Quando si rese conto che lui si era rilassato abbastanza per riprendere, bloccò la testa fra le cosce e si dedicò amorosamente al cazzo che leccò e succhiò interamente, dalla cappella alla radice; il piacere che ne riceveva era per lei nuovo e infinito; sentì gli orgasmi accavallarsi e inseguirsi fino a che esplose in uno molto violento che lui assorbì e bevve interamente, con enorme soddisfazione; lei si fermò, si staccò e giacque inerte.
“Sei arrivata agli sgoccioli?”
“Maledetto, sai quante volte mi hai fatto venire?”
“Non sono un ragioniere; ho sentito che godevi e sono più che felice se sento che godi del mio amore e del tuo … Cosa pensi di fare adesso?”
“Adesso il tuo mostro mi divora il corpo dall’interno, fino al cuore e al cervello; anzi, sarò io a succhiarmelo dentro e a farmi divorare tutta finché entrerò dentro di te e saremo un solo corpo … “
“Non ci sono mostri, qui; solo amore; non c’è nessun cannibalismo; adesso ci fondiamo in un unico indissolubile di amore e di desiderio, se ti va.”
La stese supina sul letto, le montò addosso e si appoggiò col corpo intero; lei prese il cazzo e lo portò alla figa; lui non si mosse, quasi a sfidarla; Barbara allargò le gambe e appoggiò la cappella alla vagina; lui le prese le gambe e le portò sulla schiena; lei intrecciò i piedi, fece forza sulla schiena e si spinse verso l’alto; sentì il cazzo che scivolava lentamente nel canale vaginale; aveva chiara la sensazione di essere lei a penetrarsi col membro che amava.
Quando sentì che oltre non poteva spingerlo perché la cappella urtava la cervice dell’utero, si rilassò e si appoggiò sul letto, lui la seguì e restarono uniti, senza muoversi.
“Non vuoi esercitare il diritto del maschio alfa a montarmi con tutta la violenza del caso?”
“Perché!?!? Mi pare che la tua figa faccia benissimo la sua parte; mi stai portando in paradiso; perché dovrei cavalcarti?”
“E’ vero, amore; sto impazzendo, probabilmente, mi sento persa in una nuvola strana … no, sono in un cielo azzurro e sento musiche celestiali … sto godendo , amore, vieni con me, ti prego, godiamo insieme … si ecco, stai spruzzandomi dentro il tuo amore … ti amo … Robyyyy … ti amo … godo … insieme a te …. È meraviglioso!”
Stavano godendo insieme, effettivamente, come non gli era mai capitato; entrambi avevano la sensazione di sprofondare in un abisso di miele; il languore che li colse fu assai simile alla ‘piccola morte’ di cui si parla talvolta; si fermarono svuotati e inerti per qualche minuto; poi lei si riprese e andò in bagno.
“Ci fermiamo?”
“Per ora sì, amore; mi hai fatto godere non so più quante volte; se mi dai ancora un orgasmo, non riesco più a muovermi da questo letto; domani ci aspettano gli impegni abituali; cerchiamo di riposare qualche ora; è stata una giornata lunga e difficile … “
Quella sera di amore senza limiti segnò l’inizio di un nuovo modo di rapportarsi alla vita ed alla realtà; Roberto sentì così caldo l’affetto della mamma del suo amore che le chiese addirittura se poteva chiamarla ‘mamma Licia’ anche se non si parlava ancora di matrimonio; lei non aveva problemi ad essere madre putativa del genero ‘in pectore’, a patto che lo evitasse di fronte ad estranei, per non risultare alla fine più vecchia della sua età; Roby osservò che sua madre aveva la sua stessa età.
“Posso anche essere simile a tua madre, ma mi offendi se mi paragoni in toto a lei!”
“Sai qualcosa che io ignoro?”
“Ragazzo mio, la boutique è come un porto di mare, dove tutti portano le novità del momento, quelle buone e quelle cattive, quelle vere e quelle false; sul conto di tua madre se ne dicono troppe; ti basti sapere che per molte ‘amiche’ è ‘Elena la Troia’ parafrasando la definizione della moglie di Menelao causa della guerra di Troia; d’altronde, se tuo padre se n’è andato e tu sei qui, è evidente che qualcosa non ha funzionato nei rapporti tra marito e moglie, tra madre e figlio!”
Ma Licia aveva troppo a cuore la serenità di sua figlia e del suo ragazzo; li accolse in un caldo abbraccio e si scusò per avere esagerato nei giudizi; Roby ricambiò l’abbraccio e le assicurò che la verità ormai non gli faceva più male; impararono a convivere e la madre fu larga di consigli alla figlia per reggere una vita di coppia serena e armoniosa; Ettore tenne fede all’impegno e assunse Roberto part time come disegnatore a paga sindacale.
