«Che aspetti a prenderglielo in bocca! Dai, succhialo anche a lui!»
Lei ha sorriso, era quello che voleva sentir dire. Si è girata e l’ha preso in bocca; dopo un po' ci siamo trasferiti in camera ed abbiamo cominciato a prenderla assieme, nella posizione della pecorina: io ero dietro di lei e la chiavavo in fica, lui le era davanti e le scopava la bocca: lei urlava di piacere, poi ci siamo scambiati di posto: io davanti e lui in fica: lei ha avuto un orgasmo squassante. Il suo viso era sfatto dal piacere, poi lui ha preso a lubrificarle, con del gel, il fiorellino anale, mentre lei insisteva ad infilarsi il mio fallo in gola. Il padre le ha infilato prima un dito, poi due, sempre aggiungendo altro gel e lei gemeva. Lui mi ha chiesto di sverginarle il culo.
«Dai, Lucio, aprile il culo! Lì è vergine, il mio è troppo grosso, le farei troppo male, ma tu hai la giusta dimensione.»
A quelle parole, lei mi ha sorriso e mi ha invitato ad entrarle dentro da dietro.
«Dai, amore, prendimi dietro, sfondami; fammi impazzire!»
Mi sono posizionato dietro di lei, ed ho iniziato a penetrare dentro il suo culetto. L’ho afferrata per i fianchi ed ho cominciato a spingere; sentivo lo sfintere resistere, poi, di colpo, ha ceduto e son entrato per più della metà.
«Aaahhiii! Mi spacchi, ma non ti fermare! Infilamelo tutto, tutto dentro!»
L’ennesima spinta e sono entrato completamente in lei. Il suo corpo si è inarcato. «aahhhii! Tremendo! Mi sento sfondare le reni!»
Son rimasto fermo, per darle tempo per adattarsi. Mario era lateralmente a lei ed ha iniziato a toccarle il bottoncino.
«Resisti, amore, è come l’altra volta: un po’ di dolore, ma poi ti piacerà.»
Le massaggiava la vulva per procurarle piacere. Lei si è rilassata ed io ho preso a muovermi dentro di lei, che non faceva a meno di gemere:
«Sì, più forte! Più in fretta! Dai, che comincio a sentir piacere! Papà, mi fai morire se mi tocchi così! Dai, amore, fammi godere! Sborrami dentro!»
L’ho afferrata di nuovo per i fianchi, ho cominciato a pomparla velocemente: era quello che voleva. Scuoteva il capo a destra e sinistra, ma ha iniziato a godere per davvero.
«Sì, sfondami il culo! Dai, amore vienimi dentro…sto venendo! Vengo!»
A quel grido, non ho resistito. Ho preso a pompare l’ano con colpi tremendi, la dilatavo allo tremo, pompandola come un ossesso. Lei è venuta di nuovo. Ha gridato il suo piacere ed io le ho fatto subito eco: le son venuto nel culo! Lei ha sentito che le inondavo l'intestino ed ha goduto ancora. Sono rimasto un momento fermo, dentro di lei. Mi son girato verso suo padre e l’ho invitato a prendere il mio posto.
«Mario, dai, ora tocca te: dai, entra anche tu dentro questo ospitale culetto!»
Lui è rimasto un attimo perplesso, ha farfugliato una scusa.
«Cinzia, no, son troppo grosso, ti farei male, non insistere, non è il caso.»
Lei si è girata, fissandolo con occhi durissimi, di chi non ammetteva rifiuto.
«Ma che dici? Ora ti voglio dietro, rispetta il patto: quello che ha lui, spetta anche a te, quello che hai tu, lo deve avere anche lui, quindi, ora prendimi dietro.»
A quelle parole lui si è portato vicino a me, che ancora ero dentro di lei, ha lubrificato con altro gel il suo glande, ha atteso che io uscissi, poi si è messo al mio posto. Appoggiata la punta, ha preso a spingere. Vedevo il forellino, già dilatato da me, aprirsi a fatica. Lei soffriva, ma era intenzionata a non mollare.
«Dai, non ti fermare!»
L’ha afferrata per i fianchi, ha spinto dentro il bastone di carne, lo sfintere ha ceduto di colpo e lui è entrato tutto, sbattendo le palle sulla sua fica.
«Aahhhiiiiiii, come sei grosso! Mi spacchi, ma lo voglio tutto, dai, muoviti! Non ti fermare. Lucio, amore, vieni davanti che ti succhio: voglio che ti resti duro.»
