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Erotika
Una donna diversa dentro di me! · Cap. 7
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Capitolo 7 di 7 20 min di lettura

La resa dei conti.

Ed io? Come potrò convivere con questi sensi di colpa per essermi prostituita per lui? Mi consola solo il fatto che lo amo ed è per lui che l’ho fatto.

pennabianca
1 anno fa · 507 letture · 0

Il mercoledì sono abbastanza tesa in ufficio: le cose girano nel modo giusto. Quando esco dal lavoro, mi reco immediatamente a casa di mia suocera e trovo che tutto è pronto ed organizzato. Dopo che Angelo se n'è andato con i miei figli e noi due ci siamo finalmente vestite e siamo pronte, io mi sento particolarmente tesa e nervosa, ma lei mi dice che devo rilassarmi, perché è certa che andrà tutto bene. Arriviamo puntuali e due maschi di bell'aspetto sono lì ad attenderci. Conosco Alberto e ne valuto l'aspetto curato. La cena si svolge in maniera molto simpatica ed allegra: parliamo di tante cose, ma, soprattutto, lui si interessa molto a me e mi chiede notizie sul mio lavoro, della mia posizione sociale, dei miei impegni ed anche di mio marito. Passiamo circa due ore in loro compagnia senza che accada nulla di sconveniente, anzi, veniamo trattate come due regine e, anche se c'è qualche piccola allusione, nessuno dei due mette in atto cose sconvenienti nei nostri confronti. Quando se ne vanno, io ed Anna ci diamo uno sguardo; entrambe siamo rimaste alquanto sorprese dal fatto che nessuno dei due abbia, in qualche modo, fatto delle avance nei nostri confronti. Nel lasciarmi, Alberto ha detto che avrebbe comunque indagato a fondo sulla questione e che, presto, avrei avuto notizie direttamente da lui. La mattina del giorno dopo, mentre sono in ufficio, mi chiama al telefono e mi chiede se ho tempo per un caffè. In quel momento non sono molto impegnata, Sandro non c'è, perché ha impegni con la moglie, Giulio è alle prese con un cliente, quindi scendo al bar sotto di noi. Lui però non mi invita a prendere il caffè, perché ha poco tempo come me, allora lo raggiungo nella sua auto che è parcheggiata nell' immenso piazzale che il nostro edificio condivide con un centro commerciale e, appena salita in auto, lui si sposta nel parcheggio sotterraneo, in un angolo assolutamente defilato e discreto. Mi parla dicendomi che ha già indagato sulla faccenda e che, forse, è un po' più complicata di quello che pensava. Naturalmente possiamo anche lasciar perdere. «Naturalmente possiamo anche procedere, ma, per raggiungere lo scopo, ci vorrà un po' di pazienza e, soprattutto, la mia collaborazione.» Lo guardo e gli dico che sono disposta a fare qualunque cosa, purché la situazione lavorativa di mio marito migliori. Lui sorride, mi guarda, poi le sue parole mi appaiono alquanto strane.

«Sei veramente disposta a far qualunque cosa?» Annuisco e gli garantisco la mia piena disponibilità a qualunque sacrificio. Mi guarda e mi dice che mi mette alla prova. Apre la patta dei pantaloni e mi sfodera uno splendido uccello, abbastanza lungo. Non grosso come quelli che ho preso dai quattro che mi hanno scopato di recente, ma comunque è un bel cazzo e di tutto rispetto. Lo guardo stranita; non mi aspettavo certo una simile situazione. Cerco di far la preziosa e di sottrarmi a quello che penso che lui voglia da me. “No, la prego… Non voglio, sa che ho un marito…” Mi guarda, mi sorride e, con fare bonario, mi dice che, per raggiungere certi obiettivi, sono necessari certi sacrifici. Io gli avevo assicurato che ero disponibile a qualsiasi sacrificio ed ora era il caso di iniziare a vedere se veramente voglio la serenità di mio marito. Cerco di opporre una seppur inutile resistenza. “No la prego! Io non… Non vorrei...io la prego, no!” Mi costringe ad abbassare la testa fino al suo grembo, nel frattempo lo ha tirato fuori e mi dice di prenderglielo in bocca. Il suo tono di voce è cambiato adesso. “Succhiamelo e sbrigati, che non abbiamo molto tempo!” Inizio a leccarlo piano, sento che si indurisce sempre più. Lo lecco dalla base alla punta e, quando è divenuto bello turgido, lo imbocco tutto, cominciando un lento su e giù. Lui è soddisfatto. “Brava lo succhi proprio bene. Sbrigati, dai, che voglio sborrare. Ti ho detto che non abbiamo molto tempo!” Mi appoggia di nuovo la mano sulla testa, costringendomi ad aumentare il ritmo e, in un attimo, sento che sta venendo. Non lo voglio ingoiare e, quindi mi ritraggo, facendogli imbrattare la pancia dal suo stesso seme. Si arrabbia, e mi costringe a leccare e pulire, cosa che faccio rapidamente, per poi tornare in ufficio. Dentro l’ufficio, mi sento alquanto sconvolta; non mi aspettavo una cosa del genere. Anche se, comunque, tenevo in conto che questo sarebbe successo, se tutto fosse rivolto a questo solo, sarebbe già un gran risultato. Mi rimetto al lavoro e, quando è quasi ora della pausa pranzo, lui mi chiama di nuovo al telefono e mi dice che ha già trovato il modo per risolvere il problema di mio marito e che, se desidero risolvere la cosa in fretta, ci possiamo vedere durante la pausa pranzo. Mi dà appuntamento nel parcheggio sotterraneo, dove gli ho fatto il pompino. Accetto e lo raggiungo. Quando arrivo sul posto, lo trovo in compagnia di un'altra persona e resto alquanto sorpresa. Lui, senza dir niente, mi prende per mano e mi fa salire, insieme all'altro, sul sedile posteriore della sua auto e, così, mi trovo in mezzo a due maschi. Mi presenta l'altro: «Lui è Bruno, il capo ufficio di tuo marito.»

