Una bellissima slave.
Eva vuole provare un'esperienza come sottomessa e contatta Eri. Ci vediamo in tre e il gioco sarà molto eccitante.
Abbiamo conosciuto Eva in uno swinging club ( vedi il racconto Paella e Yogurt). Io pensavo fosse la ragazza del tipo con cui ho fatto cose. Una cuckquean, cioè una che si eccita a guardare il suo uomo far sesso con un’altra donna.
E invece no. Erano solo amici.
In realtà lei, in quella situazione, quello che aveva trovato oltremodo eccitante è che io fossi la soumisa di Eri, portata con una sorta di guinzaglio psicologico a fare sesso con uno sconosciuto in un locale.
Per questo alla fine le aveva chiesto il contatto.
E qualche giorno dopo l’aveva chiamata.
Eva è una ragazza di 28 anni, molto bella, alta, capelli neri lucenti, occhi scuri luminosi, zigomi alti, un piccolo anellino a una narice, denti bianchi e regolari, una bocca sfrontata, che sembra ti dica: che aspetti a baciarmi? A vederla è una ragazza esuberante, anche fisicamente. Il suo modo di guardarti, è più di una persona sicura di sé, dominante, piuttosto che di una timida sottomessa. Mi ha sorpresa, un poco, per la sua telefonata.
Chiama Eri è le dice: “da tempo mi piacerebbe avere un’esperienza di sottomissione. Mi piacerebbe molto conoscere qualcuno con cui viverla. Ne possiamo parlare?”
Eri le risponde che si, ne possiamo parlare e le dà appuntamento in un pub. Le dice però che ci sarò anche io. Per Eva non c’è problema.
Ci vediamo al pub e ci racconta che ha sempre pensato di provare questo tipo di giochi.
“Sono bisessuale. Al momento non c'è nessuno di speciale nella mia vita. Quando si tratta di sesso, adoro essere sottomessa, sono molto attratta dal BDSM. Non mi sono ancora avventurata profondamente in quel mondo, ma sono stato sculacciata e legata sia da uomini che da donne, e mi piacerebbe esplorare molto di più quel lato della mia natura. Essere dominata costituisce una parte importante delle mie fantasie sessuali e contribuisce regolarmente alle mie masturbazioni. Ho bisogno di qualcuno che mi spinga al limite. Non è qualcosa che posso chiedere a un amico. Non riesco a immaginarlo con un amico. E...sono disposta a pagare. ” Questa in sintesi la sua presentazione.
Non sveliamo la natura del rapporto che c’è fra me e Eri, che non è di sottomissione/dominazione. A volte si, quando giochiamo, ma siamo entrambe switch. Il ruolo dipende dall’estro del momento. Ma noi ci amiamo. Il nostro non è rapporto esclusivamente sessuale. Non facciamo nulla per smentire la sensazione avuta da Eva, cioè che io sia la schiava di Eri.
La Domina è Eri. Che peraltro veste i suoi panni abituali con molta naturalezza.
E con naturalezza che dice a me, la sua soumisa, di testare Eva: “portala al bagno e vedi come si comporta, se possiamo accontentarla o meno”. Capisco il suo gioco. Eva cerca di “saltarmi”, Eri non glielo permette.
Non lo dice, ma il messaggio è questo: “C’è una gerarchia fra le schiave, cara Eva. Moniq è la preferita. Tu sei l’ultima arrivata. E’ chiaro?”
“Vieni con me” le dico. Lei mi segue senza fiatare.
La porto nel bagno delle signore. Entriamo e ci sono due che si stanno truccando. Ci guardano ma non dicono niente quando la prendo per i capelli in modo plateale e la spingo nella toilette. Chiudo la porta.
Faccio quello che volevo fare dalla prima volta che l’ho vista: baciarla. Le tiro i capelli indietro facendole alzare la testa la bacio. Risponde con la lingua. Le mordo le labbra. Forte. Geme. Infilo la mano sotto la maglietta e arrivo al seno. Cerco il capezzolo e lo trovo eretto. Piccola troietta. Lo stringo forte. E le mordo il labbro inferiore. Mi accarezza.
