Una bellissima crociera. - ESTATE
Come spesso avviene NON tutti i mali vengono per nuocere.
1 ora fa
Mi chiamo Paolo, ho 45 anni sono un bel maschio di media statura, occhi marroni, capelli scuri un po' striati di bianco ed un fisico in forma, non palestrato. Sessualmente parlando sono abbastanza sopra la media per dimensioni. Ho sempre condotto una vita tranquilla come impiegato di banca, diviso tra ufficio e famiglia. Sei mesi fa, la mia routine è andata in frantumi: mia moglie, una splendida quarantenne, dopo più 23 anni di matrimonio, mi ha lasciato per un ragazzo ventenne. Un fulmine a ciel sereno, che mi ha sprofondato nell'angoscia. Mi sentivo tradito, un cornuto ignaro e deriso. Per non pensare, mi son rifugiato nel lavoro e nell'isolamento domestico. A prendersi cura di me, in questo torpore, è mia figlia Katia, 22 anni, che vive ancora con me. Katia è la copia identica di sua madre alla stessa età: alta, bionda, occhi chiari ed un fisico mozzafiato. Nel tentativo di scuotermi dalla depressione, una sera è tornata a casa con una proposta che inizialmente non volevo nemmeno ascoltare: fare una crociera insieme.
«Papà, è ora di dire basta! Mamma si è comportata in modo orribile, lo sappiamo tutti, ma devi smettere di continuare a tormentarti ed aver sensi di colpa. Tu non c'entri nulla, lei ti ha tradito ripetutamente e tu nemmeno te ne rendevi conto; devi voltare pagina e reagire. Ti prego, vieni con me: ho preso i biglietti per una crociera alle Baleari: ti aiuterà a dimenticare.»
Alla fine, mi ero lasciato convincere. Adesso, però, ero qui che fissavo il mare da una poltrona della nave, stringendo un drink con il cuore pieno di malinconia. Pensavo a quanto fosse stato un errore partire; avrei voluto solo il silenzio di casa mia. Decisi di rendermi quasi invisibile dal resto dei passeggeri, per restare solo con i miei cupi pensieri. Avevo sempre fatto una vita tranquilla, forse anche monotona, ma, in ogni caso, la ritenevo soddisfacente almeno per me, ma non per mia moglie. Rimuginavo su tante cose, che solo ora avevano un senso, una spiegazione. È proprio vero che i cornuti i dettagli li notano sempre dopo. Ero consapevole che, per andare avanti, avrei dovuto trovare una nuova distrazione. Disteso sul ponte a prendere il sole, osservavo da dietro i miei occhiali scuri, donne e ragazze in bikini succinti, con capezzoli turgidi e culi in bella mostra, e questo avrebbe potuto esser già un motivo di distrazione valido per vincere la mia malinconia, ma, invece, non funzionava. All’improvviso, una bella donna si è avvicinata ed ha iniziato a parlare.
«Ti piace il viaggio?»
L’ho osservata, sorpreso. Solo per cortesia ho risposto, cercando di tagliare corto.
«Non proprio: lo trovo un po' noioso; preferirei esser altrove.»
La mia apatia non l’ha smontata affatto.
«Vuoi bere qualcosa? Forse possiamo sederci e parlare?»
Sempre per non esser scortese, ho declinato l'invito.
«No, grazie. Preferisco restare qui da solo a rilassarmi.»
Mi ha guardato con aria critica, poi ha sentenziato:
«Bruttissima rottura? Quanto ti brucia?»
Indispettito, son scattato sulla difensiva.
«E tu come lo sai? Ti ha mandato Katia?»
Mi ha fissato stupita.
«Chi è Katia? No, sono una psichiatra e so leggere sul volto delle persone. Hai l'aria di uno che sta passando un brutto momento.»
Ero decisamente scocciato. Con uno sforzo, mi son mantenuto su di un tono educato, ma fermo nel voler chiudere il discorso.
«Katia è mia figlia. Mi ha convinto lei a far questa crociera. Scusami, ma sto bene così. Voglio solo sedermi qui, prendere il sole da solo ed in santa pace.»
Lei, però, ha affondato il colpo.
«Sì, dura. Una rottura molto dura. Allora: qual è il piano? Restar seduto qui a commiserarti ed a far sentire in colpa tua figlia per averti portato in viaggio? Pensi davvero di venirne fuori così?»
Ho reagito di scatto, offeso nel profondo.
«Come ti permetti? Ma chi sei? Che vuoi? Cosa ti importa di quello che faccio? Per favore, vattene e lasciami in pace!»
Lei ha alzato le mani, in segno di resa.
«Ok, calma! Ho esagerato. Scusa: parliamo e basta!»
A quel punto mi ero incazzato davvero.
«Senti, non ho bisogno di una strizzacervelli, ok? Non voglio esser scortese, voglio solo esser lasciato in pace.»
La fissavo, infastidito dalla sua insistenza. Lei ha scosso il capo e, finalmente, ha desistito.
«Ok, mi dispiace averti disturbato. Non volevo farti arrabbiare. Ti chiedo scusa ancora una volta.»
Se n'è andata. Dentro di me, però, quelle parole avevano già aperto una crepa nella mia solitudine. Ho cominciato a riflettere sul fatto che mia figlia aveva fatto tutto questo per me, mentre io riuscivo solo a commiserarmi. A pranzo, ho raccontato a Katia l'accaduto. Mi ha guardato sbalordita.
«Papà, perché non le hai parlato? In fondo, cosa avevi da perdere?»
Ho reagito d’impulso anche con lei.