Sono terrorizzata, perché non avrei voluto trovarmi in questa situazione. L'altro sorride e, con un ghigno sadico, mi guarda e commenta. «Dunque, sei tu la puttanella di Paolo. Ora verificheremo se veramente vuoi bene a tuo marito!» Senza aggiungere altro, apre i pantaloni e mi trovo davanti un cazzo di misure mai viste: molto lungo, ma, soprattutto, molto grosso e questo mi terrorizza un po'. È veramente enorme! Alberto, che siede dietro di me, appoggia la sua mano sulla mia testa e me la spinge contro quella colonna di carne, esortandomi a replicare ciò che avevo fatto, qualche ora prima, a lui. «Adesso, puttanella, succhialo! Fagli provare tutta la tua bravura a far pompini.» Cerco di sottrarmi a quella imposizione, ma a vedere quell'enorme palo mi aveva provocato una fitta alla micetta ed ho provato ad immaginare quali sensazioni mi avrebbe trasmesso al sentirlo tutto dentro al ventre. Lui mi spinge ed io, seppur riluttante, mi abbasso, apro la bocca e faccio sì che la punta di quel cazzo mi raggiunga la gola. Mi trovo a succhiare quella grossa verga che lui mi spinge fin in fondo. In effetti è talmente grande che, solo con una certa fatica, riesco a tener in bocca la punta, e di tanto lui se ne compiace alla grande. «Che bella bocca che hai, puttanella! Adesso succhialo bene, perché non vedo l'ora di scoparti!» All'ipotesi appena esternata, vengo assalita da tremiti che non so distinguere se di paura o piacere. Glielo lecco e pompo un po', mentre, intanto, Alberto, da dietro, ha sollevato la gonna e, quando ha messo una mano fra le mie cosce ed ha scoperto che non indosso intimo, ha un'esclamazione di gioia.

«Accidenti! La puttanella non indossa l’intimo! Allora la voglio provare subito.»

Senza aggiungere altro, apre i pantaloni, tira fuori il cazzo e, con un colpo solo, lo affonda dentro di me. Ho un sussulto nel sentir quella verga che mi penetra da dietro e mi scopa a ritmo veloce, mentre sto succhiando il cazzo di Bruno, che, con entrambe le mani, ora mi tiene ferma la testa e mi scopa la bocca. Sono presa da quei due tori che mi sfondano, sia la bocca che la fica, in un parcheggio sotterraneo, dove chiunque potrebbe trovarsi a passare e vederci. Il tutto si trasforma in adrenalina pura, che mi provoca un orgasmo che non posso nascondere. È Bruno che se ne compiace, mentre continua a spingermi sempre più il cazzo in gola. «Brava, puttanella! Godi e così, quando sborrerò, sarà come averti fatto pranzare, e cerca di non perderne una sola goccia, altrimenti ti inculo all'istante!» Sono tutta un tremito e quelle parole me lo stimolano ancor più al pensiero di quanto potrebbe soffrire il mio culetto. Lo succhio ancora un po' e, ad un tratto, si blocca nella mia bocca e inizia ad irrorare la cavità con getti di crema bianca, un po' acidula, leggermente salata, che ingoio rapidamente, ma, più ingoio e più lui provvede a riempirmela. È una cosa sconvolgente quello che sto facendo: non mi è mai piaciuto molto quel tipo di amplesso, però, chissà perché, succhio e ingoio tutto quanto. Mentre sto ancora a ripulire il cazzo di Bruno, Alberto, da dietro, mi scarica nella fica un'ondata di piacere. «Anch'io sborro, troia! Adesso ti do anch’io una buona razione di crema.» Lo sento esplodere nella mia vagina con getti caldi che mi riempiono. Restano per un po' immobili, poi si sfilano e Alberto mi fa girare per pulire anche il suo cazzo, cosa che eseguo in fretta. Poi, prima di lasciarmi andare, mentre avverto che sotto mi cola tutto, ricevo le loro istruzioni. «Allora, puttanella, ascoltaci attentamente: sabato sera, alle 20:00, vengo a prenderti e verrai con noi.» Rivolgo loro uno sguardo interrogativo, cercando di capire cosa stanno dicendo e, nonostante sia ancora stordita dal piacere appena provato per quello che è successo, cerco, in qualche modo, di oppormi. «No, ma io…Perché volete questo? Vi prego, basta così!» Bruno mi afferra per i capelli, mi fa girare verso di lui e mi guarda in faccia. «Sta' zitta, puttanella! Non basta affatto così! Se vuoi che quel cornuto di tuo marito abbia una vita ed un lavoro più tranquillo, sabato sera, alle 20:00, ti farai trovare qui, pronta, altrimenti saranno veramente guai.» Cerco ancora di oppormi, ma è Alberto a far cessare ogni mia resistenza allorché prende il cellulare e mostra un video in cui ci sono io che gli sto succhiando il cazzo.

Prima di andare avanti…

Com'è finora?

Un tocco e l'autore lo saprà. Non serve registrarsi.
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