Pompini di campagna

Capitolo 2 - Pompare in Fattoria

Giovanna Esse
a day ago

Finalmente il giro di visita della fattoria finì sulle rive del ruscello che scorreva ai confini dei terreni di proprietà della fattoria.

"Gesù, è stupendo qui, Cesare!" esclamò Samuele: "Non ci vieni mai a nuotare?"

"Il solo posto abbastanza profondo per farci il bagno si trova a circa duecento metri da qui seguendo il corso del ruscello. C'è una piccola ansa, che forma una specie di piccola piscina naturale. Tra l'altro è un posto molto isolato... A volte ci faccio anche il bagno nudo" concluse Cesare con un sorriso colpevole.

"Beh, ti capisco, è molto più bello nuotare nudi che col costume da bagno! E poi, magari, potremmo andarci qualche volta insieme, no?" "Certo! Non c'è nulla di male, dopo tutto siamo cugini. E poi sai, Samuele, mi piace la tua compagnia."

Sì, a Cesare la compagnia del cugino piaceva davvero. Anche se sapeva che le cose che gli erano state confessate prima non le avrebbe approvate nessuno. Ma il giovane contadino non aveva nessuna intenzione di rivelare a nessuno il segreto del giovane cittadino. "Anzi, se vuoi abbiamo ancora del tempo libero prima dei lavori serali: ti va di andare a farci il bagno adesso?"

"Of course, di corsa!" rispose Samuele, desideroso come non gli era mai capitato con nessun altro di vedere quel gran bel giovane fattore come mamma l'aveva fatto.

Cesare accompagnò il cugino lungo il corso del ruscello, chiedendosi come mai con lui stesse provando sensazioni del tutto nuove, che mai aveva provato mentre era in compagnia degli altri ragazzi. Una volta giunti al piccolo laghetto, il giovane contadino si tolse i suoi vestiti senza un attimo di esitazione.

Samuele rimase a bocca aperta: Gesù, l'altro si stava spogliando completamente nudo! Dopo un primo momento di sorpresa, comunque, anche lui iniziò a sfilarsi i propri vestiti, senza levar di dosso lo sguardo da Cesare. Fatto che non passò inosservato da quest'ultimo, il quale, in un primo tempo, non riusciva a capirne il perché: dopo tutto erano entrambi ragazzi e avevano la stessa fisionomia! Ma poi ricordò quello che gli era stato detto poco prima: Samuele aveva fatto sesso con dei maschi.

Intanto però il giovane cittadino aveva qualche problema con la propria erezione, che si gonfiava nei pantaloni. Non poteva certo mostrarla al cugino, quindi gli disse: "Ok, facciamoci il bagno, Cesare"

Il giovane contadino, pur essendosi reso conto che Samuele stava avendo l'alzabandiera (come lo chiamava lui), controbatté: "Va bene, Sam! Ma non vorrai mica nuotare con i pantaloni indosso..." "Beh, io... ok" rispose, sfilandosi i pantaloni, ma non le mutande. Si trattava di boxer bianchi molto aderenti, attraverso i quali Samuele si rese conto che Cesare poteva vedere il profilo dei suoi 17 centimetri di cazzo in tiro.

"Dai Sam, le tue mutande sono strepitose, ma toglietele!" ridacchiò il giovane contadino, per poi subito mordersi la lingua la pensiero di aver definito "strepitoso" l'abbigliamento intimo dell'altro. Aggettivo che non passò inosservato neppure alle orecchie di Samuele, che lo gradì molto. Per quanto lo riguardava, lui con Cesare ci avrebbe provato volentieri, non fosse stato per il fatto che il cugino era eterosessuale. Il giovane cittadino si infilò i pollici sotto l'elastico dei boxer e se li calò. Mentre lo faceva, il suo fallo balzò su, colpendo la sua pancia con un colpo molto rumoroso. Samuele temette che Cesare si spaventasse a quella vista.

E invece Cesare, quando sentì il rumore prodotto dall'altro nel togliersi i boxer, scoppiò a ridere. Il fatto è che, mentre convinceva Samuele a spogliarsi, il giovane contadino aveva scoperto come la propria fava si stesse ingrossando, fino a raggiungere l'alzabandiera da 19 centimetri. Insomma, avevano decisamente lo stesso problema! "Mi sa che hai il mio stesso problema, Sam!" esclamò Cesare, girandosi per mostrare orgoglioso la sua erezione.