Una qualche frizione si generò quando la cosa venne all’orecchio di Lucio, che aveva respinto quel desiderio di suo figlio, perché temeva che ne risentisse il rendimento all’Università, per lui impegno assoluto e non affiancabile ad altre attività; la tenacia di suo figlio, la determinazione dei ‘suoceri’ e i risultati positivi degli esami lo obbligarono a ricredersi; ma non volle interferire con l’operato, peraltro giusto, di un imprenditore che appezzava a stimava.
Roberto aveva mantenuto intatti i rapporti con sua sorella che si appoggiava a lui per pranzare alla mensa universitaria; quando seppe che si era scontrata con sua madre e si era trasferita definitivamente dal padre, espresse il desiderio che il genitore, con la compagna e la figlia, incontrasse la sua nuova famiglia; Licia suggerì un pranzo domenicale, per esibire la sua abilità culinaria col piatto forte, le lasagne al forno; i tre accettarono senza alcuna esitazione.
L’incontro tra i due nuclei familiari fu molto più disinvolto e interessante di quanto avrebbe potuto essere previsto; Ettore e i due architetti si erano conosciuti per avere collaborato a importanti progetti; Francesca da quasi un anno frequentava regolarmente la casa di Barbara ed aveva stretto amicizia con Licia e con Ettore; Flora aveva spesso bazzicato la bottega di Licia, anche se non era una delle sfaccendate che spesso vi si accampavano per spettegolare; Licia la stimava molto.
Barbara aveva incontrato spesso sia Lucio che Flora, provava per entrambi un sincero affetto ricambiato con calore; in buona sostanza, dopo qualche attimo di imbarazzo dovuto ad un’atavica educazione che faceva valutare scorretta la convivenza tra individui non ‘sanificati’ da un sacramento, l’idea di una famiglia allargata diventò di comune sentire e non turbò nessuno; i complimenti alla padrona di casa per il menù tradizionale e speciale si sprecarono.
Il pomeriggio si avviò allora con un dialogo ‘scamiciato’ tra tutti, con memorie, commenti, aneddoti e scherzi vari che erano utilissimi per conoscersi e stimarsi ancora di più; l’apice fu raggiunto quando Flora, pressata dalle sollecitazioni di Licia che aveva notato le sue frequenti visite al bagno, ammise con molta ritrosia di aspettare un figlio da Lucio; il primo slancio di gioia e di affetto fu di Francesca che si precipitò a sommergere nell’abbraccio la compagna di suo padre.
Il discorso si spostò inevitabilmente sulle tre coppie presenti e sulle rispettive aspettative di futuro; Lucio si preoccupava della presenza di una figlia quindicenne che ascoltasse temi scabrosi; Flora lo rimbeccò affermando convinta che nei bagni della scuola, tra amiche, i discorsi erano ben più liberi e azzardati; Francesca accarezzò sorridendo suo padre e lo rassicurò che lei, tra Flora e Barbara, le sue vere amiche fidate, aveva ottime suggeritrici.
Fu solo sfiorato il problema della ‘coppia giovane’, Roberto e Barbara; solo Licia si sbilanciò, affermando che non sarebbe dispiaciuto, a lei e a Ettore, il suo compagno, doversi dedicare a un nipotino; Lucio era naturalmente scettico perché desiderava che prima suo figlio si laureasse; i due ribatterono che la laurea doveva essere un impegno per entrambi i ragazzi ma che avrebbero volentieri aiutato i due a ‘fare famiglia’ senza demordere dal loro impegno.
Le cose rimasero in stallo; ma molta chiarezza fu fatta sugli assetti familiari e sulle prospettive; Lucio si raccomandò che l’assaggio di ricette antiche, frequentate solo in gioventù per le abitudini caserecce, fosse garantito dalle conoscenze di Licia e che l’invito a pranzo della domenica diventasse rituale; la donna assicurò che avrebbe ripercorso tutte le ricette della nonna solo per lui; Flora scherzò dichiarandosi offesa; in realtà, decidevano di essere ‘famiglia’ ampia con suoceri e nipoti.
Rimasti soli ed accingendosi a fare l’amore per l’ennesima volta, Barbara e Roberto si confrontarono sulla possibilità di interrompere l’anticoncezionale per avviare un ‘cantiere’ per un figlio che realizzasse i sogni di molti, da ‘mamma Licia’ a ’nonno Lucio’, da Flora a Francesca, la più accesa sostenitrice di un nipotino da Barbara, oltre che un ‘fratellino’ da Flora; l’unico nome che ormai era stato definitivamente espunto dal loro vocabolario era Elena.
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