Lucio, quarantaquattrenne architetto già ampiamente affermato, aveva una vita lineare e quasi soddisfacente, a determinare il ‘quasi’ era l’atteggiamento di sua moglie, Elena, quarantenne direttrice di un’agenzia di pubblicità, che non riusciva ad accettare né la famiglia, né il tempo che passava e che, principalmente, a tutti cercava di imporre la sua volontà e la sua personale visione delle singole cose; quello che lei riteneva giusto era Verità assoluta a cui tutti si dovevano inchinare.
Era stato così anche quando, più di vent’anni prima, Lucio si era imbattuto in lei, per sua disgrazia veniva fatto di dire; nella smania di partecipare ad una delle tante scorribande che la ‘banda’ dei ragazzi come lui organizzava per bar e discoteche, notò subito la più vivace del gruppo, quella che tutti additavano come disponile a qualunque esperienza; quando l’ebbe a portata di cazzo, non esitò a scoparsela; per sua sfortuna, fu l’unico a farlo senza preservativo.
Quando lei si rese conto irrimediabilmente di essere incinta e di poter solo fare ricorso con gravi rischi, ai maneggi di un aborto clandestino, avendo superato tute le fasi utili per quello terapeutico, inevitabilmente si vide costretto ad assumersi la responsabilità di quella maternità e ad accettare il matrimonio come soluzione praticabile; la decisione non lo spaventò perché il matrimonio era nei suoi progetti, la ragazza non gli dispiaceva e volle fare la sua parte con dignità.
Si era da poco laureato in architettura, aveva avviato un suo studio privato, mentre accompagnava, da assistente, un suo Professore all’Università; non solo godeva di una condizione economica forse invidiabile, ma poteva anche disertare spesso lo studio e lavorare da casa mentre ai tavoli da disegno si affannavano i ragazzi assunti come disegnatori o esecutori di plastici; quando sua moglie avvertì che non avrebbe allattato e lasciava la cura della casa a lui, accettò pazientemente di fare da solo.
Era nato Roberto, che curò amorevolmente per tutta la vita, dalle poppate agli studi universitari; a venti anni, suo figlio prometteva di ereditare dal padre non solo la creatività e il talento ma anche le scelte professionali; quando sua moglie, per la solita superficialità, rimase di nuovo incinta, Roby aveva sei anni e Francesca fu la perla di papà, la figlia attesa e desiderata, nella totale indifferenza della madre.
Elena sin dalla luna di miele aveva dichiaratamente manifestato il suo libertinaggio che mascherava da libertà e da impegno indefesso nel lavoro; suo marito si era abituato, e lo fecero anche i figli dopo, a restare in casa a fare il ‘mammo’ e il ‘massaio’, spesso fino alle ore piccole della notte; Elena appariva di tanto in tanto per imporre i suoi personali dictat; non c’erano documenti di corna fatte, ma era certo che la ragazzina che la dava a tutti non si era smentita dopo il matrimonio e le due maternità.
Il pomeriggio che, tornando a casa dallo studio, trovò Francesca piangente, cercò di consolarla raccomandandole di non far pesare troppo piccoli incidenti; la ragazza gli consegnò una chiavetta con una registrazione e Lucio scoprì che sua moglie aveva intrecciato una relazione adulterina col primo fidanzato adolescente, divenuto ora un bell’uomo di una quarantina d’anni; come i figli, ritenne che la misura fosse piena e che fosse il caso di sciogliere un nodo ormai insopportabile.
Chiamò l’ufficio da dove era appena arrivato e parlò con Flora, la giovane assistente che, entrata nello studio qualche anno prima come stagista che ambiva ad avere come Mentore l’archistar del momento, si era progressivamente ambientata e, presa dall’incanto per lui professionista, a mano a mano si era trovata impigliata in un reticolo d’amore assai difficile da districare, visto il matrimonio e la prole che lui accettava supinamente dimostrandosi ostile a qualunque idea di tradimento o di rottura.
Flora impiegò, orologio alla mano, due minuti per cogliere il senso del discorso appassionato e sofferto che le fece il suo idolo; lo avvertì che il suo amore non gli consentiva scampo; se decideva di lasciare la moglie, lei era pronta a portarlo a vivere con lei nel suo appartamento, ad essere la sua compagna e a trascorrere con lui tutta la vita, sicuramente a condizioni più leali e limpide della moglie; se davvero decideva di saltare il fosso, doveva solo fare le valigie.
