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Erotika
Adulteri · Cap. 1
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Capitolo 1 di 4 16 min di lettura

Elena e la famiglia

Relazione di una mamma sola

geniodirazza
2 anni fa · 775 letture · 0

Elena, quarantenne titolare di una grossa agenzia di pubblicità, stava sfruttando la rara occasione che si concedeva di prendere un caffè in pace nel bar sotto l’ufficio; la frenesia degli impegni di lavoro e la passione che metteva nell’affrontarli avevano reso quasi illusoria quella occasione, piccola per molti; per venti anni ormai, da quando aveva iniziato, aveva sacrificato al lavoro tutta se stessa e non solo; anche la famiglia era stata trascurata o ignorata completamente.

Non era stato affatto così, prima del matrimonio, quando ancora viveva in provincia e l’unica preoccupazione erano i ragazzi con cui uscire a fare sesso; era diventata addirittura famigerata per la frenesia con cui li cambiava più spesso delle mutande; non era mai soddisfatta e non si accontentava di nessuno, finché un errore banale, non avere usato un preservativo al momento giusto, la mise nella necessità di sposare un amante occasionale, Lucio, di due anni più grande di lei, perché era rimasta incinta.

Non le marcò male perché lui, fresco laureato in architettura, era entrato nelle grazie di un famoso professore ed aveva avviato una rapida e brillante carriera professionale; per non essere la moglie nullafacente di un ricco consorte, entrò in un’agenzia di pubblicità e vi percorse la carriera che la portò rapidamente ai vertici; l’impegno però la assorbì totalmente; col suo carattere tenace e determinato, lasciò da parte ogni altra incombenza e si buttò anima e corpo nel lavoro.

La sua fortuna fu che il marito, il cui carattere al paese era definito ‘tre volte buono, quindi fesso’, accettò senza discutere tutte le sue decisioni, compresa quella di non allattare per non sottrarre tempo al lavoro e di demandare a lui, che poteva anche lavorare da casa, la cura dei figli; la conseguenza fu che non seppe niente della crescita e della vita di Roberto, nato per il famoso incidente , e di Francesca, venuta ancora per un errore di calcolo dei giorni fertili, sei anni dopo il primo.

Si trovò, a quarant’anni appena compiuti, con un figlio ventenne che si era iscritto ad Architettura per amore alla professione di suo padre che aveva praticamente assorbito dalla pelle con la lunga e intensa convivenza; e con una figlia quattordicenne, alunna del liceo cittadino, che era visceralmente legata a suo padre, da cui, come suo fratello, era stata accudita, in tutte le fasi della sua esistenza; per i due ragazzi, la madre era un ectoplasma che ogni tanto compariva a imporre dictat.

I rapporti con suo marito non erano mai stati idilliaci, sin dalle prime battute; era la fase in cui la sua ricerca del ‘principe azzurro’ era incessante e mai monotona; quando lo incontrò e ci fece sesso, flirtava già abbondantemente con Paolo, suo primo ragazzo al quale aveva concesso tutte le verginità possibili; l’incidente di percorso da cui era nato Roby, come affettuosamente tutti chiamavano Roberto, venne quando la fiamma della sua passione per Paolo era forse all’apice.

Non pensavano ad una relazione stabile e tanto meno a un matrimonio, ma scopavano volentieri, spesso e meravigliosamente; l‘esperienza con Lucio avrebbe dovuto essere solo una delle tante occasioni di trasgressione ma si rivelò fatale quando fu posta davanti alla necessità di sposarsi per rimediare all’errore giovanile, non si rifiutò ma non riuscì mai ad amare suo marito e lo tradì spesso, ma senza cattiveria e senza costruirsi storie alternative, solo per il gusto di dare sale alla sua vita.