Il randello di Samuele era già completamente duro alla vista del corpo perfetto del cugino, ma iniziò quasi a gocciolare alla vista di quel pilastro di carne in tiro. Solo un barlume di razionalità lo trattenne dal gettarsi in ginocchio per ingoiarlo tutto in un colpo.

"Cesare, ma sei sicuro di voler nuotare con me, così?" chiese Samuele, non sapendo fino a che punto il cugino potesse accettare la sua omosessualità e temendo di commettere un errore e rovinare tutto. "Certo! Non lo farei se tu fossi una ragazza, ma qui non è strano trovare ragazzi nudi che fanno il bagno o perdono tempo. Oppure ti dà fastidio se stiamo nudi insieme? Per me non c'è problema, non mi interessa quello che hai fatto in passato." rispose Cesare, non capendo perché Samuele fosse così nervoso per un fatto così semplice come farsi una nuotata nudi insieme. E non capendo, parimenti, come mai un fatto così semplice avesse acquistato tutta quella importanza anche per sé stesso.

"Beh, non volevo metterti a disagio, tutto qui. Sono gay e te l'ho confessato. Insomma, non mi devi trattare come un ragazzo normale solo per non ferire i miei sentimenti. E poi non hai paura che io possa avere voglia di fare qualcosa con te?" chiese Samuele, desiderando finire in acqua prima che Cesare si rendesse conto davvero del perché fosse in tiro.

Ma il giovane contadino gli si avvicinò e gli mise un braccio sulle spalle, sorridendo. "Ti tratto come voglio trattarti, Sam. Ti tratto così perché mi piaci. E ora, in acqua!" gridò, spingendo per gioco il cugino nell'acqua fredda.

"Faccia da culo!" urlò Samuele quando la sua testa emerse dall'acqua: non si aspettava quello scherzo da Cesare! Poi ridendo aggiunse: "Beh, non vieni Ce'? Magari l'acqua fredda ti risolve quel... piccolo problemino che hai! Scherzo, eh!"

Cesare saltò nel laghetto il più vicino possibile a Samuele (ma abbastanza lontano da non fargli male), cercando di schizzare più acqua che poté. Quando il giovane contadino vide il sedere del giovane cittadino galleggiare sulla superficie, con uno sguardo birichino gli diede una scherzosa pacca sopra, gridando: "Ce l'hai!"

"Ma che vuole fare, sculacciarmi?" si chiese Samuele, ma sentendo il grido dell'amico capì il gioco e lo placcò in acqua. Lottando corpo a corpo, i due ragazzi si ritrovarono a sfregarsi i propri cazzi ancora duri contro la pancia dell'altro. Non appena ciò accadde, il giovane ex prostituto fece un balzo all'indietro: il suo volto era completamente rosso per l'imbarazzo.

"Cesare, scusami cazzo. Non volevo farlo, lo giuro!" disse Samuele con voce tremante.

"Fare cosa? Stavamo solo giocando. Se darti una pacca sul sedere ti ha dato fastidio, ti prego di scusarmi, Sam" disse Cesare, amaramente pentito di quel gesto scherzoso, temendo che l'altro lo considerasse uno sciocco ragazzo di campagna: "Per favore, Sam, possiamo mettere una pietra sopra a quanto ho fatto e rimanere amici?"

"Cazzo, non sei tu il problema, sono io. Io è come se... ecco, mi piaci e mi piaci più di quanto ci piace di solito un amico. Non volevo dirtelo, ma intanto credo che prima o poi lo avresti capito da solo. Solo che non volevo spaventarti o offenderti, Cè. E va bene se mi dici che mi vuoi lasciare per i cazzi miei per tutto quest'anno, lo capirei" replicò Samuele, a cui Cesare piaceva davvero, anche se credeva che quel suo sentimento non sarebbe mai stato corrisposto. "Cosa vuol dire che ti piaccio più di quanto si solito ci piace una amico? Vuol dire che ti piaccio come quegli uomini di cui mi ha parlato prima, quelli che incontravi quando stavi in città?" "No, loro non mi piacevano in realtà. Mentre tu mi piaci davvero molto. Voglio dire, è come una specie di amore. Insomma, Cè, credo di essermi innamorato di te" spiegò Samuele, pensando quanto Cesare fosse ingenuo. Adorabilmente ingenuo.

Intanto, ancora una volta, il giovane contadino si trovava in una situazione di grande confusione. Da una parte era sollevato dal fatto che non aveva fatto nulla di sbagliato a Samuele, ma dall'altra non sapeva cosa pensare sul fatto che quest'ultimo gli avesse detto di essersi innamorato di lui. Sapeva solo che il cugino gli piaceva e che doveva comunque replicare qualcosa per farlo rilassare.

