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Erotika
Una donna diversa dentro di me! · Cap. 4
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Capitolo 4 di 7 13 min di lettura

L’inizio del grande cambiamento

Sharon che stai facendo? Non hai più ritegno? Ogni giorno diventi sempre più puttana? Adesso, ogni maschio che ti guarda, ti fa bagnare!

pennabianca
1 anno fa · 521 letture · 0

Dopo aver girato la Città Mercato insieme a mia suocera, siamo andate al supermercato per far la spesa. Così, tra uno scaffale e l'altro, mi son accorta che c'era un signore con i capelli brizzolati che ci stava seguendo e ci osservava. Quando Anna se ne è accorta, mi ha guardato ed ha sorriso, poi ha atteso che lui facesse la prima mossa. L'uomo si è avvicinato, l'ha guardata attentamente e poi ha esclamato: «Anna, ma sei proprio tu?» I due si sono dati una lunga occhiata e lei, con il volto un po' imporporato, si è girata verso di me e mi ha presentato Antonio. «Sharon, questo è un mio carissimo amico.» Poi ha precisato che ero sua nuora. L'uomo mi ha dato una lunga occhiata ed ho avvertito dei lunghi brividi percorrere il mio corpo, mentre mi sentivo denudare da quello sguardo così intenso. Abbiamo parlato per qualche minuto ed ho notato l'estrema confidenza che vi era tra quell'uomo e mia suocera. Siamo rimasti insieme fino alle casse e, una volta riempite le buste della spesa, lui ha voluto offrirci un caffè e noi abbiamo accettato. Seduta al bar, avvertivo ancora il suo sguardo addosso Mentre lui, con finta indifferenza, continuava a parlare con mia suocera, continuavo a sentirmi scrutata, valutata e desiderata, soprattutto ho avvertito nel mio intimo un certo languore provocato dallo spudorato interesse che quell'uomo mostrava di avere nei miei confronti, leggendo nei suoi occhi una profonda libidine per il mio corpo. Ho abbassato lo sguardo intimidita e, dentro di me, per un momento, ho sentito una voce che mi rimproverava: Sharon che stai facendo? Non hai più ritegno? Ogni giorno diventi sempre più puttana? Adesso, ogni maschio che ti guarda, ti fa bagnare? Di questo passo, quante corna si troverà in testa quel pover’uomo di tuo marito? Resto con lo sguardo basso e lo saluto, ma lui mi fissa da vero sfrontato. Ho un fremito fra le cosce e un momento di imbarazzo che mi fa arrossire rapidamente. Mentre stavamo tornando a casa, Anna mi ha guardato e mi ha detto che il suo amico era una persona alquanto speciale. Lo aveva conosciuto perché era uno degli altri due maschi che facevano parte di quel gruppo di lavoro, in cui lei aveva conosciuto Augusto e, poiché lei era attratta dall'altro fra di loro non vi era stato niente. Solo molto tempo dopo, lui era ritornato in città ed era andato a sostituire Augusto. Quando l’aveva ritrovata, lei si concesse e ne divenne l’amante. Mi raccontò che quella sua fu un'esperienza veramente sconvolgente, perché lui l'aveva posseduta con estremo vigore, facendola godere moltissimo. La loro storia era durata qualche anno, sempre con il benestare di Angelo che, finalmente, poteva tornare a veder lei alle prese con un nuovo amante fisso. Ho avvertito brividi sulla schiena all'idea di potermi trovare fra quelle braccia e, soprattutto, sotto di lui che mi sbatteva: quel pensiero mi ha fatto bagnare ancora di più le mutandine. Dopo aver recuperato i miei figli e rientrata in casa mia, ho atteso Il ritorno di mio marito. È stata una lunga attesa, perché è tornato a sera, molto tardi, aveva l'aria arrabbiata ed era molto stanco, così, senza dir nulla, siamo andati a dormire. Fortunatamente non aveva voglia di scopare e, per una volta, ne sono stata contenta. La mattina dopo, quando si è svegliato, ha cercato in qualche modo di voler far sesso con me, ma, prima di cominciare, gli ho chiesto come andava il suo lavoro e lui mi ha rivolto uno sguardo quasi inquisitorio, poi, senza rispondere alla mia domanda, mi ha chiesto com'era andato il mio. L’ho messo al corrente delle proposte ricevute e subito il suo viso si è scurito ed è andato in escandescenze. «Cosa! Adesso ti metti anche a far orari particolari! Che c’è sotto? Mi sa che hai a che fare con un amante!» L’ho guardato e gli ho chiarito che, sotto, c'era solo il fatto che avrei avuto una parte della quota dell'ufficio e questo avrebbe comportato un maggiore numero di entrate economiche, che ci avrebbe comunque aiutato a pagare il mutuo e le rate della sua splendida auto. Lui mi ha guardato quasi stupito, poi ha abbassato lo sguardo e mi ha detto che, in fondo, se ero davvero brava, mi meritavo la promozione, quella che, invece, era sfuggita a lui. Mi ha spiegato che il nuovo capo ufficio è un vero bastardo. Massacra di turni gravosi sia lui che un altro, mentre il resto della squadra, per un motivo non meglio chiaro, se la spassa allegramente. Mi rendo conto che vi è qualche cosa che non funziona, se ha quel tipo di comportamento solo con lui ed un altro. Il resto della giornata è trascorso nella monotonia di una fredda domenica di novembre, con lui distratto fra le partite di calcio in tv ed i giochi con i bambini. Il giorno dopo mi sono alzata presto, ho preparato i miei figli e li ho portati da mia suocera. Lei, quando mi ha visto, ha voluto sapere cosa avesse risposto Paolo e, quando gli ho detto che lui, in un primo momento si era adirato e, vinto dalla gelosia aveva sbottato, salvo poi riprendersi e riconoscere che sua moglie era una con le palle. «Tranquilla, abbi pazienza; vedrai che si adeguerà, come ha fatto suo padre.»