«No! È stata invadente a pressarmi per parlare dei miei problemi e dei miei sbagli. Non la conoscevo, l’avevo appena vista e ci eravamo appena parlati. Devo forse raccontare i fatti miei a chiunque? Dimmi la verità: hai organizzato tu questo incontro?»
La sua risposta non mi ha convinto affatto. Era evidente che nascondeva qualcosa.
«Io? No! Non ne sapevo nulla, finché non me lo hai raccontato tu.»
Era certo che stava mentendo; ci son andato giù pesante.
«Che cosa sta succedendo qui? Che ti sei messa in testa? Non voglio vederla né uscirci! Sono stato chiaro? Non mi serve uno psicologo. Ho chiuso con tua madre e l'ho superata. Questa è la peggiore idea che potessi farti venire! Lasciami in pace e non farmi pentire di aver accettato questo viaggio. Ci siamo capiti?»
In quel momento la strizzacervelli si è riavvicinata e, con un sorriso, ha fatto l’ennesima battuta.
«Giustissima la mia prima impressione! Sei cosi arrabbiato che se qualcuno non si prende cura di te, proprio non sai come uscirne!»
Infastidito, mi son alzato, ho chiesto scusa e me ne sono andato. Poco dopo ho notato che Katia si era arrabbiata e il distacco che mostrava nei miei confronti mi faceva male. L’ho raggiunta per chiederle cosa le andava di fare una volta attraccati alle Baleari, ma il suo sguardo era spento, profondamente deluso. Mi ha dato un'occhiata, ha stretto le spalle delusa.
«Non mi interessa! Penso che rimarrò a bordo. Non ho nessuna voglia di scendere, adesso.»
Cercando di decifrare la sua reazione, ho tentato di andare al sodo, spinto dal dubbio che mi tormentava.
«È per via della tua amica dottoressa, vero? Perché ci tieni così tanto che io le parli? Che bisogno c'era di inventarsi questo stratagemma della crociera per farmela incontrare? Non potevi semplicemente dirmi: "Papà, c'è una persona che vorrei farti conoscere"?»
La sua risposta, detta con un filo di voce, mi ha spiazzato.
«Credo che dovresti solo ringraziarla. Questi biglietti ce li ha regalati lei. La compagnia di navigazione gliene offre spesso come benefit, dato che il suo studio si occupa della selezione e della valutazione psicologica del personale di bordo. Il nostro studio si occupa della sua contabilità ed è per questo che le ho parlato tanto di te, delle tue giornate tutte uguali e così ha deciso di regalarmeli. Inoltre sapevo che era single... ho solo pensato che avreste potuto trovarvi bene insieme.»
Davanti al suo viso intristito, ho compreso di aver esagerato. Sentendomi in colpa, ho cercato subito di rimediare.
«Va bene, d'accordo. Se la incrocio le chiederò scusa e la ringrazierò formalmente, ma non succederà nulla di più. Anche perché, da come mi son comportato, sarà già un miracolo se mi rivolgerà ancora la parola.»
Katia ha abbozzato un sorriso amaro, scuotendo la testa con rassegnazione.
«Mi dispiace per come è andata, papà. Forse avrei dovuto farmi i fatti miei. Ma ti stavi spegnendo giorno dopo giorno, chiuso in quella casa. Eri sprofondato in una depressione così cupa che poteva risolversi solo dandoti una scossa. Pensavo che questo viaggio ti avrebbe aiutato a respirare di nuovo.»
Cercando di ripianare del tutto le cose, le ho fatto una promessa.
«Senti, domani scenderemo a terra io e te. Passeremo la giornata insieme e faremo qualcosa di bello. Sarà il nostro primo vero passo per ritrovare il buonumore, va bene?»
Lei ha annuito, accettando la tregua. Poi, però, ho commesso l'errore di aggiungere una domanda di troppo.
«Ma tu sei ancora in contatto con lei? Vi dovete vedere? Quella dottoressa ti aspetta di nuovo per cena? Perché, se è così, quando la vedo, le faccio le mie scuse e chiudiamo la faccenda.»
Katia si è irritata all'istante e mi ha fulminato con lo sguardo, di nuovo furiosa.
«Si chiama Ingrid, papà! Ingrid! E visto che ci tieni tanto a farle le tue scuse, posso chiederle se vuole cenare con noi?»
Ho alzato le braccia in segno di resa ed ho annuito.
Alla fine è venuta a cena con noi. Cogliendo l'occasione, le ho chiesto scusa per come mi ero comportato dovuto all'incomprensione e lei ha fatto lo stesso. L'ho ringraziata per i biglietti, spiegandole la verità.
«Pensavo che li avesse comprati Katia per noi».
Contro ogni aspettativa, la cena è trascorsa tra chiacchiere piacevoli e mi son reso conto di trovarmi davvero bene in sua compagnia. Così, anche per rimediare alla mia iniziale scortesia, ho azzardato: «L'offerta per bere qualcosa insieme è ancora valida?».
Ha accettato. Più passava il tempo, più Ingrid mi incuriosiva. Son rimasto stupito anche di me stesso, di come mi son lasciato sedurre dal suo modo carino di parlare, dalla sua espressione solare che, senza rendermene conto mi ha conquistato. Nonostante fosse una bellissima donna, ho preferito non correre; anche se avevo l'impressione di piacerle molto, ho evitato qualsiasi approccio affrettato. Il giorno successivo siamo scesi a terra ed abbiamo trascorso l'intera giornata insieme. Cominciava a piacermi sul serio ed il suo lato seducente non faceva che aumentare l'attrazione. I nostri sguardi si sono incrociati sempre più spesso, carichi di intesa. Una volta tornati a bordo, abbiamo cenato di nuovo insieme. Poi, con un altro drink tra le mani, siamo rimasti svegli, quasi fino all'alba, a parlare. Mi sembrava di conoscerla da una vita. Sentendo che tra noi si era creato un feeling fortissimo, ho deciso di rischiare e, quando l’ho riaccompagnata, sulla soglia della cabina, le ho chiesto se mi faceva accedere nel suo alloggio. Lei, però, mi ha guardato, ha sorriso ed ha scosso la testa.
