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Erotika
Una donna diversa dentro di me! · Cap. 1
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Capitolo 1 di 7 12 min di lettura

La promozione.

Se non si può organizzare, me lo dica subito, così da cercare e trovare un’altra persona

pennabianca
1 anno fa · 737 letture · 0

«Da quanto tempo siete sposati? Come va la vita matrimoniale? Hai delle soddisfazioni?» Gli rispondo che son già passati otto anni e, con un muto da pagare, il prestito della macchina e due figli piccoli, la vita non ci lascia troppo spazio per i divertimenti, con l'aggiunta che, essendo Paolo sempre impegnato nel suo lavoro, capita spesso che resto da sola e, quindi, mi dedico prevalentemente ai figli. Lui sentite le mie parole, sorride un po’ sornione. Ci rimettiamo a lavorare e, ad un certo punto, mentre son piegata a 90 per mettere dei fogli in una cartella, noto che lui mi guarda il culo. Strano, penso dentro di me, eppure la cosa mi eccita. Decido di provocarlo un po' e, perciò, continuo più spesso a piegarmi davanti a lui e, ben presto, noto che lui, sorridendo compiaciuto, ha sviluppato un pacco davvero grosso. Sono eccitata da questo gioco, che reputo innocente, invece è solo l’inizio di qualcosa che avrà un seguito. Mi sarei aspettata delle avance da parte sua, invece è rimasto ad ammirare il mio culetto e, mentre torno verso casa, ci ripenso e, dentro di me, mi reputo una stupida, per aver provocato uno che poi mi incute quasi timore. Sono rimasta delusa del fatto che lui non mi abbia, né abbia tentato di sfiorarmi. Il pomeriggio, io e mio marito con i bambini, andiamo a far la spesa in un grosso super mercato, posto in un grande centro commerciale, dove vi sono anche delle giostre per i piccoli, che vanno matti per un trenino tipo bruco/mela e, mentre loro si godono il giro, mio marito incontra un suo collega di lavoro e parlano fra loro, ma quando mi avvicino smettono e si danno occhiate d’intesa che mi lasciano un po' interdetta. Nascondono qualcosa e questo mi irrita. La sera vorrei scopare, ma lui si addormenta e io resto a pensare che siamo davvero alla frutta in fatto di sesso. Me ne vado in bagno e mi masturbo con una certa violenza, quasi a sfogare la mia frustrazione. Il lunedì torno al lavoro con, dentro di me, un certo sconforto. Giulio mi riceve con un sorriso e lavoriamo senza sosta. Indosso dei jeans abbastanza attillati, che evidenziano il mio culetto e lui indugia a lungo, ma ci sono diverse persone che entrano ed escono e quindi tutto resta limitato alle sole belle occhiate. Sono inquieta. Lavoriamo molto e, con il pubblico che si alterna alla nostra presenza, non abbiamo molte occasioni di confronto, poi, mercoledì, torna Sandro e subito ci convoca entrambi nel suo ufficio. «Mia moglie Rosa si è stabilizzata, ma il medico gli ha proibito tassativamente di svolgere qualsiasi lavoro, qualsiasi sforzo, qualsiasi emozione o dispiacere. Ne consegue che tu, Sharon, poiché lavori da quattro anni insieme a lei, toccherà che sia tu a doverti occupare delle sue pratiche. Sai benissimo che abbiamo dei clienti alquanto particolari, che meritano un'estrema riservatezza e discrezione, di conseguenza, mi aspetto che tu possa portare avanti il suo lavoro in maniera impeccabile e con molta attenzione. Per quanto riguarda quello che svolgevi tu, troveremo una nuova segretaria. Naturalmente confido nella tua assoluta abnegazione. Questo comporterà un cambio di orario, perché dovrai lavorare mattina e pomeriggio. Naturalmente il rientro nel pomeriggio potrai sceglierlo tu fra i seguenti orari: 14-17 oppure 15-18. Decidi come ti sta meglio per i bambini cui pensare.» Sono emozionata perché tutto questo rappresenta un cambiamento totale, una promozione quasi inaspettata. Sono felice e, nello stesso tempo, mi sento un po' preoccupata, perché l'ufficio di Rosa è qualcosa di veramente particolare che necessita di molta attenzione. Mi piace l'idea di avere una stanza tutta per me e questo mi gratifica ancor di più. Nel pomeriggio, prima di uscire, aiuto Sandro a togliere le cose della vita di Rosa sparse per il suo ufficio, per, infine, prenderne possesso. Quando lo racconto a mia suocera, mi abbraccia, perché molto contenta, e mi dice che, finalmente, mi sto realizzando, mentre, quando ne parlo con mio marito, lo vedo un po’ corrucciato, titubante, quasi immagini cose diverse da quelle che gli ho riferito e questo mi incuriosisce. Nei giorni a seguire, lavoriamo alacremente, ma il venerdì ci rendiamo conto che sono ancora ben lungi da aver pareggiato il disavanzo creato da questa nuova mansione, dovendomi occupare sia dell'ufficio di Rosa, che delle altre pratiche che svolgevo prima come segretaria. È necessario che, il sabato mattina, io faccia di nuovo lo straordinario, lavorando per almeno mezza giornata, con lo scopo di cercare di pareggiare un po' i conti. Mentre mio marito è impegnato in una verifica di test di sicurezza, io indosso un vestito color salmone chiaro, che fa risaltare i miei capelli neri; ha uno scollo davanti, che evidenzia il petto avviluppato in un reggiseno tipo balconcino, che lo fa apparire un po’ più grosso di quello che è. Sotto indosso delle caste mutandine ed un paio di collant neri, molto sottili e velati. Hai piedi calzo degli stivaletti con un po’ di tacco, per non sembrare troppo bassa. I miei superiori mi accolgono con un sorriso, scambiandosi uno sguardo compiaciuto. Lavoriamo alacremente e, a metà mattina, come di consueto, arrivano caffe e cornetti. Mentre sorseggio il mio caffè, entra Sandro con in mano un fascicolo ed un foglio appena stampato. Mi guarda molto preoccupato e la sua voce mi gela il sangue. «Sharon, hai compilato tu questo documento?» Lo guardo cercando di capire e non rispondo. Lui mi guarda e mi ripete ancora se sono stata io a compilare e mettere quel foglio in quella cartella. Io prendo la cartella e guardo, rendendomi conto che in quel foglio deve esserci un qualche errore che non riesco a visualizzare. Lui guarda Giulio, poi torna da me e, con voce dura, mi chiede spiegazioni. «Sharon, ti rendi conto che se questo foglio fosse finito nelle mani della finanza, il nostro cliente avrebbe pagato una grossa multa? Sharon, questi errori non si possono fare! Noi ci siam fidati di te e tu non puoi commettere errori di questo calibro!» Giulio lo guarda e prende a sua volta la cartella, osserva il foglio e poi si rivolge a me con una voce durissima, mentre mi chiede spiegazioni. «Sharon, come cazzo hai fatto a metter due zeri di più a questa cifra? Ti rendi conto che multa avrebbe preso il nostro cliente? È uno dei nostri migliori clienti; non puoi fare queste cazzate!» Lo guardo, cerco una spiegazione, ma non mi viene e così peggioro ancor di più la situazione. «Ma io... ma io, non credo di aver fatto questo errore... cioè, forse… ma non ne sono sicura!» Lui mi guarda con occhi di fuoco e mi rendo conto di aver commesso una nuova cazzata nella cazzata. «Cazzo, Sharon, questo no, cazzo! Non va bene! Lo sai che chi non ammette i propri errori mi fa infuriare? Esci, vattene! Non sei degna della nostra fiducia, soprattutto, odio le persone che non si assumono le proprie responsabilità. Se hai sbagliato, e non doveva succedere in particolare con questo cliente, era più giusto ammetterlo. Mi hai profondamente deluso! Esci da questo ufficio e lunedì tornerai a far la segretaria! Troveremo un'altra persona degna di fiducia da a questo posto! Vattene, esci immediatamente!» Ho testa bassa, esco con le lacrime agli occhi. Mi appoggio al muro e mi rendo conto che ho sbagliato. Rosa controllava sempre, più di una volta, prima di stampare, in specie se aveva fretta, mentre io, presa dalla tensione, non ho controllato e, adesso? Mi rendo conto che sto giocando il mio futuro. No. Non lo accetto! Sarebbe una sconfitta che non voglio e non posso accettare! Che figura ci faccio con le persone che mi conoscono? Con mia suocera, che mi adora e con mio marito, che sicuramente farebbe strane congetture. Cavolo, no! Devo avere la mia seconda chance. Non voglio arrendermi così! Entro e li vedo che stanno ancora con quel foglio in mano. Mi guardano ed io mi avvicino a loro e poi, a testa bassa, cerco di convincerli a darmi una seconda opportunità, anche se son consapevole che questo significherà mettermi nelle loro mani, cosa che mi spaventa, ma cerco di farmi coraggio, sperando di venirne fuori con poco.

 

 

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pennabianca

Il sesso e bello tre volte... quando lo aspetti... quando lo vivi... quando lo ricordi. Un racconto fissa quel ricordo per sempre!

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