Pompini di campagna
Capitolo 1 - Sgobbare in Fattoria
Ricevuto un racconto gay tra il tenero e il travolgente... due cuginetti scoprono i piaceri segreti del cazzo.
"Ma che vadano tutti a farsi fottere!" pensò Samuele uscendo dall'aula del Tribunale: "Questi stronzi mi hanno messo in imbarazzo, anzi mi hanno proprio umiliato. Prostituzione e droga. E per fortuna che non hanno scoperto tutto! E manco mi hanno dato una condanna normale, no, mi hanno dato una condanna alternativa! Quei coglioni dei giudici mi mandano in fattoria! In fattoria! Ma per chi mi hanno preso, per Katia Ricciarelli?"
Samuele vide sua madre che, a spasso spedito, lo superava per raggiungere l'automobile. Non era più la stessa da quando aveva scoperto cosa faceva sua figlio quando le diceva che andava a studiare... Anzi, non gli aveva rivolto neppure la parola, se non lo strettissimo necessario, da quando era andata a prenderlo al reclusorio Beccarini. A Samuele sembrava che lei non avesse minimamente tentato di salvarlo dalle grinfie del giudice. Grinfie che, doveva ammetterlo, non erano state poi così terribili. Doveva passare un anno in una fattoria, è vero, ma sarebbe stato molto peggio passare tutto quel tempo al Beccaria. Fatto sta che doveva partire già il giorno dopo: il biglietto era già pronto.
Appena arrivati a casa, la madre di Samuele gli sibilò un "testa di cazzo" e poi si chiuse nella propria camera.
Anche Samuele si chiuse nella propria stanza e, dopo aver trovato il borsone più capiente, iniziò a riempirlo coi propri vestiti. Poi prese il suo zaino e ci mise dentro il suo lettore CD e tutti i dischi che ci potevano stare. Samuele non riusciva a immaginarsi troppo bene come sarebbe stato quell'anno in fattoria, ma, dopo tutto, magari sarebbe stato meno peggio di quanto gli era sembrato di primo acchito. Chissà, magari si sarebbe pure divertito...
* * *
Aveva appena finito di svolgere il suo lavoro quando sua madre lo chiamò per parlargli. Cesare, era già un ragazzo in ottima forma e ben fatto, grazie soprattutto a tutto il lavoro che svolgeva nella fattoria di famiglia.
"Ciao mamma, che cosa volevi dirmi?"
"Volevo parlarti un ospite che verrà a stare da noi" rispose sua madre, Matilde: "Ho fatto domanda per entrare a far parte di un nuovo programma statale a favore di ragazzi che sono finiti nei guai con la legge. Come ben sai il raccolto quest'anno non sarà molto fruttuoso, abbiamo davvero un gran bisogno di soldi, e per questo programma lo Stato paga bene. Insomma... La domanda è stata accettata." "Aspetta... Vuoi dire che ospiteremo un criminale?"
"Che paroloni! È un ragazzo della tua età che ha avuto delle difficoltà. E inoltre, il caso vuole che sia tuo cugino."
"Perché, io avrei un cugino? E come mai non l'ho mai visto?"
"Lui è il figlio della sorella del mio primo marito. Con quella parte della famiglia abbiamo perso i contatti. Comunque, arriverà domani e si dovrebbe fermare qui per un anno"v "Come idea sembra divertente!"
"Un'ultima cosa, amore. Dividerà la camera con te."
Vedendo l'espressione del figlio incupirsi, Matilde decise di lasciarlo solo a riflettere un attimo. A Samuele faceva certo piacere avere un ragazzo della sua età in casa, ma dover condividere la propria stanza era ben altro affare. Inoltre, come avrebbe potuto fare quella cosa che aveva scoperto da poco più di un anno? Visto che era una cosa che tutti dicevano essere sbagliata e peccaminosa, quel ragazzo avrebbe potuto denunciarlo alla madre.
Dopo averci riflettuto un po' e aver valutato i pro ed i contro (soprattutto i contro, a dire il vero...), il ragazzo si decise a chiedere a sua madre: "Ma è proprio necessario che questo ragazzo divida la camera con me?"
"Sì, amore, sai quanto costa riscaldare l'intera casa in inverno. E non possiamo certo farlo installare in una stanza che d'inverno lasciamo al freddo e al gelo... Dai, comunque credo proprio che non sarà una cosa terribile come la immagini."