«Scusami, ma non posso accettare di farti entrare per due motivi: il primo è che non ho ancora capito se sono io la tua terapeuta o tu il mio. Il secondo è che non cerco una botta e via. Per me è fondamentale chiarire questi aspetti, anche se tu, allo stato, non puoi capire.»
L’ho guardata confuso. Ho provato a spiegarmi.
«Non ho mai pensato a una sola notte di sesso con te».
Lei sorrise poco convinta.
«Vorresti farmi credere che mi chiamerai anche al nostro ritorno? Che inizieremo a frequentarci sul serio? Non ne sono sicura. È meglio approfondire e capire cosa proviamo davvero. Inoltre, sai ancora pochissimo di me: potrei stupirti molto più di quanto credi. Aspettiamo, per ora è la scelta migliore.»
Non ha aggiunto altro, l’ho baciata. Le nostre lingue si sono intrecciate in un momento di forte passione. Per un istante ho accarezzato l'idea che avrebbe ceduto, ma lei si è voltata ed è entrata nella sua cabina, chiudendo la porta alle sue spalle. Il giorno successivo abbiamo partecipato ad una nuova escursione insieme a Katia. Ci avevano lasciato su una spiaggia magnifica; mentre Katia era impegnata in un'immersione, io e lei abbiamo passato la giornata a nuotare, prendere il sole e chiacchierare. Ci siamo divertiti moltissimo. Ho approfittato del momento per scusarmi.
«Sono stato un maleducato con te, all'inizio. Mi dispiace.»
Ha sorriso ed un po’ mi ha stupito.
«Il mio comportamento era volutamente provocatorio. Sapevo che non avresti ascoltato nulla in quel momento. Eri bloccato nel tuo pessimo umore, determinato a non divertirti e logorato dai sensi di colpa per la rottura. Ho solo deviato la tua rabbia verso di me ed ha funzionato. Katia non era affatto arrabbiata con te: l'avevo avvertita del mio piano. Guarda il risultato: dopo la seconda cena, abbiamo parlato per ore.»
Per un attimo son rimasto come infastidito. L’ho guardata cercando di decifrarla.
«Quindi: cos'è questo? Un gioco? Mi stai curando? Ti piaccio davvero o mi stai solo psicanalizzando?»
Ho visto il suo sorriso molto rilassato.
«Ma no! Che gioco?! Mi piaci. Mi piaci moltissimo. Solo che non è facile lasciarmi andare, devo ancora superare un blocco personale. Non voglio buttarmi tra le braccia del primo che capita, specialmente dopo quello che ha vissuto. Ci devo lavorare su. Quando sarò sicura che tra noi possa funzionare e durare, allora mi lascerò andare. Se mi vorrai ancora, sarà una bellissima storia. Ma, ti prego, non aver fretta. Ho bisogno di tempo per riflettere.»
L’ho guardata cercando di capire, ma non ci son riuscito, cosi le ho detto ciò che pensavo di lei.
«Per la cronaca, anche tu mi piaci davvero tanto, ecco perché ti ho parlato per tutto il tempo. Ho fatto un tentativo per andare oltre, quando ti ho chiesto di entrare da te, ma poi ho capito che tu sei diversa o che hai qualche cosa che ancora non ho ben compreso, che ti blocca; quindi non ho forzato il gioco. Però adesso mi piace la tua compagnia. Prenditi i tuoi tempi, tanto io non ho altri impegni e posso aspettare.»
Lei mi ha sorriso complice.
«La prima volta mi hai davvero stupito. Non ero certa del tuo comportamento nei miei confronti, invece hai reagito esattamente come speravo. Ero felice, quando mi son allontanata da te, perché ero certa che ti avrei rivisto. Sapevo che avrebbe funzionato.»
L’ho baciata e lei ha risposto al mio bacio. Le mie mani hanno preso a scivolare sul suo corpo e lei mi ha bloccato con un sorriso.
«Calma: siamo in pubblico. La tua mano può aspettare, finché non torniamo alla nave?»
Katia è tornata e ci ha sorpreso mentre la stavo baciando. Ha riso.
«Caspita! Non mi aspettavo davvero veder mio padre flirtare con una delle mie clienti più simpatiche!»
Lei mi ha abbracciato e mi ha chiesto se ero più felice adesso. Ho sorriso ed annuito. Siamo tornati alla nave ed abbiamo cenato; io ed Ingrid abbiamo fatto la nostra solita chiacchierata. Poi ci siamo baciati nel corridoio fuori dalla sua cabina. Temendo un suo ennesimo rifiuto, ho evitato di chiederle di farmi entrare, invece è stata lei a sorprendermi.
«Non mi chiedi di entrare?»
Ho allargato le spalle.
«Pensavo che avresti detto di no: comunque?!»
Lei ha sorriso.
«Accidenti, ti arrendi troppo facilmente! Ok, se non vuoi entrare, va bene.»
