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Erotika
Estate Calda · Cap. 4
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Capitolo 4 di 8 32 min di lettura

Serata in terrazza – Parte 2

Amanti Porno
2 anni fa · 397 letture · 0

Mentre le ragazze erano in cucina a rigovernare, noi maschietti ci mettemmo seduti in terrazzo. Aprimmo la bottiglia di whiskey irlandese che Sean e John ci avevano mandato assieme al pesce.Nel pomeriggio ero andato a cercare una bottiglia di limoncello ed una di amaro in giro per il paese, ma avevo trovato solo un amaro Jaeger Meister ed una bottiglia di Johnny Walker Black Label.Le ragazze si sarebbero dovute accontentare di quelle o dell’immancabile, ennesima bottiglia di ouzo, a detta del negoziante che me lo aveva venduto un po’ più dolce degli altri e un po’ più simile alla sambuca.Esse poi arrivarono e si misero accanto a ciascuno di noi. Francesca si mise sul lettino accanto a me e altrettanto fece Dede con Adriano sul lettino di fronte a noi. Poi tutti gli altri si misero in circolo con le sdraio e le sedie. Portammo fuori anche un materassino gonfiabile che avevamo comprato la mattina per andare in una spiaggia scogliosa e sassosa appena fuori dell’abitato, verso il tempio di Apollo.Feci girare una confezione di toscanelli, Adriano ed Andrea ne presero uno mentre Filippo tirò fuori la sua pipa che non gli avevo ancora mai visto fumare. Le ragazze fumavano invece sigarette.“Facciamo un gioco” propose Dede.“Siii! Dai!!” si unirono battendo le mani Patrizia e Federica. Francesca non si mosse, ma mi borbottò all’orecchio qualcosa del tipo “Si, basta che ci muoviamo perché ho sonno”.“Qualcuno vuole il caffè?” mi alzai e chiesi. Volevo che Francesca fosse bella sveglia.“Io! Io! Io!” e così tutti.Andai in cucina a mettere sul fuoco la macchinetta grande e quella media. Volevo che tutti fossero belli svegli.Tornai in balcone per partecipare alla votazione sul gioco.“Io propongo un poker strip a coppie” disse Patrizia.“Ma siamo quasi nudi tutti, che vuoi che ci togliamo?” disse Dede. In effetti, c’era ben poco da scoprirsi.“Facciamo qualcosa di diverso. Vi ricordate il Decamerone? Ebbene, ogni coppia a turno ci racconta la volta che l’hanno fatto più strano in assoluto, e gli altri danno il voto” proposi.“La coppia che perde è costretta a rifare la scena davanti a tutti noi. Ci state?”Non so perchè mi venne in mente quell’idea bislacca, ma era l’unica maniera che mi sembrava accettabile per costringere Filippo e Federica a fare sesso. Man mano che la esponevo, mi rendevo conto che sarebbe stata rifiutata, ma ormai avevo fatto la proposta e dovevo tenere la parte.Devo dire che rimasi sorpreso quanto ottenni l’approvazione di tutti.“Per dare un po’ di pepe al gioco, propongo di spogliarci tutti nudi. E, prima che facciate obiezioni stupide, ricordatevi che sono quattro giorni che giriamo nudi in spiaggia e per casa, che facciamo sesso con i nostri rispettivi partner quasi pubblicamente e che siamo praticamente perennemente ubriachi. Piuttosto, dov’è il whisky di Sean?” dissi.Fu il plenum di consensi. Tutti annuirono mentre parlavo, segno che anche loro avevano notato la cosa. Francesca si avvicinò e mi sussurrò all’orecchio “Sei un mago. Abbiamo trovato il modo di incastrare Filippo. Però lo sai che mi piacerebbe perdere e fare l’amore con te davanti a tutti?” al che sentii una fitta al basso ventre ed ebbi una improvvisa erezione, per fortuna coperta dal caftano.Dede andò in cucina a prendere il caffè e lo versò nelle tazzine. Poi si tolse il suo abito rimanendo nuda ed andò prima togliere la maglietta e poi a slacciare i pantaloni ad Adriano che le disse: “Amore ti amo, ma sono capace di fare da solo!”“Non credo” e si chinò ad abbassargli in un sol colpo pantaloncini e mutande inginocchiandosi mentre lo faceva. Poi, rialzandosi, passò la mano sul pisello di Adriano che si era già drizzato, si chino con la testa sulla sua cappella e gliela baciò.