Io Cuck del Travestito
Capitolo 2 - Un cazzo nero per la mia trav
Eccitata oltre misura, Stefy, iniziò a lasciarsi andare…
Sì, aveva avuto le sue prime esperienze. Da ragazzino frequentava una famiglia di amici e lui giocava con la figliola, un po’ più grande, che sfogava la sua curiosità sessuale sul suo cazzo. A lui piaceva quel rapporto segreto ma intanto fantasticava su cosa provasse l’amichetta quando si metteva in bocca il suo cazzo di fanciullo… era come un dito, piccolo ma rigido come un bastoncino. Più lei gli manipolava il cazzo e le palline e più lui desiderava di fare lo stesso.
Poi la prima esperienza, diciamo pure traumatica. In un cortile della casa di campagna dei nonni c’era un vecchio magazzino in disuso. Nel cortile si giocava con gli amici ma una mattina di domenica, quando gli altri erano in paese, un ragazzo più grande lo costrinse a entrare nello stanzino, gli fece abbassare i calzoni e gli ruppe il culetto… gli fece male apposta, era cattivo e si approfittò di lui varie volte…
- Sei un vero porco! – riuscì alla fine a sussurrare mentre gli facevo raggiungere l’orgasmo. Lo segavo davanti mentre il mio palo era tutto conficcato nel suo sfintere molle, e intanto sborravo anch’io dentro di lui… mentre mi perdevo in quelle fantasie che mi mandavano in estasi.
- Sei un porcellone… - disse ancora, hai goduto del male che mi facevano.
- Il male… ok, il male, ma scommetto anche che quel cazzone che ti ha sfondato senza preavviso ti è rimasto nell’anima… dì la verità. Puttana, sottomessa al cazzo… - e intanto lo sperma ancora mi usciva.
E questo fu l’inizio della nostra (ormai sì, posso dire nostra) strana avventura.
Qualche giorno dopo, al centro commerciale, posammo gli occhi su un uomo di colore, alto, fisico asciutto, solo un accenno di pancetta. Una persona gentile che lavorava nel McDonald come inserviente. Così, invece di tornare a casa per cena proposi un bel panino con “le schifezze”, patatine e Coca… un classico.
Feci notare il ragazzo anche a Stefy, che al momento era tutto maschio, a prima vista. Sembravamo semplicemente due normalissimi amici.
Trovai l’opportunità di scambiare due chiacchere con Manuel, così si chiamava il nero, per sapere che era in Italia da molto, che aveva 35 anni e… era single.
Notai che lui aveva notato, a sua volta, il mio interesse ma la cosa finì la, senza approfondimenti.
Stefano taceva ma aveva seguito la nostra breve conversazione… da buona zoccoletta quale era aveva intuito qualcosa.
- Simpatico, no? Che te ne pare?
- Tu sei matto, - disse il mio amico, completamente schietto – io non sono razzista ma non avrei mai il coraggio di farlo con un nero… a parte che non voglio fare con nessuno.
- Perché no? . dissi – immagina che cazzone potrebbe nascondere… già ti vedo sotto quel bastione mentre “ti ruba a me”, che ti soddisfa… più di me.
- Non capisco… è questo che vuoi? Mi sembra assurdo… vedi, non sono la tua femmina, e lo capisco, ma non avevo mai pensato che potessi essere geloso del mio corpo, non mi illudo. Ma adesso viene fuori che ti disturba pensarmi con un altro e, allo stesso tempo, sei tu che lo vuoi… se non è questo il manicomio… boh?
- Tesoro, non mi capisco nemmeno io… fatto sta che solo a pensarci, ecco prova tu stessa! – e tirai la sua mano sotto il tavolo, dove il mio cazzo s’era talmente indurito che se mi alzavo in piedi si sarebbe visto “l’alzabandiera”.
Qualche giorno dopo, incurante delle rimostranze di Stefy, abbordai il nero Manuel con una scusa; dopo il turno prendemmo un caffè.
Sono certo, anzi certissimo, che se avessi dovuto parlare con l’uomo per proporgli di avere un rapporto sessuale con me non ci sarei riuscito nemmeno per un milione di dollari, invece mi venne facile e spontaneo parlargli del mio amico, che poi a casa era la mia donna, che adorava farsi scopare e che, vestito da femmina, era veramente attraente. Mi spinsi talmente oltre da chiedergli se aveva un bel cazzo grosso.
Manuel fu molto gentile, capì la situazione anche se, ammetteva che non gli era mai successo niente di simile, però aveva avuto un’esperienza cuckold con la moglie giovane di un signore… in realtà prima sembravano delle tradizionali corna, solo dopo scoprì che il marito li spiava da una stanza vicina.
