La mattina dopo, stiamo facendo colazione sotto il pergolato, nudi, tanto la spiaggia è deserta, quando improvvisamente compaiono due figure. Lui, alto, capelli neri, fisico asciutto, ma non palestrato, indossa dei pantaloni ed una camicia bianca di lino. Lei, più alta di lui, capelli biondi legati dietro la nuca, cosce splendide, indossa una mini che non nasconde nulla; sopra ha una camicia nera annodata appena sopra l’ombelico. Lucio si gira, la vede, urla:
«Amore, sei arrivata!»
Corre verso di lei, l'abbraccia, la solleva, fanno un giro mentre si baciano felici, cadono sulla sabbia, vedo che lei non indossa alcun tipo di intimo. Carlo, con un gesto della mano, invita l’uomo ad entrare, facciamo le presentazioni, lui mi guarda con interesse.
«Devo dire che le foto che ho visto non ti rendono giustizia: sei molto più bella di persona che ritratta.»
Accetto il complimento, vado in casa per ripreparare il caffè, entrando li vedo salire abbracciati: lei è proprio bella. Dalla finestra la vedo abbracciare Carlo, è spigliata, divertente, sa bene come muoversi, poi si gira, mi cerca; Lucio, con un cenno del capo, l'informa che sono dentro. La vedo in controluce, sulla porta; entra decisa, ha il nodo della camicia sciolto, i suoi seni fanno capolino. Si avvicina, si presenta con determinazione, decisa, sicura.
«Tu devi esser Rita; io sono Cinzia.»
Mi abbraccia, mi guarda negli occhi, poi, improvvisamente, incolla le sue labbra alle mie. Sento la sua lingua infilarsi nella mia bocca, un bacio dolcissimo; restiamo per qualche istante unite, è bellissimo. Il rumore del caffè pronto, ci riporta alla realtà. Ci guardiamo negli occhi, non servono parole, lei sorride:
«Era da tanto che desideravo conoscerti; Lucio ti adora e, da quando ti ho visto in certe foto, morivo dal desiderio per le tue labbra. Ho deciso che eri la persona giusta per completare quello che aveva iniziato mia madre. Desidero far felice Lucio, lo amo da morire. Ho bisogno di sentire una presenza femminile che mi guidi; non posso sbagliare con lui, quindi voglio esser tua allieva, amica o, se preferisci, schiava, ma degna di te.»
Mi sento lusingata e la metto a suo agio.
«Tranquilla, anch’io desidero aver la tua amicizia. Abbiamo tutto il tempo per conoscerci meglio, ora portiamo il caffè, poi vi faccio sistemare nella vostra camera.»
Dopo circa mezz’ora, ci stiamo preparando per andare al mare. Lucio l'ha informata della spiaggetta del giorno prima e lei desidera andarci. Quando esce dalla camera, indossa anche lei un pareo regalatole da mio figlio. A differenza del mio, è più corto e molto trasparente: un vero e proprio velo di cipolla, ma, addosso a lei, è un vero capolavoro. Partiamo con l’auto di Lucio, lei davanti con lui, io dietro, in mezzo a Claudio e Mario. Arrivati alla spiaggetta, notiamo subito tre auto nel parcheggio; bastano due passi nel sentiero e ci rendiamo conto che è piena: tre famiglie con prole; allora proseguiamo fino alla punta del promontorio, dove è posto un faro automatizzato. Appena sotto la casa del vecchio guardiano, notiamo una piccola, ma quasi invisibile insenatura, con una spiaggia di appena cinque metri, tranquilla, deserta, quasi invisibile: è nostra! Cinzia ed io lasciamo l’incombenza di sistemare ombrellone e teli ai maschietti, mentre noi due, nude, ci tuffiamo subito in mare. L’acqua fresca tonifica i nostri corpi; ci spingiamo fino alla fine della piccola insenatura e, tornando indietro, vedo spuntare all’orizzonte, la grossa sagoma di una barca. Quando arriviamo sulla spiaggia, mi rendo conto che Lucio non ha esagerato, quando ha affermato che il membro di Mario è pari ad una lattina di birra con, in più, il glande grosso come una pallina da golf. Avverto un lungo fremito fra le cosce, mi bagno al solo pensiero di averlo dentro. D'improvviso dalla grossa barca si stacca un tender e Gaston, con figlia e genero, sbarca in mezzo a noi, con tutta la sua irruente vitalità. Fatte le presentazioni, ci chiede cosa facciamo in quel posto così poco spazioso, ci offre di andare con la sua barca sino all’isola, dove ci sono spiagge più grandi e belle. Lucio obbietta che abbiamo l’auto e che non gli va di lasciarla tanto tempo nel parcheggio. Lui sorride, ci chiede dove si trovi casa nostra e, quando scopre che stiamo appena fuori dal paese, si offre di passar a prenderlo, se intende riportare a casa l’auto. Durante tutta la conversazione, non mi ha mai staccato gli occhi di dosso. È simpatico, ma gli si legge negli occhi, il desiderio di avermi, di piantare il suo membro dentro di me. La sua alterigia di maschio, sicuramente derivata dal fatto che, come imprenditore, è aduso a comandare, accende in me la sfida; non mi va di accettare passivamente la sua dominazione; non voglio farmi chiavare per il solo gusto di farlo; cercherò di rendergli la vita dura. Mi giro, chiedo il parere di tutti, sono d’accordo. Lucio e Cinzia partono con l’auto in direzione casa e, qui, lui gioca d’astuzia.
«Ci dobbiamo sbrigare a tornare a bordo; il tender non po’ portarci tutti: vado io che riavvio i motori, porto le signore, poi mando Carole a riprendervi.»
Intuisco subito la finezza del suo discorso, se manda la ragazza a prendere gli altri, io mi troverò da sola a bordo con lui.
Non mi fa paura, ma questo suo è un modo per umiliare Carlo ed affermare la sua superiorità di maschio dominante; non lo accetto.
«Se ci portate la nostra roba, io faccio una nuotata, Carlo, mi accompagni?»
Carlo sorride, ha capito la finezza della mia richiesta, mentre Gaston ha un impercettibile gesto di disappunto, ma non gli lascio il tempo di ribattere; mi tuffo in acqua, seguita da mio marito. Durante il viaggio, lui ci mostra la sua splendida barca. Tutti nudi, seduti su una poltroncina di vimini, Carole ci offre del thè freddo, lui sale sul ponte superiore e m’invita a raggiungerlo. Da sopra si vede l'intera conformazione del natante: la prua, la poppa ed entrambe le fiancate. Seduta su di uno sgabello, osservo lui che manovra la barca con assoluta padronanza, recuperiamo i ragazzi e poi rotta verso l’isola. Lucio e Cinzia si distendono davanti, si baciano molto intimamente, lei succhia mio figlio con estrema bravura, lui geme di piacere. Sotto di noi, Carole è affascinata dal membro di Mario, lo lecca, succhia e se ne infila metà in gola; sono stupita: come cavolo fa? Mentre con una mano sega Carlo, che guarda lei e me, Gaston scruta le situazioni che si stanno creando; è eccitato, il suo membro svetta duro a pochi centimetri dal mio viso, è chiaro che me lo sta offrendo: basterà che glielo prenda in bocca ed avrà vinto lui, ma, se invece lo ignoro, lui dovrà chiedermelo di succhiarlo e questo non è da maschio dominante.