Non era una scelta del momento; da mesi ormai Lucio accarezzava l’idea di abbandonare sua moglie alle sue esagerazioni e di fare una scelta nuova e diversa; l’ipotesi di concedersi alla devozione di Flora lo aveva sollecitato spesso, al punto che anche Elena ci aveva pesantemente e volgarmente scherzato quando se ne era resa conto; quando decise di andarsene, la sua assistente fu il primo pensiero che gli venne alla mente; non esitò a metterlo in atto, quando sentì la disponibilità di lei.
Roberto, suo figlio, quando vide il padre tirare giù dallo sgabuzzino le valigie e riempirle di vestiti, biancheria, documenti e quanto c’era di suo in quella casa, capì il senso del dialogo telefonico che aveva sentito a sprazzi; prese coscienza che anche lui non aveva prospettive e che forse doveva cercarsi una diversa collazione; l’unico riferimento utile risultava quello della ragazza con cui aveva una storia meravigliosa e con la quale avevano talvolta parlato di andare a vivere insieme.
Uscito dal suo appartamento, Lucio con determinazione andò direttamente a casa di Flora; anche se per anni aveva glissato sui sentimenti di lei che gli aveva più volte professato amore, stavolta era deciso a dichiararsi senza esitazione; uscire dall’appartamento matrimoniale era per lui uscire anche dalla prigionia del matrimonio e dalla vita di sua moglie; coi figli si sarebbe confrontato e avrebbero stabilito una possibile convivenza disarmata.
Ma Flora diventava quasi naturalmente il suo nuovo approdo di vita; sentiva che era giunto il momento di lasciarsi andare e di amarla come aveva sempre desiderato; quando lei gli aprì la porta, non pronunziarono nemmeno una sillaba; caddero letteralmente l’uno nelle braccia dell’altra e si trascinarono, baciandosi e accarezzandosi, fino alla camera da letto; anche Flora quasi non credeva a se stessa quando se lo trovò davanti e tra le braccia.
Appena la porta della camera si chiuse dietro le loro spalle, lo stava avvolgendo nell’abbraccio più caldo che avrebbe mai desiderato; si strinse contro di lui e gli fece sentire tutta la voglia del sesso rovente, desiderosa del suo che la sventrasse e le facesse toccare il paradiso che sperava da anni; sentì una mazza che si rizzava prepotente e la stimolava, da sopra i vestiti, e le procurava emozioni di piacere mai assaporate in vita; allungò una mano e lo sentì vivo.
Lui la portò quasi a forza fino al letto e le impose di sedersi; lei aprì il pantalone e glielo abbassò alle caviglie, insieme al boxer; il ‘mostro’ le apparve in tutta la sua possanza e lo amò, dal primissimo momento; lo prese a due mani e lo accarezzò, dal pube alla punta; allungò la lingua e saggiò il sapore delle gocce di precum che uscivano dal meato; lambì con le labbra la cappella e la spinse sulla lingua, contro il palato; lui fremette e le strinse le tempie in un gesto d’amore.
Prima che riuscisse ad ingoiare l’asta quanto desiderava, l’aveva sollevata in piedi e la stava spogliando; si liberò di pantaloni e boxer scalciandoli lontano e le sfilò la camicetta finché restò in reggiseno, abbassò la gonna e lei la scalciò via; poi gli sfilò giacca e camicia; fu nudo, tranne i calzini; lo bloccò e lo divorò con gli occhi; fu un attimo stupendo, lo amava ancora di più; prese a baciare la pelle di tutto il corpo, dal viso al petto e tentò di scendere più giù; la fermò e la stese supina.
La lingua che lambiva la vulva le scatenò scosse elettriche nel cervello; le mani le presero le caviglie e le distanziarono finché fu totalmente scosciata; la bocca che si strinse intorno al clitoride aveva la dolcezza di un bacio delicato e, quando cominciò a succhiare, le provocò fremiti d’orgasmo irresistibili; la lingua separò le grandi labbra, poi le piccole e infine lambì il clitoride che le labbra stavano succhiando; leccò e succhiò, contemporaneamente, il piccolo organo centro della libidine; la fece godere.
Gli orgasmi si susseguirono a ritmo serrato; gemette e godette continuamente; si abbandonò a lui, al maschio che stava chino sul ventre, a Lucio, l’uomo che amava da sempre.
“Amore, mi fai morire se vai avanti così; ti prego, non insistere!”
Lo prese per le tempie e lo costrinse a raggiungerla sul letto; rotolò verso il centro e lo portò con se; si accoccolò accanto al sesso e lo prese finalmente in bocca, costringendolo a stare fermo; leccò e succhiò senza sosta, senza fermarsi neppure quando gemeva quasi di dolore; spinse la cappella fino all’ugola e copulò in gola finché non esplose dentro la sua bocca; trattenne il sesso che spruzzava fiotti di sperma; li ingoiò ad uno ad uno; lui si rilassò e si godette la sua bocca.
