«Amore, sfonda il culo a questa troia di tua madre! Dai, spaccami il culo e inondami di seme, fino a farla uscire dalla bocca!»
Lui mi afferra per i fianchi, mi pompa all’impazzata. Mario si ferma, piantato tutto dentro di me: mi stanno facendo impazzire. Sento Lucio che, ad ogni affondo, striscia la sua verga sul cazzo di Mario; del resto le due verghe sono appena divise da una membrana tanto sottile che ho la sensazione che li abbia entrambi dentro lo stesso orifizio: davanti. Sono sconvolta, tremo di piacere, sono fuori di me; ho perso ogni riferimento di tempo e luogo, urlo soltanto, mentre li incito a sbattermi forte. Scuto il capo in preda ad una frenesia sessuale sconvolgente. Lucio ora è un toro scatenato, mi pompa con colpi devastanti, fortissimi, poi improvvisamente si ferma, immobile, sentendolo scaricare dentro di me il suo piacere. Un’ondata di calore, invade il mio intestino. Rimane immobile, poi, lentamente, si sfila. Sento come un vuoto, dietro; respiro a fatica, Cinzia mi lascia, Mario mi sorride, Gaston si avvicina, convinto che forse ora possa succhiare anche lui, ma insisto ad ignorarlo volutamente.
«Mario, ora tocca te, distruggimi!»
Mi solleva appena il bacino, poi comincia a pomparmi dal basso con colpi che mi devastano. Ad ogni affondo, sento tutta me stessa, spinta verso l’alto e, contemporaneamente riempita da quel cilindro enorme di carne; impazzisco, m’inarco, lui mi afferra e morde un capezzolo. Godo, urlo, lui è tremendo, mi devasta e fa godere in maniera unica. Poi anche lui mi scarica dentro il suo prezioso seme: si blocca di colpo dentro ed io impazzisco di nuovo.
«Tieni, senti come ti riempio?!»
Sfiniti, restiamo un momento immobili, nel silenzio rotto solo dal rumore dell’ancora, che André sta gettando per ormeggiare la barca, a poca distanza da una bellissima spiaggia. Mi tolgo da quel palo: è ancora in tiro, Carol ci si avventa, io lascio fare, lui resta immobile, mentre lei lo pulisce con la bocca. Mi siedo su di una poltroncina. Gaston ha l’aria di chi ha capito che ha commesso un grosso errore di valutazione. Cinzia e Carlo mi si avvicinano, la piccola si distende ai miei piedi e raccoglie con la lingua tutta la sbroda che cola dai miei buchi esageratamente dilatati. Mi sento fiera di me, guardo mio marito, mi bacia, sento il suo amore avvolgermi.
«Devo ancora far una cosa.»
Gli sussurro. Lui mi guarda, segue il mio sguardo rivolto a Gaston, mi sorride e annuisce con il capo. Mi alzo in piedi, mi avvicino a Gaston.
«Andiamo a fare un bagno?»
Lo prendo, per mano e, senza attendere la sua risposta, ci tuffiamo in acqua. Poche bracciate, siamo a riva. Ci sono dei massi molto grandi in quel punto della spiaggia, mi appoggio a uno dei più grandi, lo attiro a me, lo sego, mi abbasso e lo succhio; lui è al massimo dell'eccitazione, poi, mi alzo, mi appoggio alla roccia e mi lascio prendere. Sento subito che non riuscirò a godere, sono ancora troppo dilatata. Lo sfilo, mi abbasso e prendo a succhiarlo velocemente; lui non mi resiste, geme, mi afferra la testa, ma mi libero con uno strattone: no, voglio esser io a comandare il gioco! Lo sento irrigidirsi, poi mi schizza in bocca. Ingoio il primo schizzo, ma raccolgo nella bocca tutto il resto del suo piacere, poi, con decisione mi alzo, con la destra continuo a segarlo, mentre, con la sinistra, avvolgo il suo collo per tirarlo a me e baciarlo con fermezza. Cerca di divincolarsi, ma son più tenace di lui: lo serro a me, gli infilo la lingua nella sua bocca e condivido con lui la sua stessa sborra. Cerca per un momento di resistere, poi si arrende di colpo: mi bacia con trasporto, passione, la sua lingua insegue e succhia la mia.
«Sei una troia fantastica, darei tutte le mie ricchezze per aver una donna come te al mio fianco; ogni tuo desiderio sarebbe legge, per me.»
Lo guardo.
«Ho già tutto questo, e ancor di più.»
Lui sorride, scuote il capo, sconfitto.
«È vero, lui ha una grande fortuna ad averti e ne è fiero: si vede che ti ama.»
Torniamo a bordo, Carlo mi attende con un telo di spugna in mano, mi avvolge, mi abbraccia, mi bacia con trasporto.
«L’ho ammazzato!» è quanto gli dico, riferendomi a Gaston; lui ride di gusto. «Non ne avevo dubbi!»
La sera si torna alla spiaggia di casa nostra; ci salutano, Lucio e Gaston si scambiano i contatti, si sentiranno per motivi di lavoro. Dopo una veloce doccia, Lucio e Cinzia escono a cena da soli. Lei è splendida, indossa un vestitino nero elasticizzato, che non copre nulla; io sono molto stanca. Mario e Carlo si siedono sotto il pergolato, io mi distendo sul divanetto, sempre nuda. Li sento parlare dei ragazzi che già elaborano progetti di matrimonio.
«C’è un casale molto bello e grande sulla collina, dietro la città; potremmo acquistarlo, ristrutturarlo e ricavarne un bell’appartamento per i ragazzi, mentre noi potremmo vivere insieme; che ne dici Mario?»
Lui sembra molto interessato al progetto.
«Appena torniamo, lo voglio vedere; mettiamo insieme le nostre risorse e facciamo l’affare.»
Io li ascolto, sento la brezza che si alza dal mare, accarezzare il mio corpo; quante cose son cambiate, quante ne cambieranno nel tempo a venire, quante altre follie mi riserverà la vita? Non lo so, ma, per ora, lascio che il mio corpo, provi ancora dei brividi di piacere, all’idea di sentirmi dentro Mario: è una follia? ‘si...lo è ma…
Ti è piaciuto?
Il sesso e bello tre volte... quando lo aspetti... quando lo vivi... quando lo ricordi. Un racconto fissa quel ricordo per sempre!
Altri racconti di pennabianca
Commenti 0
Accedi per scrivere un commento…Nessun commento ancora. Scrivi il primo.