Mi chiamo Rita e, quanto qui di seguito, è il prosieguo di come sia cambiata la mia vita dopo che ho scoperto come mio marito ha architettato il piano per infilare mio figlio nel nostro letto, oltre che dentro di me. Dopo una notte di grandi follie, all’alba mi sveglio; voltandomi a destra ed a sinistra, vedo che mi trovo in mezzo a Carlo e Lucio: non ho sognato, ho davvero goduto fra le braccia dei miei uomini. Psicologicamente sono sconvolta.
‘È una follia, che diavolo mi è preso? Non mi bastava Carlo? Forse che non mi son sempre sentita abbastanza appagata da ciò che facciamo insieme?’
Distendo le gambe, sento ancora la sbroda che mi è colata lungo le cosce, è seccata, devo farmi una doccia. Scivolo fuori dal letto, cercando di non svegliarli, ma Carlo mi afferra.
«Dove scappi, vieni qua!»
Sento le sue labbra sul collo. Mi fa morire esser baciata lì. Mi giro, trovo il suo membro ancora turgido, lo guardo sorpresa.
«Ma hai ancora voglia?»
«Di te, sempre!»
È la risposta di lui e, intanto, spinge il bacino verso l’alto. Ora ho davanti alla bocca il suo glande violaceo, quasi eccitato, lo infilo in bocca, lo succhio, lo eccito, lui geme di piacere. Lo sento crescere dentro la mia bocca, poi, di scatto, mi alzo e vado in bagno. M’insegue, viene dietro con me, seguito da Lucio, che si è svegliato per il trambusto. Mi rifugio dentro la doccia, ma loro vi si insinuano con me. L’acqua scorre sui nostri corpi, mi toccano, mi eccitano, è pazzesco. Ho goduto tanto per un'intera notte e, solo poche ore dopo, sento d'esser di nuovo pronta a farmi prendere ancora. «Ragazzi, basta! È stata una follia, ma ora dobbiamo far in modo di tornare con i piedi per terra.» Mi rivolgo loro con tono poco convincente; Carlo dà un’occhiata al figlio, che annuisce. «Per quale motivo dovremmo smettere? È piaciuto sia a noi che a te; quindi non vedo il motivo di fermarci ora.»
Mentre parla, continua a tenere due dita ben piantate dentro di me: sento il piacere tornare a scorrere nel mio corpo.
«Ho aspettato tutto questo tempo, sapessi quante seghe ti ho dedicato; ora? Voglio godermi il tuo corpo tanto desiderato.»
È quanto aggiunge Lucio. Sento i loro membri duri che premono contro il mio corpo. Insieme mi baciano sul collo, dietro la nuca, vado in estasi. Mi sento eccitata di nuovo, mi abbasso, trovo davanti al viso due splendide verghe, perfettamente in tiro. Le afferro, le sego, le porto alla bocca, cercando di infilarle dentro, ma è impossibile; sono troppo grosse. Mi viene sollevata la gamba sinistra in alto, poi, mi penetrano insieme, sia davanti che dietro. Avverto un po’ di bruciore; ho ancora i postumi della notte, ma voglio ignorarlo: ora desidero quei due cilindri di carne che mi trafiggono e mi portano subito a godere. Lucio, che sta dietro, mi afferra con forza i seni, li tira, li stringe, mi strappa il primo gemito di un intenso piacere. Stupita per la rapidità con cui godo, urlo il mio piacere. Carlo si ferma, piantato tutto dentro di me. Lascia che il figlio mi sbatta da dietro, mi regge, sento la gamba, su cui sono appoggiata, cedere, mentre Lucio m’infila dietro, con forza, il suo tremendo membro. Mi volto e gli chiedo di venirmi in bocca.
«Non schizzarmi dentro: ho voglia di sentirti in bocca.»
Lui comincia a pomparmi con una velocità pazzesca.
«Se è questo che vuoi, ti accontento subito.»
Mi sbatte ancora per un po', poi si sfila di colpo, mi costringe ad abbassarmi e due getti di cremoso seme, m’inondano la bocca. Succhio avidamente il nettare che sgorga da quel giovane corpo, poi mi rimetto in piedi e mi dedico a Carlo, ma lui mi ferma.
«No, lascialo così, voglio restare in tiro il più possibile; entro oggi troverò il momento per schizzarti dentro.»
Mi abbracciano, mi baciano, sento il loro amore avvolgermi. Mi stacco da loro, afferro i loro membri, uno per mano, poi li guardo negli occhi.
