Un tributo di sperma per Giovanna
Pochi minuti dopo la sua sborrata invio al mio Amico quest’ultimo messaggio: – Ho visto! ho visto “mooolto” bene!!! E ho anche notato il tuo… notevole cazzo, complimenti. E’ stato molto piacevole e del tutto nuovo per me…
5 ore fa
Quella sera dopo cena, messa a tacere la casa, non potevo certo evitare di afferrare per mano Gerry, mio marito, e trascinarlo davanti al PC con una scusa cretina.
Stanco della giornata, non aveva ancora notato che sotto il solito pigiamone indossavo un completino di pizzo nero. Il reggiseno a mezza coppa, improponibile nel quotidiano per la mia straripante misura di seno, disegnava una piacevole parentesi nera, delicatamente merlettata, riuscendo a malapena a raggiungere le grosse aureole ma non a coprire i capezzoli.
Per giunta, la mia mente eccitata e il delicato massaggio del pizzo del reggipetto, me li aveva gonfiati e inturgiditi. Avevano raggiunto “l’esterno” e, come dita bramose, erano puntati verso l’alto, gonfiando il pigiama. La mutandina era a culottes, il modello che più esaltava la forma delle mie natiche robuste.
Feci sedere Gerry davanti al PC ed io tirai verso di me un’altra sedia, per mettermi di lato, al suo fianco.
– Guarda questi matti cosa si sono inventati… – sorrisi da tonta.
Di mio marito devo dire che non usa il PC quasi mai e che non ha alcun profilo su nessun Social; quel poco di posta elettronica, ormai obbligatoria, sono io a gestirla per lui, tramite la mail aziendale.
Sono io a tenerlo edotto riguardo alla “finestra” sul mondo e, sempre io, qualche volta gli faccio vedere alcune scene hard che mi hanno particolarmente colpita. Sempre io scarico sul PC le foto erotiche che a volte ci concediamo di scattare.
Aprii il gruppo cui, poco prima, l’altro mi aveva aggiunto e, dal titolo, lui capì subito che si trattava di un gruppo segreto di sesso esplicito.
– Questo è un gruppo esclusivo – dissi – prima non sapevo nemmeno che esistesse… –
Gerry guardava interessato e un po’ sulle sue… probabilmente voleva capire dove volessi andare a parare.
Aprii ulteriormente la cerniera del pigiama e lasciai che le tette straripassero leggermente dalla scollatura, forse avrebbe pensato che avevo caldo; intanto smanettavo sul PC per arrivare alla pagina che desideravo mostrargli. Lui guardava scorrere le immagini molto crude, delle foto e dei filmati postati dai vari membri.
– Ma che roba è? – disse, sorpreso.
– Niente… in realtà è un gruppo di persone a cui piace venire sulle foto altrui. – lo guardai, sott’occhi.
– Venire? Venire nel senso di… eiaculare? – chiese lui sempre più sorpreso.
– Sì – dissi – spruzzano su delle foto di donne… in genere. –
– Ma che donne… dove le prendono le foto di donne…? – era fuori registro, me ne resi conto, ma non potevo fermarmi, a quel punto.
– Ma non lo so… credo dalla rete. Molte sono foto postate da altre persone del gruppo… dai soggetti stessi o da qualche loro amico, che ne so? Da un marito, per esempio! – cercai di portarlo in argomento.
Il mio errore, quella sera, fu avere fretta, credo; se lo avessi fatto eccitare in qualche modo, prima, forse le cose sarebbero andate diversamente… ma, ormai era fatta. Come si dice: “Del senno di poi …”?
Senza controllare quanto gli piacesse, feci vedere a Gerry, alcune delle foto che io stessa avevo postato, nel gruppo.
L’avevo fatto come una specie di omaggio… poiché c’erano tante foto di nudo, avevo pensato che fosse giusto “partecipare” al gioco con delle mie foto vere, intime, personali.
Lo ammetto, ero stata tratta in inganno dall’euforia della novità, e dall’emozione di far parte, per la prima volta, di un gruppo segreto: l’esibizionismo mi aveva giocato un brutto tiro.
Ma quale segreto?
Una volta messa una foto sul web… essa non è più tua… lo sapevo ma c’ero cascata lo stesso.
Gerry trattenne ogni emozione per sé, con furbizia, per estorcermi tutta la verità.