Le dico, stringendola per i capelli e facendomi guardare negli occhi: “ten les manos abajo perra” (tieni le mani giù stronza).
Obbedisce e colgo la scintilla di eccitazione nel suo sguardo. Di più: gli occhi prendono quella sorta di circospetta attenzione da preda in trappola. Mi piace. Passo da un capezzolo all’altro stingendoli forte. Sopporta bene il dolore. Chiude gli occhi.
“mirame” (guardami) Le dico. Li apre e mi fissa.
Le slaccio la cintura di cuoio. Il bottone del jeans. La zip. Glieli tiro verso il basso e ho accesso al suo centro. Scosto le mutandine e la sento bollente e bagnata. Geme, di piacere stavolta. Porto la mano al naso e aspiro il suo odore, la assaggio. Scendo di nuovo giù e con dei colpi sull’interno coscia le faccio aprire le gambe, quanto lo consentono i jeans calati al ginocchio. Le prendo la fica con tutta la mano, medio e anulare all’ingresso della vagina e il palmo che spinge sul clitoride. Stringo e la spingo verso l’alto, costringendola in punta di piedi. Spalanca gli occhi, respira forte. La bacio e le faccio scivolare la mia saliva in bocca. Non fa una piega. La mordo su una spalla. Forte. Avrà il segno tutta la sera.
Ok può bastare. Ci ricomponiamo. Le due señoritas non ci sono più. La riporto da Eri e le dico “può essere una buona schiavetta…”
Poi devo andare via. Le lascio al pub, ma a parte dei baci fuori dal locale prima di salire in macchina, non ci sarà più niente fra loro. Eri le dice le condizioni. Le invia le coordinate bancarie per il bonifico.
Mi chiedo se ci ripenserà o no. Due giorni dopo arriva un suo messaggio che dice: “quando possiamo vederci? Io sto impazzendo all’idea… vi prego” .
Ci manda delle sue foto e dei video in cui fa sesso con dei ragazzi.
Appuntamento è per la serata di venerdì. Nei giorni precedenti la messaggiamo con ordini contrastanti.
Non toccarti, dico io.
Masturbati e mandami la foto della tua fica bagnata, le dice Eri.
Vieni vestita sexy e con un trucco pesante…
Vieni senza trucco e con i capelli legati…
Scegli una safeword che ricorderai se non sopporterai il dolore...
Non ti preoccupare… è un gioco, stai serena…
Il mettere ansia, aspettativa, dubbi… fa parte del gioco della mente. Inizi a scopare il cervello da prima di vederci. Ne parliamo a casa, io e Eri, di come tenerla sulle spine, di come farla arrivare con la massima tensione possibile. E anche noi, parlandone, ci eccitiamo, ci carichiamo. Mi sento come se mi stessero spuntando i canini e le unghie. Sento la bestia che annusa la preda che mi sale dentro. Così bella, così dolce, posso farle tutto.
Arriva venerdì sera. Eva con un taxi è puntuale. Suona al citofono e la facciamo salire. E’ bellissima. Indossa dei jeans attillati e un maglione largo, i capelli neri lucenti legati a coda, degli stivali con un tacco che la rendono altissima. Penso che questa ragazza avrebbe potuto fare la modella. Ha portamento e eleganza. Ma ha disobbedito ai miei ordini. Le avevo detto di vestire elegante e sexy e di truccarsi pesantemente. Ha obbedito a Eri (è giusto, ma avrò modo di fargliela pagare).
Ci baciamo per salutarci e ha un profumo delizioso.
E’ un clima molto amichevole, sembra che ci stiamo vedendo per parlare di ragazzi e di quello che faremo nel weekend.