«Va bene, se proprio dobbiamo abbandonarci a questa follia, sia ben chiara una cosa: questi sono miei! Se devo farli assaggiare a qualche altra troia, voglio il diritto di decidere se mi va o no e, sia ben chiaro, giovanotto, che ti puoi divertire a farcire di sborra ogni buco del mio corpo, ma devi anche trovarti una brava ragazza per darmi dei nipotini.»
Lucio ride divertito, guarda il padre e si scambiano un cenno d’intesa.
«Nessun problema, ho già trovato la persona giusta, ma tu devi lasciarci la totale disponibilità del tuo corpo.»
Usciamo dalla doccia e, nudi, andiamo in cucina per la colazione; è subito evidente che dobbiamo rifornire il frigo.
«Andiamo insieme?»
Propone Carlo. Si vestono e quando lo faccio io, mi bloccano.
«No! Tu metti questo e... niente intimo!»
È quanto mi ordina Lucio, passandomi un pareo. Per un momento, resto basita: è troppo trasparente, lo avvolgo intorno al corpo, partendo da dietro, l’incrocio davanti, all’altezza dei seni, lo annodo dietro il collo. Quando mi guardo allo specchio, mi rendo conto che, da vicino, non copre nulla, è corto, arriva, appena a coprire metà coscia: se cammino facendo il passo troppo lungo, si scopre quasi tutta, seduta poi, si apre e mostra quasi la mia striscia di peli. Il primo posto dove mi portano è il mercato del pesce; un grosso capannone dietro il porto. Quando esco dall’auto, ho un attimo di esitazione, poi, decisa, li prendo sottobraccio e giro con loro fra le bancarelle. Sento gli sguardi addosso di molti maschi, loro mi lasciano di proposito da sola e, spesso, mi ritrovo a sentir persone che fingono di sbattere contro di me: per due volte ho sentito appoggiarsi dietro, in maniera spudorata, dei bozzi veramente grossi, desiderosi di entrare in contatto con il mio sedere. Acquistiamo del pesce e, quando siamo in fondo alla struttura, Carlo improvvisamente mi trascina dietro due pile di casse vuote, Lucio resta di guardia, e lì, a poca distanza da tanta gente che è lì in giro che parla, osserva, mi appoggia alle casse, mi gira e, sollevata la parte posteriore del pareo, m’infila di colpo il suo durissimo palo dentro. È eccitatissimo. Lo spinge con forza fino in fondo, mi strappa un lamento di piacere/dolore. Mordo un labbro per non urlare. La mia vulva, che, per effetto del gioco esibizionistico messo in atto, non smetteva di inumidirsi, ha un nuovo, e più valido motivo, di gocciolare: vengo pompata velocemente e sento il piacere arrivare all'istante, cerco di non urlare per non attirare l’attenzione. Mordo le labbra, ma un gemito mi esce. Lui, eccitato dalla situazione assolutamente insolita, è cotto.
«Se ti va di bere anche il mio seme, abbassati!»
Esce velocemente, mi abbasso e, giusto il tempo di aprir la bocca, subito lui ci infila la punta, scaricandovi dentro un getto di dolcissimo nettare. Bevo, succhio e ingoio tutto rapidamente; è davvero altissimo il rischio di esser scoperti, ma questo non ci spaventa, al contrario, ci eccita da morire. Velocemente ci ricomponiamo, giusto in tempo per non esser visti da uno che si avvicina per posare altre casse vuote; riprendo i miei maschi sotto braccio e ci allontaniamo contenti.
«La prossima volta, tocca a me!»
Protesta scherzosamente Lucio. Al super mercato, continuo a provocarli con pose volutamente oscene: mi piego, mi inchino o allungo, fino a mostrare il mio corpo ai loro sguardi, oltre a quelli che notano lo stano comportamento. Per tutto il resto del giorno è un continuo eccitarci a vicenda, ma l’apice lo raggiungiamo, la sera. Mi fanno vestire con un copricostume nero, di un tessuto che, in pratica, altro non è se non una rete. Ha due fasce che dovrebbero coprire i seni e l’inguine, ma è di una taglia minima, mi sta decisamente piccolo e, di fatto, copre poco o nulla. In auto mi siedo davanti con Lucio che guida, mentre Carlo, da dietro, continua a toccarmi: la cosa mi fa bagnare di continuo. Andiamo a cena in un ristorante lungo la costa; ci sediamo ad un tavolo leggermente defilato dal resto del locale, da due fioriere. Durante la cena, ho tenuto in mano i loro membri, segandoli. Fra una portata e l’altra, continuano a eccitarmi ancora di più, coperti dalla tovaglia. Quasi a fine cena, mi son chinata e gliel’ho preso in bocca ad entrambi, alternativamente. Per il ritorno, ero così eccitata che sono salita dietro, in auto, per farmi penetrare da mio figlio.