– Beh… ecco… anch’io ho messo qualche foto… così, per gioco – continuai con meno enfasi, volevo sminuire il valore di quelle azioni, gettando la cosa sullo scherzoso. – Poi, dopo qualche giorno, cosa succede? – sorrido – Uno di questi matti mi scrive e mi
avverte che ha fatto un “tributo”… per me! – Lui mi da un’occhiata.
– Sì, un tributo – dico – loro le chiamano così, le eiaculazioni… io, quando ho messo le foto, non sapevo che succedesse questo… così, questa persona ha fatto un filmato e me l’ha spedito sulla mail… vuoi vedere? – dissi quasi timorosa.
– Ok, vediamo… – disse lui ma non lo sentivo entusiasta. Non sapevo come uscire da quella situazione. Non potevo fermarmi adesso… sarebbe stato peggio e avremmo di sicuro litigato.
Continuai a far passare il tutto come uno scherzo senza significato e feci in modo che i seni esplodessero dal giacchino aperto davanti, mentre io mi attardavo sulla tastiera per far partire il video.
– Ecco – dissi – guarda… è solo una sciocchezza… –
Il video partì, anche con il sonoro, purtroppo. Si vedeva una delle mie foto, una delle più belle scattate da Gerry, l’unica, dove si vedevano il mio viso e il mio decolté, mentre, con le mani a coppa, offrivo le mie
grosse “bocce”… rigorosamente trattenute dal reggiseno … niente di osceno, insomma.
Mi rosi il fegato. Come cacchio potevo immaginare che su una decina di foto senza volto, (dove avevo offerto “al pubblico” le mie tette nude, le cosce aperte con tutto in bella mostra, persino il mio generoso sedere, mentre ero oscenamente voltata) quel matto di
Gimmy, decidesse di venire proprio sulla più casta ma, anche, la più pericolosa delle mie pose?
Ormai la frittata era fatta! Non potevo fare altro che aspettare la reazione di mio marito a quel video scomposto.
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Gerry guardava rapito il filmato, non si perdeva un solo particolare… incrociai le dita dietro la schiena e mi feci furba, così provai a togliere il pigiama del tutto, restando al suo fianco seminuda.
Speriamo bene, pensai, avevo le calze a rete nere e le scarpe col tacco, di sotto… come piaceva tanto a lui.
Intanto, mio marito, fece ripartire il video per la seconda volta! Io ero là, sulla foto appena stampata, col sorriso ammiccante e quasi ingenuo: facevo da sfondo a un grosso cazzo, in primissimo piano: quello di “Lui”. Con la mano se lo stava iniziando a smanettare, massaggiandoselo e “scapocchiandolo” ripetutamente, in maniera molto sensuale.
Le immagini avevano un che di liquido, sinuoso: vedevo la pelle che si ritirava, per lasciare uscire il grosso glande rosso, gonfio.
Dava l’idea di una belva o, meglio, di un serpente che vuole conquistare e mordere la sua vittima, non può trattenersi pieno di bramosia.
Le immagini si ripetevano nel breve filmato… non mi stancavo di guardarle… avevano un qualcosa di ipnotico… anche i suoni, gli sbuffi del maschio, il rumore delicato della “manipolazione”, tutto contribuiva a dare al video valenze sempre nuove e, allo stesso tempo, ancestrali.
Gerry sparì… insieme alla stanza intorno a noi. Il mondo intero sparì… in quei pochi attimi: ed io compresi…
Non era una sega da “pippaiolo” quella a cui stavo assistendo. La mano dell’uomo non lo stava masturbando per cercare un attimo di piacere solitario: quell’uomo era un “sacerdote” ed io, nella foto, nel simulacro: la femmina–dea! La personificazione stessa della fertilità, della natura e dei Misteri più antichi della vita.
I suoi gesti, la sua manipolazione, non avevano più nulla di pornografico. Non se lo stava facendo in mano per togliersi uno sfizio: era lampante! Lui, l’Officiante, maneggiava l’attrezzo, simbolo della virilità, alla ricerca del seme dell’uomo… sbucciava il baccello della vita, cercando di trarne il succo vitale…
La dea non era con lui, ma non importava …
Da tempi immemorabili, l’uomo celebrava, anche da solo, il rito della fertilità. Sempre in simbiosi con l’eterno principio femminino e creativo. I Masai, gli antichi popoli Mesopotamici, le civiltà perdute, i seguaci del Tantrismo… tutti celebravano da sempre lo stesso, eterno rito, lo Yin che cerca la completezza creativa nello Yang: ancora una volta davanti, al mio sguardo, si completava il ciclo!
