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Erotika
Una bellissima slave.
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Racconto16 min di lettura

Una bellissima slave.

Eva vuole provare un'esperienza come sottomessa e contatta Eri. Ci vediamo in tre e il gioco sarà molto eccitante.

Moniq
6 mesi fa · 1.3k letture · 2

Abbiamo conosciuto Eva in uno swinging club ( vedi il racconto Paella e Yogurt). Io pensavo fosse la ragazza del tipo con cui ho fatto cose. Una cuckquean, cioè una che si eccita a guardare il suo uomo far sesso con un’altra donna.

E invece no. Erano solo amici.

In realtà lei, in quella situazione, quello che aveva trovato oltremodo eccitante è che io fossi la soumisa di Eri, portata con una sorta di guinzaglio psicologico a fare sesso con uno sconosciuto in un locale.

Per questo alla fine le aveva chiesto il contatto.

E qualche giorno dopo l’aveva chiamata.


Eva è una ragazza di 28 anni, molto bella, alta, capelli neri lucenti, occhi scuri luminosi, zigomi alti, un piccolo anellino a una narice, denti bianchi e regolari, una bocca sfrontata, che sembra ti dica: che aspetti a baciarmi? A vederla è una ragazza esuberante, anche fisicamente. Il suo modo di guardarti, è più di una persona sicura di sé, dominante, piuttosto che di una timida sottomessa. Mi ha sorpresa, un poco, per la sua telefonata.


Chiama Eri è le dice: “da tempo mi piacerebbe avere un’esperienza di sottomissione. Mi piacerebbe molto conoscere qualcuno con cui viverla. Ne possiamo parlare?”
Eri le risponde che si, ne possiamo parlare e le dà appuntamento in un pub. Le dice però che ci sarò anche io. Per Eva non c’è problema.


Ci vediamo al pub e ci racconta che ha sempre pensato di provare questo tipo di giochi.

“Sono bisessuale. Al momento non c'è nessuno di speciale nella mia vita. Quando si tratta di sesso, adoro essere sottomessa, sono molto attratta dal BDSM. Non mi sono ancora avventurata profondamente in quel mondo, ma sono stato sculacciata e legata sia da uomini che da donne, e mi piacerebbe esplorare molto di più quel lato della mia natura. Essere dominata costituisce una parte importante delle mie fantasie sessuali e contribuisce regolarmente alle mie masturbazioni. Ho bisogno di qualcuno che mi spinga al limite. Non è qualcosa che posso chiedere a un amico. Non riesco a immaginarlo con un amico. E...sono disposta a pagare. ” Questa in sintesi la sua presentazione.


Non sveliamo la natura del rapporto che c’è fra me e Eri, che non è di sottomissione/dominazione. A volte si, quando giochiamo, ma siamo entrambe switch. Il ruolo dipende dall’estro del momento. Ma noi ci amiamo. Il nostro non è rapporto esclusivamente sessuale. Non facciamo nulla per smentire la sensazione avuta da Eva, cioè che io sia la schiava di Eri.


La Domina è Eri. Che peraltro veste i suoi panni abituali con molta naturalezza.

E con naturalezza che dice a me, la sua soumisa, di testare Eva: “portala al bagno e vedi come si comporta, se possiamo accontentarla o meno”. Capisco il suo gioco. Eva cerca di “saltarmi”, Eri non glielo permette.

Non lo dice, ma il messaggio è questo: “C’è una gerarchia fra le schiave, cara Eva. Moniq è la preferita. Tu sei l’ultima arrivata. E’ chiaro?”
“Vieni con me” le dico. Lei mi segue senza fiatare.

La porto nel bagno delle signore. Entriamo e ci sono due che si stanno truccando. Ci guardano ma non dicono niente quando la prendo per i capelli in modo plateale e la spingo nella toilette. Chiudo la porta.

Faccio quello che volevo fare dalla prima volta che l’ho vista: baciarla. Le tiro i capelli indietro facendole alzare la testa la bacio. Risponde con la lingua. Le mordo le labbra. Forte. Geme. Infilo la mano sotto la maglietta e arrivo al seno. Cerco il capezzolo e lo trovo eretto. Piccola troietta. Lo stringo forte. E le mordo il labbro inferiore. Mi accarezza.