* * *
Samuele scese dal treno e si guardò intorno. Il borsone e lo zaino che portava a mano erano molto più pesanti di quanto aveva immaginato riempiendoli. Per questo si avviò verso una panchina per sedersi un attimo. Mentre si sedette, notò una donna ed un ragazzo della sua età che si guardavano attorno. La donna aveva una folta e lunga capigliatura castana. E il ragazzo... beh, il ragazzo era un gran bel pezzo di ragazzo! Lo sguardo di Samuele fu subito catturato dai suoi capelli biondo-scuro, lisci e piacevolmente spettinati. E dalla tranquillità dei suoi occhi verdi che non escludeva una certa luce di vivace intelligenza. Samuele si meravigliò di notare un simile dettaglio a oltre due metri di distanza, ma evidentemente quella era la prova di quanto il ragazzo lo avesse colpito.
Ora il giovane biondo lo guardò meglio e poi gli disse: "Scusa, tu sei Samuele?"v "Yes" rispose Samuele con diffidenza, cercando di sorride e non riuscendoci affatto: "E voi quindi siete la signora Matilde e Cesare..."
Il giovane gli porse la mano e Samuele, mentre contraccambiava, pensò: "Questi due mi stanno accogliendo solo per prendersi quelle quattro lire che gli darà il giudice. Mi aspetta un anno di inferno..." Sebbene la sua stretta di mano fosse decisa, Cesare parlò con timidezza: "Ciao. Sono tuo cugino Cesare. A quanto pare per il prossimo anno condivideremo la camera."
"Condivideremo la camera?" pensò Samuele: "Ma che cazzo dice! Non avrò neppure una stanza per me? Ma sarebbe stato molto meglio finire in galera allora!", ma, tenendosi queste considerazioni per sé, mormorò solamente un "Benissimo, amico."
Samuele notò che l'espressione di Cesare ebbe un piccolo cambiamento. Di solito gli era facile capire le persone già dal primo sguardo, ma con questo ragazzo non ci stava riuscendo. Beh, era certamente una persona più complessa di quello che ci si potrebbe aspettare da un qualunque ragazzo di campagna.
E intanto Cesare pensava: "Accidenti! Spero proprio che la mamma sappia cosa sta facendo...", ma anche lui non esternò le proprie sensazioni e anzi chiese: "Vuoi che ti aiuti con le valigie?" "Yes sir, grazie" rispose Samuele, abbastanza sorpreso dalla gentilezza di Cesare: non si aspettava proprio una proposta di aiuto. "Benissimo ragazzi" disse sorridendo Matilde: "Ho parcheggiato il furgoncino non lontano da qui."
Samuele rimase a bocca aperta quando vide come Cesare sollevò le borse: sembrava che fossero prive di qualsiasi peso! Ed ebbe anche un principio di erezione osservando i muscoli del giovane contadino muoversi sotto la sua maglietta...
Cesare portò il borsone e lo zaino del cugino fino al furgone. Samuele si rendeva conto che in quel ragazzo c'era qualcosa di diverso da tutti gli altri ragazzi che aveva conosciuto, ma non riusciva a focalizzare di cosa si trattasse. Lo studiò per tutto il tragitto fino a casa, ma non riuscì a raggiungere alcuna conclusione.
Quando il furgoncino si fermò davanti alla fattoria, Cesare gli disse: "Dai, Samuele, vieni che ti mostro la nostra stanza. Dopo ti faccio fare un giro per la fattoria. Ti hanno detto che dovresti anche aiutarci in qualche lavoretto, vero?"
"Ma dai! Pensa che credevo fosse una vacanza premio..." pensò Samuele, ammettendo tra sé e sé che, però, fare qualche lavoretto con Cesare non sarebbe stato poi così male... Comunque gli rispose: "Ok, ma prima posso disfare le valigie e cambiarmi?"
"Certo! Dai, ti faccio vedere dov'è camera nostra."
Cesare portò Samuele al primo piano e gli mostrò dove poteva sistemare le sue cose. Aveva notato che il cugino lo guardava in modo un po' strano, ma decise che per ora era meglio non dire nulla. Anzi, gli chiese se avesse bisogno di qualcosa.
"Sì, di una cosa sì, se non ti spiace. Non riesco a capire dove ho messo il mio deodorante" rispose Samuele guardando con occhi carichi di desiderio come Cesare si guadasse attorno.
"Deodorante... Ah, certo, è quella cosa che profuma che papà si mette ogni domenica! Sono sicuro che non sarà per lui un problema se ne userai un po' del suo, ma... per chi vuoi profumare? Per le mucche?" Samuele sorrise al pensiero di come certi stereotipi sui contadini sembrassero essere veri e disse: "Uhm... Dai, non importa. Ho qualche soldo e la prossima volta che la signora Matilde andrà in qualche supermercato le chiederò un passaggio."