Istantaneamente ho avuto una forte erezione. Appena dentro, ci siamo seduti sul letto e l’ho baciata. Le nostre lingue erano impazzite. Le mani hanno preso a strapparci i vestiti di dosso, come se bruciassero. Nuda era bellissima: i seni gonfi, i capezzoli duri e poi lei ha iniziato a succhiarmi il cazzo. Mi son girato ed abbiamo dato inizio ad un 69 sconvolgente. La sua vulva era fradicia. Sentivo il profumo di donna in calore e me ne sono inebriato. Ho affondato la mia lingua fra le pieghe di quella vulva ed ho assaporato ogni goccia del suo nettare. Gemeva, mentre le leccavo e succhiavo il clitoride. Lei ha avuto un orgasmo sconvolgente.
«Oddio, vengo! Continua: sei meraviglioso! Vengo!»
Anche lei è stata fantastica. Mi ha afferrato il pene ed ha iniziato a succhiarlo; poi se lo è infilato tutto in gola. Mi ha sconvolto il suo modo di tenerlo in gola. Lo aveva tutto dentro e poi muoveva la lingua. Da infarto!
«Dai, succhialo, che poi ti scopo! Te lo voglio infilare tutto dentro! Cazzo mi fa impazzire la tua lingua!»
Ero pronto a scoparla, ma lei ha preferito farmi venire nella sua bocca.
«Ingrid, fermati! Cosi mi fai venire! Cazzo, ti sborro in gola! Ingrid! Sborro!»
Impossibile resisterle. Le ho scaricato in gola mesi di astinenza. Lei non ne ha perso una stilla. Lo ha ingoiato tutto e poi si è distesa accanto a me. I suoi occhi brillavano di gioia, poi mi ha abbracciato e baciato e, a quel punto, mi ha detto tutto quello che c'era da sapere.
«Adesso che ti sei scaricato, sei più rilassato, ma sei ancora eccitato; prima di proseguire, è giusto che io sia sincera con te; mi piacerebbe scopare con te, ma voglio farlo nella consapevolezza che anche tu lo vuoi. Quindi, prima, devo dirti tutto: è giusto che tu sappia da me cosa e perché siamo a questo punto.»
L’ho guardata quasi incredulo, curioso. Lei ha ripreso il discorso.
«Per tre anni ho vissuto una storia d’amore stupenda. Ero innamorata di una persona che adoravo. Purtroppo, per lei non era così; e dico “lei “perché era una lei che tu conoscevi bene: la tua ex moglie Barbara! Per due anni ci siamo amate e, non mi fraintendere, a me i maschi piacciono, ma con lei era stupendo. Il terzo anno però le cose son cambiate. È iniziato un periodo di cose strane, ritardi, imprevisti, a volte appuntamenti mancati. Nel frattempo avevo fatto la conoscenza di Katia, che però non sapevo fosse vostra figlia, l’ho scoperto un po’ di tempo dopo, per puro caso. Quando ho fatto questa scoperta, ho anche capito che Barbara mi tradiva con dei ragazzi più giovani e, una volta che eravamo assieme, sul suo corpo vi erano chiari i segni di una furiosa scopata. La fica dilatata, tumefatta, arrossata. Lei si era giustificata dicendo che tu eri un vero demone a letto. Per un momento ci ho creduto, ma poi, parlando con Katia, ho scoperto che fra di voi il sesso era alquanto raro e sporadico. Allora ho affrontato Barbara e le ho detto che mi aveva tradito; lei, stizzita, se n’è andata. Per me è stato un duro colpo, come per te. Quando Katia mi ha raccontato che tu eri in questo stato, mi son detta che forse insieme ne potevamo uscire, ma il punto era come provarci? Quando mi hanno regalato questi biglietti, ho pensato che fosse l’occasione migliore. Mi rendo conto che nella mia posizione è quasi contro l’etica professionale cercare di aver una storia con un paziente, ma, in questo caso, non so chi di noi due stia peggio: chi sarebbe il dottore e chi il paziente? Adesso puoi mandarmi al diavolo e lo capirò senza fiatare.»
L’ho guardata e, per un attimo, son rimasto sconvolto. Poi ho capito tante cose successe in passato, tanti comportamenti di mia moglie all’apparenza inspiegabili e allora ho abbracciato Ingrid e l’ho baciata.
«Solo ora capisco certi comportamenti di Barbara e non ne faccio una colpa a te, ma, al massimo, a me, che non ho mai voluto, per quieto vivere, approfondire. Da tempo mi ero accorto che era cambiata, ma non vi ho dato peso, pensavo fosse normale per una donna comportarsi così. Ora non voglio più trascurare nessuno, né te, né mia figlia, quindi, se mi vuoi, io ci sono, sia per te che per lei. Adesso voglio il tuo corpo ed il tuo piacere.»
Mi ha guardato ancora un attimo stupita, poi ha cercato di aggiungere altro.
Paolo, aspetta: io... non ho finito di dirti che...»
Le ho chiuso la bocca con un bacio ed ho visto i suoi occhi che hanno brillato di gioia. Sono sceso di nuovo fra le sue cosce ed ho continuato da dove avevo lasciato. Ha allungato le mani ed ha afferrato la mia testa, strofinava la sua figa sulla mia bocca, mentre raggiungeva l'orgasmo. La mia faccia era ricoperta di nettare prelibato. Sono scivolato sul suo corpo e mi son messo fra le sue cosce aperte, ho appoggiato la punta sullo spacco e poi son entrato dentro, fino in fondo. Ha sussultato leggermente, mentre la penetravo. Ho iniziato a pomparla a fondo e lei ha sorriso, poi mi ha incitato a scoparla con più fervore.
