; in silenzio gli consegnò la scheda che l’altro guardò inorridendo; fece una serie di telefonate; prese dallo sgabuzzino alcune sue valigie, le riempì di biancheria, vestiti e documenti e andò in camera di Roberto.

“Sono arrivato al capolinea; ho riconosciuto l’uomo del video e so che non è una storia né conclusa né recente; non posso più stare con una donna senza pudore né rispetto; io me ne vado; tu sei maggiorenne e scegli autonomamente se restare con tua madre, se venire con me o cercarti altri percorsi; ti garantirò il sostegno necessario; tua sorella è minorenne, sarà affidata senz’altro alla madre indegna; perdonatemi, se vi riesce, ma stavolta è finita davvero!”

Roberto, dopo che il padre fu andato via, fece anche lui una serie di lunghe telefonate, specialmente a Barbara, la sua ragazza; si accordò per andare a stare da lei; poi parlò con la sorella; le spiegò che lei doveva rimanere con la madre e cercare di organizzarsi; per rendere meno difficile la convivenza poteva sempre fare affidamento su di lui e, se lo desiderava, pranzare insieme alla mensa; poteva frequentare quando voleva lo studio di suo padre; la abbracciò con calore e uscì.

Rimasta sola, Francesca si chiuse nella sua cameretta e attese a lungo il ritorno della madre ma crollò nel sonno prima che lei, a tarda notte, rientrasse; quando trovò la casa vuota, Elena, senza alcun rispetto, svegliò la figlia e le chiese conto del padre e del fratello; Francesca, senza parlare, le indicò il tablet aperto sul tavolo di cucina; Elena guardò il video, non fece motto e mosse la mano nell’aria, quasi a scacciare qualcosa di fastidioso.

Prima di andare avanti…

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