Mentre Cesare rimaneva in piedi, Samuele postò il suo borsone sul letto che sembrava non occupato, poi iniziò a tirare fuori i propri vestiti e a riempire la cassapanca che era accanto al suo letto. I cassetti erano completamente vuoti, quindi dedusse che fossero riservati per lui. Quindi, dopo aver scelto una vecchia maglietta e un paio di jeans molto consumati, si sfilò la maglietta ed i pantaloni che indossava, cercando di osservare con la coda dell'occhio il volto del cugino.
A Cesare non importava proprio nulla di osservare Samuele mentre si cambiava e anzi stava per chiedergli se voleva che uscisse, ma non ne aveva avuto l'occasione. Poi una volta che il giovane cittadino si era tolto la maglietta, le cose erano cambiate: non poteva fare a meno di notare come la sua pelle sembrasse molto più liscia di quella della maggior parte dei suoi amici e, senza neppure rendersene conto, si accarezzò delicatamente il pacco.
"Santo cielo!" pensò Samuele: "Questo ragazzino mi sta guardando! Beh, ci sono buone prospettive per quest'anno... ma cosa dirà quando scoprirà perché sono finito in galera? Oddio... Ma glielo avranno detto o no?"
Il giovane cittadino si rivestì lentamente, accertandosi di mostrare il suo petto ben formato che tanti soldi gli aveva fatto guadagnare in città. Quando alla fine si fu rivestito e sistemato, guardò direttamente Cesare.
"Bene Cesare, dimmi pure, cos'hai da farmi vedere?" chiese Samuele sorridendogli sinceramente.
"Eh... Ecco..." balbettò il contadino: "Possiamo iniziare dalla stalla."
Cesare accompagnò il cugino fuori, chiedendosi perché si fosse sentito così strano a guardare Samuele cambiarsi. A scuola i suoi amici si cambiavano gli uni davanti agli altri senza problemi, nell'ora di educazione fisica, e mai aveva provato sensazioni strane. La cosa lo faceva sentire un po' nervoso, così, mentre entravano nella stalla, si disse che non doveva pensarci più.
"Ma come mai sei finito nei guai, Samuele?" chiese Cesare senza pensarci.
"Ehm... ecco... Per cose che non avrei dovuto fare" disse Samuele, sentendosi in forte disagio per quella domanda a cui non sapeva cosa rispondere senza mentire: "Mi hanno scoperto con dell'erba. E quelli che mi hanno scoperto erano sbirri" continuò, sperando che, almeno per ora, Cesare potesse accontentarsi di quella risposta. "Hanno trovato anche dei miei amici con quella roba. Ma qui non ne fanno un dramma, di solito. Invece in città la polizia pedina ovunque tutte le persone?"
"Beh, non proprio. Però quando ti beccano, ti fanno il culo. Soprattutto se ti beccano più di una volta. Tu hai mai fumato? Io fumo da un po' di tempo, ma dopo 'sti casini mi sa che sarà meglio che smetto" replicò Samuele con un ghigno. Stava cercando di sviare il discorso. Si sentiva molto nervoso: Cesare lo stava facendo sentire un po' senza il controllo della situazione. E questa era la cosa che Samuele odiava di più al mondo. Lui aveva bisogno di controllare la situazione.
"Non l'ho mai neppure provata. Mamma e papà mi hanno detto che è robaccia, che non va bene per me. Uno dei miei amici, Lorenzo, è stato scoperto a scuola con della marijuana una volta. Ha dovuto fare lavori di pubblica utilità per una settimana e mi hanno detto di non giocare più con lui, perché è un cattivo ragazzo."
Cesare non riusciva proprio a capire come mai, per lo stesso misfatto, il suo amico fosse stato condannato a dieci giorni di lavori di pubblica utilità, mentre suo cugino era stato condannato al carcere, anche se la pena era stata poi commutata in una pena alternativa. Si rendeva però conto che il discorso innervosiva un po' il cugino, quindi decise di cambiare discorso.
"Comunque anche io faccio cose brutte" confessò con voce colpevole il giovane contadino.
"Cioè, amico?" chiese Samuele, davvero curioso di capire cosa potesse aver mai fatto di male quel ragazzone con l'innocenza di un bambino. "Accidenti! Dovevo mordermi la lingua!" pensò Cesare, che però, di fronte all'onestà del cugino, non se la sentì di mentire o di ritrattare e disse arrossendo: "Ecco, non so se sai quella cosa che si fa giocando con il pisello per farlo diventare duro... Alcuni dicono che è una cosa sbagliata, ma io la faccio comunque."