«Oh sì, Paolo! Così, mi piace! Mi fai venire!»
Ho preso a scoparla con estremo vigore. Ha iniziato a godere un orgasmo dopo l'altro, senza soluzione di continuità. Mi ha baciato ed abbiamo limonato mentre la sbattevo con maggior furore, poi l'ho abbracciata e mi son rigirato, portandola sopra di me. Mi ha cavalcato ed è venuta ancora altre due volte, poi si è sdraiata sfinita, sopra di me.
«Già quando ti ho visto per la prima volta, avevo immaginato che eri un ottimo amante! A Barbara piaceva darmi degli appuntamenti all'interno dei centri commerciali, dove tu l’accompagnavi a fare shopping, perché le piaceva molto darmi un bacio nei posti più insoliti, come i camerini oppure dentro i bagni! Tu non mi conoscevi e lei impazziva per queste cose! Ad esser sincera, piacevano molto anche a me e, per questo, l’assecondavo. Poi, il fatto che tu non mi conoscevi e ti passavo accanto dopo che avevo baciato lei o l’avevo toccata in un bagno, mi piaceva molto. Ho ancora una cosa da dirti...»
Avevo voglia di scoparla ancora, così la bacio e poi metto di lato e la sbatto ancora con forza. Ero prossimo all'orgasmo e lei lo ha intuito; mi abbraccia e mi tiene stretto dentro di sé.
«Paolo, vienimi dentro! È da tanto che non sento il mio ventre inondato dal calore di un maschio! Ti prego: vieni, riempimi!»
L'ho portata di nuovo all’orgasmo e poi son rimasto piantato dentro di lei, mentre svuotavo le mie palle nel suo ventre. Mi ha abbracciato e stretto con forza. Mi ha baciato con le lacrime agli occhi e poi, mentre continuavo a rimaner dentro di lei, muovendomi lentamente, tra uno schizzo e l'altro, lei ha stretto il mio viso tra le sue mani e mi ha fissato dritto negli occhi.
«Ti prego, fammi finire di parlare! Quello che ho da dirti è estremamente importante e voglio assolutamente che tu ne sia al corrente!»
Le do un bacio e le dico di continuare; lei fa un profondo respiro e riprende il discorso.
«Quando Barbara se n'è andata, Katia era molto dispiaciuta perché all'inizio non sapeva che tra me e lei c'era stata una relazione. Quando ne abbiamo parlato, ho visto che mi ha guardato con occhi un po' strani, poi ha cominciato a piangere e, senza neanche rendercene conto, eravamo l’una nelle braccia dell'altra e le sensazioni che avevo provato con Barbara, le ho ritrovate tutte in Katia! Tua figlia è dolcissima! Si è aperta con me sotto ogni aspetto e, soprattutto, ha ammesso che nella sua vita, all'inizio, aveva preso sua madre a modello, ma dopo, quando si è resa conto che ti tradiva, ha capito che l'unica persona che le voleva davvero bene in famiglia, eri tu! Paolo tua figlia non ha avuto nessun fidanzato e... Katia è vergine! Mi ha confessato che nessun maschio, tranne uno, avrà il piacere di godere del suo corpo. Paolo quel maschio di cui parla sei tu! Sei diventato il suo idolo, il suo paladino e, soprattutto, sei diventato il suo sogno proibito. Gode moltissimo tra le mie braccia ed io impazzisco tra le sue; più di una volta, mi ha chiesto cosa si prova a star tra le braccia di un uomo. Le ho detto che doveva provare, fare qualche esperienza, ma lei è stata irremovibile: vuole te! Solo tu e nessun altro avrà il suo corpo; tutto quello che c’è stato tra di noi in questi giorni, lo ha voluto anche lei. Paolo il suo più grande desiderio è quello di provare il piacere con te.»
Sono stupito e, nello stesso tempo sconvolto, dalle sue parole, mentre cerco, in qualche modo, di capire come muovermi.
«Ingrid, lo capisci che è una follia! Come posso... è mia figlia! È una cosa assurda e totalmente folle!»
Mi bacia, mi abbraccia e mi tiene stretto; poi riprende a parlare.
«Paolo, smettila di esser il bravo ragazzo che già ha perso una donna; è vero, sei suo padre e lei è tua figlia, ma è anche una donna giovane, con gli ormoni a mille, che ha deciso ed ha scelto di diventar donna con il tuo contributo, perché ti considera l'uomo per eccellenza. Smettila di ragionare e, per una volta, fai qualche pazzia, perché nella vita a volte sono necessarie anche quelle! Ti vuole come uomo, come maschio e vuole donare a te la sua prima volta; ti prego, ti scongiuro di non ferirla, perché rischi di perdere anche lei come hai perso tua moglie. Mi ha detto che se tu la rifiuti, se ne andrà lontano e non la vedremo più!»
La guardo, cerco di capire e lei mi sorride.
«Credo che tu abbia ragione… il punto è che non so come... lo capisci che per me non è facile aprire un dialogo con lei su questo argomento? Cosa devo fare?»
Ingrid mi guarda e mi dice una cosa che mi lascia ben sperare.
«Paolo, credo che sia più semplice di quanto si possa pensare! Lei è pronta, ti vuole, aspetta solo te ed io... Paolo, io vorrei esser lì con te! Io e te siamo le uniche due persone che lei ama profondamente e… Paolo, la sua prima volta, deve esser bellissima, come in una favola e credo che, insieme, le regaleremo qualcosa di veramente sconvolgente.»
Sorrido e le dico che è un'ottima idea e quando faccio per alzarmi per andarmene, lei mi trattiene.
