Adulteri 3; Roberto
Era stato sempre un problema, per Roberto, affrontare la situazione della sua famiglia, con un padre decisamente troppo buono, ridottosi a badare alle faccende domestiche, mentre cercava di fare fronte ai suoi impegni non indifferenti di archistar con progetti in mezza Europa; e, dall’altro lato, una madre mezza troia della quale era incerta la fedeltà al matrimonio ma era certo l’attaccamento al lavoro al punto di ignorare qualunque incombenza familiare.
Si era rassegnato all’idea che sua madre non avesse incontrato i suoi insegnanti per tutto il corso di studi, dalle elementari alla laurea in architettura, ormai vicina; con la sua ragazza aveva risolto parlandole lealmente; d’altronde, la boutique che sua madre dirigeva in centro era un riferimento imprescindibile per la borghesia ‘bene’ della città e centro di diffusione di tutti i pettegolezzi che in quell’ambiente circolavano, facendo arrivare le informazioni prima ancora che giungessero agli interessati.
Tutto era filato abbastanza liscio, organizzandosi per distribuire i tempi e gli impegni in modo da soddisfare tutte le esigenze, lavorative e familiari, sue, di suo padre e della sorella Francesca, di sei anni più piccola ma decisamente bisognosa si sentirsi circondata da affetto che solo padre e fratello le potevano garantire; tutto secondo copione, insomma, fino a quel maledetto pomeriggio, di ritorno a casa dalla mensa universitaria dove aveva pranzato con la sorella come facevano spesso.
Per una stramaledetta coincidenza, ad una fermata della metro in una stazione intermedia, Francesca notò sua madre che, ferma sul marciapiede della direzione opposta, abbracciava, con l’aria di una grande amante, uno sconosciuto; la ragazza sobbalzò e dovette tacitarla per non sollevare scandalo; poiché aveva in mano il telefonino scattò qualche foto e registrò un breve video delle effusioni della loro madre allo sconosciuto.
Ma la frittata vera e propria la realizzò Francesca che, a casa, si precipitò da suo padre per rivelargli ingenuamente le corna con il supporto delle immagini e del video; di colpo, la misura fu piena e si rese conto che suo padre decideva in quel momento, venuto meno anche l’appiglio della fedeltà che teneva unita la famiglia, di rompere un’ipocrita armonia familiare e di andarsene per la sua strada; Roby sapeva di una simpatia in atto tra Lucio e la sua assistente Flora; capì che suo padre se ne andava a stare con lei.
Non sopportava l’idea di restare in quella casa, condizionato da un madre irresponsabile ed anche un tantino puttana; decise che sarebbe andato via anche lui; l’unica persona a cui poteva chiedere ospitalità era Barbara, la sua ragazza, con la quale più volte avevano accennato alla possibilità di convivere nell’appartamento dove lei viveva con la madre Licia, divorziata da anni da suo marito, e con il suo compagno, Ettore, un imprenditore edile assai abile e disponibile verso i due ragazzi.
Barbara dovette consultarsi con la madre, per assicurarsene la disponibilità e, per correttezza, interpellò anche Ettore che fu ben felice di dare il suo assenso; anzi, propose, per alleggerire la loro posizione di dipendenza totale dalla madre di lei, di assumere part time il ragazzo come disegnatore nei suoi cantieri; la soluzione, neanche a dirlo, fu gradita a tutti; la parte peggiore per Roby fu comunicare la novità a Francesca che non la prese troppo bene.
Però, chiarito che rimaneva inalterata la possibilità, uscendo dopo le lezioni dal liceo che frequentava, di raggiungerlo per il pranzo, che poteva trascorrere anche interi pomeriggi allo studio di suo padre e risolvere con lui i problemi della cena, finirono per concordare una piattaforma soddisfacente, per cui la ragazza rimaneva affidata a sua madre per evitare una lite giudiziaria ma viveva di fatto col padre e col fratello.
Non ebbe bisogno di molto tempo né di molti discorsi, Roberto, per adeguarsi alle abitudini della casa di Licia; conoscevano le possibilità della camera della ragazza dove già talvolta avevano scopato, all’insaputa di sua madre che comunque non faceva problemi per i loro rapporti sessuali; eppure, quella loro prima volta in maniera inequivocabile e incontestabile si sentirono alquanto diversi; quella fu per loro la notte di una anomala ‘luna di miele’ che consumavano da coppia di fatto.
Per la particolarità della situazione, si sentirono come ad un primissimo incontro, travolti dalla bellezza del momento, dalla delicatezza della situazione e soprattutto dal desiderio di darsi completamente; Barbara era più entusiasta e determinata; lui non fece in tempo a chiudere la porta che si sentì avvolto da un abbraccio tentacolare; avvertì con particolare intensità le mani sulle natiche che spingevano i ventri a congiungersi e il seno premere sul torace sensualmente.
