«Questa mattina, ti ho ripreso mentre ti comportavi da troia e, se non vuoi che giunga sul cellulare di tuo marito, sabato sera, alle 20:00, ti farai trovare qui, senza meno.» Scendo dalla macchina e loro se ne vanno, mentre io resto lì, appoggiata al muro, mentre lungo le cosce mi cola di tutto. Sento la micetta che mi provoca delle fitte strane al solo pensiero di trovarmi ancora tra le mani di quei due maiali. Rientro in ufficio e continuo a lavorare, cercando di non pensare a nulla. La sera, quando vado a recuperare i bambini, Anna nota il mio viso incupito, mi prende un attimo in disparte e mi chiede per quale motivo fossi così preoccupata. Gli racconto quello che è avvenuto nel parcheggio e lei, dopo un attimo di riflessione, scuote il capo e dice che la situazione, al posto di risolversi, si va sempre più ingarbugliando. È quindi necessario trovare una soluzione diversa, ma, intanto, quale possibilità ho di sottrarmi a quella ulteriore umiliazione? La mattina dopo, quando vado in ufficio, Giulio mi dice che la sera Sandro è impegnato e anche Mario è fuori città, quindi non si farà la solita cena con giocata al biliardo. In un certo qual modo la notizia mi rasserena alquanto, perché l'idea di scopare con loro e, poi, la sera dopo, rifarlo con gli altri due, mi sembrava davvero molto estenuante. Lavoro tutto il giorno e, quando la sera vado a prendere i bimbi, Anna mi dice che, sabato sera, ha anche lei un impegno per cui ha necessità di acquistar qualcosa di nuovo. Il sabato mattina raggiungo Anna a casa sua e, insieme, andiamo prima al supermercato per far la spesa e poi andiamo un po' in giro per negozi. La vedo alquanto felice di condividere con me questo momento. Io sono ancora molto preoccupata e lei bada bene a rassicurarmi, dicendo che, in fondo, si tratta di un sacrificio che devo pur fare, per il bene della famiglia e, soprattutto, per la tranquillità di mio marito. Trovo le sue parole molto confortanti, ma, nello stesso tempo, avverto dentro di me che, di sicuro, anche questa sarà un'esperienza che, in qualche modo, mi lascerà il segno. Quando entriamo in un negozio di abbigliamento, lei mi dice che vuole comprare qualcosa di carino, perché quella sera ha un appuntamento galante. La guardo e lei, sorridendo, mi dice che devo star tranquilla, perché, se Angelo è consapevole del fatto di esser cornuto, Paolo, al contrario, non sa di esserlo e, considerata la sua estrema gelosia, è meglio che continui a non sapere. Cerchiamo alcuni indumenti e, alla fine, la scelta cade su due capi che, in un certo modo, piacciono a entrambe, perché siamo, più o meno, anche della stessa taglia. Uno è un tubino elasticizzato, di color rosa tenue che, quando lo indosso, sembra come una seconda pelle. È talmente sottile ed elasticizzato, che fa intravedere l'intimo. Lei allora mi suggerisce che, ad indossarlo, dovrò esser completamente nuda sotto, altrimenti non sarebbe bello a vedersi. L'altro capo è molto interessante. È una gonna di pelle nera, che le arriva al ginocchio, munita di una cerniera lampo davanti e, sopra, è abbinata una camicetta di raso nero, che mette in risalto i suoi capelli biondi. Lei mi dice di prendere entrambi i capi, cui poi abbiniamo, prendendoli in un altro negozio, delle splendide calze autoreggenti, oltre a delle scarpe con tacco 12. Torniamo a casa e lascio tutto ciò che ho comprato a casa sua, perché non voglio che Paolo, vedendomi tornare con quegli indumenti, abbia ancor più sospetti. L’altra sera, durante il nostro rapporto sessuale, mi ha scopato quasi con violenza e, ad un certo punto, mentre veniva, mi ha scrutato a fondo negli occhi, e mi ha detto: «Ti riempio! Sei mia! Sei mia!» Quasi a voler sottolineare il fatto che nessun altro, oltre lui, doveva riempirmi del proprio seme. Torno a casa e, dopo pranzo, mi rilasso assieme ai figli ed al marito, che sembra più calmo e sereno. Poi, dopo una cena abbastanza rapida, lui esce e se ne va al lavoro, mentre io porto i figli da mia suocera, dove Angelo se ne prenderà cura, fino al mio ritorno. Quando arrivo a casa loro, è ancora presto per prepararci e trovo Anna che ha organizzato tutto per la serata. Ha preparato un bagno caldo e, nuda, mi immergo nella vasca e mi rilasso per una ventina di minuti. Poi lei entra in bagno con un grosso telo bianco di spugna e mi invita ad alzarmi nuda, davanti a lei. Ho un brivido nel vedere come osserva il mio corpo e, quando mi abbraccia con il telo, mi sussurra che sono una magnifica femmina. Poi entriamo in camera sua e, sul letto, trovo le cose che dovrò indossare per la sera. Mi invita a sdraiarmi nuda sul letto, mentre io la guardo un po' indecisa. Dopodiché mi invita a rimanere sdraiata prona, con il culo in aria e, dopo qualche attimo, torna e, mentre sono ancora piegata, vedo che in mano ha una grossa peretta, di quelle per clisteri. «È meglio esser preparate a tutto. Con certa gente, è quasi scontato che te lo vorranno infilare anche qui, quindi sarà bene una idonea preparazione.» Mi fa due perette e mi dice che anche lei le ha già fatte. Poi mi vesto e mi avvio al mio appuntamento con la mente confusa, il cuore in subbuglio e tanta tensione. Mi sento un agnello sacrificale e questo mi sembra troppo duro. Arrivo al parcheggio e, quando scendo dall'auto, trovo ad aspettarmi Alberto. Mi guarda e sorride compiaciuto per ciò che vede. «Brava la puttanella! Vedo che ti sei adeguata alla serata.”