«No, resta qui! Me lo ha chiesto Katia, dicendo che vuole che questa serata sia solo nostra e.... vuole che ti lasci andare con me e io con te, poi, domani mattina, faremo colazione insieme e sarà tutto a posto. Sicuramente ci starà pensando, sdraiata nel suo letto, probabilmente con le mani che indugiano sul suo corpo, mentre sogna di sentire il tuo membro dentro di sé! Paolo, con lei dobbiamo fare un vero e proprio capolavoro!»
Son rimasto sdraiato accanto a lei che, dopo un po', si è assopita, mentre io ho continuato a riflettere su tante cose. Tanti sospetti hanno trovato finalmente una conferma, tante domande una risposta e, soprattutto, ho capito l'atteggiamento di mia figlia nei miei confronti; mi son reso conto che a 22 anni è una donna matura, che sa già quel che vuole, forse sono io che sono all'antica, ancora titubante, ma di una cosa son certo: voglio la felicità di Katia e anche quella di Ingrid e, se per aver entrambe le cose devo tener mia figlia tra le braccia, lo farò! All'alba è proprio Ingrid che mi sveglia, coprendo il mio viso di baci e poi, quando apro gli occhi, sono io che incollo le mie labbra alle sue e le mie mani scendono sul suo corpo; il mio membro, già duro, scivola dentro di lei, che sento già bagnata. La scopo con forza e vigore, assestando colpi molto profondi: lei gode e solleva le gambe.
«Oh, Paolo, sei un maschio meraviglioso! Hai un membro dalle dimensioni perfette! Lungo quel tanto che basta per arrivare in fondo e stimolare la mia cervice; inoltre è grosso a sufficienza per aprirmi e riempirmi senza farmi provare alcun dolore; Paolo io... ho il culetto vergine e.... ad un maschio come te, glielo offrirei volentieri, come tua figlia è pronta ad offrirti la sua verginità; oddio, mi fai venire! Ti prego, Paolo, vieni... vieni nella mia bocca, che voglio bere la tua saporita crema!»
La faccio godere bene e poi lo estraggo, lei subito se ne impossessa e me lo succhia accarezzando le palle, fin quando non le scarico in bocca alcune bordate di crema, che lei accoglie con tutta l'enfasi possibile. Spreme anche le mie palle, quasi a voler mungere il mio membro per tirar fuori fino all'ultima goccia. Poi si solleva, mi bacia e, mentre limoniamo, mi fa sentire il sapore della mia stessa sbroda. Insieme scendiamo nella mia cabina e, una volta dentro, sento Katia che è sotto la doccia; quando esce, completamente nuda, ci trova insieme che la stiamo guardando e, per un attimo, fa il gesto di coprirsi, ma Ingrid le si avvicina, le sorride e la bacia in bocca, davanti a me. Vedo un attimo di stupore negli occhi di mia figlia, poi solleva le braccia e stringe quella donna meravigliosa, mentre limona con lei. Subito dopo entrambe si girano verso di me, che mi avvicino, e mi abbracciano. Katia mi guarda un attimo negli occhi, io sorrido ed Ingrid la spinge verso di me.
«Dai, amore, bacialo! È il maschio che hai scelto per diventar donna e lui è qui per te! Amore, ti chiedo solo di farmi esser al tuo fianco, mentre lui farà il suo dovere!»
Vedo gli occhi di Katia brillare di gioia. Le sue labbra si uniscono alle mie ed il suo corpo si stringe contro il mio. La sua lingua entra nella mia bocca e gioca con la mia una danza erotica sconvolgente, mentre il mio membro si gonfia in maniera istantanea nei pantaloni. Dopo aver limonato un po' tra noi, lei si stacca e si gira verso Ingrid.
«Non vorrei nessun'altra persona al mio fianco, al di fuori di te, mentre lui... Accidenti! Questa cosa mi eccita e mi sconvolge così tanto che mi tremano le gambe, al solo pensiero che... oh, Paolo... io son pronta anche ora!»
Guardo Ingrid e poi anche Katia, sorrido e subito Ingrid mette una mano sopra la spalla di mia figlia e, insieme, si inginocchiano davanti a me. Un attimo dopo il mio membro è tra le loro labbra; lei istruisce mia figlia su come si succhia il cazzo di un maschio.
«Amore, vorrei che, prima di arrivare al piacere di riceverlo dentro, è giusto che tu impari a gestire un maschio; facciamo le cose con calma e son sicura che tutti e tre ne avremo il massimo piacere; guarda, amore, cosa hai davanti alla faccia! Come vedi è un bel membro, lungo e duro, ma, come puoi sentire, tra le mani sembra incredibilmente morbido e setoso; queste vene in rilievo, lo rendono ancor più bello e seducente. Devi imparare a leccarlo, a tenerlo in bocca e ad assaporare il piacere di dominare un maschio, tenendo il suo membro tra le labbra! Ti sembrerà strano, ma è proprio così! Non è la donna che subisce il dominio del maschio mentre glielo succhia, è lei che decide come farlo impazzire ed è questo che io voglio che tu impari, prima di ogni altra cosa.»
Subito dopo iniziano a farmi un pompino a due bocche. All'inizio Katia è un po' titubante, ma poi si lascia andare ed impara velocemente; ben presto, seguendo i consigli di Ingrid, riesce a dominare i conati di vomito ed ingoiare il mio membro quasi completamente, in fondo alla gola. Mi fa impazzire sentir le labbra di mia figlia sul mio membro e lei, ogni tanto, solleva lo sguardo ed i nostri occhi si incrociano; vedo la grande soddisfazione che prova nel vedere quanto piacere mi sta dando. Ingrid le spiega bene come far godere un uomo, succhiare le sue palle, accarezzare il suo membro, masturbarlo mentre lo succhia e infine la prepara alla sua prima sborrata in bocca.