Reagì spingendo il pube e la mazza, che era balzata di colpo contro quello di lei, si strusciò sul corpo e cercò la libidine in tutte le parti che si incontravano, dalle braccia alle gambe, ma soprattutto dal seno contro il torace agli inguini che quasi dolevano, tanto erano spinti l’uno contro l’altro; sistemò il cazzo all’altezza della figa e la scopò fra le cosce, da vestiti, come due ragazzini che stessero pomiciando e cercassero l’orgasmo nelle mutande.
La spostò verso il letto, la fece sedere e la spinse giù di schiena; si abbassò accosciato e le sollevò la gonna, solo davanti, fino a raggiungere il perizoma che sottolineava, senza coprirla, la figa adorata; si piegò in avanti e appoggiò le labbra sul monte di venere; fece scivolare la lingua verso la vulva e sentì che lei comincia a colare piacere e gioia; cercò le grandi labbra e le carezzò con la bocca; Barbara spinse in giù il perizoma e portò alla vita la gonna offrendosi tutta dalla figa in giù.
Roberto leccò golosamente il ventre, dall’ombelico alla figa; scese in basso, partì dalle ginocchia, per l’interno coscia, e leccò fino alle grandi labbra; sentiva che in lei l’eccitazione diventava irresistibile; sfiorò soltanto le piccole labbra e lambì il clitoride già ritto e duro; avvertì un primo orgasmo, direttamente sulla lingua, e assaporò con gusto gli umori che esplodevano; giocò un poco con le piccole labbra e leccò avidamente tutta la figa, dall’esterno all’interno, finché infilò la lingua in vagina.
Barbara si sentiva esplodere il ventre e avrebbe voluto tirarlo su, baciarlo e farsi penetrare; lui le fermò le braccia e la obbligò supina a ricevere le sue leccate; le portò le gambe in alto, lei lo favorì afferrando i polpacci ed aprendosi tutta alla sua leccata; la lingua che giocava nella vagina come un piccolo cazzo la mandava in deliquio; gemeva e borbottava impedendosi ad ogni costo di urlare, per timore di essere sentita dalla madre.
Sfruttando la posizione, Roberto si dedicò ai fori vicini e leccò la figa e il buco del culo, giocando a far entrare ed uscire la lingua da ciascuno, alternativamente; succhiò il clitoride con foga, finché lei non si lasciò sfuggire un urlo e squirtò sulla bocca e sul volto; lui bevve avidamente e golosamente tutto, rassicurandola con lo sguardo che non aveva smesso di tenere fisso nei suoi occhi per vivere con lei quel momento di infinita lussuria.
Di colpo, lei si divincolò, lo spinse via e lo sbatté letteralmente a fianco a sé sul letto; sfilò quasi con violenza pantaloni e boxer fino alle caviglie, si accosciò ai piedi del letto ed afferrò a due mani il cazzo ritto come un obelisco.
“Adesso tocca a te startene fermo e buono; fammi gustare la tua mazza, lascia che mi faccia soffocare, se mi va; fammi prendere da te tutto il piacere che puoi darmi!”
Roberto scherzosamente alzò le mani in segno di resa; si spogliò in un attimo e si stese al centro del letto; Barbara fu nuda ancora prima di lui e si inginocchiò a fianco, piegata con la testa sul suo inguine; afferrò il cazzo con una mano e portò l’altra a raccogliere i testicoli sfregandoli dolcemente; mentre iniziava una leggera masturbazione, andò a leccare le palle, una per volta, e più volte ne infilò una in bocca per titillarla con la lingua; spostò le labbra sull’asta e la percorse.
Arrivata alla cappella, strinse a forzare le labbra che la seguirono amorosamente; poi la lingua la accarezzò tutt’intorno e la guidò contro il palato, verso l’ugola; una mano manipolava l’asta fuori dalle bocca, l’altra scivolò tra le cosce ed afferrò il clitoride; masturbava contemporaneamente tutti e due, mentre succhiava con devozione il cazzo sulla punta; lui sentì l’orgasmo montargli e l’avvertì che, se continuava così, lei avrebbe ricevuto un fiume di sborra in bocca; ma lui avrebbe avuto difficoltà a ricominciare.
Barbara si fermò, senza mollare la presa né sul cazzo né sulla figa; si sdraiò al suo fianco, tenendo la bocca sul cazzo e portò la figa al viso di lui, che ruotò su un fianco e prese a leccare lei, tra le cosce e sulla figa; allentarono così la tensione e, nella voglia di leccarsi reciprocamente, si riempirono di piacere; ma la doppia funzione impediva gli orgasmi; Barbara non volle fermarsi e bloccava la fellazione, lasciando spazio a lui che la leccava entusiasta dall’osso sacro al monte di venere.