Gli dissi che se accettava ci sarebbe stato ovviamente un pensierino per lui. Ci accordammo per la domenica in mattinata e ci salutammo.
Brividi di piacere, di curiosità, di gelosia e di depravazione mi attraversavano tutto, mentre rientravo a casa. Dopodiché dovetti essere un po’ rigido con Stefy… dal colloquio con Manuel la vedevo con occhio diverso, non avevo più nessuna sensazione relativa alla sua “perduta” mascolinità: per me era mia moglie, una trav e troia desiderabile ed io mi sacrificavo pur di vederla ingroppata, magari brutalmente, da un uomo di colore… un bestione che sarebbe venuto a profanare la nostra casa, la nostra intimità col solo intento di spupazzarsi la mia amata compagna che, per l’occasione, sarebbe stata trattata in tutto e per tutto come una puttana, e questo sotto il mio sguardo da porco, cornuto e (speravo ardentemente) molto eccitato.
Stefy non fu mai tanto sottomessa e preoccupata come in quei giorni, aveva più che altro un’aria rassegnata: voleva farmi contento, era evidente.
Come una brava sexy wife il sabato andò a farsi bella; depilazione completa e altri piccoli accorgimenti che rendevano il suo corpo snello ancora più desiderabile; non aveva fatto nessuna operazione ancora, ma le cure a cui si era sottoposta le davano un aspetto estremamente femminile, persino il piccolo seno si presentava appetitoso e godibile.
La domenica mattina, un’eccitazione del tutto sconosciuta iniziò a crescermi dentro. Aiutai la mia femmina, Stefy, a detergersi in profondità con una pompetta che io stesso le iniettai con acqua tiepida, poi scelsi per lei l’intimo che più mi arrapava e una vestaglia semplice, quasi da massaia, corta al ginocchio e aperta davanti con pochi bottoni.
Stefy era sempre più preoccupata, e quando verso le 10 il citofono squillò le venne il batticuore e mi disse che avrebbe voluto rinunciare, ma io la convinsi a provare, rincuorandola.
- Tesoro, io sarò qui con te, e non devi fare niente se non ti va… se non ti va di andare oltre prendiamo un caffè, gli do un po’ di soldi e lo mando via… ok?
- Non so cosa dirti, ma devo confessarti che tra paura e trepidazione non mi ero mai sentito così femmina… - disse piano, - sono emozioni mai provate, mentre io pensavo di avere ormai osato tutto.
Quando Manuel entrò ci sorprese per quanto fosse ben vestito e pulito, un vero gentiluomo con la pelle scura e un fisico invidiabile. Indossava anche un buon profumo, non esagerato ma gradevole e virile.
Per rompere il ghiaccio prendemmo un aperitivo insieme in salotto, io senza darlo a vedere feci partire sul video una play list di video porno che avevo preparato qualche giorno prima, avevo scelto video delicati, spesso accompagnati da una piacevole colonna sonora, però le immagini forti c’erano… eccome.
- Che ne dite, vi lascio un po’ da soli?
- Ok, ma poi torna presto, - disse Stefy, quasi tremante… mentre Manuel si limitò ad annuire, mentre prendeva in mano la situazione, togliendosi sia la camicia che il Jeans. Mentre mi allontanavo potei constatare che, sotto le mutande, si notava un “cannolo” già gonfio e sicuramente di tutto rispetto. Intanto nell’animo, la gelosia iniziava a farmi strani scherzi: mi sentivo premere il plesso solare e il cuore in subbuglio, inoltre delle vampate calde mi assalivano le tempie…
Li ascoltavo bisbigliare, c’era già tanta confidenza e complicità tra quei due estranei che, al momento, si studiavano in salotto, seminudi. Non riuscii a trattenermi… con la massima discrezione cercai di spiare la scena, dalla fessura della porta.
Il nero era ancora in mutande. Se ne stava disinvolto sul divano… credo che avesse chiesto a Stefy di mostrarsi e la stava aiutando a far scivolare via il camice, lei rimase in lingerie femminile davanti a lui. Ora girava su se stessa, forse su sua richiesta, e gli mostrò lo splendido culo, delimitato solo dal filo del piccolo perizoma nero. Non indossava reggicalze, semplicemente le autoreggenti carnicino a microrete che esaltavano il colorito e le curve.
Poi Manuel le tese la mano e la trasse a sé.
Ora Stefy era seduta languidamente mentre il ragazzo si era messo in piedi… le chiese qualcosa, e lei, rapita dalla situazione, infilò le dita affusolate sotto l’elastico del boxer… e, piano piano, lo tirò verso il basso. Il cazzo nero era il doppio del mio: un diametro da primato per un tubo lungo e affusolato che tendeva verso il basso. Stefy lo saggiò con le dita, ne apprezzò lo spessore e la consistenza, ma lo teneva solo in mano.