“Speriamo di vincere noi, cioè, di perdere noi! Così gli facciamo vedere come si fa sesso tra veri amanti, eh amore?” e gli diede un’altra ciucciata.Dede sapeva impersonare il ruolo della zoccola come poche. O forse era veramente una zoccola inside?Patrizia si gettò su Andrea e gli strappò letteralmente i pantaloni ma, a differenza di Adriano, egli non portava mutande. Anche lei si dedicò un momento al membro del suo fidanzato, giusto per far vedere che non era seconda a nessuna.Io da par mio mi ero già tolto il caftano e stavo aiutando Francesca a togliere il suo. Anche lei volle omaggiarmi di una rapida toccata che però si interruppe quasi istantaneamente per poi trassformarsi in una accurata ispezione. “Ma ti sei rasato? Non hai più peli qui” e nel contempo fece scivolare la mano su tutta la zona. Risalì, seguendo la zona liscia, fino al buco del culo. “Ma sei depilato pure qui? Sei liscissimo… che bello! Ti prego, andiamo di là, fammi vedere bene!” mi disse.“Dai, dopo. Ora stai buona. Pure tu sei bella liscia, qui!” e le passai la mano sulla sua figa. “Dai, ci guardano!” e mi tolse la mano. Stavo per sbottare in una risata quando fui interrotto da Federica che, nuda, cercava di spogliare Filippo.“Paolo, diglielo tu!” supplicò.“Dai Filippo. Te lo abbiamo visto tutti, non hai nulla da nascondere. Anche se è solo come quello di un bambino, sii uomo e tiralo fuori!” arringarono Andrea ed Adriano ridacchiando.“Daje, Filì. Nun fa’ er pupo” gli dissi un po’ seccamente.Non so se fui io o la pressione congiunta di tutti, ma alla fine si convinse e si spogliò anche lui, coprendosi però con le mani.“Allora, chi inizia?” dissi.“Dai Paolo, iniziate tu e Francesca” suggerì Patrizia.“Beh, non è che abbiamo molte esperienze, perché poi Francesca ed io stiamo insieme solo da un paio d’anni” spiegai.“Però qualche cosa l’abbiamo fatto anche noi” aggiunsi.“Ti ricordi Fra, quella volta a Punta Ala?” dissi rivolgendomi alla mia fidanzata.“Ah, dici quella volta che mio padre per poco non ci beccava?” rispose Francesca.“Si, esatto, quella!” ribadii.“Era estate, forse luglio o agosto. Io ero in ferie per una decina di giorni e non avevamo pianificato nulla. Francesca era in vacanza con i suoi a Punta Ala, io invece stavo con i miei a Port’Ercole” iniziai a raccontare.“Eravamo andati a ballare in una discoteca a forma di piramide, come si chiamava?” chiesi a Francesca.“Black Sun” rispose.“Esatto. Mi ricordo che tu indossavi una minigonna bianca ed un top bianco all’americana, vero?”“Si amore, esatto!” confermò.“Avevamo bevuto tutti e due, erano le due di notte e decidemmo di tornare a casa. Io dormivo da lei” spiegai agli altri.“Francesca abitava in un residence che si chiamava Lo Scoglietto, al primo piano. C’era un lungo vialetto che costeggiava gli appartamenti del piano terra e che aveva una sorta di muretto lungo tutto il percorso.”“Visto che io dormivo in stanza con quel rompicazzo del fratello, decidemmo di rimanere un po’ da soli giù. Erano quasi le due e mezza, ormai la maggior parte delle gente era a dormire. Iniziammo perciò a baciarci ed a paccare. Poi, la situazione si scaldò e Francesca passò all’attacco” dissi.“Ma che dici? Ma non è vero! Non dire cazzate! Sei stato tu che mi sei zompato addosso!” ribattè Francesca che aveva imboccato alla mia provocazione.“Ma dobbiamo raccontare anche i particolari?” chiesi all’uditorio.“SIIII!”“Ovvio!”Francesca si mise la mano davanti al viso quasi vergognandosi. Gesto ridicolo, in quel contesto, visto che era nuda come tutti.“Insomma, iniziammo a giocare tra di noi. Prima mi chinai e le tolsi le mutande – che lasciai in bella vista sul prato accanto al muretto – poi iniziai a leccarla. Inutile dire che le piaceva da morire. Ti ricordi, Fra?”“Beh, si, vagamente” minimizzò.“Poi dopo un po’ le chiesi di ricambiare. Mi aprii i pantaloncini e calai le mutande e lei me lo tirò fuori e me lo succhiò. Non è che fosse molto brava, ai tempi!” dissi. Al che, Francesca si girò e mi mollò un pugno sulla spalla.“Non è vero, bugiardo!” mi accusò di mentire.“Vabbè, casomai dopo darai la prova che sei diventata brava!” dissi, e beccai uno schiaffetto in testa.