Finalmente il giro di visita della fattoria finì sulle rive del ruscello che scorreva ai confini dei terreni di proprietà della fattoria.
"Gesù, è stupendo qui, Cesare!" esclamò Samuele: "Non ci vieni mai a nuotare?"
"Il solo posto abbastanza profondo per farci il bagno si trova a circa duecento metri da qui seguendo il corso del ruscello. C'è una piccola ansa, che forma una specie di piccola piscina naturale. Tra l'altro è un posto molto isolato... A volte ci faccio anche il bagno nudo" concluse Cesare con un sorriso colpevole.
"Beh, ti capisco, è molto più bello nuotare nudi che col costume da bagno! E poi, magari, potremmo andarci qualche volta insieme, no?" "Certo! Non c'è nulla di male, dopo tutto siamo cugini. E poi sai, Samuele, mi piace la tua compagnia."
Sì, a Cesare la compagnia del cugino piaceva davvero. Anche se sapeva che le cose che gli erano state confessate prima non le avrebbe approvate nessuno. Ma il giovane contadino non aveva nessuna intenzione di rivelare a nessuno il segreto del giovane cittadino. "Anzi, se vuoi abbiamo ancora del tempo libero prima dei lavori serali: ti va di andare a farci il bagno adesso?"
"Of course, di corsa!" rispose Samuele, desideroso come non gli era mai capitato con nessun altro di vedere quel gran bel giovane fattore come mamma l'aveva fatto.
Cesare accompagnò il cugino lungo il corso del ruscello, chiedendosi come mai con lui stesse provando sensazioni del tutto nuove, che mai aveva provato mentre era in compagnia degli altri ragazzi. Una volta giunti al piccolo laghetto, il giovane contadino si tolse i suoi vestiti senza un attimo di esitazione.
Samuele rimase a bocca aperta: Gesù, l'altro si stava spogliando completamente nudo! Dopo un primo momento di sorpresa, comunque, anche lui iniziò a sfilarsi i propri vestiti, senza levar di dosso lo sguardo da Cesare. Fatto che non passò inosservato da quest'ultimo, il quale, in un primo tempo, non riusciva a capirne il perché: dopo tutto erano entrambi ragazzi e avevano la stessa fisionomia! Ma poi ricordò quello che gli era stato detto poco prima: Samuele aveva fatto sesso con dei maschi.
Intanto però il giovane cittadino aveva qualche problema con la propria erezione, che si gonfiava nei pantaloni. Non poteva certo mostrarla al cugino, quindi gli disse: "Ok, facciamoci il bagno, Cesare"
Il giovane contadino, pur essendosi reso conto che Samuele stava avendo l'alzabandiera (come lo chiamava lui), controbatté: "Va bene, Sam! Ma non vorrai mica nuotare con i pantaloni indosso..." "Beh, io... ok" rispose, sfilandosi i pantaloni, ma non le mutande. Si trattava di boxer bianchi molto aderenti, attraverso i quali Samuele si rese conto che Cesare poteva vedere il profilo dei suoi 17 centimetri di cazzo in tiro.
"Dai Sam, le tue mutande sono strepitose, ma toglietele!" ridacchiò il giovane contadino, per poi subito mordersi la lingua la pensiero di aver definito "strepitoso" l'abbigliamento intimo dell'altro. Aggettivo che non passò inosservato neppure alle orecchie di Samuele, che lo gradì molto. Per quanto lo riguardava, lui con Cesare ci avrebbe provato volentieri, non fosse stato per il fatto che il cugino era eterosessuale. Il giovane cittadino si infilò i pollici sotto l'elastico dei boxer e se li calò. Mentre lo faceva, il suo fallo balzò su, colpendo la sua pancia con un colpo molto rumoroso. Samuele temette che Cesare si spaventasse a quella vista.
E invece Cesare, quando sentì il rumore prodotto dall'altro nel togliersi i boxer, scoppiò a ridere. Il fatto è che, mentre convinceva Samuele a spogliarsi, il giovane contadino aveva scoperto come la propria fava si stesse ingrossando, fino a raggiungere l'alzabandiera da 19 centimetri. Insomma, avevano decisamente lo stesso problema! "Mi sa che hai il mio stesso problema, Sam!" esclamò Cesare, girandosi per mostrare orgoglioso la sua erezione.
