Si sentì svuotata e si sdraiò al suo fianco, adagiandosi contro la sua figura imponente, gli baciò il capezzolo più vicino anche se, in quel momento, il titillamento lo disturbava; le prese la testa e portò la bocca sulla sua; si distese sulla sua figura massiccia e si sentì dominata dal suo amore; lui la baciava con intensità e sentivano che i corpi si risvegliavano; la mazza riprese a premere sulla vulva e la vagina piangeva lacrime di orgasmo.
“Flora, c’è chimica tra noi; ti amo come non ho mai amato in vita mia; ti desidero come solo una volta nella vita si può desiderare; sei la mia donna, lo sento; ti voglio, ti voglio tutta e non ti permetterò di andartene.”
“Non vado da nessuna parte, Lucio; lo so che sei l’uomo che volevo e non ti lascio andare neppure io; voglio appartenerti tutta, voglio darti quello che non ho mai dato a nessuno; ora so che ti amo davvero, tanto; adesso prendimi, voglio sentirti dentro e voglio andare in paradiso con te, a costo di farmi sventrare dal tuo mostro meraviglioso … ”
Passarono quella notte, che per loro era quasi una luna di miele anomala, scopando, anzi facendo tanto amore, senza porsi né obiettivi né limiti, solo preoccupandosi di incontrarsi e di conoscersi, come la Bibbia opportunamente mistifica gli amplessi; Lucio scoprì nella sua assistente una donna calda e appassionata, capace di empiti straordinari di passione e pronta a sperimentare qualunque forma di sesso le venisse proposta; lei finalmente aveva il suo uomo nudo nel letto.
Non impiegarono molto tempo ad assestarsi nella nuova dimensione di coppia di fatto; una consuetudine quasi decennale a convivere nello spazio dello studio e ad amarsi in silenzio, nel rispetto di un matrimonio rivelatosi molto effimero ed ipocrita, aveva già determinato un’intimità che, uscito dai limiti della vita coniugale, Lucio trasformò rapidamente in convivenza amorosa molto calda ed appassionata.
La sorpresa venne, inaspettatamente, dalla piccola Francesca che rivelò un’abitudine, di vecchia data, a riferirsi a Flora come ad una sorta di sorella putativa; rimasta da sola a ‘sorbirsi’ le irrequietezze di sua madre, dopo la ‘fuga’ del padre e del fratello, spiegò a Lucio che da molti anni per i piccoli e grandi problemi che si pongono normalmente ad una ragazza della sua età e della sua crescita, aveva trovato nella sua assistente l’amica del cuore.
Non avendo mai potuto fare affidamento su sua madre, perennemente uccel di bosco, e non potendo coinvolgere suo padre in vicende che riguardavano la sua crescita e le sue emozioni adolescenziali, aveva trovato in Flora le orecchie pronte ad ascoltare e la voce disposta a spiegare, suggerire, consigliare; di fronte alle perplessità di suo padre che non capiva, gli precisò che era corsa dalla sua assistente quando si era spaventata alla vista del primo sangue mestruale.
Gli ricordò episodi da lui dimenticati, come la meraviglia di lui davanti al conto pagato ad un negozio di intimo dove Flora le aveva fatto acquistare il primo reggiseno, lo slip coi cuoricini, il bikini e gli indumenti ‘osè’ che aveva cominciato ad usare per essere più ‘femmina’; Flora era stata per lei la madre assente, la sorella putativa, l’amica del cuore e la consulente per i problemi di cuore quando aveva avuto i primi palpiti strani per il compagno di classe.
Divenne facilmente consuetudine, per lei, andare allo studio, uscendo da scuola, pranzare col padre e con la sua compagna, fermarsi a studiare nello studio dove i due lavoravano e trattenesi fino a cena; solo a sera l’accompagnavano a casa, dove si gestiva la solitudine mentre la madre impazzava tra i suoi amorazzi; non erano poche le volte che si fermava a dormire da loro, su un divano nella sala comune, finché suo padre non le attrezzò una cameretta che divenne sua.