«Adesso, amore, è giunto il momento che assapori il seme che ti ha generato! Lo faremo sborrare e sentirai per la prima volta tra le labbra il suo nettare, il succo meraviglioso che sgorga da questo membro, che ti sei divertita a gustare tra le tue labbra, a tuo piacimento! Puoi lasciarlo schizzare fuori, tenerlo in bocca e sputarlo, oppure ingoiarlo. Sarà una scelta tua e, qualunque essa sia, sarà qualcosa che ricorderai per sempre!»
Non ho scampo! Mi succhiano insieme e quando il mio membro inizia a schizzare, mi trovo proprio nella bocca di mia figlia.
«Oh, Katia, amor mio... amore, sto sborrando nella tua bocca! Katia ora vengo!»
Ingrid le dice di stringere le labbra e lei prontamente avvolge il mio membro in una morsa incredibile, mentre io le sparo dentro due belle bordate di crema. Continua a succhiarlo, a raccoglierla tutta in bocca e poi, dopo averlo spremuto bene, apre la bocca, me la mostra, vedo che la assapora, poi si gira verso Ingrid e le due donne si guardano; un attimo dopo le loro bocche si uniscono e si baciano scambiandosi il mio seme! È qualcosa di sconvolgente vederle limonare, sapendo che si stanno gustando la mia sborra! Quando si staccano, vedo gli occhi di Katia rigati di lacrime di gioia.
«Oh, mio Dio, che meraviglia! Ditemi che non sto sognando! Ho appena assaporato la sborra di mio padre? È qualcosa di assolutamente meraviglioso! Bellissimo!»
Si alzano entrambe in piedi. Colgo l'attimo e bacio mia figlia sulla bocca, cogliendola di sorpresa. Lo stupore, però, svanisce in un istante: risponde con passione e la sua lingua si intreccia alla mia, in un gioco erotico e travolgente; lo stesso faccio anche con Ingrid, che mi abbraccia felice. Dopo aver fatto colazione, trascorriamo la giornata in navigazione verso una nuova isola. Passiamo gran parte del tempo immersi nella vasca idromassaggio, parlando di noi liberamente. Sono questi i momenti in cui comprendo quanto sia profondo il legame tra Ingrid e mia figlia, ma, soprattutto, mi rendo conto di una verità rimasta a lungo nascosta: gli occhi di Katia si riempivano di desiderio per me, già da moltissimo tempo. Raggiungiamo Ibiza nel tardo pomeriggio. Dopo la pausa rilassante, ci prepariamo per la serata. Le mie compagne di viaggio hanno scelto abiti eleganti, che non le fanno passare inosservate. Ingrid indossa un vestito nero con raffinati ricami, ai piedi calza delle scarpe con tacco 12 nere, tenute legate alla caviglia da un sensuale cintino dorato, che sembra esser una cavigliera. Katia ha fatto altrettanto: minigonna davvero corta, abbastanza trasparente, sotto cui era visibile il suo splendido culetto, perfettamente modellato. Sopra aveva una camicetta aderente ed un reggiseno quasi invisibile, che le conferivano un aspetto ancor più sexy ed eccitante. Ai piedi aveva dei sandali con tacco a zeppa, che hanno reso il suo incedere ancor più sensuale. Quando son entrato nel ristorante, tenendole ciascuna per braccio, ho attratto l'attenzione di tutti i maschi e l'invidia di tutte le donne! La cena è trascorsa tra risate, racconti ed una bellissima armonia, facendoci sentire tutti speciali in questa serata di vacanza. È stato un momento di pura convivialità, che abbiamo apprezzato molto. Dopo cena, facciamo una breve passeggiata tra le luci di Ibiza, ma il cielo cambia rapidamente. Nuvole scure annunciano pioggia, spingendoci a tornare verso la nave. Appena messi i piedi a bordo, la pioggia inizia a cadere. Ci siamo ritrovati tutti e tre nella nostra cabina, che è dotata di letto matrimoniale e, dopo un istante, appena chiusa la porta dietro di noi, Ingrid ha abbracciato Katia, l'ha baciata in bocca e poi l'ha fatta girare verso di me.
«Paolo, amore, avvicinati e aiutami a rendere questa splendida fanciulla in una donna!»
Mi son avvicinato, l'ho baciata e mentre la tenevo tra le braccia, Ingrid ha iniziato a spogliarla; quasi per gioco ci siamo spogliati tutti a vicenda e, una volta nudi, l’ho stesa delicatamente sul letto. Ingrid si è infilata tra le sue cosce ed ha preso a leccare la sua ostrica, che emetteva umori a profusione, mentre Katia mi ha voluto in ginocchio accanto a lei ed ha preso a succhiare il mio membro, dimostrando di aver imparato bene ciò che le era stato insegnato al mattino. Ha avuto un orgasmo molto forte.
«Amore, mi fai venire! La tua lingua mi ha sempre fatto impazzire! Paolo, guarda come... Oh no, vengo!»
Ingrid ha continuato a leccarla raccogliendo il miele che generosamente lei gli stava riversando in bocca, poi si è sollevata e mi ha sorriso.
«Vieni, Paolo: è pronta! Katia, amore, è giunto il tuo momento! Ne abbiamo parlato tante volte, quindi ora rilassati e non esser tesa e neanche nervosa, perché lo sai benissimo che sarà questione di un solo attimo e poi sarà sempre e solo piacere!»
