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Erotika
Follia di mezza estate. · Cap. 2
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Capitolo 2 di 4 18 min di lettura

padre e figlio

Avete proprio tramato bene, alle mie spalle!

pennabianca
1 anno fa · 681 letture · 1

«Dai, ti voglio! Mettilo dentro! Fammi godere! Vienimi dentro!»

Carlo non è d’accordo.

«No: scopala, ma non farla venire e non sborrare nemmeno tu; tienila al limite del piacere.»

Mi ha sollevato una gamba in alto, sulla spalliera e mi ha scopato con una calma incredibile. Sentivo il palo di mio figlio spingersi dentro con un movimento lento, cadenzato, atto a farmi provare piacere, senza mai raggiungere l’orgasmo: estenuante! L’ho pregato e supplicato, ma lui niente! Inesorabile! Cercavo di muovermi, mi teneva per i fianchi stretta al suo corpo. Appena dentro casa, si son denudati in un attimo. Carlo mi ha sollevato e Lucio, da dietro, ha afferrato i miei glutei; un attimo dopo, ho sentito i loro pali durissimi aprirsi la strada dentro di me. Erano in piedi con me tra loro; mi sorreggevano, mi facevano scendere sulle loro nerchie, penetrandomi contemporaneamente. Ho finalmente cominciato a godere quell’orgasmo tanto desiderato, fino a che è esploso in me. Ho goduto finalmente. Sconvolta, mi son lasciata andare e, fortunatamente, ero ben sostenuta da loro che mi reggevano restando con i loro pali infilati dentro, sempre più in profondità. Ad un tratto, ho sentito che acceleravano il movimento, andando sempre più veloci a chiavarmi: anch'essi erano all’apice. Si son sincronizzati per godere insieme.

«Io ci sono e tu?»

«Eccomi: quando vuoi, ci sono!»

Mi hanno depositato velocemente a terra, mi son ritrovata davanti al viso le loro cappelle vermiglie ed umide dei miei umori. Ne presi uno per mano, aprii la bocca ed ebbi a ricevere quattro schizzi di crema intensa e odorosa. Sfiniti, ci siam trascinati dentro la camera e siam caduti sul letto, addormentandoci subito. Questa iperattività sessuale ed il conseguente continuo stato di eccitazione, stava mettendo a dura prova le nostre forze. Il giorno dopo, verso le dieci, ci ha svegliato la suoneria del cellulare di Lucio.

«Pronto, si? Davvero? Sei grande! Lo sapevo che, …certo, allora vieni giù? Come no? Quando? Domani? Sicura, domani? Promettilo! Sì, dai ho tante cose da raccontarti… sì, sono felici che vieni: ciao amore, a domani.»

Noi lo guardiamo, lui ci spiega.

«Era Cinzia, ha dato l’ultimo esame, ha preso trenta. Avevo invitato lei e suo padre a raggiungerci qui e lo faranno domani; non vi dispiace vero?»

Carlo sorride e mi guarda; io confermo compiaciuta il suo pensiero.

«Per niente! Finalmente vedrò chi è la ragazza che fa impazzire mio figlio. Mi devi ancora una spiegazione, chiaro?»

Sorride e mi promette di darmela. Ci vestiamo, ma, in pratica, io continuo ad indossare il solo pareo ed usciamo. Siamo andati al mercatino che si tiene al porto. Camminavo tra la gente completamente nuda, senza nessun problema. Lucio, eccitato dalla mia disinvoltura o sfrontatezza, mi ha appoggiato dietro il furgone di un venditore ed ha preteso un bel pompino veloce. L’ho succhiato e segato, sperando di non esser vista, ha schizzato soffocando un grido e inondandomi la bocca di caldo seme. Quando mi son tirata su, ho visto l’ambulante ridere: aveva visto tutto, ma io, con assoluta indifferenza, ho scelto un bellissimo pareo, l’ho preso e lui ha sorriso.

«No, niente soldi: è un regalo per te!»

Mi ha detto, lanciandomi un bacio con la mano. Il pomeriggio abbiamo preso l’auto e, scendendo lungo la costa, abbiamo trovato una spiaggetta solitaria: dieci metri di sabbia tutta per noi. Nudi, distesi al sole, mentre Carlo mi teneva la testa appoggiata al suo petto e mi accarezzava delicatamente i seni, il collo e giù, fino all’incavo delle cosce, Lucio mi ha messo al corrente della storia di Cinzia.

«Circa due mesi fa, mentre andavo a prendere del materiale, ho attraversato la zona universitaria ed ho visto Cinzia che saliva in auto con suo padre. L’abbraccio e il bacio che si erano dati, mi erano apparsi un po’ troppo intimi. Da tempo mi ero reso conto che, fra loro, vi era troppa complicità. Una sera, a casa loro, finsi di uscire con una scusa, ma rientrai in silenzio: li ho visti abbracciati a baciarsi, lui la stringeva e teneva una mano infilata sotto la mini. Qualche giorno dopo, ne ho parlato con lui, che mi ha consigliato di parlare con Cinzia, ma, prima, dovevo decidere se ero disposto a dividerla con suo padre. Ho chiesto a Carlo se lui avrebbe diviso te con un altro uomo. La sua risposta mi ha lasciato ancor più confuso.»

