Il mattino dopo ci svegliamo ancor più tardi, troppo tardi per andare dove avevamo deciso, ovvero in una spiaggia molto isolata al sud dell’isola.
Vista l’ora, decidemmo di andare al mare il più vicino possibile.Andammo quindi a piedi fino alla spiaggia di Agios Georgios, visto che era mezzogiorno passato.
“Ecco, guardate che carnaio di gente! Io non ci voglio stare in mezzo al casino!” proruppe Federica.“Beh, se continuiamo a svegliarci alle 11 e ad uscire a mezzogiorno, sarà difficile che troviamo qualcosa di libero, no?” le rispose Andrea, ancora incazzato per la figuraccia fatta la sera prima da Patrizia. Sembrava che non si fossero parlati da quando si erano svegliati, ed in effetti Patrizia era di pessimo umore, gli occhi celati da un gran paio di occhiali da sole ed un cappello di paglia ad ampie tese che le nascondevano parte del viso.Parlottammo un po’ discutendo se andare da un’altra parte o rimanere lì cercando uno spazio dove stenderci visto che di ombrelloni e lettini non se ne parlava proprio, dato l’affollamento.
Timidamente proposi di ritornare ad Agios Prokopios, visto che c’eravamo già stati, c’era la trattoria a mare per mangiare qualcosa e non c’era molta gente.
“Si però come ci arriviamo?” dissero quasi all’unisono Francesca e Dede.“Col tassì. Il parcheggio è qui dietro” risposi.“Ma dobbiamo prenderne due!” interloquirono Federica e Filippo.“Ho capito: allora andiamo a piedi? Lo sapevamo che qui in Grecia è tutto più complicato negli spostamenti!” ribattei.“Sentite, facciamo un tentativo, vediamo cosa troviamo al parcheggio. Se c’è Joannidis, chiediamo un parere a lui. Che ne pensate? Tanto è qui a due passi. A quest’ora avremmo già concluso, invece di stare a perdere tempo in chiacchere” e mi incamminai verso il parcheggio poco distante.
Proprio in quel momento, mentre attraversavo la strada senza guardare, giunse un pulmino Volkswagen Bulli anni ’60 che sicuramente aveva visto tempi migliori. Per fortuna aveva i freni revisionati perché evitò per poco di investirmi.
Il guidatore si sporse dal finestrino ed inveì in un profluvio di imprecazioni gesticolando con le mani e ponendole nel chiaro gesto caratteristico dei romani “An vedi questo!”.“Oh, scusa! Però, pure tu, annà più piano no, eh?” dissi ad alta voce.“E poi, sai che c’è? Stai carmino bel bambino!” aggiunsi, sempre da alta voce.“NOOO! A regà! Siete de Roma? Nun ce posso crede!” rispose con un sorriso a 32 denti, in perfetto romanesco.Si fermò con il pulmino in mezzo alla strada, scese e mi venne incontro con le braccia aperte “Oh, uno de’ Roma, nun ce posso crede! A regà!” poi, rivolto agli altri “Ma che siete tutti de Roma?” aggiunse.“Si…” rispondemmo perplessi.“Io so’ Gregorio Panakulis, so’ nato a Roma e so vissuto fino a du’ anni fa a casa mia a Trastevere: SO DE’ ROMA! FORZA MAGGICA!” mostrando la sciarpa giallorossa.Sorridemmo tutti. Era assurdo ma è proprio vero: ci facciamo riconoscere sempre e comunque per la nostra espansività.Chiacchierammo cinque minuti, lui ovviamente molto interessato alle ragazze più che a noi.Ci raccontò di avere 32 anni e di essere tornato a Naxos insieme alla sorella di quattro anni più giovane per rilevare la casa e la taverna che avevano ereditato dalla nonna. Avevano provato ad aprire una attività turistica ed ebbero fortuna grazie al boom di interesse verso le isole egee soprattutto in Italia, Germania e Austria.Gli chiesi con la massima nonchalance: “Hai idea come potremmo arrivare a Agios Prokopios? C’è un mezzo che non sia il tassì per arrivare lì?”“Agios Prokopios? No, solo il tassì. Ma che dovete andare a fare a Agios Prokopios? Mare? sole/spiaggia/mangiare?” chiese.“Beh, si, ovvio” rispose Patrizia che nel frattempo sembrava appena svegliata.“Sentite, io vi propongo invece la spiaggia di Kastraki, che è molto più bella” continuò Gregorio.“Si però è più lontana: dobbiamo comunque andarci in tassì, visto che non esistono mezzi” dissi.“In realtà avete altre due possibilità: il bus, che comunque arriva a Kastraki, ma poi vi lascia in mezzo alla strada e poi dovete fare circa un paio di km a piedi fino alla spiaggia, oppure vi ci porto io” propose Gregorio.“Ascoltate, facciamo un patto. Io vi porto lì alla spiaggia diciamo tra dieci minuti, poi vi riporto indietro stasera. Voi in cambio mangiate al mio ristorante in spiaggia. Va bene?”“Direi che ci possiamo stare, vero ragazzi?” chiesi pro forma, ma convinto della bontà della proposta.
Non ci furono obbiezioni di alcun genere.