Ma Eri la fa accomodare nella sua mazmorra e lei si guarda intorno, incuriosita, anche spaventata. Le pareti insonorizzate (non vogliamo che qualcuno senta le urla, vero?), una croce a X di legno imbullonata al muro, diversi armadi d'acciaio, una catena che pende dal soffitto, una poltroncina reclinabile stile dentista, una lunga e stretta panca imbottita in pelle, con polsini in pelle a ciascuna estremità… una toeletta con uno specchio e una sedia con lo schienale alto, una lunga frusta arrotolata e appesa al muro, un gatto a nove code…
“cosa c’è negli armadi?” chiede con una voce che non è più argentina e allegra, ma bassa e roca…
“Strumenti del mestiere “ risponde Eri “ma non sei qui per fare domande, stronzetta… da adesso in poi parli solo se interrogata, chiaro?”
“si”
“Si. SIGNORA” dice Eri.
“SI, SIGNORA”
“Noi ci andiamo a cambiare. Tu aspetti qui. Spogliati nuda, completamente nuda. I vestiti piegali e appoggiali sulla toilette, tutti gli effetti personali. E aspetta.”
“Si Signora”
Parliamo io e Eri mentre ci vestiamo. La serata promette bene. Eva è deliziosa. Determinata. Mi piace molto e so di piacerle, ma la vedo concentrata su Eri. Un po’ mi sento di troppo. Glielo dico: “pensi sia meglio, anche per lei, andare da sola?”
“Assolutamente no!” risponde “mi piace che mi guardi, mi eccita molto di più se ci sei tu...”
Eri è bellissima nella sua veste da Domina.
Indossa stivali di pelle nera fin sopra le ginocchia, con il tacco a punta. Calze nere a rete che lasciano vedere il bianco della sua pelle. Non indossa mutandine. Il sesso glabro spicca come una ferita.
Il busto in un stretto corsetto di pelle nera che le spinge il seno in alto, stingendolo, con una scollatura stupenda. Stretti guanti da polso senza dita in pelle nera e gli splendidi tatuaggi floreali sulle braccia. I capelli liberi e gonfi. Un trucco dark con ombretto viola, rossetto nero, fondotinta pallido che le conferisce un aspetto spettrale. Molto professionale. Sexy da morire.
Anch’io indosso calze a rete e reggicalze, ma sono a seno nudo, i capelli legati.
Quando entriamo nella stanza sono passati 40 minuti. Eva è nuda e sta curiosando sulla toeletta, dove ci sono candele profumate.
“Oh siete bellissime…” dice.
“Stai zitta, puttana, ti avevo detto di non parlare o no? Mettiti in ginocchio, stronza…”
“Si signora, mi scusi signora…”
“metti le mani dietro la schiena”
E’ Eri che comanda il gioco. Mi dà dei cinturini di cuoio con cui le lego le mani dietro la schiena e i piedi. Poi un collare di acciaio che le metto al collo.
“Cosa dici adesso?” Eri.
“Grazie Signora” Eva. (impara presto, penso)
“ brava puttanella… ora ho bisogno di rilassarmi, vieni qui e leccamela fino a farmi godere nella tua bocca”
Eri si è seduta e le ha fatto cenno di andare verso di lei. Le gambe aperte, la fica socchiusa che brillava di eccitazione. Eva ha strisciato verso di lei (mani e piedi legati) faticando per arrivare verso l’oggetto del suo desiderio. Eri la agevola prendendola per i capelli e tirandola fra le sue gambe. Eva sporge la testa e apre la bocca ma Eri la tiene lontana.
“Ti piace quello che vedi puttanella?”
“Si signora, mi piace molto...lei è bellissima signora”
Eri sporge il bacino verso di lei. Ma ancora non le permette di toccarla.
“voglio che mi lecchi fica e culo, ma voglio sentirtelo dire...voglio che mi preghi di permetterti di farlo”
“Si Signora, la prego Signora… posso mangiarle la fica e il culo? La prego Signora…”
E veramente ansiosa di compiacerla mentre lo dice. Io sono affascinata da Eri. Da come stia accendendo la situazione con regalità e assoluta padronanza. Sta facendo sentire alla ragazza il suo Potere.