Dopo di che, mi ha rivolto una compiaciuta occhiata e si è complimentata per il mio outfit. In effetti avevo indossato una delle gonne comperate con lei. Nera, lunga fino al ginocchio, con un grazioso spacchetto dietro. Sotto avevo le autoreggenti e tacchi da dodici. Sopra una camicetta bianca, con un maglioncino di cashmere con uno scollo a V, molto intrigante, perché evidenziava il mio seno in bella mostra. È rimasta quasi sorpresa nell’apprendere che Paolo aveva ignorato il mio totale cambiamento. Quando son giunta in ufficio, sono arrivata insieme a Sandro e Giulio, che si sono dati una bella gomitata e poi, insieme, siamo entrati nell’ufficio di Sandro. Esser nuda davanti a loro, già mi aveva eccitato, ma, nello stesso tempo, ero ancora convinta di commetter uno sbaglio ad aderire alle loro voglie. Dentro di me cercavo una motivazione che andasse oltre il mero computo economico. Mi stavo imbarcando in una avventura che mi eccitava, ma nello stesso tempo mi impensieriva: un errore avrebbe significato la perdita della serenità nella mia famiglia. Non potevo né dovevo permetterlo, quindi dovevo far buon viso a cattivo gioco. Per prima cosa Sandro ha passato una mano sotto la gonna e ha constatato che ero nuda. Ammetto che era una sensazione bellissima sentire la micetta nuda e la sua mano ha notato il grande umido fra le mie cosce. «Bravissima, Sharon! Vedrai che non avrai a pentirti di questa tua scelta. Adesso succhiami il cazzo, che sono davvero pieno.» Mi hanno fatto inginocchiare davanti a loro. Mi son di nuovo trovata quelle due splendide mazze davanti alla bocca e, seppur con una certa riluttanza, una dopo l’altra le ho succhiate con calma, mentre loro gemevano. Avrebbero voluto scoparmi in bocca sempre più in fretta, mentre io avevo già deciso di farli soffrire un po'. «Dai, succhia! Cazzo, che bocca calda che hai! Sei davvero una succhiacazzi fantastica! Dai, che voglio sborrare!» Sentirli così vogliosi di sborrare, mi ha fatto capire che in quel momento non ero io alla loro mercé, ma essi che anelavano di riempir la mia gola. Li ho torturati un altro po’, poi ho deciso di farli schizzare. Questa rivelazione mi ha fatto riflettere molto. Mi sento costretta e questo, in parte, mi irrita, ma, nello stesso tempo, mi eccita saperli in mio potere. Non avevo mai fatto caso a questo dettaglio. Succhio e lecco fino all'ultima goccia, poi ingoio tutto anche con qualche difficoltà, facendo molta attenzione, affinché non mi coli sulla camicetta e poi, per un lungo istante, restiamo in silenzio. Mi alzo, essi mi guardano in faccia ed è Giulio che si congratula con me, allo stesso modo di come aveva fatto Sandro, poco prima. Mi do una rinfrescata ed inizio la mia giornata di