“Allora, salite. Devo andare a prendere qualche cassa d’acqua e di vino e poi torniamo indietro. Dai, salite”“Ma …tutti? C’entriamo? Siamo in otto!”“Se è per questo, siamo in nove con me. Dai, stringetevi un po’ che devo caricare pure le casse, qualcuno ci si siederà sopra!” sorrise.Salimmo e ci stringemmo un po’ ma alla fine, non era nemmeno tanto scomodo.Dopo averlo aiutato a caricare acqua e vino, partimmo alla volta di Kastraki.“Kastraki è una spiaggia bellissima, vedrete che vi piacerà. E oggi avete pure fortuna, non c’è il solito vento per cui starete benissimo, forse un po’ più caldo del solito ma l’acqua del mare è meravigliosa. E poi, non so se lo sapete, è una spiaggia rigorosamente nudista, tranne il tratto di fronte al parcheggio ed alla mia taverna.Basta fare cinquanta metri a nord o a sud, si superano due dune ed è il paradiso dei naturisti. Nessuno dà fastidio, nessuno disturba, tutti si fanno i cazzi loro” disse facendoci l’occhiolino.Dopo un quarto d’ora di strada in gran parte bianca, arrivammo alla spiaggia.Scendemmo dal Bulli e ci rendemmo conto che erano le due passate.“Ma se venissimo al volo a mangiare?” buttai lì.“E certo, e che state ad aspettà? ‘Nnamo!” disse.Gli demmo una mano a scaricare acqua e vino e a portarlo dietro alla cucina.“Metteteve seduti” e ci indicò un paio di tavoli vuoti sotto gli alberi.“Mo’ ve manno quarcuno ad apparecchià. Poi vengo io.”
Seguimmo le indicazioni. In effetti tempo due o tre minuti venne al tavolo una ragazza circa nostra coetanea, mora, lunghi capelli e con il caratteristico naso greco importante. “Ciao, io sono Irene e sono la sorella di Gregorio: siete tutti di Roma, quindi?” chiese rivolgendosi a noi in perfetto italiano/romano“Si, ma non tutti siamo romanisti. C’è un lazialaccio tra noi!” dissi indicando Adriano.“Allora lui non mangia” rispose sorridendo Irene.“Ragazzi, io sono romana come voi e so’ che la cucina greca non piace a tutti. Quindi, visto che siete voi, vi propongo una pasta semplice semplice e del pesce alla griglia. La pasta è Barilla e viene tutte le settimane, il pesce è pescato oggi, sono delle aguglie e dei saraghi. Poi vi porto delle patate fritte oppure una insalatona di pomodori freschi tagliati a pezzi e conditi con l’olio nostro che, fatevelo dire, è meglio della maggior parte degli oli della Sabina, Umbria e Toscana che trovate in Italia. Per chi vuole aggiungo della cipolla tagliata a fette e dei cetrioli, ma se preferite, solo pomodori col basilico. Vi va bene?”“E chi te manda?!!!” rispose Filippo inginocchiandosi e levando le mani al cielo.“Per me va bene insalata solo pomodori.”“Anche a me!”“Pure a me!”“Pure io!”“Io pure, senza cipolla e senza cetrioli!”“Potremmo aggiungere due patatine fritte?” chiesero Dede e Patrizia.“Irene, direi che siamo a posto. Pasta e pesce per tutti, fai una bella cofana di pomodori e poi un vassoio di patatine fritte, diciamo tre porzioni, va bene?”“Facciamo quattro!” aggiunse Andrea.“Aggiudicato!” concluse Irene. “Allora, piace a tutti l’origano? Perché nella salsa di pomodoro ce ne mettiamo un po’” spiegò“PERFETTO!” fu il comune commento.
Dopo qualche minuto tornò Gregorio che ci portò del pane ed una brocca di vino bianco gelato assieme ad un paio di bottiglie d’acqua. Facemmo le presentazioni “ufficiali” e ci raccontò la storia sua e della sorella.
“Siamo nati a Roma da genitori greci che si erano trasferiti in Italia nel 1960 quando c’era il boom economico. I nostri genitori si erano appena sposati ed in Grecia, in quei tempi, non c’erano tante opportunità di lavoro quanto oggi. Papà era un ingegnere e mamma era laureata in lettere classiche ed aveva studiato greco antico e latino. Loro parlavano già italiano perché la loro nonna materna era di Rodi ed era di antica origine veneta e l’avevano imparato durante le vacanze. Poi papà morì di infarto e mamma, insegnante di lettere al liceo classico Vittoria Colonna, si trovò a scegliere di tornare in Grecia, nel frattempo oggetto di un colpo di stato militare, o di rimanere in Italia.Tornare era impossibile, per cui decise di rimanere a Roma.Poi, due anni fa morì la nonna paterna, che era originaria di Naxos, e tra le varie cose ci toccò in eredità la proprietà di due case, di cui una sul mare proprio di fronte al porto, e di questa taverna che è stata ricostruita prima della guerra.Noi venimmo qui con mamma per le vacanze cinque anni fa e vedemmo che c’era già un interesse al turismo. Decidemmo di vendere la casa di Roma e di trasferirci qui e tentare la sorte.Oggi abbiamo una specie di pensioncina con quattro camere sul porto e questa taverna. Lavoriamo duro per quattro mesi all’anno per guadagnare quel che ci serve per campare negli altri mesi, pagare i costi di manutenzione e le varie tasse, e mettere qualcosa da parte. Però qui basta poco per campare dignitosamente. E di inverno, c’è veramente poco da fare. Infatti io vivo in un paesino vicino ad Atene dove c’è la famiglia della mia fidanzata durante l’inverno mentre Irene sta qui con il suo fidanzato e la mamma.”