Mi son inginocchiato tra le sue cosce. Ingrid ha afferrato il mio membro ed ha strofinato la punta lungo lo spacco, raccogliendo gli umori che ricoprivano quella vulva ancora illibata. Lo ha lasciato in posizione perfetta e poi si è spostata leggermente; ha avvicinato il suo viso a quello di Katia; le ha sorriso, si è girata un attimo verso di me e poi si è abbassata; la sua bocca è andata ad unirsi a quella di mia figlia, mentre con un gesto della mano mi ha fatto capire che dovevo procedere. Ho dato una leggera spinta e, per un attimo, mi son fermato, quando il mio membro ha trovato un effimero impedimento. Ho fatto un respiro un po' più profondo ed ho spinto con più decisione; ho sentito qualcosa lacerarsi e son scivolato tutto dentro di lei, fin in fondo. In quel preciso istante il corpo di Katia ha sussultato, per un attimo si è irrigidita, ma poi si è rilassata e, quando il mio membro ha sbattuto contro il fondo, Ingrid ha smesso di baciarla e lei mi ha guardato a bocca aperta. Per un attimo il suo viso era atteggiato ad una maschera di stupore, poi ha chiuso gli occhi, mentre iniziavo a muovermi avanti/indietro; lei ha cambiato espressione e, dopo pochi istanti, il piacere è stato ben evidente sul suo viso. Subito Ingrid ha allungato una mano ed è venuta ad accarezzare il suo bottoncino, mentre ora io mi muovevo liberamente e, ad ogni affondo, sentivo il mio membro entrare sempre più in profondità, dentro di lei. Quando il mio corpo ha aderito al suo, Katia ha avuto il suo primo orgasmo.
«Oddio, sì! Lo sento! Il mio corpo trema, io... io vengo! Vengo! Vengo! Vengo!»
Ha ripetuto le sue parole come un mantra, mentre Ingrid copriva il suo viso di baci.
«Bene, amor mio, ormai è fatta! Finalmente sei donna anche tu! Amore, goditi questo nuovo piacere, che lui ti sta donando a piene mani!»
L'ho pompata bene per diversi minuti e lei ha raggiunto altri due orgasmi. Poi, quando ero prossimo al piacere ed ho cominciato a sbatterla un po' più forte, per un attimo ho pensato di non venirle dentro, ma, mentre stavo per urlare il mio piacere, Ingrid ha fatto aderire il suo corpo al mio e non mi ha permesso di venirmene fuori.
«No, Paolo, le devi venire dentro! Deve sentire il calore della sua prima sborrata nel ventre e, soprattutto, deve sentire il suo corpo riempito dal seme che l'ha generata!»
Ero troppo sconvolto ed eccitato, che mi son lasciato andare e credo di averle riversato dentro una quantità industriale di sperma, come non avevo mai fatto nemmeno con sua madre. Siamo rimasti immobili, poi, lentamente son scivolato fuori e ho visto il mio membro ricoperto di schiuma dal leggero color rosa. Mi son messo disteso e subito Ingrid ha spinto Katia a venire a prendere il mio membro in bocca.
«Amore, ora lo devi leccare e succhiare per bene! Guardalo, è ancora ricoperto dei tuoi umori, del tuo sangue verginale e della sua sborra, che ha creato un mix unico, che non potrai mai più assaggiare in vita tua! Leccalo e succhialo, amore, perché questo sapore ti resterà per sempre impresso nella mente!»
Mentre Katia si è dedicata al mio membro, Ingrid si è sdraiata tra le sue cosce ed ha preso a leccare di nuovo Katia, che, poco dopo, ha raggiunto un altro orgasmo.
«Ingrid, amore, così... così mi fai venire ancora! Sei tremenda! Oh no, vengo ancora.»
Sconvolta dal piacere, Katia ha continuato a succhiare il mio membro, facendolo restare duro; poi ha sollevato gli occhi e mi ha pregato di scopare Ingrid.
«Adesso devi far godere anche lei! Dai, falla impazzire!»
Ho sorriso, ho fatto sdraiare Katia facendo mettere Ingrid sopra di lei e, mentre le due donne si dedicavano ad un bel 69, io mi son posizionato alle sue spalle ed ho iniziato a penetrare Ingrid. Le ho spinto il mio membro tutto dentro con un colpo solo e, mentre la pompavo da dietro, Katia la leccava da sotto e lei è impazzita di piacere. È stata una notte indimenticabile. I rimanenti giorni della vacanza, li abbiamo trascorsi assieme e son venuto ripetutamente dentro entrambe. Con calma e pazienza ho avuto anche il piacere di aprire il culetto di entrambe e, devo dire che questa cosa è stata gradita molto a tutte e due. Quando siam tornati, Ingrid è venuta a vivere con noi. Circa un mese dopo, Katia mi ha detto di esser incinta e questa cosa ha riempito lei ed Ingrid di gioia immensa, mentre io, per un momento, sono rimasto alquanto perplesso, perché era una situazione piuttosto incredibile. La gravidanza è stata perfetta ed oggi tengo in braccio mia figlia Silvia, mentre stiamo festeggiando il primo anno in cui io ho sverginato Katia che, sorridendo, mi dice che vuole anche dare un fratellino a Silvia! Ingrid sorride e dice che è un'ottima idea, mentre io, dentro di me, sto a riflettere come un evento doloroso possa trasformarsi nell'inizio di una vita assolutamente nuova ed inaspettata.
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