lavoro. Essi, durante tutto il giorno, sono discretamente al mio fianco e tutto sembra non esser successo. Quando andiamo a pranzo, mi cedono il passo ed entriamo nel piccolo ristorante, dove, generalmente, vanno a consumare un pasto veloce, mostrandomi con orgoglio. La sera, quando torno a casa, dopo aver recuperato i figli, aspetto il ritorno di mio marito. È molto tardi quando rincasa e sta ancora parlando al cellulare quando entra in camera da letto, dove io fingo di dormire. Sta parlando del suo capo con qualcuno. «Ti ripeto che è un bastardo. Ho capito cosa hanno fatto gli altri: gli hanno fatto scopare le mogli, ecco perché sono trattati bene. Se crede che farò prostituire mia moglie con lui, si sbaglia di grosso!» Chiude la conversazione e va in bagno. Sono allibita da quello che ho sentito. Dormo poco e male, vorrei aiutarlo, ma non so come fare. Quando si alza per andare al lavoro, verso le 5:00, si alza perché il suo turno inizia alle 6:00; fingo di svegliarmi e gli chiedo se posso aiutarlo in qualche modo, perché lo vedo preoccupato. Mi guarda, scuote il capo e mi dice che non mi devo preoccupare; va tutto bene, poi si veste e se ne va. Mi sento in colpa. Dentro di me rimprovero il mio comportamento e proprio non so cosa fare. Faccio un profondo respiro e cerco di riallineare i pensieri. Decido che oggi mi voglio vestire un po’ meno sexy, perché oggi non ho voglia di sentirmi puttana, perché quel modo di fare, mi provoca troppi sensi di colpa. Sono inquieta, alla fine mi alzo e mi preparo per andare al lavoro. Indosso una gonna, dei collant e le mutandine. Basta cazzo! Al diavolo tutto! Preparo i miei bimbi e li porto da mia suocera, arrivando un po' in anticipo e questo la sorprende un po'. Mi accoglie indossando una vestaglia e subito Angelo, mio suocero, si prende cura dei piccoli e li porta nella camera che hanno riservato a loro e li fa distendere sul letto, cercando di farli dormire ancora un po'. «Come mai così presto? In genere vanno più tardi all'asilo.» Anna mi porta in cucina, scrutandomi, nota che sono un po' tesa e me ne chiede il motivo. «Sharon, cosa succede? Come mai sei arrivata così presto? È successo qualcosa?» Faccio un profondo respiro e le racconto quello che ho scoperto su Paolo. Le parlo senza nulla nascondere e resta alquanto sorpresa dal comportamento del figlio, ma, alla fine, anche lei giunge alla conclusione che dobbiamo far qualcosa per aiutarlo. «Lascami parlare con Augusto. Quando Paolo era disoccupato, fu lui a dirmi di indirizzare la sua domanda di lavoro alla centrale; sicuramente lui saprà consigliarmi bene. Poi ti faccio sapere, ma tu stai tranquilla.»

Prima di andare avanti…

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