La capocchia del pene di Manuel svettava scura e possente, da lontano non capivo se era circonciso. Lui disse qualcosa e Stefy, ormai senza riluttanze era affascinata da quel “capitone” immenso; si accostò e, con delicatezza e iniziò un lungo trattamento di leccate, dalla testa al tronco e poi giù fino alle palle. E il piacere che invadeva il mio amico era straziante, ma l’invidia e il desiderio suscitati da quell’enorme bastone voglioso erano come una droga che ci bruciava la mente.
Manuel era avvezzo a quei trattamenti ma soprattutto si dimostrò immediatamente per quello che era: uno che non si faceva scrupoli a chiavare in maniera bi-sex. Stanco delle dolci leccatine, muscoloso e forte come era, fece facilmente in modo che Stefy girasse su se stessa e poi che si chinasse a 90 gradi Così gli porse il bellissimo culo, bianco come latte, ma ora che erano in piedi… per penitenza si trovò costretta, con la faccia a portata del cazzo. a prenderlo in bocca.
Ormai gestita dalle mani dell’uomo nero non poté che assecondare le sue spinte verso il basso, in modo da farselo entrare tutto nella bocca spalancata. Manuel controllava tutto e bene: ora le baciava e le leccava il culo con la grossa lingua e le labbra spesse, e un po’ chiavava in bocca, un po’ glielo bloccava in gola, rendendogli difficile respirare.
Il volto della mia femmina era in vista: la vedevo soffocare, lacrimare, sconcertata e felice. Non l’avevo mai vista così lasciva e senza più controllo… intanto il mio cazzo s’era fatto duro come un bastone.
Entrai in salotto… ormai la mia presenza sarebbe passata pressoché inosservata, visto quanto si piacevano quei due.
I sentimenti delicati e la dolcezza passiva di Stefy andarono a farsi fottere in pochi istanti… a riprova di una femminizzazione estrema e mai provata, notai che il suo pesciolino era più piccolo e inutile che mai, segregato negli slippini ormai inutili.
Manuel, stranamente, si rivolse a me… credo per rendere tutto ancora più eccitante.
- La posso inculare? – chiese, e Stefy per poco non sborrò dalla goduria nel sentirsi usata come una cotoletta.
Io pure avevo perso già la testa, combattuto tra amore e senso di protezione:
- Sì, falla tua… fammi vedere come la impali: La cedo al tuo cazzone. – poi con minore crudeltà, aggiunsi, - vuoi aiuto… volete un po’ di crema?
- Va bene disse il nero, preparamela tu.
Ovviamente Stefy non poteva dire niente, la bocca era impedita da quel cazzo che le era rimasto in gola durante il nostro sconcertante dialogo.
- Vieni in camera, gioia.
La presi per mano e ci spostammo verso la zona notte.
L’aiutai togliere le mutandine e intanto ci baciammo in bocca, sapeva perfettamente di cazzo altrui e le sue labbra erano calde, profanate da poco.
- Lo vuoi in culo… ce la fai? Ho visto anche io com’è grande, pensi di sopportare?
- Sì… credo che mi sfonderà il culo ma devo riuscire, lo faccio anche per te… hai voluto che fossi di un altro ed ecco fatto? Sarai contento a vedermi spaccata in due?
L’abbracciai, al settimo cielo della goduria.
Stefy, rassegnata, si mise sul letto alla pecorina con le cosce che sbordavano; ormai era nuda del tutto, indossava solo le calze delicatamente colorate, che le davano tutta la magia di una femminilità impossibile.
Credo che Manuel trovasse molto eccitante il nostro battibecco, infatti si masturbava il grosso cazzo che era rimasto sull’attenti, senza cedere di un millimetro. Se lo accarezzava impaziente, quasi come un toro scalpitante pronto a ficcare il suo corno nelle carni della sua vittima preferita.
Appena ebbi ben lubrificata la nostra puttanella, mi misi di fianco alla coppia, lavorando le pacche morbide e lascive della mia femminella. Dalla tasca estrassi un preservativo ma Manuel si oppose:
- Preferisco di no, non ti preoccupare, sono sanissimo… non è che faccio questo per mestiere.
Scambiai uno sguardo con Stefy e credo che lei acconsentì, rassegnata.
- Te la voglio riempire di sborra… voglio lasciarle dentro il mio marchio… tutto nel suo culo. Non vi dimenticherete di me.
