Mentre Lucio raccontava di com’era riuscito a sverginare il sederino di Cinzia, Claudio ha continuato a masturbarmi, io, li ho segati lentamente, poi mi son infilata in bocca lo splendido palo di mio figlio. Lo succhio, lecco con devozione, mi gusto la sensazione che si prova nel sentire un membro indurirsi in bocca: stupenda! Mentalmente, mi preparo a riceverlo dentro, sto quasi per alzarmi, quando sentiamo dietro di noi dei passi. Dal piccolo sentiero che porta alla spiaggia, stanno scendendo tre persone: una ragazza bionda, un giovane esile e delicato, quasi timido e, dietro, un uomo alto, muscoloso, dell'età di circa cinquant’anni, capelli bianchi cortissimi. Per un momento sono infastidita dai nuovi arrivati; scendono passando davanti a noi, il giovane davanti, mentre l’uomo tiene la ragazza per mano; quando passa davanti a me, fa un cenno di saluto con il capo, poi si spostano a tre metri circa di distanza. Mentre il giovane si occupa di piantare l’ombrellone nella sabbia e stendere i teli, l'altro e la ragazza si spogliano per entrare in acqua. Non vedo il suo sesso: è girato di spalle, ma, appena in mare, comincia a masturbarla e lei geme di piacere. Poi gli si aggrappa al collo e lui la penetra. La donna gode, i suoi gemiti ed urla, arrivano fino a noi; il giovane rimasto sulla spiaggia si masturba, voltandoci le spalle. I miei maschi si eccitano di più; ho ripreso a masturbarli, li sento induriti mentre, insieme, ci godiamo lo spettacolo. Mi piego verso il membro di Carlo, glielo prendo in bocca, sempre tenendo il capo in modo che sia visibile dal mare. L’uomo se ne accorge, mi guarda interessato, lecco e succhio seguendo anche i loro movimenti. Smette di scopare la ragazza, escono dal mare ed ora posso vedere il suo cazzo di buone proporzioni, direi uguale a quello dei miei maschi, anzi, sicuramente Lucio è più grande in circonferenza. Distende la ragazza di spalle sul telo, le fa sollevare il culetto, afferrandola per i fianchi e torna a penetrarla. Lei gode, geme di piacere, lui la pompa con forza e impeto. Si ode il ciap/ciap del suo corpo che sbatte contro i candidi glutei della donna e si mischiano con i suoi gemiti di piacere. Ora si è tirata su, appoggia i gomiti sul telo, i suoi seni ondeggiano avanti/indietro, ad ogni affondo. Si gira, mi guarda, al che le faccio un inchino di compiacimento; continuo a tenere i miei membri in mano, li sento divenuti durissimi. Lui volge lo sguardo dall’altra parte.
«Brutto segaiolo smidollato, guarda come sbatto la troia di tua moglie. Guarda come gode, a farsi sbattere da un vero maschio.»
Siamo lì e non possiamo non sentire quelle parole; Lucio e Carlo hanno un sussulto, mi guardano, li sento durissimi nelle mie mani. Il toro mi lancia un nuovo sguardo, rido compiaciuta, quello nota e sorride anche lui, allora rincara la dose con il ragazzo.
«Segaiolo bastardo, sei proprio fortunato! Striscia fino a quella splendida signora. Lecca, i suoi piedi. Supplicala, umilmente, di prestarti quelle due splendide mazze, per sfondare tutti i buchi di questa vacca che hai per moglie, per farglieli riempire di caldissima sborra! Vai, cane, striscia!»
A quelle parole, mi alzo in piedi; faccio loro cenno di restare distesi; lui striscia vicino a me.
«Signora, mi presterebbe i suoi maschi per mia moglie?»
Mi chiede tenendo la testa bassa. Il tizio lo rimprovera.