Mi giro, guardo Carlo in maniera molto interrogativa, lui ride.

 

«Se dovessi dividere tua madre con te, non ci sarebbero problemi: tu le vuoi bene quanto me, ma dovrebbe esser condotto come un gioco, privo di sentimento e tanto sesso.»

In quel momento gli ho risposto che mi sarebbe piaciuto poterti condividere con lui, ma era troppo preso da suoi problemi, e non mi ha compreso.

Forse i tempi non erano ancora maturi. Dopo qualche giorno - continua Lucio - riflettendo sulle parole di papà, mi resi conto di quello che lui mi aveva voluto dire. Se lui era disposto a dividere te con me, io potevo fare altrettanto con Cinzia e suo padre. L’ho chiamata e ci siamo visti; quando le ho detto che sapevo di lei e suo padre e che ero disposto a condividerla con lui, mi aspettavo che mi buttasse le braccia al collo, invece è arrossita e mi ha guardato con un’espressione adirata, era incazzatissima, ha girato i tacchi e se n'è andata. Sono tornato qui da voi e quella sera che lui si è segato con me ha preso corpo il nostro progetto; il resto lo sai. Quello che non sai, è che, sabato scorso, dopo che vi ho accompagnato al treno per venir qui, Cinzia, che da alcuni giorni aveva ripreso a sentirmi, mi ha invitato per cena a casa con suo padre. Quando mi son presentato, mi si è fermato il cuore. Mi ha aperto vestita con una mini che non copriva nulla, sul petto un foulard annodato fra schiena e collo, trasparentissimo: erano chiaramente visibili i suoi splendidi capezzoli. La cena si è rivelata molto divertente: Mario, suo padre, ginecologo di professione, è una persona colta e simpatica, poi, finito di mangiare, ci ha lasciati soli, con il pretesto di doveva fare una lunga telefonata. Lei mi ha abbracciato.

«Sei sempre dello stesso parere? Mi condivideresti con lui?»

Mi ha chiesto. Io ho confermato che non avevo cambiato idea; lei ha ripetuto ancora la domanda ed io ho ribadito ancora le mie intenzioni.

«Ti amo e se, per averti, devo condividerti con lui, non è un problema, ma solo se anche tu mi ami.»

A quelle parole lei si è inginocchiata davanti a me, mi ha aperto i pantaloni e, preso il mio cazzo in mano, ha cominciato a leccarlo, succhiarlo, infilarselo in gola. Ho cominciato a godere, era fantastica. Mi son eccitato da morire, ce l'avevo durissimo, la volevo, inoltre mi ero guardato e riguardato le tue foto, quindi avevo proprio voglia di scopare. In un attimo, mi ha fatto spogliare e sedere sul divano, poi si è denudata, mi è salita sopra e, guardandomi negli occhi, quasi a scrutarmi nell'animo:

«Ne sei sicuro? Lo vuoi? Pensaci bene, perché, dopo, non sarà più possibile tornare indietro. io ti amo.»

 

L’ho baciata e lei si è lasciata andare, impalandosi in me. Ha cominciato a gemere, mentre si lasciava chiavare dal mio cazzo; ha aperto la bocca, inarcato il corpo ed ha cominciato a venire.

«Amore, vengo! Oddio! Come mi sei mancato! Ti amo!»

Avevo i suoi seni a poca distanza dalla mia bocca, lei ha cominciato un frenetico su e giù, le ho stretto un capezzolo fra i denti, scaricando un po’ di rabbia per avermi tenuto tutto questo tempo a digiuno del suo corpo; lei ha continuato a godere. Dopo l’ennesimo orgasmo, si è piegata ed ha incollato le sue labbra alle mie. La sua lingua è entrata prepotentemente nella mia bocca, alla ricerca della mia, con cui ha intrecciato un vero e proprio duello, fatto di leccate, succhiate. Al distacco, ho avvertito che vi era anche un’altra presenza con noi; mi son girato e suo padre, nudo, era appoggiato alla spalliera del divano e ci osservava, masturbandosi; son rimasto inebetito dalle dimensioni del suo cazzo, non tanto per la lunghezza, quanto per la circonferenza, pari a una lattina di birra e, in cima, sfoderava un glande grosso come una pallina da golf. Un silenzio carico di completa tensione era calato nella stanza; io ho guardato lei negli occhi ed ho visto che era in attesa di un mio cenno di assenso: le ho sorriso.

Prima di andare avanti…

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