La mano dell’uomo scorreva svogliata sul suo grosso membro… ogni gesto era calibrato, sapiente; tutto il suo essere era proiettato all’emissione del seme.
Era ovvio: non provava il piacere discinto di un ragazzo eccitato, manifestava il desiderio di tributare tutta la sua devozione, tutta l’ammirazione per la donna-dea, in chiunque si fosse personificata. La mia bellezza, le mie forme, non gli interessavano più, durante il rito. Cercava solo, in modo ossessivo, di provare il principio vitale, maschile e di inseminarlo nella fertile alcova femminile: una forma-pensiero. Usava la foto come un totem, un simbolo dell’eterno divenire.
Il suo unico scopo, era portare a termine la sua invocazione, la preghiera più antica del mondo.
Ecco, alla fine la sua potente eiaculazione. Arriva!
Risvegliato dal tam-tam del cuore che accelerava i battiti e dal respiro affannoso di lui, si fa strada attraverso gli antichi condotti e, come un liquido fiume lattiginoso, cerca la vittima da inseminare, la fessura da fecondare: il principio da profanare.
Alla fine trova il meato del pene e, inarrestabile: sgorga.
L’eccitazione mi aveva invasa e mi ottenebrava la mente. Sotto di me, un calore umido si era impossessato della vagina.
Il ritorno alla realtà fu brusco e violento: un ceffone deciso mi colpì sulla guancia. Fu tanto improvviso che il dolore venne dopo, vidi prima le stelle, come si suol dire!
Gerry mi aveva colpita con rabbia… era da tanto che non mi picchiava. Non replicai ma, chiusa in me stessa e senza lamentarmi, cominciai a massaggiarmi il volto, guardandolo con odio ma senza reagire.
Era più forte di me; non sapevo rispondere alla violenza, la subivo come una condanna, come fosse una punizione da sopportare.
Gerry non mi picchiava quasi mai… e comunque mai in maniera da fami male.
Più che altro a volte mi aveva punito, per farmi capire dove avevo sbagliato.
– Ma si può essere tanto stronza? – e giù, un altro ceffone, stavolta mi colpì sopra l’orecchio, lasciandomi intontita.
-Ma che cazzo ti salta in mente, troia? – gridò – Lo capisci che domani potrei trovarmi il filmato sul PC del lavoro?
Sei una troia pubblica, ormai… una zoccola… – e iniziò a strattonarmi e a colpirmi le carni nude, non sapevo come proteggermi, non ne ero incapace. E lui era furioso.
– Ecco – mi disse strappandomi le calze e il reggiseno – invece di vergognarti, ti sei messa in ghingheri. Non ti è bastato, idiota? Volevi ancora altro sperma? Non ti è bastata la razione del tuo amichetto? – e indicò con la testa lo schermo del PC.
L’ultimo fotogramma, fisso sul video, rappresentava il mio sorriso e le mie tette, completamente imbrattate del seme di quell’estraneo.
Gerry, intanto, mentre si sfogava, si eccitava… era già capitato.
Allora non si trattenne più, si abbassò i calzoni, tirò fuori il membro, già duro e gridò:
– Vieni, schifosa, fa il tuo dovere, giacché solo questo sai fare! –
Per non farlo arrabbiare ancora di più mi precipitai e mi inginocchiai davanti a lui, cercando di dargli soddisfazione con la bocca. Succhiai ma non gli bastava, mi prese per le orecchie e mi attrasse, tirandomi con forza. Stavo soffocando e gli occhi si riempirono di lacrime ma lui non mollava.
Spingeva in bocca fino alle radice, senza concedermi un attimo di tregua. Saliva e umori scendevano a fiotti dalle mie labbra, mentre i suoi peli irsuti le pizzicavano.
– Non devi permetterti di fare altro, troia, lo sai! – e giù, a scoparmi in bocca come un forsennato.
La rapidità delle penetrazioni era tale da avvilirmi, rendendomi incapace di pensare.
Fece ripartire il filmato cliccando su: Replay.
– Guardati, stronza, ti fai venire addosso e hai anche il coraggio di farti vedere… – poi aggiunse – Adesso alzati, girati di dietro! –
Se non fossi stata bagnata da prima, mi avrebbe fatto sanguinare, per fortuna l’eccitazione precedente, aveva lasciato un segno umido tra le mie cosce… così, quando Gerry me lo inserì, la penetrazione non fu devastante.
