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Erotika
Adulteri · Cap. 1
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Capitolo 1 di 4 16 min di lettura

Elena e la famiglia

Relazione di una mamma sola

geniodirazza
2 anni fa · 775 letture · 0

La lasciò gettarsi sul letto ad attenderlo; corse da lei, che non smetteva di guardarlo; non era proprio cambiata; le montò sopra stimolato da quegli approcci così vicini a quelli delle loro scopate da giovani, allargò le gambe e lo baciò; le ricambiò il bacio

“Scopami!” gli sussurrò lei nell’orecchio, infilandoci la lingua; puntò il cazzo e lei non volle aiutarlo con le mani perché sin da quelle prime esperienze amava che il cazzo si cercasse la strada da solo, magari sbattendo più volte sul clitoride prima di entrare.

Imboccata la figa, lui spinse dentro con lussuria, aiutandosi con i movimenti dei piedi; lei, man mano che cresceva la cavalcata, allargava di più le gambe, fino a incrociarle dietro la mia schiena; lui, come una volta, cominciò a penetrarla in tutte le maniere, dal faccia a faccia passò a metterla sul fianco, facendole raccogliere una gamba per sedersi su quella stessa e montarla così; sempre tenendola su un fianco, le raddrizzò la gamba e la alzò per montarla mentre faceva la spaccata.

Senza mai uscire, la girò pancia sotto e la scopò da dietro, nella posizione che preferiva, perché era come se la inculasse; sentire le sue natiche sbattere sul basso ventre era sempre stata una delizia; lei cominciò a sborrare e lui la sbatté con crescente veemenza, fino a sentirla ansimare e urlare l’orgasmo; rallentò il ritmo per farle prendere fiato, poi l’affondo; goderono insieme, lui si gettò di fianco, mentre lei rimase prona a somatizzare il piacere ricevuto.

Restarono esamini per qualche tempo; forse si appisolarono; lui si svegliò quando la sentì stimolare il cazzo con la bocca; lasciò fare soddisfatto e, senza ulteriore impegno, le sborrò in bocca, con intensi e numerosi fiotti; poi si lasciarono andare nuovamente, supini fianco a fianco; recuperarono dopo qualche minuto di relax e si trovarono con una voglia di nuovo crescente; la cercò con le gambe e lei rispose; si aggrovigliarono a forbice; giocarono un po’ con le bocche e i sessi, poi lei lo tentò maliziosamente.

“Sono forse anni che non lo prendo in culo!”

Il riferimento era chiaramente alla loro abitudine preferita, perché l’inculata, da ragazzi, era la pratica più frequentata e più apprezzata da tutti, maschi e femmine; quando erano morosi, Elena spesso contestava la sua voglia di metterlo nel culo come una sorta di perversione; ma le piaceva e non diceva mai di no, forse perché riteneva di avere anche lei la piccola perversione di desiderare di prenderlo nel culo; ma erano giovani e forse ne sapevano troppo poco.

Prese il flacone che aveva preparato sul comodino, si unse il medio e lo portò al buco del culo; lei si allargò il più possibile; le prese la figa con la mano sinistra e introdusse il medio nell’ano; al principio era molto irrigidita, ma poi l’ano si rilassò, fremette e si allentò sempre di più, fino a manifestare la voglia di sodomia; passò più volte il medio per il culo e lei cominciò a gemere; il dito fece posto al cazzo.

Si prepararono intendendosi a gesti, come un tempo; quando lei gli fece cenno annuendo con gli occhi chiusi e le labbra soddisfatte, le infilò il cazzo in figa e lei gli facilitò il compito, sapendo che serviva per lubrificarlo; subito dopo, infatti, la cappella si sfilò e si appoggiò all’ano; lei, sdraiata a pancia sotto con le gambe larghe, sapeva cosa avrebbe fatto e si stava godendo il tutto in maniera passiva e soddisfatta.

Spinse il cazzo con attenzione, facendo entrare la sola cappella; l’ano si strinse attorno alla base del prepuzio; era evidente che non era più abituata a farsi inculare; attese che l’ano si rilassasse e, quando lo sentì allentato, spinse ancora in modo che tutto il suo apparato fosse pronto a godere; lei allargò di più le gambe, come se in quella maniera si allargasse anche il buco; lui spinse deciso e lo infilò tutto nel culo.