Lui le pompava l’ano con colpi precisi, cadenzati, senza spinger dentro con forza, lei mi succhiava. Ha cominciato a godere di nuovo, poi, valutando che ero di nuovo in tiro, mi ha fatto una richiesta ben precisa.
«Adesso completiamo l’opera: dai, amore, prendimi davanti.»
Son rimasto basito, ho guardato Mario, ma lei ha insistito:
«Dai, che aspetti, prendimi davanti! Vi voglio dentro insieme, ora!»
Non sapevo che fare. Lui era dentro di lei e ritenevo cosa impossibile prenderla davanti. Ho cercato di dissuaderla.
«Amore, non è possibile, io non ho posto per entrarti davanti, dai, sii ragionevole.»
Si è girata, il suo viso era sudato, sfatto dal piacere/dolore provato, mi ha guardato con uno sguardo che non ammetteva repliche.
«O mi prendi davanti ora, o te ne vai via per sempre; decidi adesso!»
Mario l'ha presa e fatta distendere girata sul fianco destro; io le ho alzato la gamba e, in qualche modo, son riuscito ad entrare, non senza fatica in lei. Ha cominciato a godere subito, appena abbiamo iniziato a pomparla.
«Mi state squartando... ahhhhhh! È tremendo, ma mi piace: VENGO! Sì, più forte! Su, schizzatemi dentro, che sto per venire... vengo!»
La stavamo pompando con un ritmo incredibile. È quasi svenuta per il dolore/piacere che provava, poi ho percepito che lui aveva accelerato il ritmo, per, infine, piantarsi tutto dentro. A quel punto, ho schizzato anch'io. Le abbiamo riversato in corpo tutto il nostro piacere e lei ha goduto nel sentirsi riempire da entrambi. Sfiniti, sudati, lei era stremata, ma ha avuto la forza di abbracciarmi, baciarmi e stringermi a sé; aveva le lacrime agli occhi.
«Ti amo! Ti amo! Grazie, amore e grazie anche a te, papà: ho fra le mie braccia le due persone più importanti della mia vita.»
Ho fatto per andarmene, ma lei non ha voluto.
«Dove vai? A casa tua non c’è nessuno: io ti voglio qui.»
Per tutta la settimana, son rimasto con loro. Vedendomi telefonare sempre, ha voluto saperne il motivo. Il mercoledì, avevo raccontato tutto a papà, lei ha scambiato con lui quattro chiacchiere. La conversazione era allegra, scherzosa e, al momento dei saluti, lui le ha detto che era impaziente di far la sua conoscenza; lei ha risposto che non vedeva l’ora di conoscerlo più a fondo. La sera dopo, con il consenso di Carlo, ho mostrato sia a lei che a suo padre, le foto di te, contenute nel dischetto. Abbiamo passato la serata a scopare, mentre, sullo schermo, scorrevano le immagini di te, nuda. In particolare a Mario è piaciuta quella in cui eri sul divano, a cosce oscenamente aperte e ti apri la fica con le mani: ha tenuto ferma quella foto, fin quando non abbiamo raggiunto l’orgasmo tutti assieme. Il venerdì, Mario, ha parlato con papà, ed è stata sua l'dea di invitarlo ad assentarsi, per darmi più possibilità di successo con te. A sentirli parlare, sembravano vecchi amici, ha pure avanzato superbi complimenti per la splendida donna che sei; ha detto che era impaziente di conoscerti e papà l’ha invitato a venire a trovarci.»
Mi giro, guardo mio marito e mi viene spontaneo recriminare:
«Avete proprio tramato bene, alle mie spalle!»
Se la ridono, appoggio la testa al torace di mio figlio, mi sta masturbando, mentre io ho delicatamente segato i membri di loro due, che son diventati duri come l'acciaio. Rimugino, fra me e me, che Cinzia deve per forza esser una bella troietta e, con questo pensiero, mi chino per prendere in bocca il palo di mio figlio: dovrò star attenta, altrimenti non ce ne sarà più, per me. Mi vien da sorridere a quest’ultimo pensiero, poi mi lascio andare al piacere, che riprende a scorrere nel mio corpo.
Com'è finora?
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Il sesso e bello tre volte... quando lo aspetti... quando lo vivi... quando lo ricordi. Un racconto fissa quel ricordo per sempre!
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