"Amico, tutti lo fanno, anche se nessuno lo dice" ribatté Samuele sorridendo e cercando di non scoppiare a ridere (Cesare era così dolce, così innocente...): "Non ti preoccupare, lo faccio sempre anch'io."
Il volto del contadino si illuminò: "Davvero? Che bello! Io pensavo di non poterlo più fare quando sono steso a letto di notte. Di solito lo faccio in quel momento. Mi dà sensazioni molto piacevoli."
Rendendosi conto che i propri pantaloni iniziavano a mostrare i segni di un certo gonfiore, Cesare decise di cambiare argomento. Ma quando si accorse che anche Samuele aveva un gonfiore simile, cambiò decisamente idea e chiese: "Ma tu hai mai fatto cose simili a questa?" Samuele esitò a rispondere. "Ecco... ehm... io... ehm... il fatto è che io sono finito nei casini per qualcosa del genere. Ti prego non ti spaventare. Non ho malattie o cose del genere, ma io... beh, io lo facevo per soldi..." disse, con gli occhi carichi di lacrime che chiedevano pietà a Cesare, anche se il giovane cittadino avrebbe preferito evitare di mostrare la propria debolezza. Ma sentiva di potersi fidare di un ragazzo così dolce come suo cugino.
"Non ti preoccupare, Sam" lo rassicurò Cesare, avvicinandosi e circondando con un braccio il cugino in lacrime: "Ma non capisco perché qualcuno voleva pagare perché tu giocassi col tuo pisello, comunque! E poi davvero a fare questa cosa si prendono malattie?" "Cazzo, non sarà facile farlo capire a questo bambinone!" pensò Samuele, che singhiozzando disse: "Non... non facevo solo quello, Cesare... Io... io permettevo che facessero altre cose con me... cose che possono passarti delle malattie."
Samuele serrò gli occhi con tutte le sue forze, aspettando che il cugino, come tutte le altre persone che aveva conosciuto, se ne andasse via disgustato.
Cesare non ci stava capendo proprio nulla: che cosa voleva dire il giovane cittadino con "altre cose"? Poi gli si accese una lampadina in testa e, con gli occhi brillanti di ammirazione e di fascinazione, chiese: "Intendi dire che hai avuto rapporti sessuale con delle ragazze e che queste ragazze ti hanno pagato?" Samuele non sapeva cosa rispondergli. Cercò di ricacciare via le lacrime, sperando di riuscire a parlare senza scoppiare a piangere. "Cesare, io... io non ho fatto sesso con nessuna ragazza, a me non mi piacciono. Io... io ho fatto sesso con... con dei maschi!" mormorò il ragazzo, con le lacrime che riprendevano a rigargli le guance. Il giovane contadino si ritrovò con una completa confusione in testa. A scuola alcuni ragazzi parlavano di gente che faceva cose del genere, gente che Cesare aveva sempre immaginato come delle specie di orribili mostri... e invece Samuele non sembrava niente affatto un mostro! Aveva anche sentito come bisognerebbe trattare queste persone, ma si trattava di cose così atroci che il ragazzo si era sempre dispiaciuto che qualcuno potesse essere trattato in quei modi. E poi il cugino sembrava così carino... Cesare non avrebbe sopportato di vedere che gli succedeva qualcosa di brutto.
E così Cesare strinse a sé Samuele ancora più forte e gli disse: "Va tutto bene, cugino, per me non ci sono problemi. Anzi, mi spiace di averti turbato così tanto con le mie domande. Possiamo essere ancora amici?"
Con la voce rotta dall'emozione, l'altro gli rispose: "Sei davvero super! Continuiamo il giro, allora?"
Samuele era sinceramente grato a Cesare: nessuno lo aveva mai accettato in quel modo. All'uscita dalla scuola, quando ancora ci andava, era stato pestato un sacco di volte. Invece il giovane contadino lo aveva abbracciato. E lo aveva fatto sentire davvero bene. Sorridendogli, Cesare gli rispose: "Certo, cugino! Partiamo all'esplorazione della fattoria di famiglia. Ci sono tanti bei posti da vedere, soprattutto sul retro: da quel lato i nostri terreni arrivano fino ad un ruscello."
Il giovane contadino prese Samuele per mano e lo condusse in ogni angolo della fattoria. Certo, continuava a pensare a quello che il cugino gli aveva rivelato, aveva un enorme quantità di domande che gli sarebbe piaciuto rivolgergli, ma per il momento capì che era meglio aspettare: ora voleva solo divertirsi con il nuovo ospite.
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