"Sam, tu mi piaci tantissimo. Non so cosa dire su questa cosa dell'innamoramento. Sono stato educato a pensare che giocare col proprio alzabandiera fosse una cosa sbagliata, ma so anche che mi piace farlo. Quindi, se tu... se tu ti sei innamorato di me, beh, sarò una cosa che affronteremo insieme" disse Cesare, non capendo perché con questo ragazzo sentisse cose diverse da quelle provate nei confronti degli altri e perché l'amicizia con Samuele avesse assunto, in così poco tempo, una tale importanza.

"Beh, Cè, io sono pronto ad accettare tutto quello che deciderai tu. Volevo solo che tu sapessi quello che provo. Comunque, adesso, possiamo farci una nuotata o dobbiamo tornare subito indietro?" disse Samuele, che non sapeva più cosa pensare: Cesare gli aveva dato un barlume di speranza e ne era molto felice. Ma era meglio non pensarci adesso.

"Dovremmo iniziare a tornare per fare i lavori serali. Comunque non possiamo mica tornare così!" rispose Cesare, puntando il dito con un sorriso birichino alle loro erezioni: "Ma io l'unico metodo che conosco per farlo tornare giù è quello di giocarci finché non sputa!" "Beh, Cè, vuoi una mano per farlo?" chiese Samuele, sperando di non disgustare il cugino.

Cesare non sapeva proprio cosa replicare. Sapeva solo che dopo quelle parole il respiro gli si era fatto pesante e la gola si era seccata. Alla fine, dopo essersi raschiato la voce, rispose: "Io... io credo che potremmo anche... se tu lo desideri veramente."

"No, la questione è se lo desideri tu, non se lo desidero io. Io non voglio forzarti a fare nulla, Cè, voglio solo fare quello che vuoi tu"ribatté Samuele. Ed era sincero, anche se sperava con tutto il cuore che Cesare accettasse di giocare con lui.

Il giovane contadino serrò gli occhi nello sforzo di capire quali fossero i desideri di Samuele. Ed i propri desideri. Ed alla fine, con una voce abbastanza decisa, rispose: "Certo, dai. Facciamolo!"

Il giovane cittadino si inginocchiò di fronte al cazzo in tiro di Cesare e lo avvolse nel suo pugno, provocando un gemito del ragazzo. Poi iniziò a far lentamente scivolare la pelle del suo prepuzio avanti e indietro sulla sua cappella. Vide una goccia di liquido prespermatico spuntare fuori dal buchetto della cappella di Cesare e, chinandosi in avanti, lo leccò via dalla punta del membro del cugino. "Santo cielo! Non riesco a credere che tu l'abbia leccato, ma è stato così bello!" gemette Cesare che, non avendo mai fatto nulla di neanche lontanamente simile con altre persone, stava scoprendo delle sensazioni che non aveva mai neppure immaginato: "Stavo pensando che magari potrei anch'io giocare col tuo..."

"Possiamo fare tutto quello che vuoi, Cè. Ora però stenditi sull'erba accanto a me, ti farò vedere una cosa" disse Samuele. Cesare si stese sull'erba soffice e suo cugino si sistemò accanto a lui, ma in senso contrario, assumendo la posizione del 69.

"Fai tutto quello che hai voglia di fare, Cè. E va benissimo anche se non farai quello che farò io" aggiunse Samuele prima di ingoiare la mazza di Cesare fino alle palle.

Il giovane verginello lanciò un forte gemito a sentire la sua verga avvolta da quella bocca: quello era molto più che un gioco! Se qualcuno li avesse scoperti, don Tommaso li avrebbe dannati all'inferno per l'eternità, ma ora non gliene importava nulla: stava facendo sesso per la prima volta! Quindi allungò una mano per prendere il cazzo di Samuele ed iniziò a masturbarlo, fissando come ipnotizzato il buchetto della cappella di quest'ultimo, che si apriva e si chiudeva al ritmo delle sue sollecitazioni.

Samuele rimase senza fiato quando sentì Cesare giocare col suo cazzo e decise di rischiare, per vedere fino a che punto potesse spingersi: si leccò un dito e lo premette tra le chiappe del cugino; quando trovò il buco, ci infilò dentro metà del dito.

"Unngh!" grugnì Cesare con forza, sentendo qualcosa spingersi dentro il buco del suo sedere, e subito strinse la sua presa sul fallo di Samuele. Con una mano lo scappellò il più possibile senza arrivare a fargli male, con un dito dell'altra iniziò a carezzargli la cappella, per poi riprendere a masturbarlo.