Le dico, stringendola per i capelli e facendomi guardare negli occhi: “ten les manos abajo perra” (tieni le mani giù stronza).

Obbedisce e colgo la scintilla di eccitazione nel suo sguardo. Di più: gli occhi prendono quella sorta di circospetta attenzione da preda in trappola. Mi piace. Passo da un capezzolo all’altro stingendoli forte. Sopporta bene il dolore. Chiude gli occhi.

“mirame” (guardami) Le dico. Li apre e mi fissa.

Le slaccio la cintura di cuoio. Il bottone del jeans. La zip. Glieli tiro verso il basso e ho accesso al suo centro. Scosto le mutandine e la sento bollente e bagnata. Geme, di piacere stavolta. Porto la mano al naso e aspiro il suo odore, la assaggio. Scendo di nuovo giù e con dei colpi sull’interno coscia le faccio aprire le gambe, quanto lo consentono i jeans calati al ginocchio. Le prendo la fica con tutta la mano, medio e anulare all’ingresso della vagina e il palmo che spinge sul clitoride. Stringo e la spingo verso l’alto, costringendola in punta di piedi. Spalanca gli occhi, respira forte. La bacio e le faccio scivolare la mia saliva in bocca. Non fa una piega. La mordo su una spalla. Forte. Avrà il segno tutta la sera.

Ok può bastare. Ci ricomponiamo. Le due señoritas non ci sono più. La riporto da Eri e le dico “può essere una buona schiavetta…”

Poi devo andare via. Le lascio al pub, ma a parte dei baci fuori dal locale prima di salire in macchina, non ci sarà più niente fra loro. Eri le dice le condizioni. Le invia le coordinate bancarie per il bonifico.


Mi chiedo se ci ripenserà o no. Due giorni dopo arriva un suo messaggio che dice: “quando possiamo vederci? Io sto impazzendo all’idea… vi prego” .

Ci manda delle sue foto e dei video in cui fa sesso con dei ragazzi.

Appuntamento è per la serata di venerdì. Nei giorni precedenti la messaggiamo con ordini contrastanti.

Non toccarti, dico io.

Masturbati e mandami la foto della tua fica bagnata, le dice Eri.

Vieni vestita sexy e con un trucco pesante…

Vieni senza trucco e con i capelli legati…

Scegli una safeword che ricorderai se non sopporterai il dolore...

Non ti preoccupare… è un gioco, stai serena…

Il mettere ansia, aspettativa, dubbi… fa parte del gioco della mente. Inizi a scopare il cervello da prima di vederci. Ne parliamo a casa, io e Eri, di come tenerla sulle spine, di come farla arrivare con la massima tensione possibile. E anche noi, parlandone, ci eccitiamo, ci carichiamo. Mi sento come se mi stessero spuntando i canini e le unghie. Sento la bestia che annusa la preda che mi sale dentro. Così bella, così dolce, posso farle tutto.


Arriva venerdì sera. Eva con un taxi è puntuale. Suona al citofono e la facciamo salire. E’ bellissima. Indossa dei jeans attillati e un maglione largo, i capelli neri lucenti legati a coda, degli stivali con un tacco che la rendono altissima. Penso che questa ragazza avrebbe potuto fare la modella. Ha portamento e eleganza. Ma ha disobbedito ai miei ordini. Le avevo detto di vestire elegante e sexy e di truccarsi pesantemente. Ha obbedito a Eri (è giusto, ma avrò modo di fargliela pagare).

Ci baciamo per salutarci e ha un profumo delizioso.

E’ un clima molto amichevole, sembra che ci stiamo vedendo per parlare di ragazzi e di quello che faremo nel weekend.


Ma Eri la fa accomodare nella sua mazmorra e lei si guarda intorno, incuriosita, anche spaventata. Le pareti insonorizzate (non vogliamo che qualcuno senta le urla, vero?), una croce a X di legno imbullonata al muro, diversi armadi d'acciaio, una catena che pende dal soffitto, una poltroncina reclinabile stile dentista, una lunga e stretta panca imbottita in pelle, con polsini in pelle a ciascuna estremità… una toeletta con uno specchio e una sedia con lo schienale alto, una lunga frusta arrotolata e appesa al muro, un gatto a nove code…

Prima di andare avanti…

Com'è finora?

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