Stava ripensando con sofferenza ai bei tempi dell’adolescenza, quando un uomo dal fisico saldo e compatto, elegante nell’abito e nei modi, le si accostò e le chiese se ‘per caso’ fosse Elena; gli saltò addosso e lo avvolse in un un abbraccio caloroso e tentacolare, quando si rese conto che era proprio il Paolo a cui in quello stesso momento stava pensando con intensa nostalgia; sentire il corpo vibrare delle stesse emozioni provate da adolescente fu una conseguenza irrazionale e involontaria.

Impiegarono meno di mezz’ora per comunicarsi i dati fondamentali della loro esistenza; lei confermò che era ancora sposata col Lucio che aveva interrotto la loro storia d’amore adolescenziale; che il figlio concepito in quella occasione aveva adesso vent’anni e che sua sorella ne aveva quattordici; che lavorava nell’agenzia di pubblicità del palazzo a fianco al bar; che non aveva problemi di danaro e che, in quanto a sesso, si rifaceva largamente per conto proprio della scarsa intesa che aveva col marito.

Paolo rivelò che aveva sposato Lucia, una ragazzotta coetanea di lei, dalla quale aveva avuto due figli, di dodici e dieci anni; che lavorava per conto di una banca locale e che era spesso in viaggio, ma che la sua sede primaria era la filiale lì vicino; la considerazione che lavoravano a due passi di distanza fece avanzare inevitabilmente l’ipotesi che potevano incontrarsi spesso; lei oppose le sue difficoltà a gestirsi momenti liberi, ma accennò anche al desiderio di una storia lunga e impegnativa.

Sull’onda dell’emozione per essersi di colpo ritrovati dopo vent’anni, Elena telefonò in ufficio e fece rinviare tutti gli appuntamenti tenendosi libero il pomeriggio di quel mercoledì; solitamente assai poco impegnato, lui non aveva bisogno di spiegazioni per essere libero tutto il pomeriggio; decisero di andare in una vicina trattoria a mangiare qualcosa insieme; subito dopo pranzo, presero la metropolitana, per evitare le noie del traffico, e raggiunsero un discreto e modesto hotel fuori mano.

Elena ottenne dal receptionist, che conosceva avendo più volte soggiornato lì con amanti occasionali, la camera più discreta e appartata, al secondo piano, con vista su un cortile interno; nel breve percorso fino all’ascensore, lungo la rapida salita e il corridoio fino alla porta della camera, ebbe la possibilità di sentire sul culo e sulle tette il tocco delicato di lui, che le risvegliò nei recessi più segreti della memoria le emozioni giovanili delle prime esperienze di sesso.

Erano ambedue completamente vestiti degli abiti funzionali al lavoro, lei in tailleur castigato, con la gonna fin sotto il ginocchio e la blusa che a stento raccoglieva il seno prorompente, e lui elegantissimo nel suo completo grigio fumo quasi obbligatorio per gli impiegati della banca che avessero rapporti col pubblico; si guardarono un attimo impacciati, prima di precipitarsi in un abbraccio di estrema passionalità, anticipo di quanto desideravano concedersi.

Elena lasciò cadere a terra il vestito e, nuda, corse ad abbracciarlo, lo strinse forte con le braccia attorno al collo mentre con un ginocchio cercava di infilarsi tra le gambe; lui allargò le sue per farle posto, poi la abbracciò prendendole le natiche con le mani; era così che iniziavano un tempo; a lei piaceva il cazzo in erezione e a lui prendere il culo a piene mani; quando glielo permise, lei si inginocchiò per arrivare al cazzo col viso.

Le accarezzò la testa mentre lo baciava, lo vezzeggiava e ci giocava; poi finalmente lo prese in bocca e se lo infilò fino in gola più volte; ma non era il momento del pompino, non ancora; era solo un assaggio per portarlo a regime, ammesso che ne avesse bisogno; comunque, da adolescente, la prima cosa che voleva fare per cominciare era quella; e non lo aveva fatto solo con lui; dapprima col marito, poi con tutti gli amanti che si era procurata, esigeva comunque, prima del pompino, un gioco di leccate.

Prima di andare avanti…

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