Il randello di Samuele era già completamente duro alla vista del corpo perfetto del cugino, ma iniziò quasi a gocciolare alla vista di quel pilastro di carne in tiro. Solo un barlume di razionalità lo trattenne dal gettarsi in ginocchio per ingoiarlo tutto in un colpo.
"Cesare, ma sei sicuro di voler nuotare con me, così?" chiese Samuele, non sapendo fino a che punto il cugino potesse accettare la sua omosessualità e temendo di commettere un errore e rovinare tutto. "Certo! Non lo farei se tu fossi una ragazza, ma qui non è strano trovare ragazzi nudi che fanno il bagno o perdono tempo. Oppure ti dà fastidio se stiamo nudi insieme? Per me non c'è problema, non mi interessa quello che hai fatto in passato." rispose Cesare, non capendo perché Samuele fosse così nervoso per un fatto così semplice come farsi una nuotata nudi insieme. E non capendo, parimenti, come mai un fatto così semplice avesse acquistato tutta quella importanza anche per sé stesso.
"Beh, non volevo metterti a disagio, tutto qui. Sono gay e te l'ho confessato. Insomma, non mi devi trattare come un ragazzo normale solo per non ferire i miei sentimenti. E poi non hai paura che io possa avere voglia di fare qualcosa con te?" chiese Samuele, desiderando finire in acqua prima che Cesare si rendesse conto davvero del perché fosse in tiro.
Ma il giovane contadino gli si avvicinò e gli mise un braccio sulle spalle, sorridendo. "Ti tratto come voglio trattarti, Sam. Ti tratto così perché mi piaci. E ora, in acqua!" gridò, spingendo per gioco il cugino nell'acqua fredda.
"Faccia da culo!" urlò Samuele quando la sua testa emerse dall'acqua: non si aspettava quello scherzo da Cesare! Poi ridendo aggiunse: "Beh, non vieni Ce'? Magari l'acqua fredda ti risolve quel... piccolo problemino che hai! Scherzo, eh!"
Cesare saltò nel laghetto il più vicino possibile a Samuele (ma abbastanza lontano da non fargli male), cercando di schizzare più acqua che poté. Quando il giovane contadino vide il sedere del giovane cittadino galleggiare sulla superficie, con uno sguardo birichino gli diede una scherzosa pacca sopra, gridando: "Ce l'hai!"
"Ma che vuole fare, sculacciarmi?" si chiese Samuele, ma sentendo il grido dell'amico capì il gioco e lo placcò in acqua. Lottando corpo a corpo, i due ragazzi si ritrovarono a sfregarsi i propri cazzi ancora duri contro la pancia dell'altro. Non appena ciò accadde, il giovane ex prostituto fece un balzo all'indietro: il suo volto era completamente rosso per l'imbarazzo.
"Cesare, scusami cazzo. Non volevo farlo, lo giuro!" disse Samuele con voce tremante.
"Fare cosa? Stavamo solo giocando. Se darti una pacca sul sedere ti ha dato fastidio, ti prego di scusarmi, Sam" disse Cesare, amaramente pentito di quel gesto scherzoso, temendo che l'altro lo considerasse uno sciocco ragazzo di campagna: "Per favore, Sam, possiamo mettere una pietra sopra a quanto ho fatto e rimanere amici?"
"Cazzo, non sei tu il problema, sono io. Io è come se... ecco, mi piaci e mi piaci più di quanto ci piace di solito un amico. Non volevo dirtelo, ma intanto credo che prima o poi lo avresti capito da solo. Solo che non volevo spaventarti o offenderti, Cè. E va bene se mi dici che mi vuoi lasciare per i cazzi miei per tutto quest'anno, lo capirei" replicò Samuele, a cui Cesare piaceva davvero, anche se credeva che quel suo sentimento non sarebbe mai stato corrisposto. "Cosa vuol dire che ti piaccio più di quanto si solito ci piace una amico? Vuol dire che ti piaccio come quegli uomini di cui mi ha parlato prima, quelli che incontravi quando stavi in città?" "No, loro non mi piacevano in realtà. Mentre tu mi piaci davvero molto. Voglio dire, è come una specie di amore. Insomma, Cè, credo di essermi innamorato di te" spiegò Samuele, pensando quanto Cesare fosse ingenuo. Adorabilmente ingenuo.