E’ così diversa da me, che in una situazione del genere avrei cercato un rapporto fisico immediato. Lei domina con gli atteggiamenti, con le parole. E’ nel suo regno.
Finalmente permette a Eva di assaggiare la sua fica. E lei la lecca devotamente. Con gli occhi chiusi. Come se quel gesto fosse il centro del suo universo di piacere.
In ginocchio, scomoda, le mani legate dietro la schiena lecca con foga e pure, noto, con perizia. E’ brava. E Eri mi guarda mentre inizio a cogliere nel suo sguardo che conosco così bene l’eccitazione e il piacere che si avvicina.
“E brava, la puttana” mi dice in italiano. Lecca bene, la cagnolina. Ora vengo e poi te la faccio provare.
Mi eccita che mi fissi negli occhi mentre se ne sta lì con le gambe aperte usando la ragazza, è infinitamente spudorata, oltraggiosa nel suo totale dominio.
Se resto ferma a guardare finisce che mi tocco, la mia fica me lo sta chiedendo mandandomi piacevoli contrazioni che mi inumidiscono sempre di più. Non voglio. Prendo del gel lubrificante e mi posiziono dietro Eva mentre lei continua a leccare. Lo metto sulle dita e sull’ano e la penetro senza preavviso con due dita, spingendola verso la mia amica che aveva alzato il bacino e le stava offrendo il buco del culo da leccare. Le prende la testa e se la spinge contro, solo ogni tanto le permette di respirare. La inculo con le dita senza troppi riguardi mentre Eri usa la sua faccia per strofinarci la fica. Da come si muove e geme sembra gradisca moltissimo il doppio servizio che le stiamo facendo.
“mmmm è proprio una puttana… senti come spinge la lingua nel culo… le piace mangiarlo a questa cagna… ora il clitoride… resta lì … succhia… brava… dai… dai…. DAI! Che vengo… DAI con quella lingua… oh siii… siii… succhiamelo”
Eri le viene in bocca con la sua voce bassa che mi mette i brividi.
“vieni qui…” mi dice “fattela leccare anche tu”
“ e tu, ti è piaciuta la mia fica cagnetta?”
“si moltissimo” dice Eva e non si rende conto del suo errore.
“ah brutta vacca, stronza, ingrata…ti avevo detto di chiamarmi Signora! ora ti insegno la buona educazione…” prende un frustino e le dà un primo colpo sul culo…
“Ringrazia. Conta e ringrazia, stronza maleducata e fai il tuo lavoro da troia… lecca, nel frattempo…”
Mi sta lavorando la fica con abilità. Tengo aperte le labbra aprendomi il più possibile e la sento lappare i miei succhi, abbondanti…
Ogni colpo che riceve, si stacca con il respiro corto “ah, grazie Signora, uno, me lo merito Signora, sono una puttana maleducata…. Due...grazie… aaahhh Tre… “ e ogni colpo lecca con più foga affondando nella mia fica che sta letteralmente sbrodolando… le prendo il viso e me lo strofino come un oggetto per masturbarmi mentre i colpi continuano a cadere e la sento sempre più persa e eccitata…
Dieci colpi e le sue natiche sono rosse e striate… e io sto per venire. La sbatto furiosamente sulla mia fica fino a quando le schizzo in faccia tutto il mio piacere.
Mi eccita che lei sia frustata mentre me la sta leccando? No. Non è quello, mi eccita sentire che lei in quel dolore si perde come in un orgasmo. La mia testa non smette mai di funzionare e mi interrogo su quello che provo, su quello che vedo negli occhi di Eva, e in quelli di Eri.
E’ come se da Eri emanassero scariche di elettricità che avvolgono Eva e la piegano.