Prese bene la mira e appoggiò la capocchia tra le due natiche spalancate e lubrificate per bene. Con la testa la massaggiò a lungo, passando sul buco pieno di desiderio. Usava il cazzo come un pennello… e in quella lunga attesa del peccato, il piacere fece in modo che il rilassamento dello sfintere arrivasse al massimo e senza remore. Fu in questa condizione di grazia, che la capocchia enorme e scura sparì tra le natiche del mio amore svergognato.
Stefy mugolava di dolore e di piacere, mentre colpo dopo colpo fu impalata interamente.
Manuel ci dava sempre più dentro e sempre con maggiore arroganza, cosicché il rottinculo dovette cedere e lasciarsi cadere sul materasso… però, nonostante la mole del suo Bull, nonostante il suo pene la squarciasse evidentemente, Stefy restò sempre col bacino sollevato, fino alla fine del castigo, pur di non perdere nemmeno un millimetro di quella pertica ingombrante e pervasiva.
Non cedette nemmeno quando Manuel, ormai estasiato, perse le forze e le crollò addosso, incollandosi profondamente alle sue chiappe mentre la riempiva della sua crema, troppo a lungo trattenuta.
Ci calmammo tutti.
Io ero impazzito di piacere e sofferenza, soprattutto quando vidi sul lenzuolo la macchia dello sperma perduto dal piccolo pene della mia femminella… la porcella aveva goduto senza nemmeno masturbarsi.
La accompagnai in bagno, lasciai che si liberasse dalla sbroda del nero che iniziò a scorrere impietosamente dal suo ano, ormai dilatato all’estremo.
Anche Manuel venne in bagno e ci fece assistere alla sua lunga pisciata, che effettuò nel lavandino. Notai con raccapriccio che il suo cazzo, nonostante avesse bisogno di essere pulito non cedeva di un millimetro in possanza.
Restai di stucco perché, come una sferzata, mi arrivarono le parole del nero, quelle che non mi aspettavo…
- Dai, avvicinati, puliscimi il cazzo, adesso tocca a te.
Finsi un certo disappunto ma in me serpeggiava più che mai il desiderio sopito di essere sottomesso alla sua verga. Io, il maschietto della coppia, io che avevo comunque provato le gioie del bi-sex, non aspettavo altro che quell’ordine per abbandonare ogni remora e sentirmi tutta femmina, a mia volta. Anzi, ora che ero sotto le attenzioni di un cazzo così potente mi trovai a sentirmi quasi in competizione con la mia dolce Stefy.
Lo presi subito in bocca con avidità, sapeva di sperma, di pisciata e di culo rotto, presi quei sapori e odori come un nettare inebriante, che mi fecero rizzare rapidamente il cazzetto.
Sensazione assurda: ero felicissimo di avere il cazzo piccolo e insignificante rispetto alla virilità “equina” del nostro amante di una botta e via.
Tornammo in camera. Manuel si distese con la varra nera, eretta come un obelisco, ed io, più femmina della stessa Stefy, gli feci un grande bocchino. Lui non mostrava segni di stanchezza né esigenze di recupero, così dopo un po’, anche la mia amichetta si accostò e ci contendemmo il cazzone nero, con gioia e passione.
E poi…
E poi Manuel che ormai aveva il dominio assoluto sul nostro piacere pervertito, ci portò in salotto e pretese che ci chinassimo a faccia in giù sul divano.
Ci sottometteva facilmente, e noi due eravamo felicemente in sua balìa.
Sentii umettarmi lo sfintere; sentii il dito del nero che mi penetrava per lubrificarmi al meglio e poi sentii, e capii facilmente che intanto era penetrato tutto, ancora una volta, nella mia amichetta. Infatti Stefy sbuffò, probabilmente per la pressione che quel cilindro di carne le provocava nella pancia.
Io ero come un automa, mi girava la testa, mi vergognavo di non ribellarmi ma mi sentivo anche inutile come uomo, ben felice invece di aspettare l’assalto potente di quel cazzo che di certo mia avrebbe lacerato il culo.
Infatti, Manuel pochi momenti dopo uscì da lei e penetrò in me, intriso del suo umettamento anale, infatti Stefy non si era ancora liberata dalla sborrata di prima, non ebbe alcun riguardo e mi sverginò, realmente, dilatandomi a sangue.
Imperterrito ci inculò per oltre 20 minuti, ora l’uno ora l’altro, con flemma e tenacia, perfino la sua seconda sburrata venne distribuita equamente nei nostri budelli, devastandoci e profanandoci fino al suo estremo piacere.
Manuel ci lasciò così, coi culi rotti, riempiti di seme, incapaci di muoverci.
Solo verso sera, ci svegliammo dal torpore, ci riprendemmo e ci ponemmo sul fianco: ricordando e desiderando il cazzo di Manuel, così ci sborrammo tranquillamente nelle bocche, con un reciproco sessantanove.
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