“Comunque, mi misi a sedere sul muretto e tirai su i pantaloncini perché l’erba ed il muretto erano bagnati di rugiada. Poi presi Francesca da dietro, le infilai il cazzo nella sua figa e la iniziai a scopare da dietro, ma non a pecorina, così” e presi Francesca, la portai davanti a me, infilai il mio pisello che nel frattempo si era rizzato in mezzo alle sue gambe ed iniziai a fare su e giù. Sorpresa, non fece nulla per qualche secondo, poi si scosse e si sfilò.“Penso che agli altri interessi poco questo dettaglio!” disse sempre con tono vergognoso.“No, anzi, tutt’altro. Com’era esattamente che gliel’hai messo dentro?” chiese Adriano facendomi l’occhiolino.“Così” ed infilai al volo Francesca che era già parecchio bagnata. Le detti due o tre colpi prima di sfilarmi e di essere preso a schiaffoni dalla mia dolce compagna. Risata generale.“Comunque, sta di fatto che stavamo scopando, ma non si vedeva nulla, lei era ferma ed io mi muovevo poco perché avevo paura che scappasse fuori. Però la titillavo qui” e le toccai il clitoride ottenendo un ulteriore schiaffo sulla mano e provocando altra risata generale “ed in poco tempo la feci venire” continuai a raccontare.“Ora dovete sapere che Francesca ha talvolta l’orgasmo facile, viene in pochissimo tempo bagnandosi da morire che sembra che se la faccia sotto” dissi. Ed anche questa volta provocai un gesto di stizza nei miei confronti.“Amore, ma è una cosa bellissima la tua, sai?” le dissi.“Franci, ma allora tu squirti?” le disse Dede.“Squirti? Che vuol dire?” disse Francesca.“Quando vieni, hai notato se è un liquido trasparente tipo pipì? Che ti esce a getto e non riesci a frenare?” chiese Dede.“Beh, sì, ho sempre pensato che fosse pipì, ma non è pipì. Ne sono certa!” disse.“Infatti, non lo è” affermò Dede.“Comunque, voglio finire di raccontare la storia. Insomma, venne bagnando tutto per terra, le gambe e i sandali. Io però non ero venuto e continuavo a scoparla con lei che si agitava e godeva.”“Il fatto è che ci siamo accorti che erano arrivati i suoi genitori solo quando erano a pochi metri da noi. «Ragazzi, ma state ancora qui? Perché non andate a letto?»«Beh, si, adesso andiamo, stavamo un attimo qui a chiacchierare, sa, in discoteca c’è troppo rumore…» risposi con una faccia da culo mentre avevo ancora il pisello appizzato dentro!” raccontai.“Io sono quasi svenuta! E mi domando come abbiano fatto a non accorgersi che c’erano le mie mutande sul pratino accanto a noi? E che ero fradicia. E che avevo una tetta di fuori!” aggiunse Francesca.“«Beh, non fate tardi, venite su, dai!”» ci disse la madre cercando di capire cosa c’era che non quadrava” dissi.“Comunque, tornammo su dopo qualche minuto, il tempo di venire anch’io. E si, perché mentre Francesca diceva «Mamma, vai!!! Vengo! Veniamo!”» io ricominciai a muovermi piano, poi come la madre si girò, detti le ultime pompate violente facendo inclinare Francesca in avanti e venimmo tutti e due. E la madre si girò subito dopo!!!” conclusi.Francesca scosse la testa con la mano davanti al viso. “Se non mi ha preso un colpo quella sera, non mi prende più” disse.Chi più chi meno apprezzarono tutti la storia.“Chi si fa sotto?” chiesi.Patrizia e Andrea alzarono la mano.“A noi è capitato di essere beccati sul fatto” iniziò a raccontare Andrea. “Era un sabato mattina ed avevo preso con mio zio che aveva avuto dei problemi tecnici ed aveva perso tutta la prima nota l’impegno di caricargli un migliaio di movimenti e di stampare il tabulato ufficiale bollato da consegnare al Fisco. Però avevamo bisogno di un certo tipo di computer per far girare il programma e di una stampante uguale a quella che aveva in Sardegna”.“Mio padre aveva un carissimo amico che aveva lo stesso sistema, un PDP11/23, ed una stampante a margherita, in un ufficio che faceva la produzione di manualistica per un’azienda elettronica. Il sabato non lavoravano e quindi mi dette le chiavi. Conoscevo bene quel computer perché avevo sviluppato un sacco di software e ne avevo installato e configurato un paio almeno. In più, conoscevo bene quell’ufficio perché uno dei miei programmi era installato proprio lì, in quell’azienda.”