Samuele gemette per quel trattamento e, notando che a Cesare il dito stava piacendo, lo infilò fino alla nocca ed iniziò a scoparlo col dito. Intanto, sentendo l'orgasmo montare, iniziò istintivamente a muovere di scatto le anche verso la bocca di Cesare.

Il giovane contadino sentiva il dito di Samuele andare sempre più in profondità dentro di sé. All'improvviso poi il dito toccò qualcosa dentro Cesare che gli fece girare la testa. Nella sua mano, la fava del cugino fremeva.

Samuele si tolse di bocca il randello di Cesare per dirgli che stava per sborrare, poi riprese a succhiarlo e a scopargli il culo col dito con furia. Pochi secondi dopo sentì quell'esplosione atomica in miniatura nel suo inguine e fece zampillare la sua sborra in grossi schizzi, gemendo forte intorno al cazzo di Cesare.

Quest'ultimo era così ipnotizzato da quello che stava accadendo che non aveva neppure sentito l'avvertimento di Samuele. E così, prima ancora di capire cosa stesse succedendo, si era ritrovato con il membro del cugino che gli schizzava in faccia. Quando sentì quel seme caldo colpirgli il viso, Cesare perse completamente la testa ed iniziò a dire gemendo con voce roca: "Schizzo... schizzo... schizzo!"

Samuele sentì l'avvertimento di Cesare e lo succhiò con più vigore, continuando a infilargli il dito nel buco. Pochi attimi dopo il giovane cittadino su ricompensato dalla sborrata bollente che gli venne schizzata in bocca. Ne bevve ogni singola goccia e coccolò la mazza di Cesare fino a quando non si ammosciò.

"Cè, ti amo, cazzo! Non ho mai... wow!" esclamò Samuele, estrando il dito dal culo del cugino e girandosi in modo da ritrovarsi faccia a faccia con lui... e rimase a bocca aperta!

"Ho la tua roba in faccia" ansimò debolmente Cesare.

"Cazzo, mi spiace se la cosa ti ha shockato. Ho provato ad avvertirti" ribatté Samuele, temendo che il cugino, come capita molto spesso ai maschi dopo aver fatto sesso per la prima volta con un altro maschio, si sentisse in colpa.

"Non c'è problema, non ti ho sentito. Ma mia mamma mi ammazzerà se torno a casa con questa cosa in faccia!"

Nessun senso di colpa, benissimo! Samuele si chinò su Cesare e gli leccò via ogni goccia di sborra che gli copriva la faccia. Poi lo baciò sulle labbra, facendogli sentire il sapore della sua sborra. Cesare si sentiva nervoso mentre le labbra di Samuele si avvicinavano al suo volto, ma allo stesso tempo voleva capire cosa avrebbe provato a baciare il giovane cittadino. Non sapeva perché voleva scoprire questa cosa e, dopo tutto quello che avevano fatto, ormai non gliene importava poi molto. Quindi aprì leggermente le proprie labbra, aspettando con ansia che, per la prima volta nella sua vita, le labbra di un altro ragazzo toccassero le sue. E prima che potesse capire cosa stava succedendo, la lingua di Samuele entrò nella sua bocca. Cesare si sentiva girare la testa.

Samuele sollevò la propria testa da quella del cugino. Con gli occhi carichi di lacrime di felicità fissava gli occhi dell'altro. Era la prima volta che si innamorava e glielo voleva dire: "Cè, ti amo!" Cesare guardava Samuele sentendo una tempesta di emozioni dentro di sé. Quello che avevano fatto gli era piaciuto molto, ma era anche molto spaventato: "Questo significa che sono gay come te, Sam? Che finiremo entrambi all'inferno?"

"Cazzo! No, non finiremo all'inferno! Ne sono certo, ti amo troppo perché accada. Non c'è da preoccuparsi per queste cose, cazzo, vedrai che lo capirai anche tu" replicò Samuele, anche se poi non ne era così certo (ma non era il caso di rivelarlo proprio ora...): "Quando dobbiamo tornare alla fattoria?" "Dovremmo muoverci. Ma non voglio che mia madre scopra quello che abbiamo fatto, Sam. Lei la pensa come don Tommaso e penserebbe che siamo il demonio. Va bene, Sam?"

"Ok, non lo dirò a nessuno se non vuoi. Non permetteremo a nessuno di scoprirlo fino a quando non ti sentirai pronto. E se ti ci vorrà molto tempo, non sarà un problema" rispose Samuele, abbracciandolo. "Va bene, Sam, questo mi fa sentire molto meglio. E c'è un'altra cosa."