Saliamo in auto e, mentre ci dirigiamo nel luogo dove, penso, si unirà anche Bruno per scoparmi, lui, con una mano, mi accarezza le cosce e sorride compiaciuto. «Hai delle belle cosce ed una fica bella pelosa, come piace a noi.» Me la accarezza e vi insinua due dita, provocandomi un gemito. Cerco di serrare le cosce e lo guardo con aria adirata, ma lui, per tutta risposta, apre la cerniera dei pantaloni, estrae il cazzo e poi prende la mia testa e mi obbliga a prenderglielo in bocca. «Leccami e tienilo al caldo, perché voglio arrivare già bello pronto per sfondarti. Leccalo soltanto, perché non intendo sborrare!» Sono molto tesa e, in ogni caso, cerco di far resistenza, ma la sua mano preme con forza sul mio capo, imponendomi di pomparlo. Lo lecco con calma, perché so che non vuole sborrare, ma solo godersi lingua e bocca calda sulla sua cappella. Così piegata, non riesco nemmeno a vedere dove stiamo andando e, dopo una serie di curve, d'un tratto entriamo dentro un cancello, percorriamo un lungo viale alberato, fino ad arrivare ad una splendida villa. Scesi dall'auto, quando entro trovo ad aspettarmi una strana sorpresa: sulla soglia della porta, c'è Anna, mia suocera, che, sorridendo, mi dice: "benvenuta!" La guardo sbigottita, cercando di capire perché anche lei sia in quel posto. Non dice altro, oltre il benvenuto, poi mi prende per mano ed entriamo in un ampio salone, dove ci sono circa una dozzina di persone. Riconosco immediatamente, fra quelle persone, alcune facce che mi sono già note. C’è Giulio, Sandro, Mario, Carlo, Augusto, che mi guardano e sorridono compiaciuti, mentre non conosco le altre persone, che sono di età variabile e mi osservano con un sorriso stampato sulle labbra. Anna mi porta al centro della sala e mi esibisce a tutti loro, con parole che mi lasciano senza fiato: «Ecco a voi, signori; questa è la nostra "new entry" nel cerchio magico. Lei è mia nuora, una giovane puttanella che deve esser addestrata alla totale obbedienza.» La guardo sbigottita e, mentre sta parlando, arrivano altre tre donne, già nude che calzano scarpe dai tacchi alti ed autoreggenti. Esse mi guardano e sorridono, poi si siedono sui divani e cominciano ad accarezzare i vari maschi che sono lì seduti. Io, invece, vengo presa per mano da alcune persone, tra cui anche Giulio e, oltrepassata una porta, scendiamo lungo una scala a chiocciola, che ci conduce in uno strano sotterraneo. È uno stanzone molto grande e, al suo interno, figurano tante di quelle cose che mi lasciano stupita. Ci sono dei letti rotondi con degli specchi intorno, alcune catene appese alle pareti, una strana croce a X, un’altalena con delle cinghie per legare chi ci sta seduto sopra. Vi sono anche delle rastrelliere per fruste e dei ripiani su cui fanno mostra di sé falli di tutte le dimensioni e colori. Sono terrorizzata, li guardo e cerco di sottrarmi a quello che immagino esser un crudele destino, ma è la voce di Bruno che mi scuote da quel torpore che mi aveva invasa. È dietro di me e tiene per mano un'altra donna, che è entrata appena dopo di me. «Ascoltami bene, puttanella: se vuoi che la vita di tuo marito sia tranquilla e serena, questa sera devi far in modo di lasciarci fare tutto ciò che vogliamo, altrimenti, non solo la sua vita sarà un inferno, ma lo sarà anche la tua.» Guardo Giulio e annuisco, cercando, in qualche modo, di limitare i danni. «Va bene! Però, vi prego: non fatemi del male e, soprattutto, lasciate in pace mio marito!» Essi ridono e mi guardano, mentre vengo presa e spogliata nuda, poi sollevata e fatta sedere su quella strana altalena. Subito le mie mani vengono sollevate in alto e legate a delle cinghie attaccate all'altalena, poi la donna che era insieme a Bruno, si inginocchia fra le mie cosce e comincia a leccarmi la fica, mentre io vengo fatta sdraiare all'indietro, perché le corde sono allentate in maniera da permettere il dondolo avanti e indietro. Mi ritrovo, davanti alla faccia, una lunga distesa di cazzi, tutti da leccare, da succhiare. A turno si spostano e passano tutti per la mia bocca, mentre la ragazza continua a torturare il mio clitoride e, ben presto, un mio urlo riempie la sala.