Francesca manteneva suo padre aggiornato sui fatti che interessavano Roberto, suo figlio, che aveva trovato una sistemazione assai convincente a casa di Barbara, la sua ragazza, con la quale conviveva in casa di sua madre, Lucia, che ospitava anche Ettore, un imprenditore edile già noto a Lucio che aveva collaborato alla realizzazione di un quartiere residenziale alla periferia della città; Ettore aveva anche assunto il giovanotto come disegnatore part time assicurandogli uno stipendio modesto ma utile.
Elena non sapeva molto delle vicende di casa e, come aveva sempre fatto, neppure se ne curava; ottenuta la sentenza di separazione e l’affidamento della figlia con l’assegno previsto che, insieme ai suoi guadagni, le consentiva di vivere nell’agio, se non nel lusso, si dedicava unicamente al suo lavoro accanito ed ai sollazzi che volentieri si prendeva da amanti occasionali, incurante della sofferenza di sua figlia davanti alla processione di maschi in mutande nella camera di sua madre.
Un giorno Francesca, nauseata, se ne lamentò con Flora e insieme organizzarono un blitz che avrebbe sconvolto gli assetti; una sera che, dopo accurati studi, la ragazza era certa che sua madre avrebbe passato la notte con un caprone che una volta a settimana andava a scoparsela a casa sua, dopo le undici si recò a casa con suo padre e con un suo amico avvocato che aveva curato la parte legale della separazione dei coniugi.
La lunga, insistente e nervosa scampanellata annunciò subito ad Elena che non si trattava di buone notizie; uscì dalla camera e andò ad aprire coperta appena da una vestaglia trasparente che non nascondeva niente delle sue forme giunoniche; quando si trovò di fronte alla figlia, sbalordì non poco.
“Francesca, perché non sei a letto? ... C’è anche tu padre ... Perché? ... O dio, anche l’avvocato?!”
“Elena, domani fatti trovare in tribunale!”
“In tribunale?!? Perché mai?”
“Perché chiederò al giudice di sottrarti l’affidamento d nostra figlia; Non ti sei neanche accorta che non era in casa ... “
“Aspetta; è stato un caso unico ... “
“Mamma, ci sono testimoni che dichiarano che normalmente non torni a casa prima delle tre di mattina e che non sai mai né dove sono né cosa faccio; i miei professori possono venire a testimoniare che non ti hanno mai visto in tutti gli incontri con le famiglie; chi è adesso il caprone che gira per la casa in mutande, visto come sono scostumati ed incivili gli amanti che ti porti in casa senza nessun rispetto per me? Domani al giudice e agli assistenti sociali racconterò queste cose ... ”
Proprio in quel momento un individuo anonimo si affacciò dalla sua camera, in mutande, ed uscì per andare in cucina; Lucio usò il telefonino per scattare un’istantanea di lei in vestaglia, di lui in mutande e della figlia tra loro.
“Questa è la ‘pistola fumante’ se capisci cosa intendo!”
“Va bene; cosa vuoi, figlia ingrata?”
“Me ne vado, troia; seguo l’esempio di mio padre e di mio fratello; ti lascio alle tue copule smodate e incontrollate; vado a fare famiglia con chi mi merita. Domani vai dal giudice e comunica che rinunci all’affidamento; se non lo fai, ti perseguito e ti mando in galera, te lo giuro!”
“Va bene; visto che avete fatto sempre così, quadrato contro di me, vattene anche tu e non rompetemi più le scatole; finalmente forse potrò essere giovane e libera da zavorre inutili!”
“Francesca, metti in un valigia poche cose veramente indispensabili e andiamo via da questo letamaio; signora delicatissima, sappia che con la perdita dell’affidamento lei rinuncerà anche all’assegno che le era stato concesso; stia bene attenta a come spende e spande, se non vuole trovarsi male, prima o poi.”
Alzò il medio della mano destra e chiuse la porta alla sue spalle, quando la figlia si presentò con una valigia pronta; la sua sicumera era però destinata a sgonfiarsi lo stesso giorno seguente, praticamente dopo poche ore, quando la sentenza del giudice le rese la sua indipendenza ma una discutibile autonomia economica, visto che anche tutto il lavoro dell’agenzia di pubblicità aveva fatto aggio per anni sul capitale personale di suo marito, sul quale adesso non poteva più contare.
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