Mi riempì di parolacce ma intanto andava avanti e indietro, inesorabile e deciso. Mentre mi svergognava, mi colpiva le natiche con delle pacche forti, facendomele bruciare… ero sicura che si fossero arrossate di brutto, segnate dai colpi.
Ero china sulla scrivania, a fianco al PC, non vedevo niente, sentivo solo male e prendevo colpi di ogni genere.
Lui adesso mi tirava verso i genitali, servendosi delle mie mutandine, come fossero il
morso di una cavalla domata.
Anche se era arrabbiato con me, era oltremodo eccitato.
Intanto che masticava parolacce, scorreva anche le altre foto sul web e, quando ne trovava, lasciava partire i video di altri “tributi”:
– Ecco – diceva – non sei l’unica zoccola… anche altre si fanno sporcare in faccia! –
Ormai, quel movimento ritmico lo aveva conquistato e si era infoiato; sapevo come sarebbe finita ma non potevo ribellarmi, sperai fino all’ultimo che venisse al più presto: ma non fu così.
Sul più bello, infatti, estrasse il pene dalla mia fessura.
– Adesso, apri quelle tue natiche da troia e accoglimi! – Cercai di forzare la mia natura e di vincere le mie paure… volevo ribellarmi, almeno quella volta! Ma non ero capace, non feci altro che dire:
– Va bene… quando vuoi, sono pronta! –
Gerry come al solito si mise comodo dietro di me e si dedicò a una breve masturbazione, in pochi minuti era gonfio al punto giusto…
Si segava talmente vicino al mio deretano, che sentivo l’aria muoversi per le vibrazioni: capitava spesso che mi frustasse le chiappe.
Io, infatti, mi tenevo aperta, tirando con le dita, il più vicino possibile all’orifizio.
Speravo sempre di aprirmi tanto da permettere un’introduzione indolore… ma ancora una volta, non fu così.
La penetrazione mi sorprese, spezzandomi il respiro… emisi l’aria dalla bocca, come una pompa premuta dallo stantuffo.
Entrava come un treno in una galleria troppo stretta… entrava, sfondava, mi faceva terribilmente male.
Lui senza alcuna pietà, dopo il primo affondo, lo estrasse completamente, per poi subito infilarmelo tutto di nuovo.
– Porta il conto, zoccola, ti rompo in dieci colpi, capito? –
Con voce rotta risposi – Sì, va bene! –
– Contale e ringraziami, schiava di merda… troia! –
– Sì padrone mio, grazie… adesso le conto, va bene! – dissi sottomessa e sempre più
eccitata, nonostante il dolore lancinante, provocato da quella sodomia senza lubrificazione.
– Dai presto, puttana… che ho fretta di venire! –
– Sì, eccomi pronta, premi pure… e… e: Una! – dissi quando lui con prontezza si tuffò nel buchetto.
Aspettai, docile e addolorata, il resto delle botte.
– Lascia quelle chiappe e stringi il sedere, troia, sei tutta sfondata, non vedi? Chiudi! – rantolava arrapatissimo – Hai il sedere di una vacca… dai, continua a contare! –
Lo feci, abbandonando la testa sulle braccia. Ero tutta un dolore e tutta eccitata, non potevo sottrarmi, e lui lo sapeva.
– Va bene, padrone, ho stretto il sedere, colpiscimi ancora …. e … e: Due! –
E mentre cercavo di dirlo, ancora una volta persi il fiato, per la stimolo di quella “supposta” bestiale.
E così continuai, sotto i colpi di Gerry, contando inesorabilmente i suoi assalti al mio corpo e alla mia dignità… preciso al decimo colpo, lui sfogò in me tutto il suo seme ed io, nonostante mi bruciasse, raggiunsi il piacere a mia volta, ringraziando il mio aguzzino con la voce che vibrava.
La notte, mentre lui dormiva, mi alzai di soppiatto e con la web mi fotografai le chiappe martoriate dove, ancora vividi, si notavano i segni dei forti schiaffi.
Non una parola di troppo, non una sola lamentela… inviai la foto del mio sedere in primo piano, come allegato di una mail al mio “Amico” tributer.
Un solo commento all’operazione: – Per favore… fammelo ancora!
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