«Bastardo, segaiolo, porco, che non sei altro, come ti permetti? Ti ho ordinato di chiederlo umilmente. Se non stessi qui a sfondare questa cagna, ti punirei io stesso: cerca di esser umile, bastardo!»
Lui china di nuovo il capo e supplica.
«Signora, le chiedo umilmente di far scopare dai suoi maschi quella cagna di mia moglie.» Io sollevo un piede, lui lo lecca, di scatto lo porto sopra la sua testa, la spingo giù sulla sabbia. «Insolente, bastardo segaiolo, punirò io la tua mancanza di umiltà! Quanto a permettere che i miei cazzi sfondino la tua cagna, vedremo; intanto tu vai lì, vicino alla roccia e restaci. Se poi la scoperanno, sarà uno spettacolo per noi, non per te; tu non sei degno di guardare e non segarti, altrimenti ti strappo quel foruncolo che credi sia un cazzo! Va a cuccia, bastardo!» L’uomo sente le mie parole e il suo viso s’illumina di gioia; sprizza felicità da tutti i pori. Ci avviciniamo, io mi piego sulle gambe, apro le cosce davanti al viso della ragazza, afferro con rabbia e determinazione i suoi capelli, schiaccio il suo viso contro il mio clitoride.
«Cagna, leccami! Fammi sentire se sei degna di esser montata dai miei tori. Essi sono abituati bene! Fammi sentire come sai leccare!»
Le schiaccio il viso contro di me. Nonostante la scomoda posizione, comincia a leccarmi abbastanza bene. Sento subito che continua a tenere il labbro superiore schiacciato sul mio bottoncino, mentre con la lingua scorre lungo il solco. Sento il piacere arrivare deciso, potrei godere subito, ma non voglio darle questa soddisfazione; lascio che mi lecchi ancora, poi la stacco di colpo.
«Sei appena bravina, ma puoi migliorare molto; ora vediamo come te la cavi con un vero cazzo in bocca.»
Mi sposto di lato, lui rimane piantato dentro di lei, mi osserva colmo di ammirazione. Lucio si avvicina, le pianta nella la bocca il suo durissimo membro, lei prende a succhiarlo.
«Leccalo bene, bagnalo, che poi te lo faccio piantare nel culo!»
Lo lavora con vera maestria, in poco tempo è ricoperto di saliva; lui si sfila, si stende supino, il suo membro svetta in alto, lei ci s’impala sopra. Lui le prende i glutei, li tende di lato, per aprire il buchetto, poi la spinge verso l’alto, invita mio figlio a penetrarla. Lucio si mette dietro di lei.
«Dai, spingiglielo dentro! Questa vacca adora prenderlo nel culo! Ama il dolore, quindi sfondala senza ritegno!»
Con l’altro piantato davanti, lui incontra una certa difficoltà nella penetrazione, poi, con un affondo deciso, entra tutto in lei, che grida. Carlo s’inginocchia davanti al suo viso, appoggia il glande fra le sue labbra, che lo ingoia subito.
«Dai, scopala in bocca! Prendile la testa fra le mani e spingiglielo tutto in gola, schizzaci dentro che deve bere tutto e tu, cornuto, vieni a vedere come ti sfondiamo la troia. che hai sposato.»
Rapidamente il giovane si avvicina, strige fra le mani un membro talmente minuto che il glande fuoriesce appena tra le dita della mano. Sento un moto d’invidia nei confronti di quella ragazza, che ora si sta godendo tre maschi veramente grossi. Osservo interessata; lei, con un abile movimento del collo, riesce a infilarsi in bocca i venti centimetri del cazzo di mio marito; seguo ogni movimento con curiosità. La ragazza è veramente brava, una perfetta pompinara, ingoia e succhia tutta l’asta, sia in entrata, che in uscita. A quel servizio, Carlo ha poco da resistere, aumenta il ritmo e le scarica in bocca tutta il seme accumulato, spingendovi dentro tutta la verga.