Lei reagì godendosi il momento, inarcando indietro la testa, stringendo i pugni sulle lenzuola, sbattendo i piedi come una forsennata ed emettendo gridolini di piacere; il cazzo scivolava perfettamente e si godeva le pareti del retto, morbide e scivolose; iniziò a incularla come ricordava che piacesse ad entrambi; lo sfilava piano e lo rinfilavo tutto; ogni volta godevano di più; a lui sarebbe piaciuto guardare mentre la inculava, ma purtroppo non era facile e sapeva che lei non lo gradiva.

Allora si concentrò sull’azione che prese un ritmo crescente; lei strinse di più le gambe per godesi meglio la sodomia e lui la pompò finché non avvertì che stava per venire analmente; accelerò gli ultimi colpi ed esplose come un idrante nel suo retto; quando smise di eiaculare, si lasciò espellere dal retto e si buttò di lato col fiatone; lei si strinse al corpo amato e ritrovato, guancia sul petto e mano sul cazzo; presero fiato così.

Stettero in albergo fino a notte inoltrata; in quelle ore, non si risparmiarono nessuna delle vecchie voglie che continuamente emergevano nel ricordo e nelle pratiche sessuali; scoparono in tutti i buchi, in tutti i modi e da tutte le angolazioni; ciascuno dei due portò in quel pomeriggio di grande sesso le esperienze maturate in quei venti anni nei quali non si erano risparmiati niente, mossi da quella libidine che li aveva caratterizzati sin dall’adolescenza.

Da un lato, quindi, riemergeva la vecchia grande passione che suggeriva di ripercorrere le strade sempre battute anche se in forme ingenue e approssimate, dalle inculate alle masturbazioni, dalle fellazioni alle copule canoniche o a pecorina; dall’altro lato, sperimentarono quelle forme di piacere anche estremo o trasgressivo che avevano appreso da amanti occasionali, quelli da una botta e via, che avevano aperto loro gli orizzonti di un sesso più lussurioso e intenso.

Risultò chiaro che, dopo che si erano incontrati, non si sarebbero limitati ad un pomeriggio di sesso, per quanto meraviglioso, ma che avrebbero avviato un’autentica relazione adulterina che avrebbero fatto vivere il più a lungo possibile, cercando di risparmiare gli assetti familiari costituiti restando in casa con coniugi e figli; ma non avrebbero ancora messo in una teca della memoria uno scorcio importante della loro vita e lo avrebbero riproposto più intenso, affascinante e lussurioso.

Quando tornò a casa, Elena scoprì che il marito e i figli erano già a letto e dormivano della grossa; passò velocemente dal bagno per liberarsi delle scorie dalle scopate fatte con tanto gusto e si andò a sistemare nel lettino di emergenza che suo marito teneva nello studio, evitando di disturbarne il sonno col rischio di svegliarlo e di dovere rispondere ad eventuali domande che potevano metterla in imbarazzo, anche se sapeva perfettamente che non l’avrebbe mai fatto.

Il risveglio della famiglia seguì la prassi ormai radicatasi; l’unica variante fu la levata anticipata di Elena che neppure a colazione volle rischiare di incontrare gli sguardi dei familiari che non erano stati avvertiti del ritardo nel rientro a casa la sera precedente; aggrappandosi alla speciosa motivazione di dover recuperare i ‘buchi’ lasciati nel pomeriggio precedente, si precipitò in Agenzia assai per tempo e si impose di recuperare in parte il lavoro accantonato.

Da quella volta, il pomeriggio del mercoledì diventò, per lei e per Paolo, l’occasione per incontrarsi, rinverdire i giovanili entusiasmi e scopare come adolescenti in tempesta ormonale fino a tarda sera se non a notte fonda; l’unica accortezza fu di avvertire metodicamente suo marito che si sarebbe fermata in ufficio fino a molto tardi e che quindi non si preoccupasse se dormiva nello studio per non turbare il sonno dei familiari; lui le credette e la incoraggiò a lavorare al meglio.

Prima di andare avanti…

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