“Sta di fatto che Patrizia ed io dovevamo andare al mare, quel giorno, ma poi abbiamo avuto quell’imprevisto. Ricordi?” chiese a Patrizia, la quale assentì.“E quindi venne con me a farmi compagnia e a dettarmi i numeri.”“In quell’ufficio faceva molto, molto caldo perché l’aria condizionata era spenta, e ad un certo punto Patrizia si tolse i pantaloni e rimase in costume. Chissà perché, ma le sue gambe nude, il posto inusuale, sta di fatto che ci spostammo nell’ufficio del capo dove c’era un bel divano di pelle nera, quattro posti senza braccioli. Ci mettemmo lì e facemmo del bel sesso, sai, quello che ti dà soddisfazione. Mi ricordo che fu molto, molto eccitante, ricordi Patti? Eri anche tu bagnata come non mai. Per fortuna non ci spogliammo del tutto perché dopo qualche minuto sentimmo il rumore del portoncino di ingresso che si apriva. L’ufficio non era grande, ci sbrigammo a rivestirci di corsa ma era evidente che eravamo stati beccati sul fatto.”“Si, anche perché io avevo lasciato i miei pantaloni nella stanza accanto dove stavamo lavorando!” disse Patrizia.“Insomma, una figura di merda colossale” concluse Andrea.“Il proprietario entrò nella sua stanza, chiuse la porta e mi chiamò all’interfono”“«Andrea, vieni qui immediatamente!» mi disse”.“Iniziai a sudare freddo, l’avevo combinata grossa. Era vero che avevo del credito nei suoi confronti, in fin dei conti gli avevo sviluppato un programma che non mi aveva ancora pagato e che comunque valeva un sacco di soldi, però lui mi aveva beccato col culo di fuori, a tutti gli effetti” continuò.“Mi chiese «Andrea, cosa stavate facendo qui nel mio ufficio?»”“Io risposi «Ma niente, Patrizia si era sentita male e l’ho fatta distendere qui sul divano»”.“Lui mi ribatté che mi aveva visto con i pantaloni e le mutande calate, e che a casa sua quello si chiamava scopare. E non ammetteva che qualcuno facesse quelle cose a casa sua, visto che quella era casa sua a tutti gli effetti. E mi cacciò in malo modo dall’ufficio dicendomi «Prendi le tue cose, la tua squinzia ed esci da qui immediatamente, e non farti vedere mai più!»”Se non fosse stato che avevo preso quell’impegno con mio zio, non me ne sarebbe fregato molto, ma mi seccava non riuscire a portare a termine il compito che mi ero preso e lo pregai di soprassedere, visto il problema enorme che avrei provocato. Mi scusai, ero veramente pentito, e gli dissi che avrei fatto di tutto per farmi perdonare” continuò.“Lui allora mi disse gelidamente «Potevi pensarci prima!» e girò i tacchi per rientrare nella sua stanza. Lo fermai, lui si girò e gli dissi a brutto muso: «Ok, Patrizia ed io abbiamo sbagliato. Ma la colpa è solo mia. Ora, che io paghi è giusto. Patrizia era con me e la sua punizione è quella di sentirsi di merda come me per aver fatto una figuraccia epocale. Però mio zio, che lei conosce bene, ci andrebbe di mezzo e lei sa tutto quello che abbiamo fatto per aiutarlo. E lei ha promesso di aiutarlo, davanti a me e a mio padre, ricorda?» gli dissi sfoderando una faccia da culo che non immaginavo di avere. Forse lo punsi sul vivo, forse fu convinto della mia bontà e debolezza, sta di fatto che accettò che finissimo di caricare i dati. Al termine, andai in stanza sua, lo ringraziai, mi scusai ancora e lo salutai. Lui rispose molto freddamente.”“Ecco, credo che quella sia stata l’esperienza di sesso più stramba, e forse più brutta, che ho mai avuto” concluse.“Però poi, dopo un paio di settimane, a lavoro concluso, mi fece pervenire un assegno con quanto mi doveva ed un libro per Patrizia – ti ricordi, Patti? – «100 modi per dirgli di no». Ci siamo fatti una risata, vero amore?” aggiunse a chiosa.Come uditorio non fummo molto soddisfatti.Quel che riuscimmo a dire fu “Che figura di merda!”.“Fosse capitato a me, mi sarei nascosta sotto terra” disse Dede.“In effetti, una situazione di merda” rimarcò Patrizia. “E poi, non sono nemmeno venuta!” disse ridendo. In effetti, ridemmo tutti di quella battuta.“Oh, ora tocca a Federica e Filippo” disse Francesca.

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