"Che cosa?"

"Quello che abbiamo fatto è stato davvero divertente. E molto eccitante. Non avevo mai provato sensazioni simili a quelle prima. Sei la prima persona con cui faccio qualcosa e credo di amarti anch'io" "Grazie Cè, non hai idea di quanto avessi bisogno di queste parole" replicò Samuele, che per la prima volta nella sua vita provava qualcosa di più del semplice desiderio sessuale nei confronti di un ragazzo. Sì, era amore quello per Cesare: si sarebbe impegnato perché tutto andasse bene.

* * *

Il giovane contadino ed il giovane cittadino tornarono insieme alla fattoria, godendosi la reciproca compagnia. Mentre Cesare accompagnava Samuele al piano di sopra per cambiarsi ed indossare abiti da lavoro, passarono accanto a Matilde, che disse: "Visto? L'avevo detto che avreste fatto amicizia in un attimo. Ti stai prendendo cura del mio tesoro, Samuele?"

"Sì, signora. Mi ha fatto vedere il ruscello e ci siamo divertiti a nuotare. Grazie per avermi accolto, signora Matilde!"

"Vieni, Sam, ti mostro come si munge una mucca" esclamò Cesare con entusiasmo: era ormai del tutto convinto che lo aspettava un anno fantastico con Samuele. Dopo che i due ragazzi si furono cambiati, ovviamente con grande lentezza per potersi osservare meglio nel frattempo, Cesare condusse il cugino nella stalla.

"Ehm... Cè, io non ho mai munto una mucca prima d'ora, non so se ne sono capace"

"Ma si che ne sei capace, è facile!" esclamò Cesare. Il giovane contadino preparò le quattro mucche che erano pronte a dare latte, poi prese uno sgabello e lo posizionò accanto alla prima mucca: "Ecco, siediti qui, Sam."

"Ok Cè" replicò Samuele, sedendosi sullo sgabello e ritrovandosi davanti agli occhi il pacco di Cesare.

"Bene Sam, non appena avrai finito di fissarmi l'inguine, prendi questi due secchi. Per prima cosa devi mungere pochissimo latte da ogni mammella dentro il secchio piccolo, per assicurarti che il latte sia buono."

"Scusa, non volevo fissartelo" rispose Samuele afferrando con una mano una mammella della mucca e provando a tirarla come aveva visto fare in tv, senza ottenere alcun risultato.

"Nessun problema, signor mungitore, stavo solo scherzando. Anzi, mi piace quando mi guardi in quel modo. Comunque, ricordi prima come mi tenevi quando mi hai fatto sentire così bene?"

"Yes... Ma che centra?"

"Prova a far sentire così bene anche la mucca!" scoppiò a ridere Cesare.

Samuele ci riprovò... e questa volta un po' di latte uscì fuori! Il suo sguardo era raggiante di felicità.

"Bravissimo, signor mungitore! Ti ho appena insegnato come si masturba una mucca!" esclamò Cesare ridendo a crepapelle, poi, non appena si riprese, disse a Samuele di finire di mungere la mucca nel secchio grande. Il giovane cittadino, una volta riempito tutto il secchio, gli chiese cosa doveva fare a quel punto.

"Beh, perché non ti assicuri che il latte delle altre mucche sia buono, mentre io preparo la mungitrice automatica?"

"Ok, ma prima vorrei assicurarmi che è buono il tuo di latte."

Cesare arrossendo replicò: "Aspetta fino a stanotte, quando andremo a letto. Ma non sperare che riesca a farne quanto una mucca!"

"Ok Cè... Ma se vuoi fare qualcosa, sarò felice di accontentarti!" Cesare e Samuele finirono di mungere le mucche, poi il giovane contadino portò il giovane cittadino a dar da mangiare alle galline.

Una volta finito, entrambi i ragazzi avevano bisogno di farsi una doccia prima di cenare.

"Beh, per oggi abbiamo finito, vero?" chiese Samuele, che non aveva alcun desiderio di rientrare nella fattoria, ma, d'altra parte, non era per nulla abituato a rimanere fuori di casa per tutto il giorno. Mentre Cesare chiudeva tutto per la notte, si girò verso Samuele e gli diede un bacetto sulle labbra, dicendogli ridacchiando: "Sì, abbiamo finito! Ora andiamo a farci una doccia prima di cena, signor mungitore!"

"Non è che tu profumi come una rosa, signor cowboy!" rispose Samuele ridendo e chiedendosi se Cesare avesse i suoi stessi progetti per la doccia...