E’ che parlano la stessa lingua. Una lingua che fatico a comprendere ma che mi piace sentir parlare. Capisco il Potere, meno il Dolore. Ma capisco che il Dolore è un modo attraverso cui il Potere si manifesta. Un modo per donarsi. Per legarsi. Come il piacere.
Lo capisco razionalmente, ma non mi appartiene.
Eri la prende. La slega. Le dice “brava ragazza… sei stata brava… “ La coccola. E Eva le lecca le mani, le gambe, docile, grata, dove riesce a arrivare, mentre Eri la accarezza.
La fa alzare, la mette a pancia in giù sulla panca imbottita (come una panca da palestra) e la lega di nuovo, stretta.
Le braccia giù sulla struttura della panca. Due cinture di cuoio strette intorno alle gambe. Una intorno al seno. E una sulle cosce. Sono strette e lasceranno segni sulla sua pelle. Poi le mette un cappuccio di velluto nero intorno al viso, in modo che non possa vedere.
Dopodiché cambia registro: “brutta puttana… guarda come stai sgocciolando… hai sporcato ovunque… hai una pozzanghera sotto la tua fica… cosa dovrei fare secondo te?”
“chiedo scusa Signora non riesco a trattenermi… “
“non ti ho chiesto giustificazioni stronza… ti ho chiesto cosa dovrei fare…”
“punirmi Signora… punirmi per essere una puttana che piscia il suo piacere senza controllo…”
“Oh che brava …” (si volta verso di me) “legge nel pensiero… è proprio quello che pensavo io…”
“vediamo… il culo è piuttosto rosso… la schiena è bianca… vogliamo fare tutto dello stesso colore? “
“Si Signora, quello che lei pensa sia giusto”
Eri, sempre con il frustino, le fa contare 10 colpi e penso che stavolta le faccia più male, perché la vedo contorcersi e la voce è rotta mentre conta, e ringrazia.
La slega, la volta, le toglie il cappuccio. Il volto è rigato di lacrime.
La tocca con un dito fra le cosce e le dice “ora godi per me puttanella… Sborra per me, stronza eccitata. Dai, sfogati. La tua padrona vuole sentirti venire forte, quindi fai come ti viene detto."
E così, a comando, Eva lo fa, tremando e singhiozzando, spruzzando i succhi della sua fica su tutta la sua mano guantata. Eri sorride e, molto sensualmente, si succhia le dita con evidente gusto.
Questa scena è di una bellezza sconvolgente. Mi rimane dentro come un’opera d’arte.
Non sono abituata al dolore fisico. Eri lo sa e con me non lo usa mai. Ma per la prima volta capisco la potenza dello stato in cui ci si viene a trovare.
Eri mi fa segno di dedicarmi a Eva. Mi fa un gesto come dire “è tutta tua”. Ma ho solo emozioni di dolcezza verso questa ragazza.
Ho slacciato tutte le sue cinghie e l’ho fatta sdraiare sulla poltrona simile a quella da dentista e facendola rilassare. L’ho baciata lentamente sulle labbra e sul seno, carezzandola dolcemente. Ho preso una bottiglia di olio profumato alla vaniglia e gliene ho versato un po’ sulla pancia. L’ho massaggiata sulle spalle, il seno, la pancia e l’inguine. Poi sulle gambe continuando il massaggio fino alle caviglie. Le ho succhiato le dita dei piedi. E poi con l’olio le ho massaggiato a lungo le dita una per una, e i piedi, sopra e sotto, nelle piante. Fino a che non si è addormentata mentre le accarezzavo i capelli. Sono andata a prendere una copertina di pile e gliel’ho messa addosso.
Andiamo a prendere qualcosa da mangiare. Mi è venuta una gran fame. Una bottiglia di vino bianco, del salmone affumicato, burro, crostini di pane. Eva e sveglia e mangiamo insieme. Ridiamo e scherziamo, uscite dai nostri ruoli. Lei è sempre nuda, drappeggiata dalla coperta in pile.
Mi torna il desiderio al secondo bicchiere di vino. Il burro si sta sciogliendo nel vassoio. Ne prendo un po’ con il dito e lo spalmo sui suoi capezzoli, e li lecco, li succhio. Ci riaccendiamo. Ci baciamo. La voglio a modo mio. Uso la coperta per sdraiarla a terra e le salgo addosso. Cerco i suoi capezzoli con i miei. La sua lingua con la mia. Il suo clitoride con il mio. La schiaccio, la giro, la muovo come un oggetto a mio piacimento. Mi alzo, prendo uno strapon nero, grosso, lo indosso e in piedi davanti a lei in ginocchio glielo faccio succhiare. Glielo spingo in gola. Ci sputo sopra la mia saliva e glielo faccio leccare. Mi piace come partecipa e succhia con passione, come fosse un cazzo vero. E come mi guarda mentre la sovrasto.
La sdraio in terra, le alzo le gambe sulle spalle e la penetro lentamente ma fino in fondo. Poi inizio a scoparla sempre più veloce. E forte. In modo da sentire lo strapon che mi schiaccia il clitoride e mi faccia godere.
Eri le sale sopra si siede sul suo viso. Ci baciamo, io e lei. Le succhio i capezzoli. Vengo fortissimo sbattendola con violenza, per sentire la pressione sul mio clitoride. Dopo dirà che è venuta anche lei, ma i suoi gemiti si perdono nella fica di Eri e non lo capisco.
Mi stacco esausta e Eri prende il mio posto, ma cambia orifizio. Le scopa il culo, sempre nella stessa posizione con uno strapon che azionando una pompa si gonfia dentro e vibra.
Eva è uno spettacolo vederla sbattere la testa di qua e di là, urlando frasi sconnesse.
Eri mi dice di imbavagliare la piccola puttana perché la sentiranno fino allo Stadio se continua a urlare così. Mentre lo faccio le titilla il clitoride con un piccolo oggetto che vibra e Eva continua a venire contorcendosi. Le lego le mani alla panca, le braccia verso l’alto. E’ sudata, scarmigliata, il filo di trucco è sfatto e cerchia gli occhi, le labra gonfie. Penso assurdamente che dovrebbe essere dipinta così. A quale pittore potrebbe cogliere questa intensità. Mi balena Maria Maddalena in Estasi di Caravaggio. Forse. Ma Eva è bella. Bellissima. E’ bella come solo una femmina selvaja può esserlo.
Eva. La prima donna. Non è un caso il suo nome. Lo indossa come abito perfetto.
Mi masturbo furiosamente guardandola e vengo insieme a lei.
Ma Eri è inflessibile. Continua a scoparle il culo aumentando il diametro del fallo e giocando con la pallina vibrante sul suo clitoride, facendola venire in continuazione fino a che, capisco, si chiude il cerchio: dal dolore l’orgasmo, dall’orgasmo il dolore.
Ma Eri è inflessibile. Almeno cinque volte la fa godere. Fino a che nell’ultimo sembra svenire. Perdere conoscenza.
Le controllo il polso e il respiro. Tutto ok. Ha solo goduto troppo.
La slego. La copro. Si siede accovacciata e beve una tazza di caffè.
“non ho parole” dice “mi è piaciuto più di quanto avessi mai sognato. Grazie. Grazie.”
Scherziamo con un fallo ancora più grosso che non è stato usato: “ma come, la puttanella è già stanca? E questo?”
Sono le 4 di notte. Sembra che tutte ne abbiamo avuto abbastanza.
Eri dice: “Eva, ti restituisco i soldi. E’ stato utile che tu pensassi di aver pagato. Ma, veramente, è stato un piacere…”
Facciamo una doccia e andiamo a letto. Eva dorme con noi. La mattina quando se ne va ci baciamo. Non credo sarà l’ultimo bacio che ci siamo date.
Commenti (1)
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bello!


